strategicstudies

Giugno 22, 2008

ANTAGONISMO LAICO E RELIGIOSO

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Giuseppe Gagliano
STUDI
POLITICO-STRATEGICI
La conflittualita` non convenzionale nel contesto
delle ideologie e dei movimenti antagonisti del novecento
Vol. II
EDIZIONI NEW PRESS – COMO
# Copyright 2007 by Edizioni New Press Como (Italy)
I Edizione 2007
Stampa New Press – Como
INDICE
Introduzione 11
Premessa 15
Parte prima
1. La dinamica politica-strategica dell’EZLN 19
2. Il neo-zapatismo nella analisi della Rand corporation 23
3. Il concetto di NETWAR 25
4. Ideologia e metodo di lotta dei nuovi movimenti 27
Parte seconda
1. Il movimento anarchico USA 33
2. L’Associazione ATTAC 34
3. Il movimento anarchico europeo 35
4. Metodi e scopi del Black Bloc 36
5. Metodi e scopi del WSF 38
6. Note su alcuni aspetti della teoria e della pratica dei Black Bloc 42
7. Elenco delle associazioni che hanno organizzato il Forum di Porto
Alegre 45
8. Elementi di rilievo nel documento finale di Porto Alegre 46
9. Metodi e scopi dei CSA italiani 47
10. Organigramma dei CSA secondo la connotazione ideologica 50
11. Organigramma dei CS secondo la distinzione geografica 52
12. La presenza della conflittualita` non convenzionale in America
Latina 53
13. Note su alcuni Networks messicani 54
14. La democrazia partecipativa nella riflessione di Hilary
Wainwright 56
15. Il movimento contro le dighe in India 58
16. Il movimento contro le Sweatshop 60
17. La lotta di resistenza nell’Amazzonia ecuadoriana 62
18. Attivismo Jamming 65
19. Modalita` operative della conflittualita` non convenzionale in Iraq e
Palestina 68
Parte terza
1. Il mondo letto attraverso l’analisi del World Watch Institute 73
2. Il mondo letto attraverso l’analisi del Social Watch (Rapporto
2004) 75
3. Il mondo letto attraverso l’analisi dell’Associazione Societa`
Informazione ONLUS 77
4. La realta` internazionale letta attraverso la rivista ‘‘Giano’’ 80
5. La realta` internazionale letta attraverso l’Archivio Disarmo 83
6. Pace e non violenza secondo l’IPRI 85
7. La filosofia politica di Porto Alegre 87
Premessa 87
Parte prima 87
Parte seconda 89
Parte quarta
1. Il mondo cattolico italiano e la globalizzazione 95
2. L’analisi dell’ACC 98
3. L’analisi dell’IGC 99
4. I COBAS: metodi, scopi e anti-globalizzazione 100
5. Aspetti dell’anti-militarismo sardo 103
Parte quinta
1. Premessa 107
2. La riflessione pedagogica di Paolo Freire 108
3. La riflessione pedagogica di Filippo Trasatti 110
Documento: Intervista di Filippo Trasatti a Raffaele Mantegazza 111
4. La riflessione pedagogico-libertaria di Marcello Bernardi 113
5. La riflessione pedagogica di Raffaele Mantegazza 115
6. La riflessione pedagogica di Ernesto Balducci 116
7. La riflessione pedagogica di Lamberto Borghi 117
8. Aspetti della pedagogia anti-autoritaria francese del Novecento 118
9. Pace e educazione della pedagogia del Novecento 120
Parte sesta
1. Premessa. Il dissenso religioso e la conflittualita` non convenzionale
125
6
2. Il dissenso cattolico tra gli anni Quaranta e Cinquanta 126
3. Il Sessantotto e i cattolici 129
4. L’antagonismo catto-pacifista secondo Massimo Teodori 130
5. Alex Zanotelli 131
6. Don Milani 134
7. Pacifismo e no-global nella interpretazione dei Beati Costruttori
di Pace 136
8. Pax Christi: organizzazione, pacifismo e no-global 139
Organizzazione 139
Principali iniziative 140
9. Principali tematiche tratte da ‘‘Mosaico di Pace’’ 142
10. Postilla storica 146
11. Giorgio La Pira 148
12. Premessa alla Teologia della liberazione 150
13. Leonardo Boff 153
14. L’America Latina interpretata dalla rivista ‘‘LatinoAmerica’’ 156
15. Il contributo di Enrique Dussel all’antagonismo religioso 161
Parte settima
1. Premessa 165
2. Guerra e diritto nella riflessione giuridico-politica di De Fiores 166
3. Guerra e diritto nella riflessione filosofico-politica di Zolo 169
4. La globalizzazione nella interpretazione di Ramonet 171
5. La riflessione anti-realista di Ekkehart Krippendorf 174
6. La riflessione ecopacifista di Arn Naess 176
7. La riflessione sulla democrazia partecipativa e sulla non violenza
di Aldo Capitini 177
8. La riflessione filosofica-politica di Giuliano Pontara 180
9. La riflessione politico-religiosa di ‘‘Re Nudo’’ 183
10. La riflessione femminista della Ruddick 185
11. Note sulla conflittualita` non convenzionale in Danilo Dolci 186
12. Stato e liberta` secondo Murray Rothbard 188
13. La diplomazia dal basso come alternativa al realismo politico 189
Parte ottava
1. Il dissenso non convenzionale nella riflessione politica di lingua
inglese nel mercato 193
2. La riflessione politica di Chomsky 194
3. Aspetti biografici di Emma Goldman 200
4. La riflessione politica di Emma Goldman 203
7
5. La riflessione politica di Goodman 205
6. La riflessione politica di Ward 208
7. La riflessione politica di Zinn 210
8. Note sul dissenso di Russell 214
9. Note sul dissenso pacifista di A.J. Muste 216
10. Note sul dissenso di Aldous Huxley 218
11. Note sulla conflittualita` non convenzionale in Herbert Marcuse 220
12. Il dissenso non convenzionale nel contesto dei network americani 221
1. Alternet 221
2. IAC 221
3. USLAW 222
4. PGA 222
Parte nona
1. Premessa 227
2. Modalita` operative della conflittualita` non convenzionale
in Gandhi 228
3. Modalita` operative della conflittualita` non convenzionale
in Mandela 233
4. Note sulla conflittualita` non convenzionale in M.L. King 236
5. Postilla 240
Parte decima
1. Il dissenso anti-militarista nella comunita` scientifica italiana
del Novecento 245
2. Il dissenso dell’USPID 247
3. Il dissenso del PUGWASH 248
4. Il dissenso del CISP 250
5. Il nuovo Modello di Difesa alla luce dell’ideologia pacifista 252
6. L’anti-americanismo rivoluzionario nel Campo anti-imperialista 255
7. Il dissenso antagonista nel Centro Gandhi 256
8. Il dissenso antagonista nella Fondazione Venezia per la Ricerca
sulla pace 259
9. Tom Benetollo e l’antagonismo non violento dell’ARCI 263
Parte undicesima
1. Note sulla riflessione filosofico-politico di Ernesto Balducci 269
2. Pace e non violenza secondo Cipriani e Minervini 272
3. Pace e Guerra nel saggio di Mazzolari ‘‘Tu non uccidere’’ 276
8
4. Note sulla riflessione non violenta di Lanza Del Vasto 280
5. L’Osservatorio internazionale della Odadrek di fronte alla guerra
del Kossovo 284
6. Informazione, scienza e guerra secondo il Comitato scienziate e
scienziati contro la guerra 287
7. Neutralismo e disarmo nucleare nelle riflessioni di
Edward Thompson 290
8. L’etica planetaria secondo il Dipartimento di Filosofia della
Universita` di Macerata 293
Parte dodicesima
1. ODC: una conflittualita` non convenzionale legalizzata 297
1. Premessa 297
2. Note sulla riflessione pacifista di Tolstoj 302
3. Note sull’anti-militarismo del Partito Radicale Italiano 304
Parte tredicesima
1. Premessa 309
2. L’anti-militarismo in Stanley Kubrick 310
3. L’antagonismo rivoluzionario nel cinema Noˆ vo 313
4. L’anti-militarismo in Marco Bellocchio 315
Parte quattordicesima
1. Premessa 319
2. La conflittualita` non convenzionale della CMD e del Comitato
dei 100 320
3. La conflittualita` non convenzionale di fronte alla guerra di Algeria 322
4. La conflittualita` non convenzionale contro il riarmo atomico in
Germania 325
Parte quindicesima
1. Premessa 329
2. Antagonismo ecologico 330
3. Note sull’antagonismo anti-vivisezionista radicale 332
4. Note sull’antagonismo radicale dell’ALF 335
5. Note sull’antagonismo di Greenpeace 337
6. Considerazioni finali 340
9
Appendice I
1. Voci per un dizionario del Sessantotto 343
2. Il Sessantotto secondo l’interpretazione di Fo e Parini 347
3. Aspetti storico-ideologi del Sessatotto 349
4. L’interpretazione del Sessantotto e del Settantasette di Moroni 357
5. Il Sessantotto secondo l’interpretazione di Capanna 361
6. Note sul dissenso cattolico 363
7. L’interpretazione del Sessantotto secondo Paul Ginsborg 365
8. L’interpretazione del Sessantotto secondo Piero Bernocchi 367
9. Introduzione al Movimento studentesco 369
10. Aspetti della cultura underground tra gli anni Sessanta e Settanta 374
11. Aspetti della controcultura 376
12. L’interpretazione del Settantasette secondo Piero Bernocchi 377
13. L’interpretazione del Settantasette di Derive e Approdi 379
14. Il movimento del Settantasette secondo la casa editrice Odadrek 389
15. Note storiche sul movimento del Settantasette 384
16. Note sull’ala creativa del movimento del Settantasette 386
Appendice II
1. Premessa 389
2. Organizzazioni e associazioni internazionali nel Patto di Varsavia
di Reinhard Gehlen 390
3. La conflittualita` non convenzionale di VittorFranco Pisano 399
4. Premessa 403
5. Documento n. 1: A come anarchia in tutte le sue anime (SISDE) 404
Documento n. 1a: L’eversione anarchica (ROS) 417
6. Documento n. 2: Infiltrati e guerra psicologica sconfissero le
Pantere Nere (SISDE) 422
7. Documento n. 3: Rapporto sull’estremismo (Ufficio della polizia
federale svizzera) 427
8. Documento n. 4: Il potenziale di violenza nel movimento anti-globalizzazione
(Ufficio della polizia federale svizzera) 441
9. Documento n. 5: Relazione sull’estremismo anarco-comunista in
Germania (Bfv) 454
10. Documento n. 6: Asimmetria e conflittualita` non convenzionale
nell’antagonismo gandhiano e anarchico di Jacques Baud 494
11. Documento n. 7: Guerra psicologica e antagonismo in Attac
di Lucas/Tiffreau 499
Bibliografia 507
10
INTRODUZIONE
Nella I parte abbiamo deciso di prendere in attenta considerazione l’EZLN
grazie alla sua fondamentale importanza non solo per la storia messicana (e dell’America
Latina) ma soprattutto perche´ costituisce un movimento paradigmatico
per buona parte dei nuovi movimenti che si sono sviluppati in Europa e in
America. Per analizzarlo ci siamo serviti degli ormai classici studi di ARQUILLA
e RONFELDT della Rand Corporation di cui condividiamo l’impostazione e le
preoccupazioni.
Dopo aver illustrato gli aspetti salienti del concetto di Netwar, abbiano cercato
di individuare alcune costanti dei nuovi momenti usando una griglia semplice
— ma efficace — che si snoda in sei aspetti:
1) Origine del movimento
2) Struttura organizzativa
3) Metodi o tecniche di lotta
4) Il nemico
5) l’Apparato ideologico o la visione del nemico
6) La/le reazione/i delle istituzioni (civili e militari). Dopo averla illustrata
abbiano ritenuto utile applicarla a diversi casi specifici (come Attac, il
FSMI, i Black Bloc o i CSA italiani).
Nella II parte, abbiamo posto l’enfasi sul ruolo dei nuovi movimenti in America
Latina e sulla riflessione politica dell’attivista (e giornalista) inglese Wainwright
riflessione assai significativa perche´ sottolinea il formarsi — a partire da
Porto Alegre — e il graduale consolidarsi di una nuova forma di democrazia:
quella partecipativa.
La III e` stata strutturata in appendici in modo da sottolineare — a diversi livelli
di profondita` — il ruolo di associazioni (nazionali e non), di riviste (esclusivamente
italiane) e di intellettuali (italiani e non) che hanno contribuito — nel
loro ambito — ad esprimere una filosofia del dissenso a vario titolo ora nei confronti
delle strutture di potere in quanto tali ora nei confronti delle istituzioni
che hanno maggiormente contribuito alla globalizzazione. Dissenso che, pur
avendo connotazioni ideologiche differenti, presenta elementi di profonda continuita`
nell’ambito della pars destruens.
11
Nella IV parte abbiamo voluto mettere in evidenza alcune caratteristiche rilevanti
al dissenso cattolico (che abbiamo approfondito in un secondo momento) e
soprattutto del dissenso del sindacalismo antagonista di cui i COBAS sono indubbiamente
esponenti autorevoli.
Nella parte V, concentrando la nostra attenzione sul alcuni protagonisti della
pedagogica antagonista, abbiamo voluto dimostrare il ruolo decisivo della guerra
psicologica alla istituzioni dominanti attuata attraverso il dispositivo educativo,
guerra psicologica che procedendo — direbbe Clausewitz — per logoramento
vorrebbe raggiungere il traguardo ambizioso di costruire ‘un uomo nuovo’ conquistando
spazi di potere accademico ed editoriale.Si pensi, a titolo di esempio, a
Capitini o a Borghi.
Nella parte VI abbiamo approfondito temi ed autori del dissenso cattolico allo
scopo di dimostrare come la conflittualita` non convenzionale abbia avuto modo
di esprimersi al meglio proprio grazie al cattolicesimo progressista.
Particolare attenzione — non a caso — e` stata prestata alla teologia della liberazione.
Nella parte VII abbiamo illustrato gli aspetti essenziali di alcuni autorevoli
protagonisti della cultura del dissenso che hanno formulato una interpretazione
della storia profondamente anti-realista.
Nella parte VIII non potevamo esimerci dal presentare — in forma essenziale
— la riflessione politica di alcuni storici protagonisti della cultura anglo-americana.
Nella parte IX la nostra riflessione ha cercato di mettere a confronto — implicitamente
— tre autori che, pur partendo da tecniche di conflittualita` non
convenzionale analoghe, sono giunti a conclusioni assai diverse in merito alla efficacia
dell’azione non violenta (mi riferisco naturalmente a quelle di MANDELA).
Nella sezione X abbiamo—in prima battuta—voluto porre l’enfasi sul ruolo
di una parte della comunita` accademica italiana nei confronti delle tematiche
della guerra e della pace e, in seconda battuta, abbiamo altresı` sottolineato il ruolo
di vero e proprio potere antagonista che oramai svolgono determinati centri o
determinate associazioni nei confronti delle istituzioni (in particolare di quelle
militari).
Nella parte XI abbiamo voluto — brevemente — illustrare le riflessioni fondamentali
per il pacifismo cristiano del novecento di MAZZOLARI e DEL VASTO
alle quali abbiano fatto seguire un’analisi delle argomentazioni dei piu` noti
raggruppamenti accademici italiani anti-militaristi e anti-USA. Infine, abbiamo
esposto le celebri tesi di THOMPSON a favore del disarmo nucleare e del neutralismo
politico.
Nella parte XII abbiamo volutamente posto l’enfasi sulla istituzionalizzazione
12
dell’anti-militarismo attraverso l’ODC, difeso a livello filosofico da Tolstoj e a
livello politico anche del PRI.
Nella parte XII ci siamo limitati a prendere in considerazione alcuni celebri
registi nei cui film l’anti-capitalismo e/o l’anti-militarismo costituiscono temi dominanti.
D’altronde, la scelta del cinema come argomento da trattare nel contesto
della CNV(acronimo per indicare la conflittualita` non convenzionale, ndr), e`
fin troppo ovvio: indipendentemente dalle riflessioni di Baroni (v primo volume)
risulta evidente la centralita` dei mass-media come strumento di indottrinamento,
di contro informazione e quindi di guerra psicologica.Il condizionamento attraverso
l’immagine e` indubbiamente piu` efficace rispetto alla parola scritta.
Nella parte XIV, riprendendo la griglia interpretativa usata nella parte prima
di questo volume, abbiamo analizzato alcuni esempi storici di CNV facendo riferimento
al celebre studio di Teodori.
Nella parte XV — infine — pur avendo omesso alcuni esponenti di rilievo
dell’antagonismo ecologista radicale (pensiamo a ZERZAN e a CAMENISH),
abbiano—in linea generale—cercato di dare un quadro abbastanza chiaro delle
tendenze dell’ala ecologista piu` intransigente (rispetto al WWF, Lega Ambiente
e Italia Nostra) del novecento.
A conclusione del volume abbiamo posto due appendici strutturate nel modo
seguente:
— nella prima appendice abbiamo ritenuto indispensabile illustrare abbastanza
estesamente la genesi della conflittualita` non convenzionale a partire dal
sessantotto e dal settantasette facendo riferimento a volumi considerati indispensabili
— dal movimento antagonista — per una conoscenza approfondita
di quei periodi.
— Nella seconda appendice le riflessioni di Gehehen costituiscono oramai un
classico dell’analisi politico-strategica della cold war, analisi utilissima ancora
oggi, mentre quella del Col. Pisano rappresentano una breve ma
estremamente significativa introduzione alla conflittualita` non convenzionale.
Altrettanto decisive — ci sono parse — le analisi del servizio segreto
interno tedesco,della polizia federale svizzera,del sisde e del ros, di Baud
— uno dei piu` significativi analisti strategici francesi contemporanei — e
infine — di Lucas/Tiffreau analisti della Ecole de Guerre Economique
istituzione francese all’avanguardia in Europa per lo studio della guerra
psicologica applicata all’economia e all’antagonismo anti-capitalistico.
13

PREMESSA
In primo luogo rispetto al primo volume — di natura strettamente teorica —
il secondo volume svolge una rassegna ampia — ma non esaustiva — di associazioni,
ong, riviste e di intellettuali che hanno teorizzato e/o praticato le tecniche
della conflittualita` non convenzionale e che hanno sostenuto orientamenti ideologici
anti-militaristi, pacifisti o ecopacificisti etc. Nella maggior parte dei casi
questi attori (istituzionali o meno), hanno attuato a livello di conflittualita` non
convenzionale ora la Guerra psicologica ora la Disobbedienza civile ora l’Agitazione
sovversiva nei confronti di determinate istituzioni nazionali e sovranazionali
allo scopo di modificarle spesso in modo strutturale.
Questa analisi e` stata possibile grazie agli illuminanti saggi di ARQUILLA e
RONFELDT della Rand corporation, alle riflessioni di Pisano sulla conflittualita`
non convenzionale, agli studi di Di Nunzio e Rapetto sulle nuove guerre, alle riflessioni
sulla ‘guerre psycologique’ della scuola strategica francese e,infine,grazie
alle riflessioni dell’analista francese BAUD.
In secondo luogo — prima di concludere — e` opportuna una precisazione di
ordine metodologico: il nostro studio ha avuto come scopo primario quello di
individuare le principali tecniche non convenzionali e dunque asimmetriche all’interno
degli approcci antagonisti, ma non ha avuto quello di compiere ne´ un
inquadramento storico—tranne che per il ’68 e il ’77—ne´ una esposizione teoricamente
esaustiva degli attori coinvolti nella prassi antagonista. A tale proposito,
questo volume presuppone da parte del lettore, una discreta conoscenza
di base sul ruolo svolto dei movimenti antagonisti sul corso del novecento e
sui principali protagonisti del dissenso laico e religioso.
In terzo luogo, il lettore attento, non potra` non constatare la profonda continuita`
tra le modalita` operative del ’68 e del ’77 e quelle attuali, continuita` dovuta
al fatto che non pochi protagonisti di quel periodo hanno perseguito la loro
attivita` antagonista contro i medesimi obiettivi usando tecniche analoge.
15

Parte Prima

1. LA DINAMICA POLITICO-STRATEGICA DELL’EZLN
1. Metodi di lotta
1) La combinazione e l’adattamento hanno consentito efficienza, rapidita`
dell’esecuzione e spiazzamento dell’avversario.
2) L’Information warfare attraverso l’uso di mass-media nazionali e non, della
stampa nazionale e non, di internet e del simbolismo (dal passamontagna,
al cavallo — di zapatista memoria —, alla tuta blu fino allo scarafaggio) e
quindi alla Psyc-warfare e quindi al ricorso all’azione non violenta.
3) Le marce, gli happening pacifici (si pensi alla marcia del marzo 2001).
4) Fino al 2005 non ci sono state evoluzioni di sorta. Anche ‘‘l’Altra campagna’’
ha posto al centro ancora una volta l’assemblea con un richiamo
esplicito alla dimensione trasversale.
2. Struttura
1) Livello delle componenti: insorti
basi d’appoggio
Questa divisione e` relativa alle componenti dell’EZLN. Quanto alla struttura
relativa alle funzioni abbiamo:
1) Struttura logistica
2) Struttura di propaganda
3) Servizio di informazione
4) Educazione
5) Sanita`
6) Tribunale di Giustizia.
Queste strutture — che sono assimilabili a quelle della struttura tradizionale
della guerriglia — sono denominate dipartimenti.
2) La gerarchia interna — nonostante l’esplicito anti-militarismo — rispecchia
i gradi militari procedendo dal livello di caporale a quello di maggiore.
Non esistono gradi superiori.
3) Complessivamente lo schema e` il seguente: comunita` indige-
19
na ! Direzione ! Marcos ! esercito ! insorti. Non puo` considerarsi
una sorta di riedizione della avanguardia leninista ma deve interpretarsi
con una struttura a rete nella quale l’elemento di una democrazia diffusa
e` decisivo. Naturalmente tale schema risulta valido se e solo se le informazioni
desunte sono attendibili.
4) Il soggetto rivoluzionario specifico — per usare l’espressione marxista —
e` la comunita` indigena mentre il soggetto rivoluzionario globale e` la comunita`
degli esclusi (dai gay ai sottoproletari del mondo).
3. Reazione delle istituzioni
1) In generale e` stata inappropriata perche´ incapace di comprendere le novita`
dell’EZLN (almeno fino al 2005).
2) Le istituzioni hanno cercato di operare dividendo la comunita` indigena
dalla Direzione dell’EZIN attraverso gli aiuti della Banca Mondiale (politica
paternalista)
3) Zedillo — p.e. — in collaborazione con la Cia ha cercato di attuare una
strategia della contro informazione.
4) Il cambiamento politico — con la vittoria del PAN e l’elezione di Fox —
ha rallentato la pressione dell’EZLN sulle istituzioni politiche.
5) L’uso di gruppi paramilitari da parte dei latifondisti messicani, la presenza
massiccia dell’esercito (con l’innovazione del BOMO), la collaborazione
tra Sullivan e Bazan (con la guerra a bassa intensita` e la realizzazione
del GAFE) sono sistemi che si sono rivelati solo in parte appropriati.
6) L’approccio piu` usato e` stato quello di mediare politicamente allo scopo
di svuotare il contenuto rivoluzionario del messaggio dell’EZLN dirottandolo
verso i sentieri del riformismo;
7) non si puo` non rivelare l’estrema superficialita` dei servizi di informazioni
messicani nell’individuare preventivamente la formazione dell’EZLN iniziata
dall’83 e conclusasi il 1 gennaio 1994! Ben dieci anni dunque!
4. Origini
Tutti gli analisti (favorevoli o meno all’EZLN) sono concordi nel ritenere che
i soggetti storici ai quali si sono ispirati i fondatori siano i seguenti: Zapata, Gamiz,
Va´zques, Cabanas e Ruiz. Tutti questi — con l’eccezione di Ruiz — hanno
dato all’EZLN indicazioni militari determinanti. I contenuti ideologici che nel
tempo hanno determinato l’EZLN sono stati: il maoismo (con la formazione
20
LP), il che gueravismo (con la nascita dell’FLN nel 1969), e l’esperienza gandhiana,
farabandista e la teologia della liberazione con Ruiz. Le associazioni —
che si sono costituite precedentemente alla formazione dell’EZLN e che hanno
un legame con le comunita` indigene —sono: CIOAC, OCEZ e la disciolta PRD
rilevante per la presenza di ex-studenti sessantottini confluiti poi nella guerriglia.
5. I nemici e la par costruens
In questo ambito sussiste una precisa tripartizione: nemici locali, nazionali e
internazionali.
I nemici locali sono i diversi governatori del Chiapas e i comandanti di zona;
quelli nazionali oltre al PRI, sono i vari presidenti e la sinistra incapace e corrotta
unitamente alle multinazionali USA. Il nemico internazionale per eccellenza e` il
neo-liberalismo
2) L’impostazione ideologica dell’EZLN non puo` considerarsi — stando ai
comunicati dal primo al sesto — anarchica (al di la` delle strumentalizzazioni
europee).
3) Non puo` considerarsi neppure leninista (lontana p.e. dal contenuto delle
‘‘Tesi di aprile’’).
4) Prendendo in prestito la terminologia del socialismo non marxiano,-
l’EZLN e` una forma di democrazia partecipativa e autogestita (come i
mohirpi del Chiapas) costituitasi dopo il 1994.
5) L’EZLN crede fortemente non solo nella crisi della forma partito ma anche
nel dualismo tra Stato e Societa` civile.
6) Le alleanze stipulate con le ONG, con la stampa progressista europea e
non, con le universita` sono state decisive per conseguire la visibilita` planetaria
e per consentire un radicamento maggiore della societa` civile.
7) A livello di analisi politico-economica, le riflessioni di Marcos non mostrano
elementi di novita` poiche´ queste sono speculari a quelle di ‘‘Le
Monde Diplomatique’’.
8) L’uso delle armi e` stato finalizzato o all’attacco guerrigliero o alla autodifesa
ma mai alla lotta armata fine a se stessa. Proprio per questo allo
stato attuale, costituisce un errore enorme parlare di terrorismo per connotare
la prassi dell’EZLN.
9) La modernizzazione economica e` una richiesta frequente nei discorsi di
Marcos.
10) E talmente centrale il ruolo dei media che lo stesso, che Marcos provocatoriamente
definisce i mass-media come ‘‘l’avanguardia del paese’’. In
21
altri termini, mass media e la societa` civile (nella quale M. include le
ONG) sono due cardini indispensabili della strategia neo-zapatista.
11) Nel solco delle democrazie del XXI sec. Marcos chiede una educazione
di massa e gratuita.
22
2. IL NEO-ZAPATISMO DELLA ANALISI
DELLA RAND CORPORATION*
1) Nel cap. 5 (Trasformation of the conflict) gli A.. sottolinea opportunamente
come l’EZLN e le ONG si siano sforzati di dominare lo spazio delle informazioni
per supplire alle deficienze nell’ambito strettamente militare;
2) la presenza, all’interno del Copoca e del Conai, ha consentito all’EZNL
un livello di partecipazione politica rilevante marginalizzando lo spazio
di trattativa del governo messicano
3) gli A. non puo` nascondere il dato di fatto in base al quale l’intelligence
messicana debba essere profodamente rivista
4) allo stesso modo la partnership con l’alleato USA deve essere rafforzata.
Un passo in questa direzione e` costituito dalla realizzazione dei GAFE—
nel 1996 — corpo d’e´ lite costituito sulla falsariga della Delta Force
5) nel cap. 6 (Emergence and influence of the zapatista social Netwar) gli A.
pongono l’enfasi sul ruolo decisivo dele ONG senza tralasciare la rilevanza
della base indigena con i suoi ideali egualitari, comuntiari e consultivi.
6) La netwar inaugurata dall’EZLN e` definita come Rete di Sciame (il termine
e` dello studioso Kelly).
7) Abbandonata la guerriglia (dopo il ’94) sul modello maoista-zapatista
(con la scelta di piccole unita` di 12/16 uomini), la realizzazione del
CONPA e il legame con le reti informatiche Peacenet e Conflictnet, si
sono rilevati elementi indispensabili nella riuscita del progetto zapatista.
Propio per questo l’abbinamento con il metodo dell’azione non violenta(
da questo momento ANV, ndr) si e` dimostrato cruciale.
23
* Una situazione per certi versi analoga e` individuabile in Cile con la presenza del Consiglio di
tutte le terre (di cui HUILCAMAN e` il piu` noto portavoce) che rivendica il riconoscimento della
identita` etnica e culturale del popolo MAPUCHE attraverso modalita` operative tipiche della conflittualita`
non convenzionale, di fronte alle quali le istituzionali civile hanno applicato contromisure
efficaci (misure che hanno sollevato le proteste di Hunan Rights Watch e della Federazione per i
diritti umani) e che hanno trovato sulla legislazione anti-terroristica una adeguata sistemazione.
8) Una delle condizioni che hanno agevolato il lavoro di Marcos e` stata la
presenza religiosa: cattolica e protestante. L’ordine religioso gesuitico
ha certo svolto un ruolo determinante nella alfabetizzazione primaria e
nell’indottrinamento ideologico.
9) Se e` indubbio che la figura di Marcos sia poliedrica, altrettanto possiamo
affermare dell’EZLN nel suo insieme. Gray ne parla come di un movimento
ibrido e Cleaver — riflettendo sulle conseguenze che la prassi dell’EZLN
ha avuto — parla di effetto zapatista!
10) Il legame realizzato con la societa` civile e` cosı` stretto che gli A. sottolineano
che ‘‘la societa` civile e` impossibile da decapitare perche´ e` uno sciame
che puo` sembrare anarchico ma e` in realta` determinato dalla consultazione
estesa’’.
24
3. IL CONCETTO DI NETWAR
A livello teorico gli analisti della Rand Corporation analizzano la struttura dei
nuovi movimenti nel cap. IX dal titolo ‘‘The structure of social movements’’ utilizzando
l’oramai celebre concetto di Rete connotata nel seguente modo: 1) la
struttura dei nuovi movimenti (no-global-terroristici, no-pacifisti) puo` essere
semplice, policentrica e a rete.
In secondo luogo, una struttura di tale natura si puo` costituire solo a partire
da collegamenti multipli e precisi costruiti su: a) relazioni personali; b) viaggi;
c) tecnologie di comunicazione.
In terzo luogo, la coesione interna e` mantenuta grazie ad una opposizione
condivisa nella quale la logica dualistica e conflittuale (noi e loro) domina il rapporto.
Nel cap. due (‘‘The advent of Netware’’) gli A. entrano nel dettaglio sia in
merito alle finalita` che in merito alla articolazione delle reti. Che la disgregazione
psicosociale sia fondamentale — nella nuova conflittualita` — tanto quanto la distruzione
fisica della classic war — e` oramai evidente. Altrettanto evidente e` la
distinzione tra cyberwar e netwar: quest’ultima infatti indica il coinvolgimento di
formazioni paramilitari o forze irregolari. In generale sulla netwar i players conducono
una guerra della quale usano forze di rete e dottrine adatte all’eta` dell’informazione.
Le suddette reti possono avere una forza triplice: chaim, star e
all-chanell.
Nella prassi dei movimenti sono possibili ibridi tanto quanto e` possibile la
coesistenza — accanto alla netwar — della cyberwar. La vastita` della netwar e`
tale da consentirle di fare saltare le tradizionali staccionate tra pubblico/privato
e tra stato/societa` civile. Superfluo sottolineare come la loro dinamica renda il
compito di contrastarle particolarmente arduo.
A mo’ di conclusione, la tesi del Col. SZAFRANSKI e` particolarmente significativa
poiche´ pone l’enfasi sulla reale finalita` della netwar: ‘‘confondere le credenze
fondamentali delle persone sulla natura della loro cultura, societa` e governo’’.
La disgregazione e` —infatti—lo scopo ultimo e particolarmente deleterio.
La contro offensiva non potra` che consistere — nel costruire reti — contro reti
mischiando abilmente le reti con le strutture gerarchiche tradizionali allo scopo
di formare veri e proprio ibridi.
25
Nel cap. VII (‘‘Netwar in the emerald city’’) la rivolta/scommessa di Seattle e`
presa in attenta considerazione. Non c’e` dubbio alcuno che la DAN abbia svolto
un ruolo cruciale (anche per la sua struttura a rete), ruolo che sara` concretizzato
attraverso una strategia di cooperazione non violenta. La matrice di questo movimento
e` da rintracciarsi sia nei movimenti ambientalisti, che nei movimenti
sorti grazie alla Guerra del Golfo. L’aggregazione e` avvenuta per gruppi di affinita`
. Accanto al DAN la Ruchus society e l’AFl-CIO sono gli altri due giocatori
determinati.
Una componente minoritaria e` stata costituita dal Blocco nero. Tutti insieme
— a vario titolo — hanno raggiunto un vero e proprio dominio urbano a Seattle
con il coordinamento del DAN. Al di la` della organizzazione specifica e del ruolo
dei singoli gruppi, quello che ci preme sottolineare e` il ruolo di internet, dei cellulari
e delle videoriprese insieme a al ruolo di Indymedia. Sia la polizia che l’FBI
non sono stati in grado di contrastare adeguatamente la sorpresa strategica e l’efficienza
tattica del movimento. Complessivamente il dominio dell’infosphere e`
stato ottenuto dai contestari e non c’e` dubbio che tale manifestazione sia stata
quella piu` riuscita dopo la Guerra del Golfo. A conclusione del capitolo —
non senza una punta di soddisfazione — gli A. sottolineano come le forze dell’ordine
non siano state colte di sorpresa ne´ a Washington ne´ a Los Angeles anche
perche´ i contestatori hanno adottato una struttura centralizzata.
26
4. IDEOLOGIA E METODO DI LOTTA
DEI NUOVI MOVIMENTI
Vorremmo — come primo caso — studiare la prassi conflittuare del MST secondo
uno schema semplice ed articolato del seguente modo:
1. metodi di lotta;
2. struttura;
3. reazione delle istituzioni;
4. origini
5. il nemico e
6. ideologia.
1. Metodi di lotta:
1) addestramento non violento e agitazione sovversiva;
2) marce(p.e. quella sul Brasile nel 1997);
3) occupazione di terra;
4) contro informazione (nel 2001 presentano domanda 87 mila famiglie e il
governo si trovo` nei guai perche´ non poteva assegnare la ferma a nessuno);
5) trarre insegnamenti da Gandhi (dalle tecniche non violente alla consapevolezza)
e da Ho Chi Min la centralita` della dimensione psicologica nella
lotta);
6) manifestazioni su larga scala per ostacolare la repressione.
2. Struttura:
1) struttura autonoma cioe` indipendente dai partiti per evitare divisioni interne
e lotta tra varie correnti;
2) indipendente dalla Chiesa cattolica;
3) appoggia e collabora con il PT brasiliano (proletariato agricolo + piccoli
coltivatori + piccoli agricoltori proprietari).
4) la base e` composta da attivisti contadini;
27
5) i gruppi dirigenti vengono eletti all’interno di riunioni regionali e statali;
6) ogni due anni vengono indette assemblee nazionali mentre ogni cinque
anni viene celebrato il congresso nazionale;
7) il numero di delegati e` assai alto (nel 2000 raggiunse gli undicimila);
8) infine esistono ventuno direttori nazionali;
9) il MST e` presente in ventitre´ su ventisette stati;
10) i finanziamenti provengono: dalle famiglie contadine, dai sindacati, dalla
chiesa o da ONG europee ed americane. Il movimento non dispone —
allo stato attuale — di una tesoreria centralizzata;
11) formazione di docenti attraverso la collaborazione con l’Universita` ;
12) il movimento ha dato un contributo alla nascita di via Campesina;
13) assoluta centralita` della formazione tecnica degli attivisti.
3. Origini:
1) La chiesa cattolica (in particolare i cappuccini);
2) la teologia della liberazione;
3) l’Azione cattolica e la Gioventu` operaia cattolica;
4) il sindacato dei cattolici;
5) la CPT;
6) gli intellettuali della sinistra brasiliana: Masini, Dos Scentos, Barbirra e soprattutto
Juliaˆno del Partito Socialista brasiliano;
7) strette relazioni con i CLIT.
4. Il Nemico:
1) l’imperialismo;
2) le multinazionali (in particolare la Monsanto);
3) l’uso delle biotecnologie e della bioingegneria;
4) la maggior parte dei presidenti brasiliani (p.e. Cardoso);
5) la magistratura;
6) il PSDB;
7) la contro informazione degli organi di stampa;
8) i governi USA ed europei;
9) il progressivo allontanamento della sinistra dalla base sociale.
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5. Ideologia:
1) Sovranita` alimentare;
2) riforma agraria comunitaria;
3) tutela della bio-diversita` ;
4) economia eco-sostenibile;
5) la conquista della dignita` dei contadini;
6) la democratizzazione della terra come base per democratizzare la politica.
6. Reazione:
1) Repressione militare agli ordini del Presidente Figueiredo;
2) imprigionamento;
3) gli strumenti della repressione: l’esercito o la polizia federale (p.e. le iniziative
dal 1989 al 1991);
4) sequestri;
5) eliminazione fisica (dal 1984 1600 persone eliminate);
6) riorganizzazione della polizia federale secondo il modello del DOPS;
7) intercettazioni telefoniche;
8) la censura e la distorsione dell’informazione attraverso il controllo dei media.
Un altro eloquente esempio di CNV ci pare la Ruckus americana.
A) Origini:
1) Prender atto e reagire alla devastazione ambientale;
2) l’ambientalismo di Greenpeace e Earth First;
3) asce nel 1995 con Roselle, Sellers e Twilly;
4) ideologicamente prende ispirazione dall’eco-marxismo e dalla lotta non
violenta di King e Gandhi.
B) Struttura:
1) ha una struttura ibrida compresa tra Greenpeace e la Rain Forest Action
Network;
2) la base e` fatta da un numero limitato di volontari (20/30);
3) l’interazione con i movimenti per i diritti umani, con quelli del commercio
equo e fondamentale. Cio` significa che allo stato attuale non e` possibile
parlare di settarismo;
4) l’eta` media varia da 20 a 35 anni;
29
5) il finanziamento ha due canali: il finanziamento volontario e il finanziamento
delle ONG;
6) la coesione e` di natura ideologica.
C) Metodi di lotta:
1) l’action direct di Greenpeace;
2) l’addestramento alla non violenza;
3) l’addestramento all’uso dei media;
4) sfruttare il potenziale informativo di media alternativi.
D) I Nemici:
1) Scopo generale: scatenare il pandemonio in modo non violento per denunciare
la devastzione del pianeta perpetuato da:
a) Stati;
b) Mutinazionali e
c) dall’economia neo-liberista;
2) anti-militarista e quindi eco-pacifista (p.e. la marcia di 14mila persone
contro il centro di addestramento a Fort Benning).
E) Ideologia:
1) ambientalismo radicale;
2) eco-pacifismo;
3) anti-capitalismo (e piu` specificatamente anti-globalizzazione). Per ammissione
dello stesso Sellers fino ad ora il movimento ha sviluppato la pars
destruens senza dunque sviluppare una alternativa costruttiva.
30
Parte Seconda

1. IL MOVIMENTO ANARCHICO USA
1. Origine
Negli USA l’antagonismo anarchico ha trovato modo di esprimersi soprattutto
nel PGA, nel RACB e nelle strutture canadesi — strettamente legate a quelle
USA — del Clac (di Montreal) e delle SCA di Quebec. Secondo l’interpretazione
di GRAEBER la logica anarchica USA avrebbe tratto una forte ispirazione
dall’EZLN.
2. Metodi lotta
1) Azione diretta; 2) costruzione di reti nazionali e transnazionali di opposizione
e resistenza; 3) necessita` di alternare blocchi stradali a prassi tipicamente
non violente; 4) disobbedienza civile; 5) costruzione simboliche (p.e. il Pupazzo
della Liberazione o le clave di gomma); 6) necessita` di porre l’enfasi sui media
alternativi.
3. Nemici
In quanto anarchici la loro opposizione si materializza a 360 gradi passando
dallo Stato alla economia di mercato — secondo i presupposti dell’anarchismo
tradizionale. Certamente un elemento nuovo rispetto al passato e` la necessita`
di federarsi in modo non gerarchico a doppio livello nazionale e non.
4. Struttura
Usando le parole di GRAEBER la struttura deve essere costituita da ‘‘reti
orizzontali (…) sorrette da principi di democrazia consensuale decentralizzata
e non gerarchica’’.
33
2. L’ASSOCIAZIONE ATTAC
1. Origine
Grazie a Ramonet e Cassen tra il 1997 e il 1998 nasce Attac: 2) sulla base di
societa` esistenti (p.e. Sindacati); 3) grazie all’appoggio della pubblicistica francese
di sinistra laica e non (p.e. Testimonianze cristiane); 4) grazie alla sua diffusione
soprattutto in Europa (ostacolata dalle ONG inglesi in Ue); 5) dimostra di
vere stretti legami con il PT, con i politici francesi e europei; 6) infine Attac ha
avuto un ruolo decisivo nella fondazione del WSF del febbraio del loro grazie a
Grajew, Whitaker (della Commissione dei vescovi brasiliani).
2. Struttura
1) Comitato esecutivo; 2) comitati locali; 3) comitato esecutivo (30 membri,
18 eletti dai fondatori e 12 dei 30 mila componenti); 4) composizione sociale:
piccola e media borghesia (docenti e studenti)
3. Metodi di lotta
1) Azione violente; 2) azione diretta; 3) reti nazionali e transnazionali;
4) manifestazioni; 5) contro informazione (attraverso Internet e ‘‘Le Monde Diplomatique’’).
4. Nemici
1) liberismo; 2) contro l’Europa delle banche; 3) americanismo (economico
e militare).
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3. IL MOVIMENTO ANARCHICO EUROPEO
Come nei casi precedenti procederemo ad una rapida rassegna delle principali
caratteristiche del movimento:
1) le associazioni anarchiche hanno partecipato in modo rilevante a tutti gli
happening no-global;
2) non sono una componente maggioritaria (rispetto a quella della sinistra e
cattolica) ma significativa;
3) a livello organizzativo hanno anticipato il modello a rete cosı` decisivo dei
no-global;
4) anche a livello ideologico, la critica radicale ed impietosa insieme alla forma
partito, al riformismo e soprattutto al capitalismo fanno del movimento
anarchico un antesignano delle principali ‘dottrine’ dei no-global;
5) gli attivisti — del movimento anarchico — prevengono dagli anni settanta
ma soprattutto sono soggetti giovani. In merito alla loro origine sociale la
classe media e` determinante;
6) come contenuti ideologici il radicalismo anarchico oltrepassa indubbiamente
gli orientamenti ideoligici dei no-global sia che si tratti dell’anarco-
individusalismo che dell’anarco-insurrezionalismo. A tale proposto,
l’anti-statalismo, l’internazionalismo delle lotte, l’opposizione al militarismo
e alle carceri costituiscono tematiche centrali , al meno quanto l’enfasi
posta sull’autogestione, sul mutuo appoggio, sui gruppi di affinita` (termine
inventato dalla Fai spagnola);
7) le assocazioni anarchiche si modellano a partire da una struttura federale
sul modello della piattaforma o su gruppi di lotta di classe (che solitamente
comprende anarco-comunisti e anarco-sindacalisti);
8) in merito alle modalita` operative, attuate sul contesto della conflittualita`
non convenzionale, possono essere indicate nel seguente modo: scioperi,
marce di protesta, boicottaggi, occupazione e violenze (a persone o a cose)
come nel caso dell’anarco-insurrezionalismo, dell’eco-anarchismo e dei
Black bloc, la contro informazione attraverso siti-web,l’uso di pubblicazioni
periodiche e la realizzazione di istituzioni alterternative (come le libreria
o i centri sociali).
35
4. METODI E SCOPI DEL BLACK BLOC
1. Origini
Fu la polizia tedesca — durante gli anni Ottanta — a denominare gli autonomi
blocco nero a causa dell’abbigliamento scuro. Congiuntamente erano presenti
in Europa (soprattutto in Italia, Germania, Danimarca e Olanda) e agirono
insieme agli squatters animando vere e proprie insurrezioni per poi diffondersi in
America negli anni novanta (si pensi alla insurrezione di Los Angeles dell’1992).
Sempre nello stesso anno la loro partecipazione alle manifestazioni contro la
Guerra del Golfo e a Washington ha lasciato il segno. Particolarmente significativa
la loro presenza a Seattle, dove duecento attivisti devastarono luogo considerati
simbolici, e a Genova dove collaborarono con i CSA Pinelli e i Cobas.
2. Identita` ideologica
Nonostante il loro rifiuto di farsi etichettare, i Bb appartengono alla estrema
sinistra, al mondo anarchico e libertario. Individuare i padri spirituali del loro
orientamento e` tutt’altro che arduo: C. Mason, Bookchin, Zerzan, Bey (sia chiaro
— a tale proposito — che i Bb si servono delle tesi di questi autori per le loro
finalita` ), la FAI iberica e la CNT spagnola. Il linguaggio usato e` frutto di una
sintesi tra il futurismo, il dadiasmo e il situazionismo. Cio` che propongono
non si discosta dalla tradizione anarchica: federalismo, democrazia diretta e sovversione
del mondo attuale.
3. Organizzazione:
1) assenza di leaders;
2) struttura a rete flessibile;
3) si aggregano per gruppi di affinita` ;
4) soprattutto negli USA la rete dei Bb si ramifica in gruppi suddivisi per
compiti: portavoce e collettivi che operano come base locale;
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5) le decisioni si prendono secondo il modello della democrazia diretta;
6) e` assente un progetto organico di alternativa.
4. Tecniche di lotta:
1) il saccheggio e la conseguente riappropriazione delle merci;
2) uso della violenza contro le cose;
3) modalita` da guerriglia urbana;
4) azioni simboliche;
5) uso ampio dei cellulari per organizzare le manifestazioni;
6) ricognizione del territorio urbano secondo le modalita` di un conflitto;
7) tecniche dello street-threater;
8) la militarizzazione che li caratterizza si manifesta anche nella marcia a ritmo
del rullo di tamburi;
9) evanescenza :dopo aver colpito – come uno sciame – si dissolvono;
10) uso di telecamere sia per finalita` interne che esterne;
11) provocazione nei confronti delle forze dell’ordine evitando scontri diretti.
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5. METODI E SCOPI DEL WSF
Quali sono le caratteristiche essenziali del WSF? Quale la sua dinamica?
Che il WSF abbia una dimensione internazionale e` un dato di fatto, tanto
quanto e` evidente la sua struttura a rete. Al suo interno sindacati, forze politiche
di sinistra e ONG sono indubbiamente predominanti. Sotto il profilo storico-
politico il richiamo al socialismo ottocentesco, alla rivoluzione d’Ottobre, ai
movimenti degli anni Sessanta, alla teologia della liberazione e all’anarchismo sono
alcuni dei richiami fondanti.
Non e` difficile individuare gli antecedenti storici recenti:
1) le rivolte per il cibo nei primi anni ottanta;
2) la poll tax in UK;
3) le politiche neo-liberiste dell’OMC e dell’FMI nel Sud nel mondo;
4) Il NAFTA;
5) l’EZLN;
6) le proteste contro le privatizzazioni dei servizi sociali;
7) la nascita del Reclaim the Streets in Uk;
8) la nascita del PGA
e infine
9) i movimenti sorti sul problema della identita` (razziale, sessuale etc.). Per
quanto riguarda, al contrario, gli aspetti di originalita` l’uso di internet e
dei media alternativi e` caratterizzante (rispetto ai movimenti del passato);
in secondo luogo il forum e` una sorta di ibrido tra uno spazio e un movimento
e cio` non consente l’esistenza di una leadership unitaria. Nonostante
cio` — e al di la` della retorica sul superamento di gerarchie centralizzate
— il WSF ha comunque al proprio interno due organismi come il BOC e
l’IC che ne coordinano la prassi e il Comitato organizzatore brasiliano che
— in collaborazione con Attac — ha gettato le basi della Carte dei Principi.
Non mancano critiche dalla sinistra piu` intransigente la quale accusa il WSF:
1) di non dichiarare esplicitamente la propria adesione al socialismo;
38
2) di essere assai poco efficace sul piano operativo;
3) di accettare finanziamenti dalle Ong occidentali facendosene palesemente
condizionare;
4) di rifiutare radicalmente il ricorso alla violenza rivoluzionaria;
5) di avere una scarsa trasparenza democratica nell’ambito del processo decisionale
e infine
6) di rifiutare apparentemente la presenza di partiti ma nel contempo di cercare
il loro aiuto e sostegno (senza il PT brasiliano e i comunisti in India
non sarebbe stato possibile organizzare alcunche´ . Analogamente l’entusiasmo
suscitato da Chavez nel 2005 ha reso meno immacolata la Carta dei
principi);
7) di affrontare sempre gli stessi temi e di formulare sempre le stesse condanne
contro i soliti sospetti.
In conclusione, il rischio maggiore — sottolineato da alcuni autorevoli sostenitori
del WSF—e` il pericolo della loro fragilita` , della loro evanescenza, pericoli
questi che possono trovare nella ‘‘noia, nello scoraggiamento e nell’indulgenza
verso se stessi’’ le cause principali.
Nonostante l’organizzazione a rete non c’e` dubbio che il CUT e il MST costituiscono
una delle anime propulsive del WSF. Quanto alle metodologie di lotta
queste contemplano la Guerra psicologica, l’Agitazione sovversiva e l’Azione
non violenta.
Veniamo alle costanti sociologiche:
1) eterogenita` generazionale;
2) alti livelli di educazione;
3) eterogenita` sociale;
4) eterogenita` di background politico, dal momento che provengono dal
movimento ecologico,dal femminismo e dal movimenti per i diritti umani;
5) i partecipanti hanno nella stragrande maggioranza dei casi una formazione
politica (piu` o meno raffinata);
6) i partecipanti prevengono da altre espressioni politiche e associative;
7) la maggior parte di loro e` rimasta o delusa o disgustata dalla politica professionale;
8) la necessita` di partecipare alle decisioni;
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9) lo spettro politico oscilla tra la sinistra moderata, l’estrema sinistra e il centro-
sinistra, soprattutto in Europa;
10) la loro prassi e` gradualista e non rivoluzionaria (nel senso leninista o
maoista del termine);
11) e` tuttavia rivoluzionaria nel senso che aspira a modificare l’assetto sociale
sotto il profilo relazionale, psicologico e economico-politico partendo dal
basso;
12) aspirano ad una ridefinizione della politica. Al contrario, un elemento di
forte dissenso — e non e` certamente l’unico — e` rappresentato dalla
contrapposizione tra chi — come il PT e Attac vuole servirsi dello Stato
quale baluardo contro la globalizzazione — e chi invece vuole oltrepassare
lo Stato o fare piazza pulita della classe politica (la cosiddetta globalizzazione
dal basso o alternativa) come gli anarchici o i piquesteros argentini.
Caratteristiche dei social forum (la loro struttura organizzativa)
Anche in questo caso ci limiteremo ad analizzare le costanti sociologiche:
1) i SF sono solitamente network con una configurazione mista a livello
geografico (nazionale e internazionale);
2) si riuniscono periodicamente in assemblee plenarie che a loro volta si articolano
in gruppi di lavoro tematici;
3) le assemblee plenarie eleggono un portavoce nazionale e un consiglio dei
portavoci al cui interno trovano spazio associazioni, sindacati, gruppi politici,
associazioni ambientaliste e centri sociali;
4) dispongono di un sito web;
5) al loro interno esistono contrasti relativi alle strategie di lotta e ai contenuti
ideologici;
6) i SF si originano o per organizzazioni spontanee o per filiazione da social
forum preesistenti;
7) la ricerca dell’accordo all’interno del SF si costruisce a partire da una critica
impietosa della democrazia rappresentativa e della democrazia della
‘public opinion’ per proporre la democrazia partecipativa fondata sul
metodo empirico del consenso;
8) i SF si muovono in quella zona grigia compresa tra la mobilitazione e la
partecipazione onde evitare il settarismo o l’istituzionalismo;
9) non esiste un modello unitario alternativo a quello criticato ma numerose
proposte alternative;
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10) i SF cercano di far coesistere al loro interno egualitarismo e pluralismo;
11) la presenza della figura del facilitatore consente ai SF di perseguire la deliberazione
consensuale. Se questa — in breve — e` la loro natura e` necessario
individuare i rischi ai quali vanno incontro:
1) la formazione di oligarchie
2) il leaderismo
3) il burocratismo
4) la strumentalizzazione politica
5) la scarsa durata.
Infine e` necessario sottolineare la convinzione, da parte dei SF, di trasferire
nella societa` civile le metodologie sperimentate al loro interno.
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6. NOTE SU ALCUNI ASPETTI DELLA TEORIA
E DELLA PRATICA DEI BLACK BLOC
Allo scopo di comprendere, in modo abbastanza chiaro, la visione della realta`
del Bb (acronimo per Black Bloc, ndr) struttureremo la nostra breve analisi per
temi,. senza seguire l’ordine alfabetico,facendo riferimento ad una anonima testimonianza
di una attivista.
Capitalismo. Esso e` visto come una forza gravitazionale terribile e immensa
Regola base del Bb. Per evitare la identificazione e` necessario non farsi individuare
ma essere riconoscibili nella modalita` operativa.
Appartenenza politica. Indubbiamente appartengono alla sinistra eversiva e all’area
anarchica.
Violenza. I Bb, pur rispettando chi pratica l’ANV(acronimo per azione non
violenta) e chi in modo flessibile adotta la violenza mirata e l’ANV (come le tute
bianche), ritengono la violenza una pura necessita` perche´ consente di dare visibilita`
al movimento. La violenza deve essere estemporanea e selettiva.
Berlusconi. Il premier avrebbe approfittato di Genova per fare un rapido repulisti
istituzionale e militare.
Visibilita`. Senza le azioni violente ora a Genova ora a Seattle quale fine avrebbe
fatto il movimento? Chi ne avrebbe parlato? La violenza da` dunque visibilita` .
Lo sconcerto ipocrita. Aldila` dello stupore di fronte alle violenze a Genova, chi
puo` negare che queste serviranno come trampolino di lancio per tutti gli opportinisti
in campo politico e giornalistico?
Stato. L’odio verso lo Stato e` esplicito tanto quanto verso le istituzioni come la
Chiesa e verso le sette politiche.
Dio e Storia. Di fronte all’orrore della storia come non osservare che in fondo
la storia e` proprio la narrazione della uccisione di Dio?
Uguaglianza. I Bb si dicono a favore della uguaglianza ma all’interno della diversita`
.
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Comunismo. Lo spettacolo della conversione interessata dei comunisti al capitalismo
e` sconcertante perche´ e` stata senza ritegno.
Antagonismo reale. Contrariamente alla ideologia comunista la vera contrapposizione
e` tra la produzione e la distruzione della ricchezza.
Coesistenza. I Bb vorrebbero una societa` nella quale coesistessero sia la liberta`
individuale che quella collettiva. Proprio per questo la posizione nichilista e` inaccettabile.
Leader. A livello di struttura la figura di un leader non e` accettabile perche´
equivale a un tradimento della organizzazione a rete del Bb e un tradimento della
concezione anti-gerarchica della realta` .
Bush. Partendo dalla contestazione che Bush e` stata il peggiore degli USA, l’uso
della violenza contro di lui sarebbe giustificabile se si accetta l’uso della violenza
contro le persone. A causa della sua illimitata stupidita` , l’economia USA
sta andando alla deriva e con i provvedimenti dopo l’11 Settembre sta pianificando
vere e proprie azioni di terrorismo dentro e fuori lo Stato americano.
Nazionalismo USA. Di per se´ ogni nazionalismo e` detestabile ma quello targato
USA e` estremamente pericoloso perche´ rischia di non avere limiti. Proprio per
questo Bush va fermato, proprio perche´ sta promuovendo una delle forme piu`
pericolose di nazionalismo.
Azione simboliche. Aldila` delle violenze ai simboli del capitalismo come negare
che anche la guerriglia dell’immaginario ha avuto la sua efficacia? Infatti il
compiere gesti immediatamente riconoscibili e` essenziale per la visibilita` dei Bb.
Strumentalizzazione della violenza. Una volta affermata la validita` della violenza,
e` un dato di fatto che le forze dell’ordine l’abbiano strumentalizzata per legittimare
la repressione.
Black Bloc e no-global. Pur apprezzando il contributo delle tute bianche dei
COBAS e` necessario precisare che la presenza dei Bb all’interno dei no-global
sia una presenza a geometria variabile.
Chiarimenti. Pur apprezzando chi la usa i Bb sono contrari all’ANV.
Terrorismo. I Bb condannano l’uso del terrorismo indipendentemente, perche´
il terrorismo e` una delle forme peggiori di degradazione umana.
Insurrezionalismo. La modalita` operativa viene definita dai Bb come una sorta
di micro insurrezionalismo adattandolo alle diverse circostanze. I Bb devono es-
43
sere come il vento o come il fulmine, la loro azione deve essere contingente e
mobile.
Anonimato. Per evitare che le telecamere riprendano i volti degli attivisti, agire
anonimamente e` fondamentale.
Partiti. Questi non rappresentano nulla poiche´ il loro unico fine e` quello di
prendere voti e di gestire il potere.
Politica. L’unica politica autentica e` quella che trasforma la vita individuale
rendendola piu` autentica e libera.
Potere. I Bb non hanno alcun interesse ad amministrare il potere ma vogliono
soltanto che ognuno sia libero di amministrare la propria vita.
Poliziotto. Lo sbirro detiene realmente il potere poiche´ e` proprio lui che si trova
a dover esercitare il monopolio legittimo della violenza. In cambio di tutto cio`
accetta l’umiliante condizione del servo obbediente.
Cittadino. In cambio di falsi diritti (quello al consumo, al voto, al divertimento)
il cittadino delega l’esercizio della violenza.
La vera violenza. Non sono certo le dimostrazioni dei Bb a rappresentare un
pericolo ma al contrario e` quella che il capitalismo esercita ad essere l’unico vero
pericolo per l’umanita` .
Anarchia. Grazie all’anarchia i Bb hanno appreso quanto indispensabile sia
l’autogestione della propria vita. Grazie all’utopia anarchica hanno appreso l’importanza
di costruire un modello consensuale grazie al quale possono essere liberi
di scegliere liberamente la loro vita.
Genova. Secondo i Bb a Genova le istituzioni hanno pianificato nel dettaglio
una vera e propria azione di terrorismo attraverso l’uso della disinformazione,
l’uso degli infiltrati e di provocatori. Tutto cio` ha portato all’aggressione fisica
di attivisti non violenti, e all’uso della tortura nei confronti degli attivisti arrestati.
D’altronde, cosa c’era da aspettarsi da un governo proto-fascista come quello di
Berlusconi che ha chiesto — e ottenuto — che le forze dell’ordine italiane venissero
addestrare da quelle americane?
Mostri. I taelebani non sono altro che fanatici protetti proprio dal capitalismo.
Sudditi. Non c’e` spettacolo piu` squallido di quello di vedere i tanti sudditi-servi
del sistema difendere il sistema per difendere la loro esistenza.
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7. ELENCO DELLE ASSOCIAZIONI
CHE HANNO ORGANIZZATO IL FORUM DI PORTO ALEGRE*
1) Aborg; 2) Amb; 3) Attac Brasile; 4) Conan; 5) Caritas Brasile; 6) Cat
(dei lavoratori); 7) Cbpj (giustizia e pace); 8) Cives; 9) Clacso (scienze sociali);
10) CMP; 11) COAG; 12) Comitato Afro; 13) Cut (con-sindacale);
14) Fhoms (org); 15) Gat; 16) Ibase (analisi econimica); 17) Ipf (P. Freire);
18) JSB (giubileo); 19) MST; 20) RSGDU; 21) Lijs (socialisti); 22) Ure (studenti).
Comitato. L’elemento che emerge in modo netto e` la centralita` delle organizzazioni
sindacali e religiose unitamente alla importanza delle istituzioni culturali.
45
* L’elenco—fornito dagli analisti della Rand—delle ONG influenti e` tutt’altro che marginale
poiche´ evidenzia in modo lampante il radicamento locale e transnazionale delle organizzazioni.
Ancora piu` significativa e` la tripartizione fatta dagli antici, tripartizione che congiunge uno spettro
di azione ampia: dalle ONG sui diritti a quelle religiose sindacali e infine informatiche.
ONG e diritti
1) AI e ICJPHR (transnazionali)
2) AW e MAHR (americane)
3) ICCHR (canadese)
4) MAHR e MNNCH (messicana)
ONG e religione
1) JRS
2) PFP (americana)
3) FR (americana)
4) ICCHRLA (canadese)
5) CBC (messicana)
6) CHR ‘‘Las casas’’ (messicana)
ONG indigene
1) SAIIC (americana)
2) CEOIC e COLPUHMALI (messicana)
ONG sindacali
1) IATP (americana)
2) RMALC (messicana)
Network informatici
1) APC; 2) GE; 3) IAC; 4) IERC; 5) ACNMSH (canadesi); 6) CONPAR (messicana).
8. ELEMENTI DI RILIEVO
NEL DOCUMENTO FINALE DI PORTO ALEGRE
Al di la` della retorica su un mondo migliore, il documento ruota intorno ad
alcuni assi portanti assai chiari (sottolineando che gli USA vengono citati solo
per essere criticati):
1) anti-militarismo;
2) anti-americanismo;
3) anti-liberismo;
4) contro le privitazzazioni;
5) contro le multinazionali;
6) contro le misure anti-terroristiche USA;
7) a favore del popolo palestinese (la presenza israeliana viene definita ‘‘occupazione
brutale di Israele’’);
8) contro le istituzioni militari ed economiche sovranazionali (NATO, FMI,
CMC e BM);
9) la manifestazione di Genova viene deificata;
10) contro la guerra a bassa intensita` ;
11) contro il Plan Colombia;
12) non si fa alcun cenno — in tale documento — alle violazioni dei diritti
umani a Cuba e in Corea (seppure documentati dai rapporti di AI);
13) abolizione del debito estero;
14) contro le basi militari(sullo specifico contro quelle NATO e USA). Complessivamente
— al di la` di alcuni tratti specifici — ci sembra di assistere
ad una riedizione del comunismo terrorista anni settanta 1.
46
1 A tale riguardo il contributo di Mina` ci pare degno di rilievo proprio per avere rivitalizzato i
desueti cliche` della cold war (e in particolare quello a favore dei Cuba) attraverso la rivista ‘‘Latino
America’’, attraverso la collana della Sperling & Kupfer ‘Continente Desaparecido’ ed in particolare
attraverso il volume (edito nel 2005) intitolato ‘‘Le Idee di Porto Alegre che stanno cambiando
l’America Latina’’.
9. METODI E SCOPI DEI CSA ITALIANI
1. Tipologie
Nel nostro paese esitono 250 CSA presenti nelle citta` di medie e grandi dimensioni.
Stando agli studi piu` recenti (2004/2005) tre sono le tipologie ideologiche
attuate nel nostro territorio:
a) CSA anarchici;
b) CSA genericamente M/L e
c) CSA che si ispirano alla prassi dei disobbedienti.
2. Costanti
Al di la` delle differenze specifiche tutte e tre le tipologie non accettano:
1) la democrazia rappresentativa;
2) la prassi politica viene letta in un’ottica orizzontale;
3) i portavoce possono essere revocati in qualunque momento;
4) la realta` locale non solo non e` ininfluente ma e` al contrario determinante
per il consenso, dato che il CSA nasce attraverso l’occupazione illegale di
stabili comunali e non;
5) la provenienza dal contesto dei collettivi studenteschi e` molto comune per
i leaders e per gli attivisti dei CSA. La nomina del leader avviene via logica
assembleare;
6) gran parte degli attivisti proviene da precedenti esperienze politiche della
sinistra extraparlamentare e della lotta armata;
7) sia i CSA anarchici che quelli M/L sono accomunati dalla feroce ostilita`
verso la stampa e i mass-media sentiti come strumenti di indottrinamento
ideologico. Per entrambi, le istituzioni politicihe locali e nazionali, sono
strutture antagoniste verso le quali gli unici atteggiamenti possibili sono
o l’ostilita` o la diffidenza.
47
3. Differenze (1)
La piu` importante differenza e` stata codificata nella CARTA di Milano (1996)
dove i CSAO del Nord Est e di Roma hanno preso atto della necessita` di rivedere
la loro strategia: alternare la produzione del conflitto alla ricerca del consenso
presso istituzioni e partiti disponibili al dialogo.
4. Tecniche:
1) boicottaggio;
2) disubbidienza;
3) intrusione notturne;
4) la pratica del netstrike;
5) presidio di snodi ferroviari;
6) occupazioni;
7) radio alternative.
5. Differenze (2)
Un tipico esempio di partnership con le istituzioni e` offerto dal CSA Pedro e
dal Rivolta di Marghera, collaborazione che si snoda da Ya Basta alla Rdb per
giungere ai partiti come Verdi e PRC. Al contrario, un esempio interessante ci
e` offerto dalla Rete No Global, sorta a Napoli grazie a Officina 99 e allo
SKA, che costituisce una sorta di raccordo con tutti i centri sociali nazionali..
6. Coordinamento
Nonostante le differenze, l’esigenza di stabilire un coordinamento ampio ha
consentito la nascita del Network per i diritti globali sorto nel marzo del 2001
per mobilitarsi intorno a tre tematiche ritenute fondamentali: lavoro, ambiente
e immigrazione.
Sorte, alla fine degli anni novanta, nel contesto dei CSA romani, si sviluppano
le tute bianche lontane dalle affiliazioni politiche e fortemente interessate a denunciare
le nuove forze di sfruttamento legate al lavoro precario. Legati all’organizzazione
dei raves sono stati in grado di connettere queste manifestazioni con
l’attivismo politico e in particolare hanno promosso happening a favore degli im-
48
migrati e dei rifugiati politici. Anche il loro abbigliamento anti-sommosssa (paraginocchia
e caschi) costituisce un fattore di novita` perche´ volto a provocare
ironicamente le autorita` . La svolta, nel loro itinerario politico, si verifico` quando
compresero l’importanza dell’EZLN al quale si unirono in qualita` di gruppi di
sostegno perfezionando le loro tecniche e rafforzando la loco comunione anti-capitalista
per poi dissolversi dopo il ’68 di Genova nel 2001.
49
10. ORGANIGRAMMA DEI CSA
SECONDO LA CONNOTAZIONE IDEOLOGICA
1) CS neozapatisti:
a) Leonka e Bulk;
b) Rivolta, Pedro e Ya Basta (centri sociali del Nord-Estr);
c) Livello 57 -Kontatto (centri sociali del Centro-Est);
d) Zapata;
e) Terra di nessuno.
2) Centri anarchici:
a) Coordinamento anarchico piemontese;
b) Centro Pirelli;
c) Circolo anarchico Berneri.
3) Cs neo-autonomi:
a) Cpa Firenze;
b) Collettivo antagonista Primavalle;
c) Volsci;
d) Laurentinakkupato;
e) Rosa Luxemburg;
f) Immensa;
g) Intifada;
h) Vittoria;
i) Castellazzo;
l) Askatasuma.
4) CS del Sud 1:
50
1 In primo luogo la RNC (acronimo per Rete no-global compana, Ndr) nasce grazie al sindacalismo
antagonista che — come noto — promuove una organizzazione sindacale autogestita; in
secondo luogo l’apertura del PRC ha portato ad una dialogo profondo e ad una proficua cooptazione
politica nei confronti della RNC. La terza componente, che ha contaminato la RNC e` stata
l’associazione laica e cattolica (si prensi alla Rete Lilliput) e la quarta forza che ha permesso la naa)
Cobas disoccupati;
b) Asilo politico;
c) Cappela Rossa;
d) CSAO Brindisi;
e) Officina;
f) Ska;
g) Ex carcere;
h) Rosso 77;
i) Aerea 51;
l) Centro ‘‘Auro’’;
m) CSA Cramma.
5) CS autonomi:
a) Villaggio globale;
b) TPO.
51
scita della RNC e` stato il CSA, luogo presso il quale e` risorta la cultura del conflitto. In particolare
Officina 99 e` divenuto un punto di riferimento per tutta l’area alternativa napoletana, per il movimento
studentesco del ’94 e per la realizzazione del laboratoio occupato Ska che, in breve tempo,
e` divenuto fulcro dell’antagonismo campano, antagonismo campano che ufficialmente nasce nel
novembre del 2000 e attua la propria prassi antagonista durante il vertice napoletano sull’e-government
il 17 marzo 2001. Se i bersagli della RNC sono quelli tradizionali (lo Stato nazionale,
l’economia neo-liberista, la Nato definita come ‘‘la polizia internazionale della globalizzazione’’)
l’alternativa e` anch’essa priva di qualsiasi originalita` perche´ si ispira al programma di Porto Alegre
(concretamente gli attivisti della RAIC vorrebbero creare tante Porto Alegre). Infine a livello di
conflittualita` non convenzionale il sabotaggio (l’oscuramento con la verifica delle telecamere), l’occupazione
di MacDonald’s, la guerra elettronica con la clonazione di siti e il netstrike rientrano nelle
modalita` operative ampiamente conosciute ed utilizzate dalle associazioni no-global a livello internazionale.
Una osservazione conclusiva infine: e` un dato di fatto che soprattutto il PRC abbia costruito
un legame stretto con molto realta` antagoniste e che proprio per questo non dovrebbe avere alcuna
legittimita` istituzionale. Al contrario, la sua presenza all’interno delle istituzioni — sempre che
la sua prassi politica parlamentare sia coerente con la teoria! — costituisce un costante pericolo sia
per una adeguata politica estera che per un costruttivo dialogo con dicasteri delicati come gli Interni
e la Difesa.
11. ORGANIGRAMMA DEI CSA
SECONDO LA DISTINZIONE GEOGRAFICA
Ivrea (Castellanza); Torino (Coord. anarchico piemontese e Askatasuna); Milano
(Leonka, Bulk, Vittoria); Marghera (Rivolta); Padova (Pedro); Vicenza (Ya
Basta); Bologna (TPO, Circolo anarchico Berneri; Livello 57); Ancona (Kontatto);
Genova (Zapata, Terra di nessuno, Centro Pirelli; Immensa); Pisa (Intifada);
Firenze (Cpa Firenze Sud); Roma (Corto Circuito, Collettivo Antagonista, Primavalle,
Volsci, Laurentinakkupato, Rosa Luxemburg, Villaggio Globale); Acerra
(Cobas disoccupati); Salerno (Asilo politico); Bari (Coppela Rossa); Napoli
(Officina 59 e Ska); Brindisi (CSOA Brindisi); Cosenza (CSA Cramma); Catania
(Centro Auro); Messina (Aeria 51); Palermo (Ex carcere e Rosso 77).
52
12. LA PRESENZA DELLA CONFLITTUALITA`
NON CONVENZIONALE IN AMERICA LATINA
Stando alle stime dell’Osal Clacso relative a 19 paesi la conflittualita` — solo
nel periodo compreso tra il 2000 e il 2002 — e` arrivata alla ragguardevole cifra
del 180%. Per esempio il sorgere dei movimenti indigeni con la attuazione di
una democrazia diffusa, hanno posto in discussione il programma neoliberista.
Analogamente la capillare diffusione di questa conflittualita` — ora in Bolivia
ora a Cochabarba ora nella regione del Chaparo — ha contribuito alla destabilizzazione
o alla caduta (p.e. la caduta del governo di Mahuad) dei sistemi politici
tradizionali (p.e. nel caso dell’Ecuador il consolidamento delle Conaie o nel caso
del Brasile la formazione della CUT nel 1983) nate per dare soluzione a problemi
o sorti in ambito sociale (EZLN – MST) o in ambito urbano (i Piqueteros in Argentina).
Uno di questi problemi e` il rifiuto della privatizzazione che ha consentito la
nascita del Fronte Cinco di Arequipa e del Congresso Democratico del Pueblo,
‘‘istituzioni’’ la cui realizzazione e` stata possibile grazie alla convergenza di diverse
categorie sociali. Fra queste le associazioni studentesche hanno avuto un ruolo
indubbiamente rilevante tanto quanto i coordinamenti (p.e. il CLOC, la Rete internazionale
dei movimenti sociali per arrivare al WSF). A livello di tecniche di
opposizione e di resistenza lo spettro non e` in realta` molto ampio: andiamo dai
blocchi stradali, alle occupazioni delle terre o di edifici pubblici fino alle marce o
alle insorgenze. Nel contesto della pars construens, le scelte piu` costanti sono
state l’autogestione, la democrazia diffusa, il contratto popolare, scelte che ci riportano
al socialismo ottocentesco — e in parte all’anarchismo — e che sono —
dunque — ben lungi dall’essere originali.
53
13. NOTE SU ALCUNI NETWORKS MESSICANI
Al di la` di MARCOS esistono in Messico networks che, con estrema efficacia,
hanno portato avanti una netta opposizione alla globalizzazione liberista. Vediamone
alcune brevemente
1. La RMALC nasce nel 1991 grazie alla stretta collaborazione di sindacati,
organizzazioni contadine, indigene, gruppi ambientalisti, ONG e ricercatori.
Il suo scopo primario fu quello di costringere il governo messicano a
pubblicizzare il contenuto del TILCAN e di proporre alternative eco-sostenibili.
Ancora una volta la struttura a rete e il ruolo di Internet gli hanno
consentito di creare rapporti di solidale collaborazione con Networks
canadesi e americani. Tale alleanza gli ha consentito di globalizzarsi creando
la REPCJD all’interno del quale coesistono ben quindici organizzazioni.
2. La Neta — anch’esso sorta nel ’91 — e` una vera e proprio network di comunicazione
via internet che svolge funzione di provider. La sua estensione
e` tale da consentirgli di connettersi a 1.300 organizzazioni per creare
una globalizzazione elettronica alternativa (cioe` di attuare una guerra psicologica
su larga scala via internet).
3. Nel 1998 e` nata il CIEPAC, un centro di ricerca alternativa per studiare a
diversi livelli (sociale, politico ed economico) il Chiapas preparando concrete
alternative. Oltre ad essere parte del REPCJO ha proficui collegamenti
con Networks americani quali GE, WFP E MSN.
4. Sempre nel 1998 nasce la ASC vera e propria struttura di coordinamento
nazionale che trova nella RMALC e soprattutto nei networks canadesi (CF
e RQIC) e in quella americana (ART) partners di vitale importanza. Grazie
all’ASC e` stato possibile coordinare la prassi antagonista di 140 associazioni
in occasione del FORUM di Quebec. Ancora una volta l’ausilio
dello strumento elettronico, la configurazione a rete, la trasversalita` collaborativa
nazionale e sovrannazionale, l’esistenza di metodologia di lottanon
convenzionali (dalla Guerra psicologica, all’ANV, alla Disubbidienza
civile etc.) hanno consentito di attuare azioni di contrasto — su breve periodo
— efficaci.
54
Bibliografia elettronica
www.rmalc.org.mx
www.lareta.apc.org
www.ciepac.org
55
14. LA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA NELLA RIFLESSIONE
DI HILARY WAINWRIGHT
Secondo la giornalista inglese:
1) Le nuove forme di associazionismo devono promuovere un processo politico
di auto-governo che mettano in grado la societa` civile di soddisfare
gli interessi di tutti.
2) La democrazia partecipativa che emerge, prendendo in esame la gestione
del potere pubblico a Porto Alegre e quella a Manchester, a Lutor e infine
a Newcastle, hanno persuaso la giornalista della sua efficacia.
3) D’altronde una prova si era chiaramente manifestata a Seattle dove si era
creata una contro-forza politica su scala planetaria.
4) Uno dei numerosi elementi comuni alle esperienze di analisi e` la consapevolezza
da parte dei cittadini che solo attraverso una inusuale alleanza
tra partiti, movimenti sociali e sindacali era possibile ridefinire una autentica
democrazia mettendo in discussione i partiti tradizionali.
5) Lo scopo delle associazioni, prese in considerazione dalla A., non e` quello
di prendere il potere ma quello di gestire in modo allargato e/o partecipativo
i beni pubblici evitando sprechi ripensando la rappresentanza
politica attraverso una contro-forza democratica e una democrazia internazionale
orizzontale e trasversale.
6) La societa` civile ha la possibilita` di superare la realta` esistente trasformando
le relazioni sociali e opponendosi a scelte deleterie. Fra queste
— l’autrice sottolinea — l’opposizione alla privatizzazione (di acqua e
trasporti p.e.), opposizione volta a mantenere questi beni pubblici sotto
il contesto democratico. La democrazia partecipativa consente un coinvolgimento
elevato della societa` civile perche´ implica—se correttamente
applicata — ‘‘un contratto popolare e una parita` politica’’.
7) Perche´ cio` si realizzi sono necessarie quattro condizioni: a) apertura della
democrazia alla base; b) regole comuni e trasparenti; c) autonomia
decisionale rispetto alle istituzioni; d) condivisione delle conoscenze.
8) Al di la` dell’inopportuno riferimento all’opera di Holloway, l’A. concepisce
la democrazia partecipativa come complementare a quella tradizionale
in un’ottica non anarchica ma riformista. Non a caso per l’A. il PRC
56
italiano costiturebbe un esempio di integrazione delle due logiche cioe`
quelle della democrazia partecipativa e di quella parlamentare.
9) A tale proposito l’A., propone la realizzazione di un ‘nuovo’ partito che
‘‘si impegni attraverso la sua struttura e cultura ad allearsi e a sostenere
movimenti indipendenti’’ contrariamente a quanto e` accaduto all’ANC e
al PT che ‘‘hanno ceduto al potere del capitale privato e al mercato’’ tanto
quanto i verdi tedeschi ‘‘le cui radici nei movimenti erano (…) troppo
deboli per resistere alle pressioni di assorbimento nello Stato’’. Al contrario,
il FSM rappresenta — almeno fino a questo momento — un ‘‘nuovo
internazionalismo partecipativo e pluralista’’.
10) E ` tuttavia significativo sottolineare — sotto il profilo storico — come i
riferimenti teorici dell’A. siano autorevoli rappresentanti della Teologia
della Liberazione (Freire) e addirittura del comunismo (come Gramsci).
Si ha l’impressione — insomma — che la democrazia partecipativa sia
una ‘variante strategica’ del comunismo tradizionale che ha — almeno
in parte — deluso le aspettative dei suoi sostenitori.
11) L’A. — come la stragrande maggioranza degli analisti — riconosce nel
movimento del ’68 un importantissimo antesignano della democrazia
partecipativa. In particolare il ‘‘movimento femminista, il sindalismo radicale
di base etc.’’ ne sono un chiaro esempio.
57
15. IL MOVIMENTO CONTRO LE DIGHE IN INDIA *
1. Origini
Sorto alla fine del 1980 (piu` precisamente nel 1989) grazie a Medha Patkar,
fu l’esito della confluenza di tre organizzazioni indiane pre-esistenti: il NGDS, il
KMCS e il NGNS.
2. Organizzazione
A partire dagli attivisti dei villaggi locali e di quelli di citta` , si sono costituiti
due centri in localita` differenti che organizzano consultazioni collettive secondo
la logica della democrazia consensuale. Accanto ad essi, esiste il comitato di coordinamento
formato da intellettuali e attivisti. I finanziamenti prevengono in parte
dagli attivisti di citta` . A partire dagli anni novanta l’NBA ha intrecciato relazioni
strette con il NAPM e il JSM il cui spettro ideologico comprende la sinistra radicale
e i socialdemocratici.
3. Metodi di lotta
1) consultazioni di massa per conseguire maggiore consapevolezza e quindi
maggiore coesione sociale;
2) alleanze transnazionali via internet per aumentare la pressione politica
(p.e. alleandosi con l’IRN e i FE;)
58
* Una lotta analoga per modalita` e` quella condotta al di fuori dell’India. Sia sufficiente pensare
al FRENTE PETENERO, al FRENTE CHIAPANECO, al Movimento Messicano contro le
dighe (MAPDER), al FRENTE NACIONAL GUATEMALTECO, al Copire in Honduras, alla
FECON in Costa Rica, al Gruppo Bajo Lempa in Salvador, alla KUNA e al BEIPO al Panama.
Naturalmente l’insieme di questi movimenti rifiuta radicalmente gli accordi AICA, Ppp e quelle
del CAFTA.
3) marce di lotta;
4) sciopero della fame;
5) denunce legali;
6) campagne mediatiche;
7) disubbidienza civile.
4. Reazione
1) Repressione violenta;
2) arresti;
3) minacce;
4) lauti finanziamenti al governo indiano.
5. Nemici
Se la lotta e` iniziata per impedire la costruzione della diga di Narmada, oramai
la NBA si oppone alla privatizzazione dell’acqua e dell’energia elettrica da
parte delle istituzioni sovranazionali (come la BM, il FMI o l’OMC) e delle corporations.
6. Ideologia
L’NBA puo` definirsi un movimento eco-pacifista con una forte presenza femminile
(a livello di attiviste di base). E ` evidente che — a livello di Comitato di
coordinamento — l’impostazione politica affondi le proprie radici ora nella sinistra
radicale (cioe` nel maoismo) ora nella sinistra riformista. La parola ‘‘glolocal’’
rende molto bene il senso di una lotta che — partendo da problemi locali — li
affronta a partire da ideologie ben connotate.
59
16. IL MOVIMENTO CONTRO LE SWEATSHOPS
1. Origini
Sorto agli inizi degli anni novanta (piu` esattamente nella primavera del 1998)
grazie a gruppi universitari americani (prevalentemente della Duke University) e
alla precedente esperienza maturata nell’UITE, ma soprattutto grazie alla WRC
Fondation 2000 (e della quale fanno parte l’AFL, CIO e la SAS).
2. Strutture
Esiste la Direzione (costituita da un coordinamento nazionale), che viene eletta
annualmente; esistono poi sette rappresentanti regionali e i campus universitari.
Esiste un ufficio permanente a Washington — sorto nel 1999 — con uno
staff di tre persone che svolgono mansioni -autonome ma intrecciate-quali:
1) la prassi di contestazione;
2) il coordinamento del programma di contestazione;
3) la raccolta fondi e la comunicazione. Accanto allo staff esistono commissioni
permanenti che si occupano di problematiche specifiche strettamente
collegata al Prison Moration Project, al National Student Youth Peace
Coalition e al CWA. Tuttavia il legame piu` stretto (dovuto alla consistente
elargizione) e` quello usato con l’AFL-CIO e con l’UITE
3. Ideologia
La SAS puo` definirsi come un movimento sindacal-studentesco di matrice riformista
e anti-militarista.
4. Tecniche di lotta
La prassi contestataria si attua attraverso
60
1) mobilitazioni;
2) picchettaggi;
3) sensibilizzazione della massa operaia;
4) organizzazione di scioperi;
5) denunce legali.
5. Nemici
Tutte le industrie (nazionali e transnazionali) che violano — in modo grave e
reiterato — i diritti dei lavoratori. Le SAS attuano — dunque — una opposizione
alla globalizzazione neo-liberista a partire dal diritto sul lavoro, a partire dunque
da un problema specifico.
61
17. LA LOTTA DI RESISTENZA
NELL’AMAZZONIA ECUADORIANA
1. Premessa
Numerose multinazionali petrolifere (europee e non) hanno sfruttato le risorse
energetiche dell’Amazzonia ecuadoriana — raccomandandosi sovente con
l’FMI, BM, l’OM e il governo USA — incontrando numerose resistenze presso
le comunita` eterodirette sotto il profilo ideologico e organizzativo da organizzazioni
e ong di matrice eco-pacifista.
2. Organizzazione
Le principali multinazionali coinvolte possono essere indicate cosı` di seguito:
Cgc (Argentina), Bri (USA), Repsol-YPF (Spagna ed Argentina), OPC
(USA), CE (canadese), EC (canadese), PetrobrA s (canadese), Petroecuador
(Ecuador), Agip (italiana), China petroleum (cinese), Perenco (francese), Petrocondor
(americana) e Tripetrol holding inc (Ecuador).
3. Metodi di lotta
Le comunita` indigene hanno attuato le seguenti modalita` conflittuali:
1) denunce legali;
2) cortei;
3) pressione — attraverso organizzazioni internazionali — sulle multinazionali,
sulle istituzioni politiche e sulla stampa;
4) campagne di sensibilizzazione;
5) mediazione con le autorita` (locali e non);
6) costituzioni di associazioni a tutela delle comunita` indigene;
7) ricerca di alleanze con sindacati e partiti nazionali e non;
8) blocchi stradali;
9) sciopero;
62
10) lettere di protesta;
11) sequestro — provvisorio — di mezzi e uomini per boicottare;
12) blocco dei pozzi.
In conclusione l’azione diretta si e` attuata ora attraverso l’azione non violenta
ora attraverso la disobbedienza civile. Sul fronte strettamente comunicativo la
guerra psicologica — e` stata utilizzata abbastanza spesso in modo efficiente.
4. Organizzazioni di resistenza
Gran parte di queste organizzazioni si sono fatte sostenitrici di un programma
politico contrario alla globalizzazione (e quindi contrario alle politiche di aggiustamento
strutturale del FMI, dell’OMC e della BM) e favorevoli alla sperimentazione
di forme di democrazia allargata con relativa implementazione delle
municipalita` locali. Le piu` rappresentative sono state: Acion Ecologica, l’Assemblea
generale Sarayatu, Asociation de Centros Indı´genas de Pacayacu, FINAE (e
strettamente legale alla FICSH e alla FIPSE), la Federacio´n Internacionalidades,
CDES, Pachamama, Amazon Watch, Federazione dei popoli Shnar, Friends of
the Earth, CORDAVI, Comitato per i diritti umani di Shushunfindi, Comitato di
difesa del Cuyabeno, FOCAN, Commissione ecunemica dei diritti umani ACIA,
Comite´ Defensa Ambiental, FOBOMADE, CEDIB, Suprana, Cooperativa Rukullakta,
Rincancic, Recoka, Freite de Resistencia a la Actindad petroliera,
UPIT, Frente de Defensa de la Amazonı´a.
5. Reazione delle multinazionali
E `
necessario precisare che le multinazionali hanno promosso associazioni e/o
fondazioni fittizie (fra le quali DAIMI SERVICE, la ONHAE, Fundacio´n Repsol-
YPF, Fundacio´n Nanpaz, FUNEDESIN, Fondazione J. Sacha) che sono
state in grado di ostacolare le associazioni antagoniste e attivare — molto spesso
— una efficace contro informazione promuovendo numerose divisioni all’interno
delle associazioni indigine. In merito alle metodologie di contro-offensiva, qui
di seguito, elenchiamo le tecniche usate dalle multinazionali:
1) compensazione economiche;
2) frode;
3) cospirazione;
4) divisione le comunita` indigene;
5) manipolazione dei referenti delle associazioni;
63
6) disinformazione;
7) repressione militare o attraverso le F.A. locali o attraverso gruppi paramilitari
esistenti o — infine — attraverso la realizzazione di gruppi paramilitari
ad hoc;
8) minacce;
9) colonizzazione soft che si concretizza nella creazione di parchi o riserve
forestali;
10) compromessi e/o accordi con le comunita` indigene;
11) campagne pubblicitarie;
12) esproprio degli abitanti;
13) cooptazione;
14) condizionamento culturale autonomo (diretto da agenzie appartenenti
alle multinazionali) o condizionamento collaborativo (in stretta relazione
con le autorita` politiche e religiose locali);
15) collaborazione con l’intelligence con finalita` o di contro informazione o
di counter-insurency;
6. Conclusione
Al di la` delle metodologie usate dalle multinazionali e` doveroso fare osservare
che un numero tutt’altro che ristretto di associazioni indigene, ong e movimenti
eco-pacifisti ha assunto (e assume) una posizione di assoluta intransigenza nei
confronti della necessita` delle estrazioni petrolifere, di assoluta intransigenza
nei confronti del modello di sviluppo occidentale e—di contro—nella assoluta
fiducia della validita` di modelli alternativi in campo economico e politico.
64
18. ATTIVISMO JAMMING
1. Origine
Il termine jamner e` stato usato da Kalle Lash nel 1991 per connotare una
nuova ‘stirpe’ di attivisti. Lash (ex analista del Dipartimento di Difesa australiano
e celebre documentarista) ha fondato la rivista ‘‘Adbusters’’, la Adibuster
Media Foundation, l’agenzia di comunicazione Powershift e il network Culture
Jamner per conseguire precise finalita` . L’ufficio centrale e` a Vancouver (Canada)
presso l’AMF. Lash ammette esplicitamente di aver trovato il termine in un articolo
del ‘Times’ relativo ad una band di San Francisco che aveva usato proprio
l’espressione ‘Culture Jamming’ in un album per indicare radioamatori americani
che promuovevano una vera e propria campagna di disturbo radiofonico. La
loro eredita` e` stata raccolta dall’A. allo scopo di organizzare raduni di massa contro
il consumismo e quindi contro le implicazioni del capitalismo.
2. Scopi
Le finalita` delle agenzie realizzate da Lash si propongono l’ambizioso progetto
di:
1) rovesciare le attuali strutture di potere allo scopo di modificare profondamente;
2) creare i presupposti di una nuova rivoluzione culturale analoga — per importanza
e portata — a quella per i diritti civili, del femminismo e dell’attivismo
eco-pacifista.
3. Composizione politica
Per ammissione dello stesso Lash i membri della Culture Jamner provengono
dalla sinistra verde, dal fondamentalismo cristiano e dal punk anarchico.
65
4. Organizzazione
La struttura a rete consente la coesistenza dialettica di diverse identita` politiche.
5. Nemici
1) Le corporations che hanno distrutto l’America;
2) i leaders politici al servizio delle corporations;
3) la sub-cultura consumistica che ci condiziona neutralmente;
4) l’omogeneita` culturale americana nel mondo;
5) l’ecocidio delle corporations.
6. Referenti
Al di la` dell’attivismo degli anni Sessanta, Lash riconosce nella disobbedienza
civile, nell’uso delle tecniche non violente e nelle analisi situazioniste i principali
referenti.
7. Metodi di lotta
1) Blocco stradale;
2) smantellamento dei cartelloni pubblicitari;
3) creare contro pubblicita` prendendo la pubblicita` di una corporation perfarne
la parodia modificandone il significato originale;
4) cyber petizioni;
5) sit-in virtuali allo scopo di mandare in tilt un sito Internet;
6) sito di protesta per promuovere una adeguata campagna di contro informazione;
7) azioni dirette di protesta;
8) dopo aver individuato la corporation l’A. consiglia di proseguire per due
anni nella propria protesta;
9) promuovere azioni legali;
10) screditare le corporations (p.e. quelle alimentari come la Midland o la
Cargil);
11) creare media alternativi per contrastare il contratto del flusso di informazioni
determinato dalla T.C.I., dalla Time warner o dal gruppo Murdoch;
12) petizioni.
66
8. Conclusione
Al di la` dell’elogio acritico del ’68 e di Debord, l’A. e` conscio dei precedenti
fallimenti ma ostenta fiducia e ottimismo nonostante il fatto che le metodologie
di lotta da lui indicate non siano altro che una sorta di cybersituazismo abbinato
alle classiche tecniche di Thoreau, King e Gandhi.
67
19. MODALITA` OPERATIVE DELLA CONFLITTUALITA`
NON CONVENZIONALE IN IRAQ E PALESTINA
La maggior parte delle associazioni, delle ONG pacifiste e anti-militariste
presenti in Iraq e in Palestina rifiutano programmaticamente il ricorso sia alla
guerra civile che al terrorismo e accettano l’uso di modalita` operative antagoniste
tipiche della conflittualita` non convenzionale, incoraggiando e organizzando la
resistenza non violenta.
1. Principali soggetti coinvolti
1) Il MAN co-fondato da Muller;
2) il Non violent Peaceforce coordinato da Grant;
3) Urgente per;
4) Centro Gandhi di Pisa;
5) Centro Studi Sereno Reio di Torino;
6) Associaizone Berretti Bianchi;
7) Secours Cathelique diritto da Roy;
8) EAP
Tutte queste organizzazioni hanno agito ora in Iraq ora in Palestina coordinandosi
con analoga associazioni presenti in Palestina e in Iraq.
2. Scopi politici
Sono individuabili due finalita` fondamentali:
1) liberare il popolo palestinese dalla oppressione israeliana;
2) liberare il popolo dalla invasione americana. In entrambi i casi l’unica modalita`
accettata e` la resistenza non violenta (a tale riguardo e` doveroso precisare
che le associazioni europee, USA e palestinesi hanno formulato un
giudizio lusinghiero della Intifada).
68
3. Modalita` operative
1) Negoziazione;
2) attuazione di una capillare e coordinata operazione di contro informazione
rivolta all’opera pubblica;
3) coordinamento di azioni graduate di resistenza non violenta (sit-in, veglie
e marce);
4) attuazione della tecnica della disobbedienza civile (p.e. il boicottaggio, lo
sciopero ristretto e allargato);
5) creare organizzazioni che siano in grado di coordinare l’ANV;
6) realizzare la contro informazione o su supporto cartaceo o su supporto informatico;
7) illustrare l’efficacia dell’ANV attraverso esempi storici e video.
4. Connotazione ideologica
Non e` certo arduo—al di la` della molteplicita` delle organizzazioni—prevale
un minimo comune denominatore caratterizzato dall’:
1) anti-militarismo;
2) anti-americanismo (inteso come opposizione alla politica estera reazionaria
bellicista);
3) dalla opposizione ferma alla politica israeliana;
4) dalla opposizione alle regole della diplomazia tradizionale;
5) e dalla opposizione al terrorismo.
69

Parte Terza

1. IL MONDO LETTO ATTRAVERSO
L’ANALISI DEL WORLD WATCH INSTITUTE
Di particolare interesse sono i cap. VII e IX del Rapporto 2004, poiche´ da
essi emerge in modo chiaro l’ideologia che sorregge l’analisi del celebre istituto.
Renner del cap. VII sottolinea quanto segue:
1) le spese militari sono profondamente dannose perche´ tolgono risorse ai
programmi socio-ambientali;
2) hanno gravi ripercussioni ambientali e portano al saccheggio e alla devastazione
quando si concretizzano in operazioni di guerra e, non meno devastanti,
sono — per l’A. — le armi leggere. Sul Plan Colombia il giudizio
e` di assoluto rifiuto. Indipendentemente dalla valutazione assolutamente
negativa della amminstrazione Bush, l’A. sottolinea la nefasta influenza
della NRA proprio sulla politica americana. Tornando alla spesa militare
oltre che determinare un aumento a spirale della violenza questa andrebbe
strutturalmente ridimensionata per fare posto alla Difesa non violenta.
D’altra parte, la lotta al terrorismo ha consentito proprio l’aumento della
spesa militare e ha intaccato profondamente i diritti umani. Per tale ragione
sarebbe opportuno ‘smilitarizzare’ il concetto di sicurezza.
Gli autori (French, Gardner e Assadurian) nel cap. IX compiono un’analisi
indubbiamente di maggiore respiro. Da parte USA aver dichiarato guerra—scavalcando
l’ONU — e` stato un gravissimo errore.. Secondariamente le politiche
di aggiustamento strutturale dell’FMI e del WTO sono da condannare. Anche
autori come Renner sono a favore di una drastica riduzione degli armamenti.
Tuttavia la parte piu` interessante e` indubbiamente quella relativa alle alternative:
1) gli A. valutano positivamente l’esperienza di gestione politica ed economica
di Porto Alegre (e quindi implicitamente la gestione politica del PT);
2) riconoscono la centralita` delle ONG, della societa` civile, dei Social Forum,
del movimento pacifista del 2003 (in particolare l’UPJ americano), la centralita`
delle nuove tecnologie comunicative (p.e. Internet), valutano positivamente
l’azione dell’OMG Witness (che — detto per inciso — procura
a paesi poveri attrezzature tecnologiche volte a organizzare manifestazioni)
73
delle ONG nell’essere riusciti a detronizzare Estrada, presidente delle Filippine.
Infine propongono:
3) il superamento delle logiche usuali della diplomazia internazionale attraverso
Network globali che siano in grado di partecipare alle decisioni di
politica economica, il rafforzamento dell’azione formativa attraverso le
scuole, i media e le confessioni religiose (che hanno svolto un ruolo rilevante
nel movimento di Gandhi, nelle lotte per i diritti civili e nel movimento
anti-nucleare) e auspicano — da parte di Network, ONG e associazioni
— l’uso di grandi mobilitazioni strategiche affinche´ possano avere
una efficacia maggiore.
74
2. IL MONDO LETTO ATTRAVERSO
L’ANALISI DEL SOCIAL WATCH (RAPPORTO 2004)
Complessivamente il rapporto sottolinea l’urgenza di ridimensionare profondamente
le spese militari a vantaggio di altri settori considerati prioritari. In secondo
luogo, il ruolo dell’ONU e` esente da qualsiasi critica che ne possa inficiare
il ruolo di mediatore internazionale tanto quanto quello delle ONG.
Proprio per questo, emerge con nettezza un vero e proprio manicheismo ideologico
che si evidenzia nella relazione sull’Italia (redatta da organizzazioni che
hanno contribuito in modo significativo al GSF), sulla Palestina (ora Israele e` ritratto
come un paese aggressore e negatore dei diritti umani, valutazioni che agevolmente
possiamo incontrare nella pubblicistica della sinistra radicale), sull’USA
(ora l’amministrazione Bush e` descritta in termini assolutamente negativi), sull’Iraq
(relazione nella quale si condanna l’intervento USA) e infine la relazione sul
Venezuela che — al contrario — esprime una valutazione entusiastica della politica
di Chavez. Tutt’altro che marginale e` poi il ruolo che spetterebbe alle ONG
nel definire i contenuti della politica dell’Unione Europea. D’altronde le risultanze
delle analisi compiute e delle prospettive presentate si cotruiscono a partire
dalla definizione di sicurezza data da Thakut delle Universita` delle Nazioni Unite
ed ancora una volta—sia detto non senza una certa ironia—il ruolo delle ONG
viene enfatizzato a tal punto da ritenere che il loro ruolo sia fondamentale nell’elaborare
strategie ‘‘finalizzate al raggiungimento degli standard di sicurezza umana
e ad una migliore comprensione della concezione della sicurezza umana’’.
Vediamo—ora—di illustrare nel dettaglio le argomentazioni degli autori: in
merito al Brasile l’unica nota positiva consiste nel sottolineare l’importanza delle
ONG in merito alle mobilitazioni a favore del disarmo.
In relazione all’Egitto si osserva quanto segue:
1) le ONG (ancora una volta) dovranno tenere corsi di formazione sulla effettiva
partecipazione popolare all’amministrazione sociale;
2) le ONG dovranno assumere un ruolo di monitoraggio popolare sulla performance
dello Stato;
3) le ONG dovranno farsi promotrici della eliminazione dei tribunali di sicurezza
dello Stato e dovranno liberare i mezzi di informazione dal controllo
del governo.
75
Per quanto concerne la Germania, le fonti interpretative sulla situazione politico-
economica, sono mutuate dalla DGB, dalla DW e da ATTAC, fonti la cui
Parzialita` e` nota. Sia sufficiente rilevare — a tale proposito — le affermazioni
seguenti: ‘‘ATTAC definisce catastrofici gli effetti della riforma fiscale e della riforma
del mercato del lavoro’’; ed ancora: ‘‘le agenzie di soccorso delle chiese
hanno espresso la loro preoccupazione per il fatto che i confini tra cooperazione
allo sviluppo e spesa militare diventano sempre piu` indistinti’’.
In relazione all’Iraq — aldila` della scontata valutazione negativa sulla guerra
— ci pare significativa la tesi secondo la quale ‘‘i militari non dovrebbero impegnarsi
(attraverso p.e. l’OTHA ndr) nell’assistenza umanitaria’’.
Per quanto concerne l’Italia — a parte lo scontato giudizio negativo della politica
berlusconiana — e` degna di nota la affermazione seguente: ‘‘meritano cosı`
di essere sottolineate le iniziative dei girotondi (…), quella dei sindacati’’. Guarda
caso l’analisi della situazione del nostro paese e` compiuta dall’ARCI e dalle
ACLI, associazioni strettamente legate a ben specifiche realta` ideologiche e politiche
del nostro paese.
Sulla questione della Palestina l’aperta partigianeria e` lampante la` dove — a
conclusione dell’analisi—gli estensori della relazione sostengono le reti di ONG
che vorrebbero ostacolare la realizzazione del Muro. Inoltre, osservano che questo
problema e` stato — guarda caso diremmo noi — sollevato dal WSF a Mumbai
nel 2004.
Sul Paraguay uno dei ‘bersagli’ di maggiore peso e` il ruolo delle F.A che hanno
raggiunto una posizione inaccettabile — perche´ inviadiabile — ‘‘nella struttura
del potere’’.
La proposta o l’alternativa e` improntata alla radicalita` : ‘‘le F.A sono assolutamente
sorpassate (…) anche perche´ mettono a rischio la stabilita` politica e ostacolano
lo sviluppo umano’’. Insomma ‘‘sono diventate un ostacolo e persino una
minaccia’’.
Anche nel caso del Peru` si sottolinea come la ‘‘delega del potere alle F.A’’ sia
assolutamente nefasta tanto quanto il rafforzamento del servizio segreto nazionale.
Pur riconoscendo — a malincuore — che tutto cio` ha permesso la eliminazione
di Sendiero luminoso e del MRTA, i relatori non possono fare a meno
di constatare lo sfruttamento elettorale del loro successo.
Per gli USA sia sufficiente sottolineare che tutta la politica della amministrazione
Bush dopo l’11 settembre, viene dai relatori condannata senza appello.
L’analisi del Venezuela e` semplicemente volta ad evidenziare i rilevanti successi
della politica economica (in particolare agricola) del governo Chavez.
76
3. IL MONDO LETTO ATTRAVERSO L’ANALISI
DELL’ASSOCIAZIONE SOCIETA INFORMAZIONE ONLUS
E `
necessario premettere, per una maggiore correttezza dell’informazione,
che:
1) tale ONLUS e` stata possibile grazie alla CGIL, all’ARCI, a LEGAMBIENTE,
ad ANTIGONE, al CNCA e al FORUM AMBIENTALISTA;
2) e, in secondo luogo, che alcuni relatori prevengono notoriamente o dalla
sinistra extraparlamentare degli anni Settanta o dalla lotta armata (come
Bellosi e Segio).
Incominciamo la nostra breve analisi facendo riferimento al Rapporto 2004.
1) In merito ai nuovi movimenti sociali il Rapporto non puo` che esprimere
una valutazione positiva (p. 509) sottolineando in particolare la positivita`
di un ritorno alla partecipazione giovanile.
2) In relazione al ruolo dei CSA vengono citati con favore sia la Rete No Global
che la manifestazione tenuta il 28 febbraio in solidarieta` con Officina
99 (p. 509).
3) Anche le occupazioni scolastiche rappresenterebbero un nuovo protagonistmo
della scuola (p. 510). Non a caso contro la riforma Moratti si cita
con favore una proposta collettiva firmata da associazioni che hanno contribuito
alla capillarizzazione del movimento no-global (e fra queste ATTACC,
ARCI, COBAS scuola, Mani Tese, PAX CHRISTI etc.).
4) Sulla problematica del terrorismo (tema particolarmente caso a Segio e a
Bellosi) si pone l’enfasi sulla criminalizzazione dei CARC di Maj, del sindacalismo
di base e dei CSA. Tale criminalizzazione sarebbe il frutto di un
tentativo di utilizzare l’emergenza terrorismo per ‘‘isolare il vasto movimento
di opposizione alla guerra’’.
5) Sulla problematica della giustizia, i relatori condannano duramente lo spirito
di vendetta nei confronti di Sofri, di Battisti e della Baraldini.
6) Particolarmente significative — per le nostre finalita` — sono i contenuti
delle interviste a don Ciotti e a Anastasia. Le riflessioni del sacerdote (fondatore
del gruppo Abele e di Libera) ruotano ai seguenti assi portanti:
1) fine dell’occupazione irachena;
77
2) fine dell’occupazione della Palestina;
3) piena solidarieta` al movimento pacifista;
4) pieno sostegno al WSF;
5) non esistono guerre giuste poiche´ guerra e umanita` sono termini incompatibili;
6) la mobilitazione della societa` civile e` fondamentale. Veniamo ora ad
Anastasia (presidente di Antigore). Sul problema di Guantanamo l’opinione
e` chiara: il rispetto dei diritti umani e` imprenscindibile. Quanto
alla guerra preventiva continuarla equivale a far perdere all’occidente
la propria identita` . Anche per questo bisogna superare una visione
etnocentrica e relativistica dei diritti umani e negare qualsiasi legittimita`
alla real-politik della guerra al terrorismo.
6) Nella sezione dedicata a ‘‘Guerre, terrorismi globali’’ (p. 657) riassumiamo
sinteticamente le opinioni dei relatori:
1) le operazioni militari armate recentemente sono state fallimentari;
2) la guerra non e` una soluzione accettabile;
3) infine condannano l’uso, da parte del potere politico ,delle F.A senza
mezzi termini;
4) implicitamente accusano gli USA di volere militarizzare il mondo destabilizzandolo
(citano con favore le iniziative della Rete Control Armi);
5) significativo — per le nostre finalita` — il fatto che citino favorevolmente
Naomi Klein;
6) un giudizio di condanna viene formulato nei confronti dell’insensata
guerra in Kossovo e Afghanistan;
7) la politica di Sharon e` giudicata completamente negativa anche perche
´ responsabile della esclation. Gioco forza sottolineare che sia la
Road Map che il Muro sono condannati senza mezzi termini anche
appoggiandosi alle riflessioni di Said uno dei piu` noti intellettuali anti-
israeliani. Per quanto concerne la strategia USA, contro il terrorismo
il giudizio e` netto: e` stata non solo un fallimento totale
(p. 668) ma ha contribuito ad estenderlo. A sostegno di tale opinione,
gli A. riportano per esteso le valutazioni di Benetollo (presidente ARCI),
Di Salvo (segretario CGIL) e di Ciotti che sono di unanime condanna
delle scelte USA in materia di politica estera.
8) Anche le contromisure prese da Putin contro il terrorismo ceceno sono
valutate in modo assolutamente negativo (p. 691) utilizzando le
considerazioni di Sofri e come fonti ‘‘Le Monde Diplomatique’’ e
Peacelink (il piu` importante network pacifista italiano). Ancora piu`
78
significativa la bibliografia (p. 727) dalla quale emerge che il 90% delle
informazioni e` presa dall’‘‘Internazionale’’ e dalla quale mancano in
modo macroscopico fonti diverse (come quelle delle riviste militari
nazionali e non).
9) Dall’intervista a Panzieri (responsabile CGIl per l’Europa) emerge la
volonta` di contrapporre agli USA l’ONU e l’UE anche attraverso il
FSE;
10) anche la Di Salvo condivide questa volonta` di contrapporre (aggiungendovi
anche il Mercosur in linea con quanto dichiarato da Chavez).
Ovviamente (p. 840) l’elogio verso il FS mondiale, di Mumbai non
puo` essere separato dalla difesa del CUT di cui si riconosce il contributo
decisivo.
11) Quanto rilevante sia oramai la capacita` attraverso le organizzazione di
destabilizzare, lo possiamo agevolmente desumere dalle proteste
(2003) organizzate in Bolivia contro la politica emenergetica (superfluo
osservare che gli A. sono favorevoli).
12) Il fallimento del vertice di Cacun viene valutato con gioia dagli A. i
quali — per esteso — riportano le valuazioni di CARTA, di Legambiente
e dell’ARCI.
13) Cosı` come la critica alla logica delle multinazionali e` radicale altrettanto
lo e` l’elogio dell’EZLN;
14) altrettanto elogiativo e` il ritratto fatto dal WSF di Mumbai la ricostruzione
del quale viene affidata a fonti non certo neutrali (fra queste:
Unimondo, il Manifesto, ATTACC, etc.).
15) Pur a denti stretti gli A. devono riconoscere che il governo di Lula ha
dovuto cedere a compromessi numerosi per quanto non si spingano
ad affermare che Lula abbia in gran parte tradito le aspettative del
FS di Porto Alegre. Realisticamente parlando,ci sembra che Lula
sia piu` preoccupato di consolidare la Leadership nell’America Latina,
in un contesto di classica politica di potenza, piuttosto che venire incontro
alla esigenza del MST.
79
4. LA REALTA` INTERNAZIONALE LETTA
ATTRAVERSO LA RIVISTA ‘‘GIANO’’
Non c’e` dubbio che l’impostazione complessiva della pubblicazione sia di natura
antagonista e condivida buona parte di quanto affermato dai precedenti paragrafi.
L’anti-militarismo radicale si coniuga infatti con l’anti-imperialismo USA optando
per una visione della realta` molto simile a quella di riviste come ‘Mosaico
di Pace’ o ‘LatinoAmerica’.
A tale scopo precederemo—seppure sommariamente—a evidenziare alcuni
aspetti specifici della disinformazione.
1. N. 34/2000
A p. 83 del volume viene redatta una Costituente per la pace che rappresenta
una vera e propria pars construens assai simile a quella di Porto Alegre. Quali
sono le proposte degli estensori?
1) Neutralita` dell’Italia e dell’Europea;
2) assoluta illegalita` del nuovo concetto strategico della NATO;
3) mobilitazione per la chiusura delle basi NATO in Italia;
4) gli interventi umanitari delle F.A. contraddicono in modo eclatante i diritti
umani;
5) e` inaccettabile la pretesa di monopolio dei diritti umani da parte della
NATO e dell’occidente in generale;
6) disarmo e smilitarizazione;
7) sospensione della produzione e della vendita di armi;
8) rifiuto dell’esercito professionale;
9) l’istituzione della difesa popolare non violenta o DPN;
10) attuazione di una campagna contro la logica degli embarghi;
11) eliminazione completa del segreto di Stato;
12) attuazione di una democrazia partecipativa che oltrepassi il Consiglio di
Sicurezza dell’ONU.
A conclusione seguono le firme di quelle associazioni che hanno promosso
80
questa costituente, la maggior parte delle quali hanno svolto un modo determinante
nel contesto del dissenso no global in Italia: LOC, Rivista Guerra e Pace,
Commissione Pace, PRC, Cgil, Fondazione B. Russell. Tuttavia la presenza piu`
significativa al livello politico e` quella del PRC con il Forum delle donne, con la
commissione Pace PRC, con il Gruppo Diritto e giustizia della Federazone romana
del PRC.
2. N. 45/2003
Nell’articolo di Peruzzi dedicato al pacifismo (p. 186) l’A. traccia una breve
storia del pacifismo italiano contemporaneo a partire dalla guerra in Iraq.
L’A. si fa portavoce del pacifismo radicale (quello di Fortini e Balducci) e quindi
del movimento no global.
Nell’articolo di Cortesi — oltre alle denunce tradizionali contro gli USA —
l’A. prende posizione a favore della eroica resistenza irachena (p. 115). Anche
Lannutti (p. 67) — dopo aver indicato i tredici gruppi che promuovono la resistenza
in Iraq — afferma che l’attacco diretto contro le truppe di occupazione
sia legittimo.
Infine nell’articolo della Cotone, l’A. si fa portavoce delle esigenze della ONG
‘‘Pengon’’ che si batte contro il muro israeliano definito un muro dell’Apartheid.
3. N. 36/200
Nel primo articolo Moscato difende la continuita` tra Castro e il Che in materia
di politica economica.
Nel secondo articolo Nobile attribuisce alla controrivoluzione USA il fallimento
del movimento sandinista in Nicaragua per quanto non possa negare l’esistenza
di numerose contraddizioni all’interno della politica agraria sandinista.
Nel terzo articolo della Rossi si evidenzia come il Plan Colombia sia una ben
misera giustificazione della militarizazione in Colombia, militarizzazione portata
avanti — p.e. — attraverso i FOL.
La tavola rotonda animata da Cortesi, Accame, Ferrajoli e De Lutiis e` di particolare
interesse. Se nella prima parte gli A. mostrano un cauto ottimismo sulle
alternative perseguibili rispetto al nuovo ordine mondiale (additando nel pacifismo,
nella neutralita` dell’Italia alcune soluzioni concretamente perseguibili), nella
seconda parte gli A. compiono una ricostruzione della storia del nostro paese
partendo dai seguenti presupposti:
81
1) non e` accettabile l’ampliamento della base di Aviano;
2) la riforma dell’Arma e` quanto mai inquietante;
3) la secretazione degli archivi dei servizi segreti non e` accettabile;
4) la presenza delle basi e` una inaccettabile limitazione della sovranita` ;
5) la NATO agisce in modo anti-democratico;
6) l’esercito professionale e` pericoloso per la democrazia;
7) la presenza — nella base NATO di Verona — di un Ufficio di guerra psicologica
e` inquietante;
8) l’attivita` dell’UCSI e` illegale;
9) la limitazione del potere dei comunisti in Italia e` stato — in modo anti-democratico
—attuato con strutture come la Gladio. In conclusione, l’ottica
con la quale gli A. hanno letto la presenza della NATO (fin dal ’49) e dei
servizi, e` assolutamente speculare a quella dell’ex Patto di Varsavia e delle
informazioni attuate dai Partigiani della Pace.
82
5. LA REALTA` INTERNAZIONALE
LETTA ATTRAVERSO L’ARCHIVIO DISARMO*
I presupposti attraverso i quali l’A. — Simoncelli — analizza la realta` internazionale
(quella per inciso dell’America Latina, dell’Asia e dell’Europa dell’Est)
possono essere brevemente riassunti nel seguente modo:
1) il liberismo e` oramai diventato non solo una nuova religione ma e` divenuto
il principale strumento egemonico delle multinazionali (americane
ed europee);
2) la sua pervasiva e capillare presenza nel mondo attuale porta a schiacciare
ogni resistenza della societa` civile (p. 12);
3) la BM e l’FMI sono indubbiamente i principali strumenti politico-economici
attraverso i quali la globalizzazione liberista ha concretato la propria
progettualita` smentendo de facto l’ONU e aumentando il divario tra paesi
poveri e ricchi;
4) particolarmente nefasta si e` rivelata la presenza della globalizzazione liberista
nel Terzo Mondo dove la ‘‘ricchezza in molti di questi paesi’’ (p. 23)
e` divenuta oggetto dell’interesse predatorio delle multinazionali supportate
dalle istituzioni economiche sovranazionali.
5) Concretamente la presenza nel Terzo Mondo ha portato alla nascita di
una nuova forma di colonialismo, quello globalizzato, che come quello
tradizionale afferma la propria volonta` anche attraverso la guerra (e quindi
attraverso ‘‘eserciti regolari e(..) gruppi paramilitari’’ (p. 28) ma soprattutto
attraverso le guerre asimmetriche che alimentano conflitti inter-
statali, conflitti secessionisti e intranazionali (p. 29);
6) come sempre l’insieme di questi conflitti alimenta la spesa militare e costituisce
un ottimo affare per le industrie militari (p. 33);
7) di fronte a questa nuova realta` l’ampliamento della NATO (e quello della
Marina italiana con la costruzione della Cavour ma anche della Garibaldi)
rientra in un progetto piu` ampio che e` quello della globalizzazione
militare che precede parallelamente e quella economica;
8) Francia e UK si stanno dimostrando particolarmente attrezzati a svolgere
83
* Archivio Disarmo, a cura di Simoncelli Maurizio, Le Guerre del silenzio, Ediesse 2005.
azioni di penetrazione economica e politica del Terzo Mondo. Quanto
agli USA questi portano avanti la loro politica tradizionale del ‘Big
Strick’ e del dollaro.
9) A tale proposito il nuovo imperialismo USA ha rafforzato la propria politica
nucleare attraverso la NPR del marzo 2002 aumentando l’instabilita`
internazionale.
10) In questo contesto drammatico la manipolazione dell’informazione e` decisiva
tanto quanto e` necessario contrapporsi ad essa attraverso media alternativi
o publicazioni alternative (quali Nigrizia o le informazioni delle
ONG). Ebbene analizzando—alla luce di questi presupposti—la situazione
messicana (pp. 251-258), l’A. prende chiaramente posizione a favore
dell’EZLN: ‘‘le comunita` continuano a lavorare per la costruzione di
un’alternativa, per l’utopia di un mondo diverso, un mondo che, contenga
tutti i mondi’’ (p. 258) e rileva—unitamente alla organizzazione Mani
Tese — la inammissibilita` della guerra a bassa intensita` codificata dal
‘‘Manuale di guerra irregolare’’ del Ministero della Difesa messicano.
In merito alla situazione in Sri Lanka, l’A. ritiene equipollente sia la
LTTE che il PTA governativo in quanto entrambi hanno portato alla violazione
dei diritti umani. Anche le contromisure attuate dal governo filippino
contro la guerriglia islamista, vengono ritenute estremamente gravi
perche´ portatrici di inaccettabili violazioni dei diritti umani. Analizzando
la situazione in Colombia, l’A. condanna la legittimita` del Plan Colombia
e di tutte le contromisure attuate dal governo per contrastare le FARC.
In particolare, il coinvolgimento USA (p. 267) e` ritenuto assolutamente
nefasto.
84
6. PACE E NON VIOLENZA SECONDO L’IPRI
Allo scopo di comprendere quale sia l’interpretazione dell’IPRI sulla problematica
pacifista, faremo riferimento alle riflessioni del suo segretario Giovanni
Salio, organizzandole in modo tematico per maggior chiarezza e semplicita` .
Politica. La concezione non violenta della politica rifiuta radicalmente l’interpretazione
machiavellica (si veda p.e. Krippenderf)
Violenza. L’A., in buona sostanza, condivide le tre definizione di violenza date
da Galtung, Guiducci e Pontara tutte fra l’altro profondamente simili.
Non violenza. Proprio a partire dalla interpretazione della violenza e` possibile
definire la non violenza. Questa — secondo l’A. — puo` essere negativa o positiva.
La prima e` l’insieme delle modalita` operative non convenzionali che ben conosciamo;
mentre quella positiva — relativa ai fini — e` il risultato di una precisa
concezione antropologica, storica ed economica. Ebbene la non violenza positiva
deve fare riferimento ad un contesto nel quale etica e politica si completano e
non si oppongono come nella concezione tradizionale della politica ma nello
stesso tempo deve acquisire un elevato grado di consapevolezza superando l’acquiscienza
e l’assuefazione. Concretamente l’ODC e` piu` in generale, la disobbedienza
civile esemplificano chiaramente la volonta` di cambiare la prassi.
Democrazia. L’abbinamento di democrazia e non violenza (teorizzato in forma
organica da Capitini) consente di superare radicalmente una concezione puramente
formale della democrazia.
La Difesa non violenta. Sulla scia di Pontara e soprattutto di Drago anche l’A. e`
persuaso che la DPNV sia in grado di modificare proficuamente lo status quo
attenendosi a semplici regole:
1) astenendosi dalla violenza diretta;
2) attuando una vasta gamma di teniche graduate che vanno dalla sensibilizzazione
alla non collaborazione;
3) affermando la propria disponibilita` a trattare;
4) esprimendo la propria consapevolezza nell’accettare qualsiasi sacrificio;
85
5) sapendo costruire alternative;
6) liberando oppressi e oppressori. Se la DPNV fara` sue fino in fondo queste
semplici regole, sara` possibile servirsene per contrastare la difesa armata e
per sostituirla su lungo periodo.
Economia. Partendo dalle fondamentali tesi di Gandhi, la prassi non violenta
deve necessariamente costruire un’alternativa capitalistica seguendo le indicazioni
operative di autori come Naess o E.F. Schnacher che naturalmente rifiutano
radicalmente il capitalismo
86
7. LA FILOSOFIA POLITICA DI PORTO ALEGRE
1. Premessa
Riteniamo, per una piu` esaustiva comprensione della filosofia della politica del
WSF, attuare una rassegna (abbastanza analitica) delle opinioni piu` interessanti
formulate da diverse personalita` raccolte da Mina` in due preziosi volume dell’editore
Sperling & Kupfer: ‘‘Un mondo migliore e` possibile’’ e ‘‘Le idee di Porto Alegre
che stanno cambiando l’America Latina’’. Se volessimo analizzare alcune linee
di forza non sarebbe arduo individuarle nell’anti-americanismo radicale (che procede
di pari passo con l’ostilita` altrettanto netta nei confronti della politica israeliana),
nel rifiuto senza ‘se e senza ma’ del capitalismo e del neo-liberismo, nella
impietosa critica verso la sinistra riformista (accusata di essersi venduta alla logica
del capitalismo), nella assoluta fiducia di potere destabilizzare le oligarchie mondiali
a partire dai Forum, nella assoluta fiducia verso le ONG e la societa` civile,
nella volonta` di costruire una nuova Internazionale o un nuovo Fronte popolare
di portata mondiale a partire dalle istituzioni brasiliane, venezuelane e cubane.
Al di la` di tutto cio` , passando analiticamente in rassegna le riflessioni politiche
degli autori, sembrera` di ritornare indietro nel tempo, di ritornare alla contrapposizione
tra blocchi (ora sostituiti da USA/America Latina) e all’antagonismo
anni Sessanta e Settanta. Infatti a ben guardare — sotto il profilo delle dottrine
politiche — non c’e` nulla di realmente originale, non c’e` nulla cioe` che non
possa essere ricondotto al socialismo tradizionale, al socialismo utopistico, all’anarchia
a ideologie — insomma — sorte in Europa fra Settecento e Ottocento.
Questo e` un aspetto al quale un lettore — storicamente attento e disinibito a livello
ideologico — farebbe bene a prestare la dovuta attenzione.
2. Parte prima
Betto
1) Con il Forum crolla il mito del pensiero unico;
2) l’economia USA trae vantaggio dalla guerra;
87
3) la mobilitazione contro l’AICA da parte della Confernza episcopale e` doverosa;
4) la gran part dei piu` recenti presidenti dell’America Latina non sono altro
che burattini in mano all’FMI;
5) auspica una convergenza di intenti fra associazioni e Chiesa;
6) l’A. sottolinea il ruolo determinante del PT;
7) la politica USA viene equiparata ad una vera e propria dittatura imperialistica;
8) i vari social forum hanno portato un contributo determinante all’estensione
della democrazia.
Lula
1) L’A. conferma il profondo radicamento del PT sia nei sindacati che nella
Chiesa progressista;
2) nel PT d’altra parte c’e` sempre stato un autentico pluralismo;
3) l’A. conferma la volonta` di fare del Brasile una nazione forte e moderata.
Ramonet
1) L’ottica del FMI e` profondamente totalitaria;
2) esiste una vera e propria oligarchia internazionale che deve essere spazzata
via;
3) i politici non sono altro che amministratori del Mondo della Finanza;
4) l’esperienza dell’EZLN delle ONG e` stata decisiva per la nascita di un
nuovo modo di pensare;
5) con Porto Alegre nasce una sorta di societa` unita;
6) riconosce il ruolo di Bourdieu poiche´ avrebbe compreso la possibilita` di
creare una nuova Internazionale;
7) la militarizzazione in America Latina non e` accettabile e costituisce una
vera e propria occupazione;
8) l’attuale amministrazione e` profondamente maccartista.
Genro
1) Determinate — per la nascita del Forum — l’incontro tra associazioni
francesi e il PT brasiliano;
2) e` possibile raggiungere una compattezza di classe nuova e piu` efficace;
3) il Forum deve avere un ruolo preciso nell’opporsi profondamente all’imperialismo
USA;
4) strettissimo e` il nesso tra il modus operandi della mafia e del capitalismo;
5) con il Forum la formula del prestito potra` essere superata.
88
Montalban
1) Scontata esaltazione dell’EZLN e delle ONG;
2) mantenere la trasversalita` della cultura di sinistra e` fondamentale.
Chomsky
1) Con il Forum prendono nuova forma le vecchie aspettative della sinistra;
2) potrebbe rappresentare una vera e propria internazionale;
3) la non violenza spiazza i potenti e li rende incapaci di rispondere adeguatamente;
4) l’A. ribadisce il proprio convincimento anti-israeliano;
5) la guerra al terrorismo costituisce un pretesto per un aumento della repressione
(p.e. in America Latina);
6) l’A. — ripetutamente — insiste sulla immensa pericolosita` della militarizzazione
dello spazio.
Esquivel
1) L’A. pone sullo stesso piano Bush e Bin Laden;
2) non a caso definisce Bush un genocida;
3) l’A. sottolinea la pericolosita` dei piani di militarizzazione argentini con
Menem.
Menchiu`
1) L’A. sottolinea come Kissinger e l’intelligence USA debbano essere processati;
2) il Forum puo` opporsi a tutte le oligarchie;
3) e` indispensabile rafforzare l’ONU.
Mitterand
1) L’A. auspica il fallimento del socialismo e l’affermarsi della logica di Porto
Alegre.
3. Parte seconda
A) Galeano
1) Le potenze imperialiste ci stanno trascinando in una situazione di disperazione;
2) l’industria della guerra alimenta la guerra;
89
3) i nemici bisogna inventarseli proprio allo scopo di alimentare la guerra;
4) le economie capitalistiche portano alla distruzione del pianeta;
5) i forum sono una risposta a tutto cio` ;
6) e` vero che i forum mantengono una struttura flessibile e non gerarchica;
7) l’informazione e` costellata dai grandi mezzi di comunicazione;
8) G. ammette la propria solidarieta` a Cuba.
B) Sulanos
1) L’incontro del Forum e` un’espressione unica per creare le basi per un
nuovo umanesimo;
2) cio` e` stato possibile grazie alle comunita` di base, ai movimenti sociali, al
sindacalismo e ai Sem Terra. La loro presenza e` fondamentale in Brasile
ed e` stata amalgamata dal PT;
3) l’A. si e` fatto portavoce in Argentina di una coalizione ampia che va da
quella marxista a quella cristiana;
4) non manca l’elogio a Chavez;
5) per l’A. Kissinger e` una sorta di criminale;
6) Lula rappresenta una validissima alternativa tanto quanto il Mercosur e`
una valida alternativa alla ALCA.
7) Anche in Argentina bisogna creare le condizioni per una esperienza analoga
a quella del Brasile.
C) Roy
1) Il Forum ci ha permesso di legarci gli uni agli altri;
2) la resistenza all’Impero e` legittima sia in Iraq che in Afghanistan ed e` una
resistenza da appoggiare;
3) i media hanno creato una fabbrica del consenso che manipola l’informazione;
4) la CIA e` uno degli elementi che contribuisce a consolidare il progetto di
globalizzazione.
D) Ali
1) L’Impero per esistere ha bisogno di guerre continue;
2) la guerra in Iraq e` uno sfoggio di potenza imperiale;
3) il mondo attuale e` sottoposto alla colonizzazione neo liberista degli USA;
4) l’A. elogia sia il PC iracheno che il PC indiano;
5) la resistenza in Iraq e` valida e va sostenuta;
6) il bilancio militare USA e` spaventosamente alto;
7) la sinistra europea e` oramai equipollente alla destra europea;
90
8) il Forum e` un evento storico;
9) il PT e` un grande esempio per tutta l’America Latina.
E) Sepulveda
1) Sia il movimento no-global che ATTAC stanno dando un contributo decisivo
al superamento delle vecchie logiche politiche;
2) il modello USA e` un modello imperiale;
3) Bush e` uno dei criminali piu` noti;
4) vogliamo una democrazia assai piu` autentica di quella attuale;
5) a tale scopo l’EZLN costituisce una grande speranza;
6) il neo liberismo in America Latina ha fallito;
7) capitalismo significa rapina e usura.
F) Maidanik
1) Con Porto Alegre abbiamo la possibilita` di riprenderci in mano il nostro
destino;
2) l’A. riconosce l’importanza della influenza del PCI e di Cuba;
3) il Che per l’A. e` una figura mitica e irragiungibile.
G) Pieto
1) L’A. riconosce che Cuba ha avuto un ruolo rilevante con il CTC e con il
Centro Martin Luther King;
2) l’A. sottolinea la lucidita` intellettuale di Chavez;
3) la collaborazione con il Brasile deve aumentare;
4) l’A. parla di un vero e proprio fronte anti-fascista.
H) Boff
1) Sostiene la validita` dell’eco-pacifismo dimostrando di avere una grande
speranza nei progetti del Forum;
2) per Boff il socialismo e` l’unica opzione possibile soprattutto sul piano
umano;
3) il contributo della teologia della liberazione al Forum e` molto importante.
I) Hostart
C’e` un aspetto degno di nota e di considerazione (al di la` del’appoggio scontato
dato al Forum di Porto Alegre) e cioe` la consapevolezza che la qualifica di
catto-comunista e` adeguata. In secondo luogo—per quanto fugace sia l’analogia
con il ’68 — l’A. esprime il timore che il SF finisca in un bluff.
91

Parte Quarta

1. IL MONDO CATTOLICO ITALIANO
E LA GLOBALIZZAZIONE
1. Premessa
Che una parte delle associazioni cattoliche (italiane) abbia contribuito alla
crescita dell’ideologia no-global e` un dato di fatto. Il contributo dato dall’associazione
e` stato stigmatizzato da numerosi intellettuali e/o editorialisti nel modo
seguente:
1) numerosi sacerdoti cattolici si sono mossi per contribuire concretamente
alla contestazione (p.e. contro il G8);
2) il cattolicesimo (unitamente al marxismo) e` una delle principali correnti
di pensiero ed azione che danno forza all’anti-globalizzazione;
3) queste associazioni rischiano di restare vittime di una vasta disinformazione
(analoga a quella del ’68);
4) la dimensione religiosa che e` emersa (p.e. a Genova) e` insieme ingenua e
utopica;
5) l’impegno per il superamento e la soluzione dei numerosi problemi del
Terzo Mondo non passa attraverso un radicale anti-capitalismo e anti-occidentalismo;
6) i cattolici no-global non possono arrogarsi il diritto di monopolizzare il
vangelo attraverso una lettura marxiana;
7) le istituzioni ecclesiali non devono commettere il grave errore di contribuire
a saldare l’antagonismo no-global con la dimensione religiosa;
8) non poche delle manifestazioni celebrate (p.e. quella di Genova) non sono
per nulla compatibili con la religione poiche´ emerge un evidente manichismo
morale, contribuendo a dare sostegno al catto-comunismo;
9) non pochi esponenti dei movimenti non sono abituati a leggere la realta`
della politica;
10) ancora una volta i cattolici (come nel ‘68 in Italia con Capanna e in Francia
con l’arcivescovo Marty) hanno avuto un ruolo rilevante nel proseguire
la lotta;
11) esiste il rischio (si veda p.e. il ‘‘Manifesto delle Associazioni Cattoliche ai
Leaders del ’68’’ del 7 luglio 2000) che i cattolici — come nel ’68 — tor-
95
nino a subire una situazione di sudditanza verso ideologie che sono estranee
alla storia del cristianesimo;
12) le soluzioni proposte — per risolvere le diverse problematiche sollevate
dal G8 — dai cattolici sono drammaticamente speculari a quelle del popolo
di Seattle;
13) da parte di queste associazioni si tralascia di ricordare le nefasta implicazioni
dei regimi comunisti e si finisce per demonizzare il capitalismo. Infine
l’abbinamento con queste ideologie estranee al cristianesimo conduce
numerose associazioni cattoliche a demonizzare la razionalita` tecnicoscientifica
e li conduce ad accettare l’ecologia radicale,che distoglie i cattolici
dal comprendere chiaramente la matrice panteistica—e quindi pagana
— de una parte importante della ecologia attuale.
2. Primo esempio
A mo’ di prova di quanto precedentemente affermato sia sufficiente sottolineare
l’esplicito riconoscimento tributato al mondo religioso da parte di Agnoletto.
L’autorevole esponente del GSF (ed eurodeputato del PRC) sostiene la
presenza ampia e diversificata del mondo religioso all’interno del movimento.
Questa realta` comprende settori ufficiali della Chiesa quali il Card. Tettamanzi,
l’arcivescovo Agostino, la Caritas internazionale (p.e. nella persona di Ferrer),
Don Ciotti, padre Zanotelli, suor Pasini, don Gallo, don Dell’Olio, don Vitaliano
Della Sala, le Acli e in parte l’Agesci.
3. Secondo esempio
Le affermazioni di Don Gallo esemplificano — in modo limpido — quanto
affermato. Secondo il prelato:
1) e` necessario richiamarsi alle grandi utopie intense nella accezione di Galeano;
2) bisogna muoversi su tutti i fronti (dalla giustizia alla scuola);
3) e` necessario moltiplicare le iniziative girotondine;
4) i movimenti hanno fatto emergere l’autenticita` della democrazia e della liberta`
;
5) in particolare i movimenti hanno ridato vita all’idea della democrazia diretta;
6) il ruolo del movimento anti-liberista e` essenziale;
96
7) anche se l’azione non violenta e` la cifra caratterizzante per quanto la disobbedienza
civile non possa essere esclusa a priori;
8) i movimenti devono contribuire a rinnovare i partiti.
97
2. L’ANALISI DELL’ACC
1. Organizzazione
Strutturata sotto forma di coalizione e` sorta nel 2001 allo scopo di coordinare
le proteste durante l’incontro della WB e dell’FMI nel settembre 2001. La sua
organizzazione informale, oltre ad essere presente a Washington DC, ha proprie
sedi a Montreal e nelle Filippine.
2. Contenuti ideologici
L’ACC rifiuta
1) il capitalismo, la proprieta` privata e il neoliberismo;
2) di conseguenza l’anti-imperialismo e` il secondo ostacolo nella affermazione
di una societa` altra. L’unica alternativa possibile e` la costruzione di un
mondo basato sul pluralismo e sull’autonomia di gruppi e individui.
3. Modalita` di lotta
Di fronte all’avanzata del capitalismo e dell’imperialismo, gli A.:
1) incoraggiano lo sviluppo di ogni cittadino che voglia diventare attivista;
2) sostengono che la loro esperienza gli consenta di comprendere la grande
importanza di gruppi tematici la cui autonomia politica deve essere pienamente
rispettata;
3) le tecniche usate non possono che essere varie perche´ procedono dalla disobbedienza
civile all’azione non violenta;
4) concretamente la mobilitazione dell’Acc si e` svolta in funzione anti-imperialista
nel marzo del 2002, nel gennaio 2003 ed in funzione anti-capitalista
a partire dal giugno 2001 a Genova, per giungere — nell’aprile 2002 — a
protestare contro l’IMF.
98
3. L’ANALISI DELL’IGC
1. Origini
Nato nel 1987 allo scopo di coordinare l’attivita` cyberattivista di PeaceNet e
di EcoNew, a partire dal 1988 ha ampliato il proprio raggio di azione fino ad
attuare collegamenti internazionali con GreenNet e soprattutto con l’APC (coalizione
internazionale di reti cyberattiviste fornisce tecnologie in funzione antagonista
in 130 paesi). L’importanza dell’IGC e` tale da aver svolto il ruolo di provider
per l’ONU (nel ’92).
L’alleanza con PeaceNet e con LaborNet, ha consentito all’IGC di operare
trasverlsamente: dalla pace all’ecologia fino al diritto del lavoro.
2. Organizzazione
La sede ufficiale e` a San Francisco e ruota intorno ad un gruppo di sei persone
ognuna delle quali svolge mansioni specifiche. A pieno regime di attivita` lo
staff si amplia fino a comprendere una trentina di collaboratori.
3. Metodo di lotta
Trattandosi di una network informatico di coordinamento e` giocoforza che
l’attivita` si esplichi prevalentemente nel cyberattivismo e nella contro informazione
come quella attuata da Indymedia.
99
4. I COBAS: METODI, SCOPI E ANTI-GLOBALIZZAZIONE
Nella lotta e nella resistenza contro la globalizzazione un ruolo rilevante spetta
ai sindacati. Nel nostro paese certamente questo ruolo e` svolto dai Cub e dai
Cobas. La nostra analisi si soffermera` sui Cobas.
1. Matrice ideologica
Il terreno d’origine e` certamente l’autonomia (d’altronde non a caso Scalzone
nel ’87 invio` dalla Francia una lettera di solidarieta` ai compagni) generalmente
parlando. Nello specifico, la matrice ideologica dei fondatori e dei leaders dei
Cobas e` la seguente:
1) ex-movimento ’77;
2) Lega Comunista Rivoluzionaria;
3) DP;
4) anarchica;
5) sinistra bordighiana;
6) area POTOP;
7) LC;
8) Stella Rossa.
D’altronde, basti pensare al percorso di alcuni leaders come Gigliotti, Maria
Gullotta, e soprattutto Ceccotti per comprendere l’importanza decisiva che ha
svolta la sinistra extraparlamentare nella costituzione dei COBAS.
2. Contesto sociale
Se il terreno d’elezione e` stata la scuola, gradualmente, la politica del dissenso
e dell’antagonismo COBAS si e` rivolta ad altre aeree: trasporti (in particolare i
macchinisti) sanita` e in generale gran parte del settore terziario. Si pensi al COMU,
al COMAD o alla COBAS Alfa di Arese.
100
3. Metodi di lotta
1) Marce di protesta;
2) scioperi;
3) picchettaggi;
4) contro informazione all’interno del contesto lavorativo, attraverso il sito
web e attraverso la loro pubblicistica periodica;
5) raccolta di firme.
4. Area di collaborazione
1) A livello sindacale con i CUB, le Rdb e l’USI;
2) piu` in generale con i CSA e i no-global;
3) a livello internazionale con i CTA e Via campesina.
5. I nemici
1) Contro i sindacati confederali;
2) contro l’art. 19 della Legge 300 del ’70;
3) contro la cultura del profitto;
4) contro i falsi comunismi autoritari;
5) sono a favore dell’anti-imperialismo;
6) sono a favore dell’anti-capitalismo;
7) contro il Partito Unico sul modello leninista;
8) contro la centralizzazione dei mezzi di produzione;
9) contro nuove aristocrazie del potere;
10) accusano la sinistra di essersi venduta al capitalismo;
11) sono contro i partiti conservatori italiani e contro quelli esteri;
12) contro lo Stato gerarchizzato, autoritario e corporativo;
13) ritengono che esista una sostanziale specularita` tra destra e sinistra;
14) sono contrari alla parita` scolastica;
15) l’esistenza del libero mercato non e` altro che un monopolio o un oligopolio
comunitario.
6. Il programma alternativo
1) i Cobas rifiutano di operare divisioni tra attivita` politiche, sindacali e culturali;
101
2) sono a favore della costituzione di un blocco sociale alternativo al potere
imperante;
3) sono per il superamento della forma partito e della forma sindacato;
4) sono a favore del diritto/dovere di un’ampia partecipazione democratica;
5) sono a favore della centralita` della democrazia diretta nel luoghi lavorativi;
6) sono a favore della centralita` della propria professione per conferire dignita`
a se stessi;
7) fanno leva su nuovi soggetti antagonisti presenti nel pubblico e nel privato;
8) realizzano strutture consiliari nei luoghi di lavoro;
9) rifiutano la delega;
10) sono a favore della realizzazione di nuove camere del lavoro sul modello
dei CSA;
11) sono a afavore della diminuzione dell’orario di lavoro;
12) sono a favore del rafforzamento democratico del Welfare State.
7. Organizzazione
Per ammissione dello stesso Bernocchi, i COBAS hanno una struttura federativa
che si articola in:
a) comitati di base;
b) assemblee provinciali;
c) assemblea nazionale;
d) commissione esecutiva nazionale. I finanziamenti sono frutto del contributo
volontario.
8. Reazione delle istituzioni
1) Schedatura politica e intercettazione;
2) Promozione di scissioni (come p.e. la Gilda);
3) tentativo di marginalizzare sui mass-media il ruolo dei COBAS;
4) dura opposizione e boicottaggio da parte dei sindacati confederati;
5) accordi politici con le istituzioni — da parte dei sindacati confederati —
per marginalizzare i COBAS e criminalizzarli.
102
5. ASPETTI DELL’ANTIMILITARISMO SARDO*
L’antagonismo anti-militarista in Sardegna ha trovato modo di esprimersi all’interno
di diverse organizzazioni e/o associazioni. Una delle piu` interessanti e`
indubbiamente il Comitato ‘‘Gettare le basi ’’ sorto a Cagliari nel 1997 contro
la presenza militare NATO e USA sull’isola.
Concretamente il Comitato, attraverso un’azione di contro informazione capillare
rivolta alla societa` civile, mira a creare i presupposti per azione di disubbidienza
civile contro la presenza militare. Infatti se, sotto il profilo della connotazione
ideologica, il Comitato si muove nell’ambito del cattolicesimo del dissenso
e dell’antagonismo radicale, concretamente istiga la societa` civile all’azione
giudiziaria, all’occupazione permanente delle aree off limits, al blocco delle attivita`
militari (come nell’ottobre 2004 quando alcune barche di pescatori ostacolarono
l’esercitazione in corso costringendo il sottosegretario alla Difesa ad intervenire
per promuovere un intervento diretto), alla organizzazione di manifestazioni
sotto il palazzo della Regione Sarda, alla pressione politica (contribuendo
alla elezione dell’attuale Presidente). Sotto il profilo strettamente storico, il dissenso
sardo incomincia a prendere forma con la Comunita` di Sestri fondata negli
anni Settanta dall’ODC Pinna che promuovera` — di lı` a poco tempo — la LOC
sarda. Nel 1984 — a Cagliari — si forma la prima sezione dei BCP. Nel ’91, si
costituisce a Cagliari la sezione dello SCI. L’anno prima—nel ’90—ad opera di
Agata Cabiddu sorge la Casa per la Pace di Ghilarza che—fra l’altro—promuove
annualmente un seminario sulla problematica della non violenza in senso lato.
Nel 1978 sorge la Comunita` di Via Marconi grazie al sacerdote Gerardo Fahert
in stretto contatto con il MST brasiliano e sostenitore dell’EZLN messicano.
Negli anni ’90 (piu` precisamente nel 1986) sorge la Cooperativa Passaparola anche
grazie al decisivo contributo di Enrico Euli attraverso la promozione di training
tematici non violenti rivolti — p.e. — alle scuole elementari (analogamente
a quelli svolti ad esempio dal Centro Studi Severo Regis di Torino) e finalizzati
alla realizzazione di gruppi antagonisti (dal movimento della Pantera, al movimento
pacifista contro la Guerra del Golfo e contro le basi militari). Nel ’99
103
* Quaderni Satyaˆgraha, n. 9/2006).
— sempre grazie al contributo di Euli — nasce la Case di Alex che ha promosso
azioni di protesta nei confronti della fabbrica di bombe DOMUSNOVAS. Infine
e` significativa l’istituzionalizzazione accademica del training non violento con
la cattedra cagliaritana di Metodologie e tecniche del gioco e del lavoro di gruppo.
104
Parte Quinta

1. PREMESSA
Il lettore non deve provare alcuna sorpresa nel trovare trattati — in questo
volume — anche le tematiche pedagogiche. Il connubio pedagogia/ideologia e
quello pedagogia/potere sono stati una sorta di corrente carsica che ha attraversato
tutta la storia della pedagogia occidentale e non. In secondo luogo, i contenuti
ideologici di numerosi orientamenti pedagogici (almeno a partire dal 1600
p.e. con Godwin) sono gli stessi dei movimenti presi in considerazione nelle sezioni
precedenti. In terzo luogo, all’interno di determinati contesti ideologici
(quali p.e. l’anarchia o il socialismo) la pedagogia ha svolto un semplice ma essenziale
ruolo: trasformare l’educando in un oppositore ai sistemi di potere esistenti
e— parallelamente —utilizzare l’istituzione formativa come dispositivo di
cambiamento sociale.
Non a caso, una componente elevata degli attivisti dei movimenti presi in
considerazione, proviene proprio dalla realta` studentesca e guarda caso non pochi
esponenti delle numerose realta` antagoniste chiedono a gran voce che la loro
interpretazione della realta` si affermi proprio all’interno delle istituzioni formative.
Quale migliore esempio di guerra psicologica?
107
2. LA RIFLESSIONE PEDAGOGICA DI PAOLO FREIRE
Individuano per cominciare i referenti politico-culturali della riflessione di
Freire:
1) Hegel;
2) Marx;
3) Fromm;
4) Fanon;
5) Che Guevara;
6) Debray;
7) Mao;
8) Castro;
9) Althusser;
10) Torres;
11) Lukacs.
Il percorso compiuto da Freire si puo` scandire nel modo seguente:
1) negli anni sessanta — in America Latina — il ruolo dell’educazione era
quello di trasformare profondamente le strutture sociali;
2) il metodo dialogico teorizzato dall’A. era non solo contro la classe dominante
ma era finalizzato a promuovere una democrazia radicale;
3) l’appartenenza alla teologia della Liberazione non e` strettamente affermata
per quanto abbia svolto un ruolo molto significativo dell’itinerario di Freire.
Proprio nel contesto strettamente religioso, il Consiglio Mondiale della
Chiesa esercita un’importanza fondamentale;
4) la presenza dell’A. in Africa fu rilevante perche´ lo avvicino` ai movimenti di
liberazione;
5) nei confronti delle istituzioni statali l’atteggiamento dell’A. e` chiaro ed e`
speculare a quello dei no-global: ridurre la centralizzazione dello Stato e
aumentare il peso della societa` civile;
6) l’impatto che il movimento studentesco americano ebbe su Freire fu assolutamente
positivo. ‘‘Il ’68 fu uno scoppio in favore della liberta` ’’;
7) altro elemento rilevante e` certamente la stretta collaborazione con il PT,
108
collaborazione — questa — significativa per i nostri fini poiche´ dimostra
la centralita` di questo partito anche sotto questo profilo, sotto cioe` quello
della programmazione educativa.
In merito al pensiero pedagogico, nel senso stretto del termine, sara` sufficiente
indicare brevemente alcuni tratti salienti:
1) attraverso una nuova forma di pedagogia sara` possibile mettere il popolo
nelle condizioni di essere un soggetto rivoluzionario;
2) grazie ad essa supereremo l’autoritarismo e la propaganda;
3) la pedagogia depositaria deve essere negata alla radice;
4) alla educazione come pratica di domino dobbiamo sostituire la educazione
come pratica rivoluzionaria;
5) proprio nell’ambito della rivoluzione la pedagogia del dialogo e` uno strumento
di grande efficacia:
5.1) la leadership non puo` pensare che con le masse;
5.2.) la logica educativa del dominio precede attraverso la conquista, la
divisione del nemico, la manipolazione e l’innovazione culturale;
5.3) al contrario la leadership rivoluzionaria deve fondarsi a partire da altri
presupposti della pedagogia ;non e’ un caso che l’A. tragga ispirazione
da Torres, da Castro e da Che Guevara. A questo punto il
lettore ci consenta una domanda pleonastica: e` forse un caso che l’Istituto
P. Freire abbia dato un contributo rilevante al Forum di Porto
Alegre?
109
3. LA RIFLESSIONE PEDAGOGICA DI FILIPPO TRASATTI
Autorevole studioso di pedagogia anarchica (insieme a Codello) — membro
dell’Unicobas e collaboratore di Ecole e della Rivista Anarchica A — ha con
estrema chiarezza e lucidita` —compendiato alcuni temi portanti della pedagogia
anarchica nel seguente modo:
1) la pedagogia anarchica critica in modo radicale i paradigmi del potere con
lo scopo di modificare radicalmente la societa` ;
2) la pedagogia anarchica ci rende consapevoli che l’educazione e` sempre
educazione politica;
3) uno dei suoi scopi deve essere quello di portare il soggetto verso l’autoeducazione
(un aspetto questo evidenziato assai bene da Bernardi, Tolstoj e
Dolci);
4) anche l’A. come Freire (seppure in contesti storici assai lontani) ricorda
come la pedagogia anarchica anticipi la rivoluzione creando dentro la comunita`
educativa una sorta di anticamera della rivoluzione;
5) la dignita` e la liberta` dell’individuo sono centrali;
6) il controllo della educazione da parte dello Stato o della Chiesa e` comunque
sempre una forma di dispositivo tanto e` vero che l’obbedienza e il disciplinamento
e` stato ottenuto attraverso la manipolazione del consenso;
7) prendendo atto di cio` e` possibile — secondo l’A. — creare all’interno degli
spazi pedagogici tradizionali ‘‘rapporti quotidiani antagonisti rispetto al
mondo del libero mercato e della competizione neo-liberista’’, oppure
creare spazi alternativi (p.e. il centro di Partinico di Dolci); e` possibile leggere
la cultura come strumento di liberazione (servendosi p.e. del teatro
come strumento di critica dal potere, dell’autogoverno come fece Lane
nel 1918), e come strumento per decodificare l’ABC del potere (seguendo
p.e. Foucault) o e` possibile — seguendo in questo Lapassade — creare
l’autogestione pedagogica in base alle quale l’insegnante e` solo un medium
formativo poiche´ deve lasciare agli allievi la scelta dei metodi e dei programmi
da apprendere.
110
DOCUMENTO: FILIPPO TRASATTI
INTERVISTA RAFFAELE MANTEGAZZA
Pedagogia della resistenza
Intervista di Filippo Trasatti a Raffaele Mantegazza *
Veniamo al centro della tua riflessione teorica piu` recente, da una parte la /pars destruens/
della pedagogia dell’annientamento che ha delineato nel tuo libro /L’odore del
fumo/ e dall’altra la /pars construens/, il progetto della pedagogia della resistenza: come
nasce, quali sono i punti di riferimento teorici?
Sicuramente alle spalle della pedagogia della resistenza c’e` lo straordinario lavoro di
smascheramento operato dagli autori della cosiddetta /scuola di Francoforte/ la cui eredita`
era evidente fin dal titolo, per la verita` un po’ presuntuoso, del mio primo libro: /
Teoria critica della formazione/. L’idea era e rimane quella di applicare le categorie della
teoria critica della societa` , formulate soprattutto da Horkheimer e Adorno, alla scienza
dell’educazione per smascherare i dispositivi della formazione del soggetto integrato e
controllabile. Sı` Foucault, dunque, ma soprattutto Adorno; sı` pensiero francese ma soprattutto
pensiero filosofico /hard/ tedesco; sı` strutturalismo (con juicio) ma soprattutto
marxismo occidentale. L’interesse per la teologia, soprattutto per la teologia ebraica e
per la teologia della liberazione, e` venuto dopo ed e` venuto proprio tramite Adorno e
Benjamin: volevo capire che cosa potesse dire a un laico come me la teologia come pensiero
dell’Oltre, di cio` che sta oltre il qui ed ora, di cio` che trascende la nostra condizione
di sfruttati e sfruttatori, la nostra miseria quotidiana. E stata una scossa salutare scoprire
che la teologia poteva non essere semplicemente uno strumento di giustificazione per
l’oppressione e per lo sfruttamento ma anche e soprattutto uno strumento di denuncia
e di smascheramento, in particolare rispetto alle ideologie che giustificano lo status quo e
che appiattiscono programmaticamente il loro punto di vista sulla non superabilita` dell’esistente;
di qui e` venuto l’interesse per Bloch, di qui la passione sempre crescente per
le teologie non cristiane (islamica, buddista, ecc.), di qui l’afflato utopico che spero si
respiri nelle pagine di /Pedagogia della resistenza/. Il filo conduttore di tutto il mio lavoro
e` stato doppio, lo vedo solamente ora: c’e` sempre stata da un lato la denuncia del
dominio in tutte le sue forme, il tentativo di andare a braccare il potere laddove non ci si
aspettava di vederlo e soprattutto laddove la maschera della bonta` lo copriva e lo rendeva
invisibile (e dove meglio che nell’educazione, campo privilegiato di applicazione
111
* Fonte: Rivista anarchica on line.
di quello che De Andre´ significava con le parole ‘‘non ci sono poteri buoni’’. Ma dall’altro
lato c’e` sempre stato l’afflato utopico che non poteva credere che tutto fosse finito,
che non ci fosse via d’uscita, che il potere o il dominio avessero progettato e realizzato la
perfetta ragnatela inattaccabile che a volte sembra trasparire da certe opere di Foucault.
Insomma, lo studio della societa` completamente amministrata mi faceva sperare che
quel ‘‘completamente’’ fosse in realta` un artificio retorico (se no, perche´ studiarla?) e che
vi fosse la possibilita` di una via d’uscita.
Quali sono le condizioni e le strategie di un’educazione libertaria, per come tu la concepisci?
L’educazione e` una forma di potere. E teoricamente, affermare che l’educazione ha a
che fare con il potere o che essa stessa si costituisce come una pratica di potere non dovrebbe
sconvolgere piu` di tanto chi sia abituato a riflettere su problematiche pedagogiche.
Eppure la dimensione del potere sembra essere la piu` rimossa da parte degli educatori;
essi sembrano sempre sottintendere una loro non-partecipazione nei confronti di un
potere che si situa sempre ‘‘altrove’’: nelle mani di Presidi, Provveditori, Ministri, nelle
pieghe della burocrazia, sulle scrivanie di coloro che vergano i programmi di studio.
Questa sorta di repulsione ad affrontare la questione del ‘‘mio’’ potere, del potere
che e` in me e che e` ‘‘me’’, del potere che transita attraverso le mie pratiche quotidiane,
del potere dell’educazione in quanto tale rende conto, probabilmente, della radicalita`
della questione stessa che proprio dal versante educativo puo` essere letta e studiata in
modo critico e demistificatorio. Questo e` a mio parere il presupposto di ogni educazione
libertaria: porre al centro delle sue teorie e delle sue pratiche la questione del potere e
dello smascheramento del potere.
Anche e soprattutto del potere dell’educatore. Leggere nelle pratiche educative delle
pratiche di potere e, ancor piu` radicalmente, studiare la presenza e la costituzione di un
potere che sia essenzialmente educativo, le cui strutture siano per essenza omologhe a
quelle dell’educazione, significa contribuire allo smascheramento della cosiddetta ‘‘bonta`
’’ originaria dell’educazione. Occorre allora smascherare i tratti di un potere eminentemente
educativo, che e` forse tipico della societa` del cosiddetto ‘‘dopo Auschwitz’’
(perche´ proprio ad Auschwitz ha sostenuto il suo ‘‘battesimo del fuoco’’). Saremo di
fronte allora a un potere che non risiede sempre in un Altrove, un potere che forse
non si ‘‘prende’’ o si ‘‘aliena’’ o si ‘‘trasmette’’ ma si esercita, non solo da parte dei soggetti
ma anche attraverso i soggetti medesimi; un potere di assoggettamento che proprio
in quanto prevede il soggetto come telos della sua applicazione (e non semplicemente
come sostrato su cui applicarsi o dato naturale da pervertire e condizionare) diventa anima
segreta delle pratiche educative; di tutte, ovviamente, anche di quelle che si vogliono
come resistenziali nei confronti delle attuali configurazioni del dominio.
112
4. LA RIFLESSIONE PEDAGOGICO-LIBERTARIA
DI MARCELLO BERNARDI
In un celebre volume ‘‘Educazione e liberta` ’’ l’A. focalizza la propria proposta
educativa a partire dagli aspetti seguenti:
1) l’educazione deve essere una operazione orizzontale;
2) l’educatore non deve governare o gestire il potere;
3) la critica alla tradizione, alla obbedienza (e agli automatismi relazionali)
devono procedere di pari passo alla critica della manipolazione;
4) l’educatore deve aiutare il discente a evolvere verso la liberta` ;
5) l’educatore deve evitare il condizionamento;
6) l’educatore non deve fare adattare il discente alle norme della societa` perche
´ al contrario il suo scopo deve essere quello di liberarsi dai ceppi della
realta` nella quale vive.
Una parte considerevole del volume e` rivolta ad una critica radicale della societa`
e dei suo valori, critica che e` storicamente assimilabile a quella libertaria:
1) la nostra liberta` di opinione e` puramente fittizia;
2) il lavoro e` gestito da istituzioni gerarchiche;
3) il divertimento e` programmato e mercificato;
4) anche per questo e` doveroso non piegarsi alle numerose imposizioni delpotere
e creare i presupposti per una autentica liberta` (che significa saper
condurre se stessi, sapere operare eticamente, sapere vivere senza bisogno
di essere governati), liberta` che spesso si puo` conseguire solo usando la
violenza grazie alla quale lo ‘‘sfruttato si ribella’’. Il ricorso alla violenza
rivoluzionaria — e` condivisibile — tanto quanto la resistenza al sistema,
sistema che attraverso a guerra si perpetua, sistema che si fonda su pseudovalori
quali la religione, l’onore, la Patria, la famiglia.
5) Alla luce di tutto cio` si puo` costruire una scuola aperta nella quale ‘‘la selezione,
le graduatorie’’ non sono accettabili.
Infatti — p.e. — il metodo selettivo serve solo ad integrare l’indice nel sistema
per combattere il quale l’educatore dovra` attuare una logica priva di autoritarismo,
aliena da rimproveri, punizioni, ricatti, logica che si dimostrera` profondamente
contraria a falsi valori quali il profitto, il successo, la competizione o la
113
sudditanza. D’altronde nella scuola tradizionale lo spirito critico, la contestazione
o vengono repressi o piu` semplicemente non vengono ritenuti ammissibili. In
conclusione — e senza peccare di esagerazione — il volume dell’A. puo` anche
essere letto come un breviario della sovversione psicologica chiave di lettura
che l’A. avrebbe sicuramente gradito.
114
5. LA RIFLESSIONE PEDAGOGICA
DI RAFFAELE MANTEGAZZA
Secondo l’autorevole pedagogista una pedagogia innovativa deve fare proprie
le seguenti tesi:
1) smascherare i dispositivi di potere presenti comunque nella pratica educativa
(utilizzando p.e. Foucault o Berheim);
2) prendere in attenta considerazione le riflessioni di Lapassade sull’autogestione
pedagogica;
3) quelle di Illich e Freire per giungere a Dussel il quale — e questo e` un
punto decisivo — oltre che aver manifestato il proprio apprezzamento
per l’EZLN — ha cercato di creare i presupposti per una pedagogia ispirata
alla teologia della Liberazione.
In definitiva a partire da questi autori — e non solo — l’A. propone di costruire
una pedagogia della resistenza, una pedagogia che consenta la ‘‘formazione
dell’individuo in chiave emancipatoria’’ che tragga linfa vitale anche dal movimento
non violento, dalla disobbedienza civile ma soprattutto dal marxismo. Il
recupero della dimensione utopica serve allora a ridare vigore alle riflessioni di
Owen e Fourier, a quelle di Capitini che fara` uso del paradigma della non violenza
in funzione critica verso l’esistenza proprio ponendo l’enfasi sul modo del
docente che dovra` fare comprendere il boicottaggio, l’Odc, l’obiezione fiscale
onde attivare nel discente la capacita` di rottura, di ribellione e contestazione.
La pedagogia alla quale pensa l’A. non potra` che collocarsi all’interno di un contesto
laico, di ispirazione anti-capitalistica per demistificare la formazione di un
soggetto funzionale all’ordine esistente. A tale proposito, il recupero di una sorta
di ‘marxismo libertario’ e` essenziale alla pedagogia della resistenza poiche´ ci consente
di valorizzare criticamente la stagione contestataria del ’68 (al quale l’A. e`
molto legato) alla luce di questi aspetti: l’anti-dogmatismo, il protagonismo giovanile,
l’insistenza sull’autogestione, la feconda contaminazione con l’anarchismo,
in un reale interesse per la cultura popolare, una enfasi corretta sull’utopia
e una proficua contaminazione con la teologia della rivoluzione.
115
6. LA RIFLESSIONE PEDAGOGICA
DI ERNESTO BALDUCCI
Questo argomento fu ampiamente affrontato dall’A. nel volume ‘‘Per una pedagogia
della pace’’ (edito nel 1993) nel quale Balducci ribadı` in forma sistematica
quanto aveva gia` precedentemente affermato. In breve i principi ispiratori
possono essere sintetizzati nel modo seguente:
1) la cultura della pace deve cambiare profondamente l’essere umano attuando
un radicale cambiamento antropologico;
2) se fino a questo momento ha governato la lotta per la vita o l’antagonismo
tutto cio` deve mutare;
3) l’uso della forza e` ancora una conseguenza di un retaggio ancestrale;
4) fino a questo momento l’uomo si e` limitato a razionalizzare la violenza
ma non ha certo contribuito ad eliminarla;
5) la guerra e` l’esempio piu` chiaro di questa razionalizzazione (quanto alla
guerra giusta questa espressione per l’A. era ridicolarmente tragica);
6) l’insegnamento della storia si concretizza proprio in una storia di guerra
ed e` un insegnamento che va profondamente mutato poiche´ , come insegnava
Gandhi, l’insegnamento della storia ‘‘e` un vero e proprio esercizio
di violenza che si attua sulla coscienza’’;
7) questo modo di interpretare il reale ha consentito il culto del vincitore;
8) proprio per questo l’educazione alla pace dovrebbe da un lato metterci
nelle condizioni di individuare i meccanismi della violenza e dall’altra
parte progettare un uomo nuovo;
9) la pedagogia ci dovra` consentire di superare la categoria amico/nemico
come quello di maschio/femmina;
10) dovra` farci comprendere che non solo l’eurocentrismo e` tramontato ma
che la sua diffusione e` oramai devastante.
Infine
11) perche´ cio` si attui e` evidente che il docente deve avere un altissima dose
di ottimismo verso la possibilita` di creare un uomo nuovo come deve essere
spietato nel criticare la cultura del consumismo.
116
7. LA RIFLESSIONE PEDAGOGICA
DI LAMBERTO BORGHI
Prendendo anche spunto dalle riflessioni di Salvemini, l’A. non ebbe mai alcun
timore di esprimere la propria assoluta contrarieta` a quella visione della
scuola come fonte di indottrinamento.
Al contrario vide nella scuola la possibilita` di creare i presupposti per una societa`
futura altra, per stimolare i giovani all’autoformazione e quindi per portarli
sulla via della liberta` . Se cio` verra` realizzato allora la scuola avra` formato cittadini
in grado di autogovernarsi. Per tale ragione l’A. fu un critico severo di qualsiasi
forma di scuola autoritaria intesa come scuola che ‘educa’ i giovani al valore del
governante. Al contrario all’interno di essa dovrebbe prevalere una democrazia
partecipativa assai lontana dalla filosofia educativa di chiese e partiti, una democrazia
reale e percio` orizzontale. Proprio per questa ragione (contrariamente a
quanto affermarono Miglio e Romeo) il movimento studentesco rappresento` la
forza decisiva per attuare un profondo cambiamento contro l’autoritarismo delle
amministrazioni burocratiche, contro il concetto classista della scuola e contro
l’autoritarismo esercitato da presidi e direttori didattici. Un cambiamento volto
a valorizzare l’iniziativa degli studenti, a introdurre nelle istituzioni una reale democrazia,
a introdurre nelle aule universitarie una reale collaborazione tra docenti
e studenti, a realizzare un insegnamento orientato al dissenso e alla contestazione.
I presupposti di una nuova pedagogia (che tenga conto dei cambiamenti sociali)
non possono che essere individuati negli scrittori anarchici e libertari come
Tolstoj, Godwin, Ferrer (con la nascita della scuola moderna), Kropotkin, Reich,
Rogers. Anche il contributo di Capitini fu ritenuto di grande importanza dall’A.
che — fra l’altro — gli riconobbe il merito di ‘‘dire no alla violenza degli Stati,
degli eserciti, delle polizie (…) alle divisioni del mondo in blocchi’’, di aver compreso
la decisiva importanza della creativita` dell’individuo anticipando la MEAD
e di aver posto l’enfasi sulla fondamentale importanza della democrazia partecipativa
all’interno dei COS.
117
8. ASPETTI DELLA PEDAGOGIA ANTI-AUTORITARIA
FRANCESE DEL NOVECENTO*
Secondo Bourdieu la scuola continua a trasmettere i presupposti di una rappresentanza
della realta` di tipo patriarcale (nonostante la secolarizzazione) fondata
sui binomi quali uomo/donna e adulto/bambino e in particolare di tipo gerarchico.
Proprio per questo la nuova pedagogica deve farsi portatrice di una autentica
rivolta. Al contrario, il lavoro pedagogico continua ad essere una vera e propria
sublimazione della costrizione e della violenza poiche´ si concretizza attraverso
l’indottrinamento mentale e l’introiezione morale. Proprio per questo ,la scuola
si limita ad omogeneizzare gli studenti, operazione possibile grazie alla connivenza
del docente il quale — voglia o meno — maschera inevitabilmente i rapporti
di potere che sono alla base del suo lavoro. Nello specifico l’istituzione scolastica
attua una dipendenza allo scopo di conservare lo status quo. Proprio per questo
il docente non e` consapevole di essere null’altro che uno strumento di violenza
simbolica o di essere collegato a interessi di potere e in questo contesto, la scuola
attua un ruolo di mera conservazione, operazione questa portata avanti in modo
conforme ai principi della ideologia dei gruppi dominanti. Dunque che lo voglia
o no il docente compie un’operazione conforme agli interessi oggettivi della classe
dominante.
Servendosi dell’opera di Durkheim, Lapassade sottolinea come la scuola attui
una interiorizzazione dei valori dominanti e dei livelli di stratificazione sociale.
La scuola — in altri termini — e` un dispositivo attraverso il quale i gruppi dominanti
riproducono le loro posizioni di dominio trasformando la scuola in una
istanza di controllo sociale. Al contrario, la scuola auspicata dall’A. dovrebbe essere
protetta da qualsiasi influenza istituzionale attraverso l’autogestione pedagogica
da parte degli allievi che abbracci programmi, metodi e relazioni innovative
tra allievi e docenti. Se sviluppata, l’autogestione puo` diventare una contro-istituzione
in grado di mettere in discussione anche i fondamenti della pedagogia.
Complessivamente il modello alternativo dell’A. consente di creare gruppi
118
* Fonte: Rene´ Lourau, Lo stato incosciente, Eleuthera, 1988 (pp. 213-236).
ispirati alla non direttivita` pedagogica frutto della sua esperienza maturata nel
maggio francese con il Gruppo di Pedagogia istituzionale e con il GREPH, esperienza
che si rifa` esplicitamente a Marx o alla Luxemburg.
Anche Snyders si nuove su un piano analogo della misura in cui afferma che
dalla cultura borghese bisognerebbe eliminare il peccato di classe. Nel farlo l’A.
si rifa` ampiamente al ’68 optando per modelli non direttivi grazie i quali la scuola
puo` continuare ad essere il luogo per eccellenza per promuovere la lotta di classe
e distruggere le disuguaglianze sociali. Di qui la positivita` della scuola nonostante
Illch.
Non diversamente si muove Charot secondo il quale l’educazione tradizionale
riafferma la dominazione sociale, riafferma la integrazione sociale perche´ partecipa
ad un occultamento ideologico e ha come scopo finale quelle di fare coincidere
il fallimento sociale con quello scolastico. Al contrario, la vera pedagogia
dovrebbe permettere all’individuo di realizzarsi pienamente. Anche l’A. come
Snyders ritiene opportuno attuare la lotta di classe all’interno della scuola.
Secondo Lourau-docente all’Universita` di Parigi-Vincennes — l’attuazione
dell’autogestione in ambito pedagogico — l’A.allude alla corrente pedagogica
di cui fece parte nel 1964 e alla istituzione del GPI – deve potersi legittimare storicamente
facendo riferimento alla Comune di Parigi,al movimento autogestionario
cecoslovacco del ’67 e alle esperienze di autogestione colletivistica catalane
del ’36 — allo scopo di proporre un modello di societa` e di educazione radicalmente
diversi rispetto alla realta` esistente. Proprio partendo dalla dimensione
educativa, sara` possibile dissolvere dall’interno l’istituzione statale nonostante
la razionalizzazione avviata dallo stato per riassorbire l’antagonismo.
L’abbinamento di autogestione e collettivizzazione, non potra` che creare un
terreno favorevole alla dissoluzione della forma partito e, in un secondo momento,
dello stato.
Ma affinche´ questo processo di logoramento interno o di lenta dissoluzione
abbia efficacia, sara` necessario affiancare alla guerra psicologica anche modalita`
tradizionali di opposizione quali la lotta rivoluzionaria che non potra` non essere
violenta.
119
9. PACE E EDUCAZIONE DELLA PEDAGOGIA
DEL NOVECENTO
L’osmosi tra determinate istituzioni e le Universita` italiane — attuata attraverso
o specifici corsi di laurea (come quello in Scienze Internazionali) o specifici
masters (come quello in Studi Internazionali Strategico-Militari) e` letta da parte
degli intellettuali pacifisti italiani (come Drago, Deriu, Pontara) e dalle organizzazioni
pacifiste laiche e religiose ,come una progressiva militarizzazione nei confronti
di istituzioni che come quelle universitarie dovrebbero servire alla promozione
del pacifismo e alla sua istituzionalizzazione accademica (gia` — tra l’altro
— in atto). Un dispositivo teorico attraverso il quale — sia nel passato che a
maggior ragione oggi — si e` attuata la educazione alla pace e` la Pedagogia della
pace che ha trovato modo di svilupparsi attraverso il contributo della Montessori,
di Capitini, di Dolci, di Krishamurti per svolgere fino all’eta` contemporanea con
Galtung e Visalberghi. Significativo che proprio il pedagogista italiano Visalberghi
abbia tracciato una ‘mappa’ dei poteri istituzionali che dovrebbero farsi carico
di legittimare ‘‘le problematiche pacifiste, ecologiche e terzomondiste’’
(p. 269). Poteri istituzionali che altro non sono che i presidi, i provveditori, i direttori
didattici e i presidenti degli IRRSAE. D’altra parte, il pedagogista polacco
neo-marxista Suchodolski individuava nella non violenza, teorizzata da Gandhi e
da Capitini, una soluzione adeguata alla efferata violenza del mondo. Anche Catalfano
sottolinea l’efferata crudelta` del mondo affermando — precisazione decisiva
per il nostro lavoro — che l’educazione che si fa nelle caserme e` volta a
istituire ‘‘alle tecniche di distruzione e di morte’’ (p. 260). Per Galtung l’educazione
alla pace deve contribuire a superare la violenza diretta e quella strutturale
progettando un uomo nuovo e dunque una societa` nuova. Sulla stessa linea si
muove Dolci per il quale se pace significa non violenza allora l’educazione alla
pace deve eliminare lo sfruttamento, l’assassino attraverso ‘‘un nuovo lavoro capillare
di costruzione e passione, prima di gruppi-pilota e poi di moltitudini di
nuovi gruppi volontari’’. Trasformare radicalmente se stessi e` imperativo per
Krishnamurti poiche´ questa trasformazione — fra l’altro — consentira` di oltrepassare
una realta` sociale autoritaria, gerarchico e violenta e — in particolare —
attraverso una radicale trasformazione dell’educazione sara` possibile contrastare
l’addestramento militare che ‘‘caratterizza la civilizzazione moderna basata sulla
violenza e che fa la corte alla morte’’. Insomma finche´ avremmo il culto della for-
120
za — e attraverso l’addestramento militare — lo istituzionalizzeremo non ci sara`
posto per un uomo nuovo e un mondo nuovo. Ebbene, proprio l’educazione alla
pace puo` essere lo strumento atto a trasformare profondamente l’uomo e il mondo.
Anche per Fo¨rster la religione — ed in particolare l’ecumenismo — e` in grado
di contrastare lo spietato realismo della storia.
Piu` esattamente: solo un’educazione alla pace in un’ottica cristiana ci potra`
consentire di oltrepassare lo status quo. Analoga fiducia nell’educazione alla pace
mostrera` Wallon per il quale il docente poteva prevenire la guerra e contrastare
l’assurda logica della cold war. In chiave esplicitamente anti-autoritaria e
anti-democratica si muoveva Kallen, per il quale l’educazione alla pace forniva
una via privilegiata alla conquista della liberta` e all’autogoverno. Non lontano
da questo sentiero si mossa Bovet, per il quale l’educazione alla pace implicava
l’educazione religiosa e quella sociale e dunque una visione cosmopolita. Dello
stesso avviso era James che, dichiaratosi apertamente anti-militarista, era persuaso
che l’educazione alla pace fosse in grado di trasformare l’aggressivita` istintuale
dell’uomo in creativita` .
In un’ottica piu` specificatamente etico-religiosa si mosse la Montessori che vedeva
nel bambino il depositario della pace e nel quale le tendenze al possesso, al
potere non esistono ancora per evitare le quali era necessario una sana ricostruzione
psichica e una radicale riforma del sistema educativo.
Conclusione
Ancora una volta la scuola viene letta come un dispositivo essenziale per ricostruire
l’uomo e la societa` in direzioni opposte rispetto a quelle attuali ed, ancora
una volta, l’anti-militarismo, l’avversione al realismo politico e l’illimitata fiducia
degli esseri umani sono presupposti fondamentali per portare a compimento
una efficacia guerra psicologica.
121

Parte Sesta

1. PREMESSA.
IL DISSENSO RELIGIOSO E LA CONFLITTUALITA`
NON CONVENZIONALE
Il dissenso e l’antagonismo religioso nel Novecento si e` concretizzato ora in
figure esemplari ora in associazioni nazionali e internazionali.
Le istituzioni verso le quali il dissenso e l’antagonismo non violento si sono
attuati sono state le istituzioni militari nazionali e internazionali in primo luogo,
determinate scelte statali in materia di politica estera e interna in secondo luogo,
e infine le decisioni economiche volte a rafforzare le scelte in materia di politica
di sicurezza.
125
2. IL DISSENSO CATTOLICO
TRA GLI ANNI QUARANTA E CINQUANTA
Al di la` del Consiglio Mondiale della Pace (e dei Partigiani della Pace) la cui
dipendenza dall’URSS era gia` allora ampiamente nota all’intelligence italiana,
americana e tedesca (in particolare al Gen. Gehelen) — a tale proposito sia sufficiente
riflettere sulle affermazioni di Dunn (del 16 marzo 1948) e delle contromisure
prese da Scelba (la circolare del 28 aprile 1949, i decreti limitativi del ’49)
— in ambito cattolico il Movimento per la Pace (nato nel 1948 grazie a Miglioli,
Alessandrini, Maggi e Montesi) si mosse contro la politica di De Gasperi al quale
oppose un pacifismo intransigente con forti componenti marxiane soprattutto in
relazione alla genesi della guerra letta come una conseguenza caratteristica del
capitalismo imperialista degli USA: ‘‘Per me (Migliolli ndr) il Governo De Gasperi
e` la guerra (…) a vantaggio dell’imperialismo americano (…) Finche´ c’e` una
Russia col potere dei contadini e degli operai il mondo plutocratico non avra` pace’’.
Quanto all’ambito comunista le tecniche di propaganda (la FDIF, la mobilitazione
dell’UDI e della FGCI, il Congresso mondiale degli intellettuali, la diffusione
delle bandiere della pace, le petizioni che si richiamavano all’art. 11 della
Costituzione) bastera` osservare che teniche analoghe furono usate nei confronti
di Reagan, di Bush e dei piu` recenti e controversi conflitti internazionali (Afghanistan,
Kossovo e Iraq).
Di fronte alla guerra atomica don Primo Mazzolari e Igino Giordani espressero
una condanna unitaria — cosı` come si mossero a favore dell’ODC — Mazzolari
sul piano strettamente teorico (a partire gia` dal 1941) mentre Giordani (in
qualita` di parlamentari DC) sul piano della pubblicistica (si pensi all’articolo
‘‘Guerra alla guerra’’ del 9 novembre 1945 edito da ‘‘Il Quodiano’’) e politico
trovando un terreno comune con Calosso attraverso la presentazione di un disegno
di legge nel novembre del 1949 a favore dell’ODC. Non c’e` dubbio — tornando
a Mazzolari—che le sue posizioni ebbero modo di chiarirsi e rafforzarsi a
partire dagli anni ’50 soprattutto attraverso la rivista ‘‘Adesso’’ almeno quanto
quelle di padre Gaggero.
Quanto all’evoluzione delle posizioni di Giordani queste raggiunsero il proprio
apice nel ’50 quando il parlamentare diede la propria adesione al modello
gandhiano e quando il 26 ottobre del ’51 — anche per suo merito — una intesa
126
politica trasversale (intese che avranno in seguito una larghissima fortuna) che
abbracciava liberali, indipendenti di sinistra e indipendenti di destra e naturalmente
socialdemocratici.
Tuttavia la presa di posizione piu` netta (e destinata a lasciare un segno profondo
in tutto il pacifismo italiano) sara` ancora una volta — in ambito cattolico
— quella di Mazzolari con la pubblicazione del breve saggio ‘‘Tu non uccidere’’
in cui esplicitamente le vie della non violenza e dell’ODC erano le uniche alternative
perseguibili per un cristiano autentico.
D’altra parte, nonostante le oscillazioni politiche di ‘‘Adesso’’, non mancheranno
gia` prima del saggio chiave prese disposizioni pacifiste a favore di Garry
Davis. Non desta allora alcuna sorpresa l’appassionata difesa di Dolci (aprile del
1956).
Non c’e` dubbio—insomma—che don Mazzolari (e poi Don Milani e padre
Balducci) incomincio` a erodere spazio al comunismo che fino a quel momento
aveva avuto il monopolio incontrastato della pace. Si pensi alla aperta solidarieta`
manifestata da ‘‘Adesso’’ nei confronti di tutti quei cattolici, che in Francia protestarono
contro la politica in Algeria, nei confronti dei due preti operai malmenati
durante la manifestazione contro il Gen. Righay del ’52. A tale proposito i
riferimenti privilegiati per la cultura francese furono (e non avrebbero non potuto
esserlo) Maritain, Mounier, le riviste ‘‘Testimonianza cristiana’’ e ‘‘Esprit’’.
Un tema tutt’altro che marginale fu quello della spesa degli armamenti (ritenuta
— soprattutto oggi — dai Beati e da Pax Christi inammissibile): ‘‘(…) I miliardi
che vanno nelle spese militari sono tutti ai poveri (15 gennaio 1956). E
estremamente interessante osservare—quasi a margine—come gran parte delle
problematiche di ‘‘Adesso’’ abbiano anticipato in misura considerevole quelle
del pacifismo cattolico degli anni ’70/’80 e ’90.
Alex Zanotelli
Il radicalismo politico del sacerdote e` agevolmente riassumibile poiche´ limpido
e sferzante. Nei confronti — p.e. — della Bossi-Fini espresse fin da subito
(luglio 2002) non il proprio dissenso ma la propria vergogna, la propria vergogna
di appartenere ad una nazione che non ha avuto il coraggio di opporsi ad una
Legge cosı` barbara. Non deve sorprendere una valutazione cosi dura poiche´
l’A. non hai mai nascosto l’esito apocalittico al quale va incontro l’umanita` : la
catastrofe (esito ampiamente condiviso dal primitivismo di Zerzan e dal radicalismo
ecologico). Nei confronti della guerra la parola dell’A. e` sempre stata una:
‘‘essa serve solo a tenere i privilegi dei ricchi’’ (marzo 2003) una variante — insomma
— della interpretazione socialista ed anche anarchica. Dopo l’esperienza
127
in Sudan,avra` modo di esprimere ampiamente la sua visione del mondo sulla rivista
comboniana ‘‘Nigrizia’’ grazie alla denuncia le storture del mondo, alle quali
si puo` porre rimedio attuando una politica terzomondista in polemica con il
commercio di armi che indurra` Spadolini (gennaio 1985) a replicare duramente
definendolo un prete rosso.
128
3. IL SESSANTOTTO E I CATTOLICI
Sara` proprio in questo storico periodo che il dissenso cattolico avra` modo di
esprimersi con modalita` eclatanti. Vediamone — brevemente — alcuni aspetti.
1) In primo luogo gran parte dei leaders della contestazione erano cattolici.
2) I primi due atenei che furono oggetto delle ‘okkupazioni’ furono proprio
due universita` cattoliche: Trento e la Cattolica di Milano.
3) L’utilizzazione politica — ad opera p.e. di Viale — della pedagogia incomincio`
proprio con lo scritto di Don Milani ‘Lettera ad una professoressa’.
4) Don Mazzi — parroco dell’Isoletto — educava i giovani parrocchiani utilizzando
non solo il Vangelo ma anche Dolci, King e Malcom X.
5) Il salesiano Girardi espresse — nel ’66 — la possibilita` di conciliare marxismo
e cristianesimo divenendo ben presto un accanito sostenitore della
teologia della liberazione (e in particolare di Torres).
6) La Valle (poi confluito nei BCP) fu una delle figure piu` significative del
dissenso cattolico pur essendo stato direttore di ‘‘Avvenire’’,
7) L’apice del dissenso fu raggiunto con il Card. Pellegrino di Torino, parrocchia
che costituı` una sorta di rifugio per tutto il dissenso religioso e nella
quale si formulo` un programma organico di collaborazione con il PCI (e
in particolare con la giunta di sinistra di Novelli). Infine il dissenso — all’interno
delle Acli — arrivo` al punto da portare alla creazione da parte di
Labor del MPL una sorta di movimento di raccordo tra cattolici e comunisti
che arrivo` a chiedere (nel ’72) il superamento del capitalismo e la pianificazione
socialista in economia. Intorno a questo movimento si mossero
— seppure con posizioni diverse — Girardi, Balducci e don Franzoni.
Ignorare questa matrice storica renderebbe arduo — sul piano storico —
comprendere l’origine dell’antagonismo cattolico nell’ambito del pacifismo radicale
e nel contesto del movimento no-global.
129
4. L’ANTAGONISMO CATTO-PACIFISTA
SECONDO MASSIMO TEODORI
Facendo riferimento ad un recente saggio di Teodori (‘‘Maledetti americani’’,
2002) lo studioso non ha alcuna remora nell’illustrare — seppur brevemente —
la galassia del dissenso (a destra come a sinistra). In particolare, da p. 46 a p. 51,
illustra alcune autorevoli opinioni di leaders pacifisti sulla problematica della
guerra (ed in particolare quelle relative alla guerra del Golfo).
L’interpretazione data da Giovanni Paolo II (1991) a favore di una integrale
non violenza ha fornito la giustificazione per radicali prese di posizioni da parte
di Martini, di Bettazzi, di mons. Bettori (segretario della CEI), mons. Nogaro,
l’arcivescovo di Lecce Ruppi, per arrivare ai casi piu` estremi come con don Ribaudo
che — in occasione della Guerra del Golfo — organizzo` da Padova una
dozzina di autobus per Perugia-Assisi o a quelli di don Mazzi e don Benzi. Sferzante
e ironico insieme il commento di Teodori: fra di loro dominavano ‘‘un’ingenua
confusione tra etica e politica o una profonda ostilita` verso la civilta` occidentale’’.
Non desta alcuna sorpresa—anche alla luce di quanto precedentemente detto
— che il commento sulle posizioni di ‘‘Nigrizia’’ sia intransigente: ‘‘(…) portava
al parossismo il terrorismo ideologico venato da simpatie islamiche condannando
qualsiasi atto di forza nei confronti di Bin Laden’’. D’altra parte quando i
principi etici — conclude l’A. — assumono connotazioni assolute finiscono per
essere incompatibili con la politica che i si deve misurare sul terreno del possibile,
del relativo e soprattutto della mediazione.
130
5. ALEX ZANOTELLI
Dopo il ritorno dall’ ‘Inferno di Korogocho’, l’A. ebbe modo di manifestare il
suo entusiasmo per i movimenti no-global che avrebbero dovuto trovare uno
sbocco politico senza pero` farsi cooptare o strumentalizzare. D’altronde la mobilitazione
della societa` civile contro la guerra ha dimostrato un salto di qualita` di
enorme portata. Infatti si afferma — e si dovra` affermare — la convinzione che
la guerra e` pura e semplice violenza che determina altra violenza. Un giorno —
forse — l’umanita` si rendera` conto che la guerra deve essere considerata un tabu`
come l’incesto.
A tale proposito, il compito della Chiesa dovra` proprio diventare quello di
essere la coscienza critica della societa` , una critica che dovra` essere intransigente.
Questa esigenza — d’altra parte — nacque gia` nel ’65 presso la scuola commerciale
Comboniana di El Obeid presso la quale aveva costituito un gruppo di discussione,
informale sui problemi del Sud Africa, sulla guerra civile in Sudan etc.
Proprio in Sudan in collaborazione con i Nuba egli si attiro` aspre critiche da parte
del governo sudanese. Il suo radicalismo non verra` meno quando—nel ’78—
prese in mano la direzione di ‘‘Nigrizia’’ indicando chiaramente nel suo programma
la volonta` di opporsi al capitalismo, volonta` antagonista che era comunque
gia` in larga misura presente durante la direzione di Renato Sesana che si era
schierato dalla parte dei movimenti di liberazione in Mozambico, Angola e Zimbawe,
scelta che gli costera` il licenziamento.
Analogo esito avra` la direzione zanatolliana (dietro pressione del cardinale
Tomko) grazie alla quale la cultura cattolica italiana ebbe modo di conoscere
la teologia della liberazione e di conoscere le vie del commercio d’armi (si allude
all’editoriale del 1985 ‘‘Il volto italiano della Fame africana’’). Proprio l’85 costituisce
un anno storico per il pacifismo cattolico, perche´ nel novembre dello stesso
anno vengono gettate le basi dei Beati costruttori di Pace che si faranno—fra
l’altro — portatori del valore profetico della pace promuovendo l’ODC; l’eliminazione
della produzione di armi.
In modo significativo Spadolini fara` osservare (‘‘L’Espresso’’ anno 1986) come
l’obiezione fiscale premessa dai Beati violasse il Concordato e fosse la conseguenza
di un presupposto politico preciso: l’anti-statalismo. Proprio su questa
linea si muovera` l’intervento dell’A. nel 1986 in una trasmissione su RaiDue
131
ove, a chiare lettere, affermera` l’esigenza da parte degli elettori di disertare le urne
di fronte a posizioni che non fossero di pacifismo intransigente (nel giro di
breve tempo — come gia` ricordato — l’A. sara` licenziato).
Una situazione analoga e parallela a quella di Zanotelli sara` il licenziamento
del direttore di ‘‘Missione Oggi’’ che, abbandonato l’abito talare, si candidera`
per DP. In ogni caso – al di la` delle posizioni ufficiali della Chiesa — il vescovo
Bello — presidente di Pax Christi — non gli fece mancare il suo appoggio. D’altronde
non casuale fu la collaborazione feconda con Gesualdi ex allievo di Don
Milani soprattutto nella battaglia contro la Del Monte insieme con Alexander
Langer.
Quanto alle critiche svolte al governo Berlusconi (’94) e al governo Prodi
(’96) queste richiamano alla mente quelle della sinistra radicale.
Ma e` nel ’96 che si creano le condizioni per una concreta e proficua collaborazione
con i no-global (a cominciare da quella con Agnoletto e Casarini).
Per unanime riconoscimento questo movimento deve molto all’A., perche´ fu
soprattuto lui a porre le premesse per la Rete Lilliput, a raccogliere le speranze
dell’A. di fare della societa` civile un soggetto autonomo dai partiti aprendosi ai
sindacati e alla Chiesa. Al loro interno deve ‘governare’ una logica di democrazia
partecipativa. Il bersaglio di questo nuovo protagonismo non potra` che essere la
globalizzazione delle corporations, protagonismo che trovera` modo di rafforzarsi
attraverso Internet e la telematica in generale grazie alla quale possiamo diventare
primi attori nell’informazione e nella azione politica. In stretta collaborazione
con il gruppo Abele e la comunita` di Capodarco viene lanciata l’idea della
Rete e — nel ’97 — l’A. si fara` promotore del tavolo intercampagna allo scopo
di coordinare numerose realta` della societa` civile che troveranno vita solo nel
1999. Quanto alle tecniche di opposizione che dovranno essere usate l’A. si
esprimera` sempre chiaramente a favore della non violenza.
Con la stessa chiarezza si esprimera` a proposito di Genova 2001 evento a proposito
della quale avra` modo di sottolineare quanto determinante sia stato il contributo
cattolico e piu` in generale religioso. Se nel 2001 non aveva potuto esserci
,contribuira` concretamente alla nascita del SF di Firenze nel 2002 ove — fra l’altro
— riconoscera` il proprio debito di riconoscenza verso Mazzolani (oltre che
verso Gandhi, King e don Milani).
Pur non avendo mai abbandonato la polemica contro il commercio di armi,
attraverso ‘‘Nigrizia’’, l’a. cerchera` di fare pressione sul parlamento a proposito
della revisione della 185, revisione che sara` qualificata come una vergogna. Con
altrettanta provocatorieta` — insieme a Landi, Cozzuol, Mucci e Buselli nel settembre
2002 — lancera` l’idea delle bandiere della pace contro la guerra in Iraq.
Naturalmente la sua opposizione e` sempre stata globale ‘‘Non posso accettare
una Europa che continua ad obbedire agli USA e all’Impero del denaro, ne´ pos-
132
so accettare l’esistenza di una NATO’’. Come non cogliere in questa dichiarazione
un’eco — involontario — della contro informazione del comunismo degli anni
cinquanta? Altrettanto netta sara` la sua opposizione all’invio di truppe in Afghanistan
(2001) definita scellerata come decisa sara` il suo ‘pressing’ sui partiti
per impedire l’ingresso dell’Italia in guerra.
Proprio in questo contesto l’azione non violenta, il boicottaggio, il commercio
equo, l’odc e l’obiezione fiscale sono strumenti leciti da usare per contestare la
realta` attuale quella realta` che consente all’OMC, al WTC e all’FMI di governare
il mondo, una realta` che gia` ora possiamo contribuire a modificare donde—p.e.
—la nostra fiducia alle banche etiche (fondate come e` noto dall’AGESCI e dalle
ACLI).
133
6. DON MILANI
Nel nostro contesto — e piu` in generale nel contesto del pacifismo cattolico
— la riflessione e l’azione di Don Milano sono determinanti. E l’opera che desta
il nostro interesse non puo` che essere ‘‘L’obbedienza non e` piu` una virtu` ’’. Vediamo
di sintetizzarlo brevemente:
1) le armi accettabili sono lo sciopero e il voto. Quanto a quelle propriamente
dette non sono altro che ‘‘orribili macchine’’;
2) l’espressione patria quando non e` che priva di significato e` solo una ‘‘scusa’’
per evitare di pensare;
3) l’A. invita implicitamente gli studenti alla diserzione;
4) il concetto di patria e` destinato a scomparire;
5) l’A. difende una sorta di socialismo democratico;
6) pur mettendo in discussione il concetto stesso di guerra giusta difende
quella partigiana;
7) l’opera e il pensiero di Gandhi dovrebbero essere un modello (soprattutto
per i sacerdoti);
8) l’art. 11 della Costituzione parla chiaro sul piano della guerra;
9) esprimere solidarieta` verso i giovani che fanno odc costituisce una sorta
di dovere civico oltre che la conseguenza di una precisa scelta di vita;
10) proprio perche´ docente l’A. ritiene opportuno non inculcare l’obbedienza
ma la capacita` di criticare le leggi ingiuste e mobilitarsi per cambiarle;
11) le F.A. non sono altro che lo strumento repressivo e violento delle classi
dominanti;
12) sacrificarsi per la patria o per gli interessi della classe dominante e` insieme
sciocco e criminale. Al contrario, l’unico sacrifico accettabile e` per
Dio o per i diseredati;
13) come quello di patria anche quello di nazione e` destinato ad essere superato;
14) venendo alla storia recente del nostro paese, tutti quegli ufficiali che si
misero al servizio della repressione in Etiopia dovrebbero essere equiparati
a veri e propri criminali di guerra. E che dire a proposito di Hiroshima
e Nagasaki?
134
15) Nel momento in cui un giovane impara l’obbedienza verso scelte politiche
come quelle che hanno portato alla guerra o all’uso dell’atomica, la
liberta` viene annullata;
16) proprio per questo l’A. sottolinea l’importanza di insegnare la non violenza
ai giovani e auspica che la Chiesa si faccia portavoce di essa;
17) l’A. ricorda come alcuni documenti recenti della Chiesa abbiano considerato
indecorosa la professione militare;
18) d’altronde lo stesso A. non mostra mai alcun rispetto verso le istituzioni
militari italiane ne´ verso la figura del cappellano militare. Nonostante
quanto detto, Don Milano non mostro` mai alcun desiderio di rovesciare
il sistema ne´ formulo` mai un progetto di societa` alternativa. Anche in relazione
all’ODC la sua posizione concreta fu all’insegna dell’ambiguita`
poiche´ non solo non indusse nessuno dei suoi allievi all’ODC ma convinse
Francuccio a svolgere il servizio militare soprattutto per due ragioni:
a) in primo luogo perche´ obbedire o fare il saluto erano atti moralmente
privi di significato;
b) e in secondo luogo perche´ svolgerlo avrebbe permesso di conoscere
dall’interno la struttura alienante dell’istituzione militare per poi combatterla
meglio sul piano ideologico.
135
7. PACIFISMO E NO-GLOBAL DELLA INTERPRETAZIONE
DEI BEATI COSTRUTTORI DI PACE *
Illustreremo — seppure brevemente — la riflessione dei Beati su due problematiche
portanti del loro pensiero: la pace e i movimenti sociali.
Incominciamo con la riflessione sulla pace: nell’articolo del Luglio 2002 La
Valle formula osservazioni importanti per il nostro studio:
1) le usuali tecniche non violente non sono piu` sufficienti poiche´ e` necessario
che l’approccio alla non violenza cambi parallelamente al cambiamento e
all’evoluzione della guerra;
2) per questa ragione il movimento della pace deve acquisire una dimensione
politica;
3) non c’e` certo penuria di studi sulla guerra poiche´ basta menzionare Galtung
e il Centro Studi Gandhi di Pisa per rendersi conto dell’ottimo lavoro
prodotto in questa direzione;
4) ribadita l’ostilita` dell’A. a Bush e a Sharon, La Valle sottolinea che la guerra
globale in corso non fa altro che creare una antropologia ‘‘della divisione
e della esclusione’’;
5) proprio contro tutto cio` bisogna che il movimento per la pace crei nuove
forme di unita` che si batta contro cio` ‘‘che divide, che discrimina’’ come
p.e. fare CPC contro l’immaginazione;
6) una sorta insomma di ODC globalizzata che si appoggia a tutto cio` che
divide.
Nell’articolo della Balardini (settembre 2002) si sottolinea l’importanza della
136
* Le organizzazione cattoliche come i Beati hanno costituito un network informale con le seguenti
associazioni (laiche e cattoliche):
1) Nigrizia; 2) AIFO; 3) Rete Radio Resch; 4) Pax Christi; 5) Associazione Botteghe Mondo;
6) CTM; 7) Per un commercio equo e solidale; 8) CNMS; 9) Chiama L’Africa; 10) Campagna
per la Riforma della Banca Mondiale; 11) M.A.I.; 12) Sdebitarsi; 13) IRED; 14) Mani Tese;
15) CO.CO.RZ CO; 16) Ass. Papa Giovanni XXIII; 17) CARTA; 18) CARITAS; 19) MSF Italia;
20) Marea; 21) Teatro dell’oppresso; 22) Peaelink; 23) Unimondo; 24) Arci; 25) Altra economia;
26) CIPSI; 27) Missioni Oggi; 28) Acli; 29) ITLA; 30) Tavola per la Pace; 31) Gruppo
Abele.
non violenza nella Societa` Civile di Bukavu. Lo studio dell’A. ha consentito di
individuare alcuni aspetti rilevanti:
1) La Societa` Civile e` un movimento eterogeneo nel quale convergono associazioni
per lo sviluppo, per i diritti umani e diverse confessioni religiose.
Un insieme di queste associazioni elegge dieci rappresentanti che costituiscono
una sorta di coordinamento;
2) lo scopo della SC e` sempre stato quello di promuovere la pace e la democrazia
adottando metodi non violenti;
3) la struttura del coordinamento evita qualsiasi irrigidimento gerarchico poiche
´ opta per una ‘struttura a network’ allo scopo di:
a) coinvolgere numerosi attori;
b) mobilitarsi piu` velocemente e
c) rendere l’offensiva avversaria ardua. Da questa esperienza, da questo
studio, l’A. trae una importante lezione: cercare di diventare parte di
questa rete allo scopo di ampliarla.
L’articolo — intervista della Borgata a Papisca (aprile 2003) — e` certamente
significativo soprattutto per la radicalita` delle tesi sostenute:
1) Papisca insieme all’A. dell’articolo — sottolinea l’assoluta illegittimita` della
guerra preventiva;
2) sottolinea altresı` la necessita` di evitare qualsiasi propaganda a favore della
guerra;
3) onde ostacolare l’adesione dell’Italia alla guerra, Papisca propone la costituzione
di una rete informale che unisca comuni e province per promuovere
iniziative di pace;
4) per Papisca l’adesione a questa guerra e` assolutamente incompatibile con
la fede cristiana;
5) la scuola puo` contribuire alla sensibilizzazione sulle problematiche della
pace e dei diritti umani.
Anche sull’Europa la riflessione dei Beati e` radicalmente chiara. In particolare
l’articolo di Lodoisi (aprile 2003) e` emblematico. La nascita di consorzi industriali,
nel settore della difesa in Europa, ha contribuito ad allontanare la costruzione
di un’altra Europa.
In secondo luogo, le suddette concentrazioni stanno logorando il potere di
controllo degli Stati in modo vistoso e stanno portando a termine la realizzazione
di un polo concorrenziale con quello USA. Questa possibilita` va denunciata senza
mezzi termini. In terzo luogo, i finanziamenti al settore difesa portano ad una
progressiva sottrazione di risorse ai servizi sociali. Insomma l’Europa auspicata
dai Beati e` completamente opposta a quella che si sta formando.
137
Di grande rilievo e` l’intervista a don Bizzotto (aprile 2003) con la quale affrontiamo
la riflessione dei BCP sul movimento no-global. Oltre ad esprimere la propria
assoluta condivisione sull’uso delle bandiere della pace, don Bizzotto sottolinea
la crescita notevole del movimento pacifista a livello mondiale. In secondo
luogo, la mobilizzazione contro la guerra in Iraq, ha permesso di fare capire chiaramente
che l’opinione pubblica si muove oramai contro il concetto stesso di
guerra; in terzo luogo Bizzotto difende le manifestazioni di disobbedienza civile
relative al blocco dei treni nel triveneto (per bloccare il trasporto del materiale
bellico)e difende lo sciopero della fame. Per il sacerdote e` positivo che tali tecniche
siano state adottate anche da gente appartenente semplicemente alla societa`
civile e non solo alla realta` dei disubbidienti. In quarto luogo, una vasta campagna
di contro informazione contro la guerra e` assolutamente necessaria, come
e` necessario un’apertura di credito verso i disubbidienti. Non sono tuttavia mancate
difficolta` nell’affermazione della opposizione alla guerra in Iraq dovute alla
informazione unilaterale dei mass-media.
Sul fronte politico la mancanza di un coerente progetto ha indotto le opposizione
ad atteggiamenti poco unitari al contrario di quelle del movimento che si
e` globalizzato.
Ecco perche´ bisogna attaccare alle radici non solo l’industria militare ma contestare
la globalizzazione a partire della periferia del mondo. Ma tutte queste iniziative
dovranno concretizzarsi a partire da una struttura a rete (sotto questo
profilo i SF sono indubbiamente una grande risorsa). Proprio riflettendo sul
nuovo movimento, il contributo di Porto Alegre e` giudicato importante (p.e. nell’articolo
della Clark, aprile ’03), poiche´ incontri come questi dimostrano la efficacia
di un’altra globalizzazione: quella della solidarieta` e del rispetto dei diritti.
Anche il contributo del SF europeo e` giudicato determinante dalla Clark (dicembre
2002) poiche´ questo forum ha — fra l’altro — contribuito a consolidare la
propria radicalita` in termini solidali, ha aperto la possibilita` di creare una nuova
societa` globale, ha dimostrato la possibilita` da parte della societa` civile di potersi
riappropriare delle istituzioni. E difficile non osservare — ci si consenta questa
nota ironica — l’ottimistmo dell’A., ottimismo privo di una reale percezione della
dinamica del potere a livello globale. D’altronde, una delle iniziative di cui i
BCP vanno particolarmente fieri, e` stata quella contro la base di Aviano davanti
alla quale sono state montate due tende per la Pace allo scopo di fare contro informazione
e di raccogliere firme.
138
8. PAX CHRISTI:
ORGANIZZAZIONE, PACIFISMO E NO-GLOBAL
1. Organizzazione
Desta — ancora oggi — una certa sorpresa constatare che al vertice di una
organizzazione internazionale la cui sede centrale e` in Belgio organizzazione
che veicola contenuti profondamente radicali in relazione al tema della pace, della
NATO e del nuovo ordine internazionale — ci sia un alto prelato della Chiesa
cattolica (Mons. Valentinetti). Altrettanto significativa l’esistenza dei cosiddetti
Punti Pace veri e propri ‘snodi lillipuzziani’ presenti in modo capillare sul nostro
territorio. Estremamente interessanti sono per le riflessioni della Scalori e di Don
Pietro Sacco.
Secondo la Scalori la visibilita` dell’organizzazione e` aumentata mentre don
Sacco osserva la presenza di PC a numerosi livelli. Per aumentare la presenza
sarebbe opportuno creare una associazione giovanile. A livello di statuto — precisato
che si tratta di una ONLUS—l’associazione PC e` in costante collegamento
con il magistero della Chiesa poiche´ con il suo contributo approfondisce l’ideale
cristiano della pace giungendo al rifiuto assoluto della guerra e del suo apparato,
all’uso della non violenza e all’uso della contro informazione (anche
all’interno delle scuole). A livello internazionale,i PC sono diffusi nelle seguenti
nazioni: Australia, Austria, UK, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo,
Norvegia, Nuova Zelanda, Filippine, Portogallo, Porto Rico, Slovacchia,
Svizzera, USA, Repubblica Ceca, Polonia, Congo, Haiti, mentre a livello di
affiliazione e` legata al CPT brasiliano, al HRSS e al DRTC indiano, alla JPCI
thailandese, al BRCPJ del Bangladesh, al CPNHR croato, all’AEI di Betlemme
e all’NP di San Pietroburgo in Russia. Quanto radicata sia la presenza dei vertici
vaticani all’interno di PA lo possiamo anche desumere dal fatto che il presidente
di PC International e` Mons. Sabbah il patriarca latino di Gerusalemme. Fra le
finalita` che si propone vi e` quella di creare una teologia della pace, di sviluppare
la ‘‘Pacem in Terris’’, di portare il proprio messaggio nelle periferie del mondo,
di denunciare pubblicamente ogni atteggiamento politico contrario alla politica
della pace, di promuovere una smilitarizzazione culturale ,di esprimere la propria
contrarieta` alle parate militari, alla pubblicita` tesa a convincere i giovani delle
opportunita` positive che offrono le FA e infine all’omaggio all’Altare della Pa-
139
tria. Parallelamente denuncia il neoliberismo come fonte di ingiustizia e di disuguaglianza.
E `
evidente che questo sentiero e` stato tracciato sia da Mons. Bettazzi
che da don Tonino Bello (a partire dal 1985). Come poter dimenticare le sue intransigenti
prese di posizione contro la guerra del Golfo, del Kossovo, contro il
trasferimento degli F-16 nella base di Gioia del Colle, contro la paventata possibilita`
di costruire nel Murgia barese un poligono o la intensa campagna contro
le industire militari /che porto` all’approvazione della Legge 185?. Proprio come
Balducci, anche don Bello comprese che il movimento della pace e` come una
galassia che occupa la zona intermedia tra l’opinione pubblica e la struttura di
partito, un mondo fluido. Ma accanto ad esso la preghiera e la elaborazione
di una teologia della pace sono momenti altrettanto fondamentali— tanto quanto
sottolinea Don Bello — l’ecumenismo culturale della pace nelle scuole, l’approfondimento
delle metodologie non violente, l’enfasi sulla dimensione ecologica
e sull’ODC.
2. Principali iniziative
Quali sono le principali iniziative affrontate da PC?
In relazione all’Europa (giugno 2004) PC ha chiesto esplicitamente una Europa
costruita su principi della non violenza, che la Costituzione europea approvi
un articolo analogo all’art. 11 della costituzione italiana, che venga valorizzata la
diplomazia dal basso, che venga creata una opposita agenzia europea per la Pace,
che venga promossa l’educazione alla pace in tutti i paesi europei, che venga
creato un corpo di polizia internazionale che operi sotto il controllo dell’ONU,
e che vengano valorizzati gli Stati neutrali.
In merito alle armi nucleari la proposta piu` coerente e` quella del disarmo nucleare
totale fatto proprio dal NCC e rivolto soprattutto contro le mini nukes
proposte dall’amministrazione Bush, appello rivolto anche da Mons. Tomas osservatore
del Vaticano all’ONU.
In relazione alle banche disarmate PC insieme a Missione Oggi, a Nigrizia, alla
Rete Lilliput e ai BCP ha promosso campagne volte a far prendere coscienza ai
cittadini di come le banche svolgano un ruolo determinante nel sostegno all’industria
militare. A tale proposito, il comune di Fiorano si e` distinto per aver fatto
proprie queste preoccupazioni.
Per quanto concerne il disarmo, la esportazione delle armi sottrae fondi per
ridurre la mortalita` e per eliminare l’analfabetismo in Africa, Asia, Medio Oriente
e America Latina. A tale scopo PC si e` avvalsa non solo della collaborazione
del padre colombiano Albanese ma soprattutto dell’IRES Oscana, dell’Archivio
Disarmo e ha contribuito a creare una rete — denominata Rete italiana per il
140
Disarmo— insieme a: Libera, Emergency, AI, Campagna italiana Mine, Campagna
Banche armate, Comunita` papa Giovanni XXIII, della FIM-Cisl, dei BCP,
della Rete Lilliput, della ACNV, di Sbilancianoci, ATTAC, Coordinamento comasco
per la Pace, FIOM-Cgil, Gruppo Abele, ICS-MIR, Movimento non violento,
Peace Link, Rete Radio Raddish e un Ponte per… . In questo contesto si
inserisce l’appello (2 luglio 20063) di Migliore — osservatore permanente del
Vaticano presso l’ONU — un appello tuttavia assai calibrato e dagli accenti tutt’altro
che rivoluzionari.
Sul piano del finanziamento del 51000, PC ha espresso chiaramente l’auspicio
che questa quota venga destinata alla propria organizzazione.
Sul piano della campagna OSM-DPN anche PC ha dato il suo contributo insieme
all’Ass.per la Pace, al BCP, ai Berretti bianchi, alla Loc, alla LDU, ed al
Movimento dell’ARCA contribuendo a creare una rete distributiva sul territorio
nazionale (dalla Lombardia al Lazio).
Nata nel 1981 — in occasione della manifestazione contro Comiso — PC entrera`
della Guerra del Golfo e le iniziative della Campagna OSM ebbero modo
di esercitare un’adeguata pressione per istituzionalizzare la DPN a partire dal
1994. Tuttavia i due maggiori successi sono stati l’istituzione dei Berretti Bianchi
e l’approvazione della Legge 64 nel 2001.
Sotto il profilo formativo le iniziative di PC portano dalle scuole medie e hanno
coinvolto ben 12 istituti scolastici di Firenze (ivi compresa l’Universita` ) per
toccare anche l’Universita` di Pisa, la Caritas, e l’AC.
Sul piano della collaborazione interessante e` la collaborazione con i GAN e
quindi con la Rete Lilliput, con la Tavola della Pace PC ha redatto un documento
(maggio 2004) radicalmente anti-Bush e anti-Berlusconi nel quale si invitano i
cittadini a protestare per la presenza di Bush esponendo la bandiera della pace,
promuovendo incontri, fiaccolate e a votare — nelle lezioni europee ed amministrative
— solo quegli esponenti politicamente sensibile alle problematiche della
pace.
A proposito dell’intervento in Afghanistan, dopo aver illustrato nel dettaglio
l’organizzazione delle forze alleate (a p. 57), i relatori con sconcerto (sic!) scoprono
che il comando reale dell’ISAF dipende dagli USA e non dalla NATO.
Passiamo ora ad illustrare alcuni interventi tratti dalla sinistra di PC, Mosaico
di Pace, concentrando la nostra attenzione solo su alcuni temi di politica interna
ed estera particolarmente significativi per le nostre finalita` .
141
9. PRINCIPALI TEMATICHE
TRATTE DA ‘‘MOSAICO DI PACE’’
Costituzione. Zanotelli definisce la costituzione del ’48 un vero e proprio miracolo
e le modifiche apportate sono inacettabili poiche´ p.e. quelle relative al Primo
Ministro reintroducono de facto pretese assoluti e discrezionali non molto
lontani dal fascismo.
Denuclearizzare. Dopo aver chiaramente giudicato le modifiche apportate alla
NATO non ammissibili, Zanatelli — usando le parole di Mons. Hunthausen —
definisce le armi atomiche un peccato e invita la Chiesa cattolica ufficiale a fare
lo stesso.
Informazione. L’A. — Tarquini — auspica una informazione critica, attenta alle
esigenza della societa` civile e attenta alla problematica del pacifismo. L’informazione
alternativa a quella manipolativa avrebbe la sua origine concretamente
nel rafforzamento dei media indipendenti — come proposto da Cavalli —, rafforzamento
che deve coinvolgere alcuni rappresentanti dell’USgRAI e della
FNSI allo scopo di condizionare dall’interno il CdA delle RAI inserendo un rappresentante
delle ong.
Basi NATO. Ferrario concentra la propria attenzione sulla base Ugo Marra e
osserva—con amarezza—la progressiva militarizazione delle coscienza a favore
dell’intervento (come il coinvolgimento delle TV, dei sindaci e degli assessori dei
Comeni) assopimento delle coscienze inacettabile.
USA e non violenza. Come non difendere quelle suore americane che hanno
compiuto atti di disubbedienza civile contro Fort Bennig (l’a. fa riferimento alle
suore Mattingly e ad altre cinque) in collaborazione con l’Osservatorio SOA?
NATO e Corea del Sud. Il previsto trasferimento della base delle USAF presso
Pyeong-Tack ha indotto il governo coreano a sfruttare 1.300 abitanti. Gli abitanti
coordinati dal sacerdote Mun si sono opposti frontalmente tramite veglie di
preghiere, mobilitazioni tramite internet. Insomma un modus operandi condivisibile
— secondo l’A. Kocci — e da esportare.
142
Palestina. Come non riconoscere il grande merito della organizzazione CPT diretta
dalla Lambesty il cui scopo e` la pratica della non violenza in Palestina?
D’altra parte — le strade c??? della vita! — l’attivista e teologa americana proviene
sia da PC che dal ‘Catholic Worker’. L’occasione e` utile per ribadire che la
costruzione del muro israeliano e` uno sciagurato progetto (35).
Neoconservatori. L’A. dell’articolo — Mattiello — oltre a esprimere la propria
solidarieta` al movimento protestante evangelico ‘Sojournes’ fondato negli USA
da Wallis, condivide la dura replica alla teologia della guerra formulata dalla associazione
nel documento ‘Professione di Cristo’. Questo testo — unitamente
alle mobilitazioni contro Bush — mira anche a creare una forza religiosa coesa
ed estesa.
Disarmo lombardo. Allo scopo di smantellare l’industria bellica lombarda PC—
insieme alla Caritas e alle Acli — si sono mobilitate (novembre 2005) per raccogliere
firme (15mila) a sostegno della Legge n. 6 del ’94 sulla conversione bellica.
Don Mazzolari. L’intervento di Buttorini (preside della Facolta` di Scienze della
Formazione a Verona) e` significativa poiche´ l’A. — e quindi PC — condivide in
toto sia la pars destruens che la pars costruens del volume di don Mazzolari ‘‘Tu
non uccidere’’. D’altra parte, la fedelta` al messaggio di don Mazzolari e` ampiamente
dimostrata dall’articolo del Dossier 2005 dedicato proprio al parroco.
Globalizzazioni. L’A. dell’intervista a Stightz si fa portavoce delle dure critiche
all’FMI e della opportunita` di riformare profondamente l’istituto cercando di
creare un’alleanza tra Europa e Paesi in via di sviluppo anche allo scopo di contrastare
il gigante USA.
Peace-Keeping. Drago osserva come nel nostro paese non solo i militari siano
penetrati nelle universita` con il Corso di laurea in Scienze strategiche ma abbiano
monopolizzato il Peace-keeping attraverso il CEMISS. Al contrario, bisogna
contrapporre a questo monopolio una rete di Universita` — che l’a. elenca alla
fine dell’articolo — in grado di contrapporsi adeguatamente.
Walzer e Zolo. La tendenza attuale di riprodurre la teoria della guerra giusta e`
per Zolo assolutamente non ammissibile e le riflessioni di Walzer sono da considerarsi
erronee. Il saggio COSMOPOLIS di Zolo costituisce una valida alternativa
a tutti coloro che vogliono negare valore al diritto internazionale. Infine,
alle astrette considerazioni del politologo USA, Zolo contrappone un’analitica
descrizione della reale situazione a Kabul ben lontana dalla retorica ufficiale.
143
Spionaggio USA. L’unica ragione per la quale ancora oggi sono presenti in numero
cosı` elevato di sottomarini USA nel Mediterraneo e` molto semplice: spiare
i propri alleati. In quanto attivisti—sostiene l’A.—dovremmo oltre che denunciare
queste nefandezze anche sostenere le azioni del mediattivista Kimberg.
ODC ad Israele. L’A. dell’articolo sostiene la causa dei Refuser che oramai amontano
a 1400. A sostegno di cio` intervista un soldato israeliano pentito e Mons. Sabbah
(pres. di PC International) che naturalmente condivide l’ODCfra gli israeliani.
Diritto internazionale. L’esposizione da parte dell’A. — il prof. Papisca — dei
principali aspetti del nuovo diritto che emerge dall’ONU, costituisce una vera e
propria requisitoria contro la guerra preventiva menti. E tuttavia significativa la
conclusione: secondo l’A. servirebbe una mobilitazione educativa a livello mondiale
che consenta di cambiare strutturalmente le cose.
Napoli e la NATO. Marescotti osserva come il dispositivo militare USA si stia
oramai espandendo capillarmente a Napoli e a Trapani. Certo sarebbe auspicabile
— anche con la collaborazione di Peacelink — sapere con esattezza i piani
previsti. Una sorta di spionaggio pacifista?
Pacifismo e USA. Persuaso di rivelare finalita` occulte, l’A. riporta le considerazioni
del vescovo Gumbleton (responsabile di PC negli USA) in merito alla volonta`
imperiale USA. Inoltre l’A. difende l’azione e la prassi del gesuita Dear uno
dei piu` accaniti attivisti USA. Infine auspica che le ambiguita` , che hanno caratterizzato
il movimento pacifista, possano essere superate.
NATO e Solbiate Olona. Dopo una breve ricerca su Internet, Marescotti scopre
— con sconcerto — la volonta` di portare a Solbiate la NFR. Superfluo aggiungere
che una tale possibilta`e` quanto mai nefasta per il pacifismo italiano.
Democrazia reale. Per l’ennesima volta Zanotelli pone l’enfasi sulla necessita` di
rafforzare tutte le reti della societa` civile: dalle comunita` di base ai sindacati
escludendo i partiti che al contrario si vorrebbero servire delle associazioni
per i loro scopi. Adottare allora la non violenza attiva per costituire l’uomo planetario
e` una finalita` improrogabile.
Schedature. Preso atto che l’FBI sta cercando di controllare il traffico Internat
(in particolare degli attivisti), l’A. dell’articolo elogia l’azione degli hachers che
sarebbero veri e propri difensori della liberta` informativa. Un invito al sabotaggio
elettronico?
144
Israele. E` doveroso promuovere tutte quelle organizzazioni che alimentano il
dissenso, l’odc e il rispetto dei diritti umani nei territori occupati. Ecco allora
la necessita` di elencarli brevemente (fra questi il B’Tselem e l’ICAHD).
Iraq. Zanotelli — dopo aver sottolineato che l’uso della tortura e` stato ampiamente
praticato per esempio a Fort Benning — denuncia la guerra irachena come
una guerra immorale, criminale esortando le truppe ad andarsene.
Dissenso USA. Ancora una volta PC pone l’enfasi sulla crescita dell’antagonismo
religioso/americano esaltando le azioni di disobbedienza civile—p.e.—delle
associazioni Voice in the Wilderress ed in particolare dell’attivista Kelly. Altrettanto
decisive e` stato il ruolo del movimento dei Catholic Workers e dei fratelli
Berringan. L’A. — il gesuita Michel — elogia soprattutto i fratelli Berringan
nonostante siano stati considerati dall’FBI veri e propri attivisti illegali.
Dissenso attivista. Marescotti sostiene l’opportunita` di stimolare il mediattivistmo
telematico per attuare una informazione preventiva.
Brasile. L’A. intervista mons. Pedro Casaldeliga uno dei principali artefici della
nuova teologia della liberazione e co-fondatore del CIMI e del CPT. In un passo
dell’intervista non risparmia elogi alla Cuba di Castro che non dimentica di sottolineare
la nefasta presenza del neoliberismo.
Significative risultano le tesi congressuali del 2005 nelle quali la radicalita` pacifista
di PC emerge con particolare veemenza la` dove—p.e. osserva che la nuova
guerra annulla il messaggio cristiano, che e` insomma una bestemmia. Quanto
all’operazione militare questa viene definita immorale ed illegale poiche´ nasce al
suo scopo di partecipare agli appalti della ricostruzione. E che dire della progressiva
militarizzazione del nostro paese? E della minaccia allo stato di diritto? Auspicabile
sarebbe p.e. la smilitarizzazione dei cappellani, militari, il superamento
della NATO che ‘‘costituisce una pesante ipoteca sulla democrazia e sulla liberta`
dei popoli’’ (basti pensare alla NRF di Solbiate Olona), la costituzione di un’Europa
disarmata e non violenta. Concretamente diffondere la cultura e la teologia
della pace e` compito ineludibile.
Le vie sono chiaramente individuabili:
1) nelle diocesi e nelle parrocchie;
2) nelle amministrazioni locali;
3) nelle scuole e nelle universita` ;
4) nell’informazione.
145
10. POSTILLA STORICA
L’anti-militarismo cristiano ha — come e` facilmente intuibile — un’origine
secolare come dimostrano chiaramente le motivazioni che le prime comunita` cristiane
formularono per non svolgere il servizio militare all’interno dell’esercito
romano. Il servizio militare risultava — infatti — incompatibile perche´ :
1) il messaggio di Cristo era assolutamente contrario alla violenza;
2) proprio per tale ragione un cristiano che avesse eseguito una sentenza capitale
avrebbe violato il cuore del messaggio evangelico;
3) i doveri militari non erano compatibili con quelli cristiani;
4) per un cristiano il culto dell’imperatore — particolarmente importante all’interno
dell’esercito romano — era incompatibile con la devozione verso
Dio;
5) le insegne e gli emblemi militari erano di chiara derivazione pagana e dunque
non accettabili per un cristiano;
6) l’uso della violenza, anche il tempo di pace, contraddiceva palesemente il
modus operandi del cristiano;
7) l’ascetismo tipico delle prime comunita` cristiane erano assolutamente contrastante
con l’esaltazione dell’edonismo tipico dell’esercito romano.
Ora, l’insieme di queste motivazioni, trovo` nell’opera teologica di Tertulliano
una prima sistemazione che partira` dalla contestazione dell’esistenza di uno stato
tra l’impero — condizionato nel suo operato da valori pagani che un cristiano
non poteva che respingere — e la realta` dello spirito la cui logica cristiana era
incompatibile con quella pagana. Il rifiuto — da parte del cristiano — di prendere
parte alla macchina da guerra romana era una scelta coerente e legittima per
Tertulliano. D’altronde prendere parte alla guerra equivaleva ad accettare e a
concretare la volonta` del demonio.
Infatti il cristiano — sottolineava l’A. — poteva farsi uccidere, poteva diventare
martire ma non poteva uccidere (a tale proposito si veda Tolstoj). La sua
morte era la sua vittoria perche´ grazie ad essa si riuscira` graditi a Dio e si otterra`
la vita eterna. Proprio per l’insieme di queste motivazioni ogni compromesso era
da rifiutare mentre da accettare era l’ODC. In condivisione, il cristiano doveva
non collaborare con lo Stato e doveva rinunciare alla vita civile.
146
Tuttavia la teologia cattolica—a partire da Origine—incomincio` a scendere
a cauti compromessi con lo stato e a modificare l’apparato teologico fino a giungere
alla esplicita giustificazione della guerra giusta con Agostino del De Civitate
Dei e nel saggio Contra Faustumi.
147
11. GIORGIO LA PIRA
Come e` ampiamente noto l’attivita` di La Pira incomincio` all’interno dell’AC e
della FUCI ed in particolare grazie alla conoscenza degli scritti del teologo Cordovani
incomincio` a comprendere la bestialita` della guerra e la sua inacettabilita`
come strumento per risolvere le problematiche politiche. Sotto il profilo intellettuale
la riflessione (e il conseguente rifiuto) sulla guerra incomincera` solo nel ’38
con la rivista ‘‘Principi’’, con la quale denuncio` l’interventismo fascista. A partire
dal ’51 La Pira incomincio` a gettare le basi per una nuova forma di diplomazia
estranea a quella usuale. Stiamo alludendo al richiamo alla pace rivolto — inutilmente—
a Stalin attraverso la mediazione di Togliatti. Ma sara` solo nel ’52 che
La Pira — in qualita` di sindaco di Firenze — inaugurera` i convegni per la pace
una sorta di diplomazia dal basso ante-littearm. L’anno successivo — continuando
ad avviare un dialogo con l’Est—scrisse due lettere a Malerkov sulle quali—
fra l’altro invitava i leaders russi a porre termine alle violente campagne anti-cattoliche.
Un’altra forma di diplomazia dal basso furono i frequenti viaggi e, fra
questi, quello compiuto a Parigi nel ’54 su invito di Pax Christi. In generale,
La Pira aveva compreso chiaramente non solo il crescente peso della opinione
pubblica ma la possibilita` d’oltrepassare gli angusti limiti della contrapposizione
tra blocchi. Facendo di Firenze il luogo per eccellenza della mediazione e dialogo
tra le nazioni (celebre a tale proposito il tentativo originale di risolvere la crisi di
Suez screivendo lettere a Nasser, Eisenhower e Bogolomov!)
Anche l’istituzione dei ‘Colloqui mediterranei’ nel ’58 ebbe finalita` analoghe
(sia sufficiente far riferimento alla lettera inviata a De Gaulle per portare fuori la
Francia dal pantano algerino). Anche il contestatissimo viaggio a Mosca del ’569
fu fatto — seppure dietro protezione della Santa Sede — per oltrepassare le divisioni
del mondo. Anche sul fronte dell’ODC — a partire dal 1962 — le iniziative
di La Pira incominciarono a prendere forma determinando la dura reazione
di Andreotti e Scelba. D’altronde, proprio Pistelli (allievo di La Pira) presentera`
nel ’64 un progetto di legge sull’ODC. Ancora una volta la posizione non ortodossa
di La Pira— all’interno della DC— lo porto` a manifestare apertamente la
propria solidarieta` a Capitini. Anche di fronte al pericolo atomico l’attenzione di
La Pira si manifesto` chiaramente nei confronti del Vietnam — nel 1965. A tale
proposito organizzo` un vero e proprio Symposium internazionale grazie al quale
148
venne prodotta l’ennesima lettera a tutti i capi di Stato per avviare a trattati di
riconciliazione e La Pira ebbe modo di incontrare in Vietnam Ho Chi Min. Analoghe
iniziative furono promosse — nel 1966 — con la nascente OLP di Arafat.
Dall’insieme dei dati qui riportati non puo` sorprendere l’interessamento del
politico siciliano per Gandhi (chiamato in causa nel 1969). Non c’e` dubbio insomma
che — seppure con modalita` differenti rispetto a Capitini— La Pira fosse
assolutamente consapevole della necessita` della pace: ‘‘(…) Perche´ la pace deve
essere costruita a piu` piani, a ogni livello della realta` umana, economica, politico,
etc.’’.
Consapevole della falsita` del realismo di Machiavelli, La Pira prese atto della
impossibilita` — nell’era atomica — di attuare una guerra. E proprio contro gli
assioni del realismo politico — dopo l’incontro ad Hanes — riconobbe in Ho
Chi Min un grande leader un vero e proprio protagonista della liberazione del
suo popolo.
149
12. PREMESSA ALLA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE
Come gia` precedentemente indicato le CEB svolsero un ruolo determinante
in relazione alla genesi della Tdl tanto quanto il Movimento del Natal sorto nel
1949 e finalizzato, alla alfabetizzazione dei contadini. Altrettanto rilevante sara` il
MEB (sorto nel ’61) che opero` nel settore dell’istruzione di base e della sindacalizzazione
rurale avvalendosi — spesso — di docenti e studenti provenienti
dall’AC e dalla JUC.
Alla luce di questi semplici dati non e` esagerato affermare che — almeno in
Brasile la Chiesa era l’istituzione principale capace di difendere i diritti umani e il
suo legame con i movimenti di liberazione fu del tutto naturale. L’efficacia delle
comunita` di base—fra l’altro—ne consentı` lo sviluppo in Honduras, in Cile, in
Peru` e Nicaragua. Non desta alcuna sorpresa che all’indomani del Concilio Vaticano
II personalita` di spicco come Illrich (con il CIDOC) o come Camara avessero
sentito l’esigenza di creare i primi presupposti per una teologia specifica
dell’America Latina. Uno dei primi esempi — in questa direzione — sara` proprio
il saggio di Gutinezz nel 1968 (La pastorale di Iglesia in America Latina)
nella quale l’A. giustificava l’impegno dei cristiani nel processo rivoluzionario
in aperta rottura con l’autorita` ecclesiastica (interessata in questo scritto la centralita`
del richiamo a Bonhcreffer).
La sottolineatura dell’a. non era per nulla infondata tanto e` vero che — proprio
tra il ’66 e il ’67 — un numero non marginale di sacerdoti aveva assunto un
atteggiamento di aperta ospitalita` nei confronti dei governi militari (proprio in
questo contesto si pensi all’ONIS del Peru` ) o di aperta critica nei confronti della
complicita` della Chiesa latino americana (come sottolineo` Illich nel saggio The
Seamy side of charity, edito nel ’67).
L’impatto che la sacra teologia, ebbe in Italia fu sterminato dagli interventi su
riviste come ‘Testimonianze’ e ‘Sette giorni’, impatto che fu amplificato dalla lettera
inviata al Celam nell’agosto del ’68 da parte di ottocento sacerdoti latino
americani nella quale non si condannava il ricorso all’uso della violenza rivoluzionaria.
la costituzione in Cile — nel 1971 — del Movimento dei Cristiani
per il Socialismo (di cui fara` parte Gultieriezz) rappresentera` una tappa storica
(movimento che dimostrera` di gradire Allende).
Proprio nel ’77 Gutierriezz fa esplicito riferimento al marxismo quale poten-
150
te strumento metodologico per leggere la realta` dell’America Latina e per dare
una nuova impostazione alla teologia (sia chiaro che questo fu un tentativo tutt’altro
che isolato se si considera l’opera di Girardi e di Garaudy e della studiosa
Harmecker e soprattutto della rivista Concilium che si fara` portavoce in Italia
della Tdl). Oltre al marxismo anche il concetto di utopia (nel senso dato da
Freire, Bloch, Marcuse e Guevara) svolgera` un ruolo determinante nella genesi
della Tdl, tanto e` vero che proprio Gutierrez parlera` esplicitamente di una societa`
nuova priva di classi, di proprieta` privata e di centralita` della lotta di classe.
Ad ostacolare la diffusione della Tdl, interverra` la ‘‘dottrina della Sicurezza 1
Nazionale’’ elaborata dalla Cia e dalla military intelligence con la quale si giustifica
la neutralizzazione del potere legislativo e giudiziario in nome della sicurezza
dello Stato (metodologicamente la geopolitica svolge un ruolo determinante).
Una delle conseguenze dirette furono le repressioni di partiti e sindacati che
in America Latina sostenevano apertamente il socialismo e tutte le sue varianti.
In questo contesto, trova una spiegazione la lettera di pretesta inviata al Celam
contro il gesuita belga Vekemans accusato di essere collaboratore della Cia e di
aver sostenuto le dittature.
Nonostante cio` le iniziative di Gutierrez e di Dussel portarono avanti il messaggio
della Tdl, iniziative alle quali si contrappone il gruppo di Studio denominato
‘Kirke und Befreiung’ sorto nel ‘73 ad opera di mons. Hemgsback e che
151
1 Una percezione assai diversa dell’America Latina — ed in particolare del Brasile — fu offerta
dall’ESG. Non c’e` dubbio che fin dalla sua realizzazione l’ESG (realizzazione avvenuta a
Rio nel ’49) abbia costituito la principale fonte della progettualita` geopolitica brasiliana.
Nata sul modello della NWC USA, essa ben presto si trovo` ad occuparsi di un approccio metodologico
pluridisciplinare allo scopo di precisare il concetto di National Security. Anche a questo
scopo — fin dalla sua fondazione — la ESG fu aperta anche ai civili (tuttavia un’altra percentuale
di diplomati apparteneva alle FA). La matrice epistemologica della ESG furono gli insegnamenti
del gen. Magalhaes che, grazie ad gen. Monteiro a partire dagli anni ’30, presero forma
operativa. Il prestigio dell’ESG e il suo ruolo del contesto della politica brasiliana, lo possiamo
evincere anche dal fatto che il futuro presidente del Brasile — gen. Branco — proveniva propria
dalla ESG; per non tralasciare un altro dato determinante e` opportuno ricordare che gran parte
dei posti chiave del sistema politico del ’64 furono occupati dal personale proveniente dalla
ESG. Uno dei principali protagonisti della ESG e della politica brasiliana fu Couto e Silva eminente
geopolitico brasiliana. L’A. come e` noto fu nominato — presso l’ESG — istruttore aggiunto e
amministratore fino a diventare—nel 1964— CSM. A partire dal ’64 fu posto a capo del Servizio
nazionale di informazioni e—fra il 1955 e il 1981—porto` a termine anche a Meiramattus che, fra
il 1977 e il 1984, porto` a termine volumi di grande rilevanza per la geopolitico (e fra questi Proiezioni
del potere, una Geopolitica pan-amazzonica e Gepolitica e Tropici) oltre a rivestire incarichi
delicati nell’ambito della politica brasiliana (e fra questi quello di vice CSM, e aiutante militare di
Branco e con il nuovo regime capo della Commissione di Studio per la crisi della scuola e dell’universita`
).
trovo` notorieta` con l’incontro a Villa Emmans a Roma nel 1976, ma anche con
Adveniat organismo della Chiesa tedesca.
Tuttavia sara` solo nel 1984 ad opera di Ratzinger che la dottrina della Tdl
trovera` una chiara ed inequivocabile condanna poiche´ in essa si evidenziava l’assimilazione
acritica di elementi della ideologia marxiana (d’altra parte gia` l’Opud
Dei e Cl avevano espresso il loro netto dissenso). Correttamente l’azione piu`
eclatante sara` la convocazione di Boff in Vaticano (nel settembre del 1984) convocazione
che condannera` il teologo ad accettare la punizione del silenzio. Tutte
la posizioni di Boff e Gutierrez trovarono ampio sostegno presso le riviste ‘‘Il
Regno’’ e ‘‘Testimonianze’’ 2.
152
2 A partire dagli anni Sessanta in Italia si era affermata una apertura alle problematiche dell’America
Latina, apertura che leggeva il capitalismo come una vera e propria sventura per l’umanita`
e la Tdl come la possibilita` di un riscatto. A tale proposito, la rivista ‘Aggiornamenti sociali’ (in
particolare il saggio di Rigidur del 1968) condivise apertamente la sostanza delle denunce della Tdl
come riporto` anche le opinioni di padre Girardi sulla opportunita` di ricorrere alla lotta armata (v.
l’articolo del sacerdote intitolato: ‘‘Cristiani e marxisti a confronto sulla pace’’, n. 1, 1968, p. 77).
D’altra parte anche la rivista ‘Testimonianze’ si mosse in direzione analoga (anche in relazione
p.e. al problema del Vietnam, nei confronti del quale condivise apertamente il dissenso americano
ed europeo tanto quanto l’Isolotto di Firenze con la ‘‘Lettera ad un vescovo’’) o la rivista ‘‘Momento’’
con gli interventi di Infelise e Cannata tra il ’65 e il ’67.
13. LEONARDO BOFF
Non c’e` dubbio alcuno che il soggetto rivoluzionario della Teologia della Liberazione
(da ora Tdl ndr) siano i poveri dell’America Latina (del Brasile dello
specifico).
Altrettanto certo fu il rifiuto della politica dell’assistenzialismo e l’aperto sostegno
all’opera di Romero e di Grande. Giustamente B. individua la nascita della
Tdl nelle comunita` di base ecclesiale (CEB) e individua tre mediazioni o schemi-
base per dare una logica rigorosa alla Tdl:
1) la mediazione socio-analitica (o studio storico delle ??? del paese e individuazione
delle cause della poverta` ); per attuare questa analisi il teologo si
serve del marxismo come strumento di analisi grazie al quale prende atto
della esistenza di varie tipologie di oppressione;
2) la mediazione ermeneutica che si concentra in una particolare lettera della
bibbia con particolare attenzione all’Esodo, ai Profeti, ai Vangeli, all’Apocalisse;
3) mediazione pratica.
Per attuare un reale cambiamento bisogna
1) individuare cio` che e` praticabile in quel determinato contesto storico;
2) individuazione delle strategie e delle tattiche adatte (p.e. la non violenza, le
marce, lo sciopero e l’uso della forza rivoluzionaria);
3) sapersi coordinare con altri soggetti oppressi e
4) incitare il popolo (noi diremmo senza tanti giri di frase indottrinarlo e manipolarlo
ndr).
Al di la` di queste osservazioni, l’A. insiste con particolare enfasi sul ruolo determinante
delle CEB.
Altrettanto decisive sono tutte quelle associazioni o centri formati da intellettuali,
giornali, avvocati che operano per dare voce ai poveri, centri che hanno
gettato le basi della Tdl come la JUC, la JOC o la JAC. Per B. il contributo teorico
del personalismo o l’evoluzionismo di T. de Chardin, rappresentano veri e
propri fermenti ecclesiali utili alla nascita della Tdl che trovera` modo di formarsi
tra il ’64 e il 1970, anno in cui si svolgera` a Bogota` il primo congresso della Tdl.
153
Un fortissimo impulso sara` dato dal CELAM e dal CNBB, organizzazioni
grazie alle quali i teologi della liberazione svolgeranno un doppio ruolo: teologi
e attivisti all’interno dei sindacati e della comunita` di base. Dagli anni Settanta la
Tdl si istituzionalizzera` con l’Associazione economica dei teologi del terzo mondo
(i contenuti della quale saranno promossi anche dalla rivista Concilium—nel
n. 6 del 1974—in Italia e da numerose altre in buona parte dell’America Latina)
e con i seguenti istituti: ICIA – IPLA – OSLAM – ISPAC – INP – CESEP, CECA,
IBRADES etc. Non e` da sottovalutare — come osserva Boff — la positiva valutazine
di Castro.
Storicamente le contromisure prese dagli USA e dal Vaticano — a partire dal
1969 — furono il Rapporto Rockfeller, il programma di controspionaggio di
Hoover 1 che si attuo` con l’appoggio strumentale alle sette protestanti come
gli evangelici in Colombia, a Panama con la MUM, in Guatemala con il MAS,
con Cambio 90 in Peru` . La Chiesa — a parte la scomunica di Cardenal e l’ammonimento
a Boff — si servı` dell’Opus Dei, di Cl e di altri movimenti per contrastare
l’avanzata della Tdl. D’altronde, non e` stata forse la Tdl una componente
indispensabile nella formazione dell’EZLN? 2.
154
1 Il programma di Cointelpro varato dall’FBI per smembrare e neutralizzare i gruppi antagonisti
comincio` nel 1956 e ufficialmente termino` nel 1971 e prese in adeguata considerazione il PC
USA, il programma dei lavoratori socialisti per arrivare alla nuova sinistra tra il ’68 e il ’71. Le tecniche
adottate dall’FBI erano analoghe a quelle usate contro gli agenti sovietici: infiltrati per determinare
dissensi all’interno delle organizzazioni, era una delle tecniche piu` usate (va rilevato — a
margine — che sotto la direzione di William C. Sullivan la divisione di intelligence nazionale ebbe
una notevole crescita.).
Nei confronti — p.e. — della New Left l’FBI osservo` che la genesi era da individuarsi nelle
rivolte della Columbia University, rivolte che si moltiplicarono anche a causa della debolezza ampliamente
dimostrata dai rettori che erano restii a chiamare la polizia per arrestare le sommosse.
Anche screditare i soggetti piu` attivisti delle rivolte studentesche rientrava nello spettro di contro-
insorgenza, tanto quanto l’istigare conflitti tra leaders, inviare lettere anonime, cercare di ridicolizzare
alcuni protagonisti dei nuovi movimenti, diffondere opuscoli anonimi, informare e pilotare
reporter di media amici, etc.
Altrettanto significativo fu il programma varato dalla Cia. ‘‘CHAOS’’ nel 1967 relativo al dissenso
USA e ufficialmente conclusasi nel 1974. All’interno di questo programma significativo fu il
MERRIMAC che consentiva agli agenti Cia di infiltrarsi all’interno dei gruppi attivisti.. La strumentazione
usata fu — in larga parte — analoga a quella del Cointelpro: sorveglianza fisica, elettronica
ed ispezione postale, infiltrazione.
Infine e` doveroso segnalare che al di la` del fatto che Karamessines e Angelton svolsero un ruolo
determinante della specifica pianificazione mentre Richard Ober svolse il ruolo di responsabile
delle operazioni speciali nel contesto del controspionaggio (ruolo che avra` poi modo di concretizzarsi
con p.e. l’archiviazione elettronica di 300mila americani schedati in HYDRA).
2 Come chiaramente sottolineato nel volume della Rand sul concetto di Netwar (cap. III, p. 4)
nel Chiapas vi era—prima di Marcos—la presenza potente e capillare di Rur che—attraverso la
Diocesi di San Las de Cristo´ bal Casas — svolse un ruolo chiave nella mobilitazione politico degli
A distanza di trent’anni, Boff (e non solo) ha proseguito sulla strada del dissenso
religioso sottolineando la fondamentale importanza dei nuovi movimenti e
sottolineando i loro motivi ispiratori sul piano ideologico (l’umanesimo radicale
o il socialismo). Tuttavia rispetto al passato (anni ’70 per intenderci) l’importanza
teologica di Boff si e` arricchita con l’enfasi posta sull’ecologia profonda 3 e sulla
mistica. Sul piano strettamente politico, l’unica alternativa perseguibile concretamente
e` quella della democrazia partecipativa e della consapevolezza della
assoluta erroneita` dell’occidentalcentrismo che e` stato la causa dei maggiori danni
(materiali e spirituali) per l’America Latina. Non a caso il capitalismo — sua
diretta conseguenza — ha attuato una logica perversa contro la quale e` sorta la
Tdl che ha recuperato gli ideali nobili e umanitari del migliore socialismo.
155
indigeni. Si pensi—a tale proposito—all’Incontro indigeno nel 1974. Qui ebbe modo di ribadire
come il neoliberismo fosse totalmente contrario alla volonta` di Dio. Anche alla creazione di ONG
la Chiesa ebbe un ruolo rilevante (p. 11) e a tale riguardo si pensi alla CONPA che ebbe la propria
genesi all’interno della Diocesi di Cristo´ bal.
3 Uno dei riferimenti fondamentali per Boff e` indubbiamente S. Francesco di Assisi di cui riconosce
il contributo determinante all’ecologia mistica e quindi implicitamente ad allontanare l’occidentale
dal suo demone: il razionalismo di matrice cartesiana e baconiana.
14. L’AMERICA LATINA INTERPRETATA
DALLA RIVISTA ‘‘LATINOAMERICA’’
Per quanto non sia nostra intenzione compiere una rassegna esaustiva degli
articoli presenti sulla rivista ‘LatinoAmerica’, tuttavia — partendo dal 2000 e
giungendo fino al 2002 — prenderemo in considerazione alcune problematiche
seguendo la procedura applicata con ‘Mosaico di Pace’. Dall’insieme degli articoli
emergera` — con chiarezza — una visione terzomondista, visceralmente antiamericana
e filo castrista. D’altronde questa pubblicazione ha contributo — e
contribuisce — a sostenere la politica di Cuba (e di gran parte delle giunte di
sinistra in American Latina) in modo limpido. Superfluo osservare che questa
pubblicazione ha sostenuto — e sostiene — tutte le lotte di liberazione nell’America
Latina a cominciare da Marcos e dai Sem Terra per arrivare alla teologia
delle liberazione. Assai significative — infine — le foto che illustrano ad inizio
pagina le stragi determinate della globalizzazione USA, foto che costituiscono
un eccellente esempio di propaganda di tipo tradizionale.
1. N. 73 del 2000
Nel proprio articolo Sepulveda difende esplicitamente la lotta armata praticata
negli anni Settanta adducendo motivazioni etiche assai lontane da quelle dell’Eta.
Nel secondo articolo Galeano denuncia l’avanzare apocalittico della militarizzazione.
Nel terzo articolo Taibo II condanna senza mezzi termini il Pri di Fox definendolo
un ‘gattopardo tradizionale’. A conclusione, l’A. rivendica con orgoglio
la tradizione di liberazione di Villa e dei Tupac Amaru.
Nel quarto articolo Zanotelli condanna il NAFTA ritenuto deleterio per l’Africa.
Nel quinto articolo Chavarria si fa portavoce di Cuba difendendola e respingendo
le accuse di violazione dei diritti umani.
Nel sesto articolo Mina’ prende le difese della Baraldini chiedendone la grazia
e rivendicando con orgoglio la sua passata militanza nel movimento ‘19 maggio’.
Nel settimo articolo Abraha sottolinea con preoccupazione l’interesse USA
156
per l’Eritrea o per l’Etiopia ove la presenza delle multinazionali e` letta come una
colonizzazione.
Nell’ottavo articolo Bugliani tesse un vero e proprio elogio delle insorgenze
che dal Chiapas — con Marcos — all’Ecuador — con le Conaie — stanno ridisegnando
il volto dell’America Latina.
Nel nono articolo Cipriani ripercorre l’appoggio della Cia al golpe di Pinochet,
il coordinamento elettorale da parte del Comitato 303 e del Comitato 40
con la formulazione della Opzione II.
Nel decimo articolo mons. Casaldiga (noto esponente della Tdl brasiliana) attacca
direttamente un documento di Ratzinger.
2. N. 74/2001
Nel primo articolo Girardi analizza e condanna senza mezzi termini il Plan
Colombia.
Nel secondo articolo Cipriani analizza e critica il Plan Bolivia.
Nel terzo articolo Fornasier difende il FNCD haitiano che ha appoggiato Aristide
alle elezioni.
Nel quarto articolo Esquivel denuncia la politica USA in America Latina soffermandosi
sulla nefasta dottrina della Sicurezza
Nel quinto articolo Salvini documenta come alcuni esponenti della estrema
destra italiana (p.e. Cauchi e Delle Chiaie) abbiano attivamente collaborato
con la Dina cilena.
Nel sesto articolo Orahas tesse gli elogi di Cabral fondatore del MPLA e del
PAI 66 non dimenticando di ricordare — al lettore ingenuo — che l’Accademia
delle Scienze di Mosca lo insegnı` del titolo di dottore in scienze politiche. Cosı`
come l’A. dell’articolo ricorda di passaggio i contatti del guerrigliero con Cuba e
la Germania dell’Est! Superfluo osservare che le operazioni della PIDE sono letti
in chiave assolutamente negativa.
Nel settimo articolo Roque — ministro degli esteri cubano — accusa tutti
coloro che hanno posto un inumano embrago a Cuba (a cominciare dagli
USA).
Nell’ottavo articolo Betto oltre a difendere Cuba attacca Cordoso e la sua mefasta
politica.
3. n. 75/2001
Nel primo articolo una nuova intervista — con Montalba´n — a Marcos.
157
Nel secondo articolo Betto contrappone l’FMI (di cui si augura la scomaprsa)
al FS di Alegre.
Nel terzo articolo Ardesi difende l’indipendenza del popolo Sahrawi e della
guerriglia del FP contro il Marocco (cosı` come l’A. difende l’intifada a partire
dal 1999).
Nel quarto articolo Iglesias prende in considerazione Fort Benning in un’ottica
analoga all’Osservatorio SOA non dando alcuna credibilita` al cambiamento
in corso (la nuova denominazione e` WHINSEC).
Nel quinto articolo Girardi prende atto — con rammarico — della fine del
sogno sandinista prospettando al lettore una via alternativa: la coalizione che raccoglie
il MRS, il MDN e il PRONAL.
Nel sesto articolo Frisuno difende Ocalan.
Nel settimo articolo Stedile e Teixeira emettono una sentenza di condanna
senza appello nei confronti del governo di Cardoso sia per la politica repressiva
r.p.e. il DOPUS RURAL) che per il PRONAG.
Nell’ottavo articolo Alonso tesse gli elogi dell’economia cubana e della alta
partecipazione democratica.
Nel nono articolo la Baraldini difende le forze di resistenza portoricana alla
presenza USA ed in particolare gli Young lords, il Movimento de liberacion nacional
del quale elogia l’eroismo di figure quali Flores e Miranda.
Nel decimo articolo Masina difende la Tdl dalle paranoie di Giovanni Paolo
II e dalla svolta repressiva inaugurata dal suo pontificato.
Nell’undicesimo articolo Avicolli tesse gli elogi della letteratura cubana.
4. n. 76/2001
Nel primo articolo Smith difende Cuba e condanna gli innumerevoli tentativi
di detronizzare Castro da parte della CIA e dagli anti-castristi presenti in Florida.
Nel secondo articolo Tompkins emette una condanna assoluta di tutta la politica
USA in America Latina.
Nel terzo articolo Cipriani illustra gli aspetti essenziali del NIC allo scopo di
sottolineare le finalita` imperialistiche.
Nel quarto articolo Fernandez illustra il terrorismo di Stato attuato dagli USA
e auspica che Kissinger sia processato per crimini di guerra.
Nel quinto articolo Geleano si dice persuaso che Kissinger abbia commesso
piu` crimini di Bin Laden.
Nel sesto articolo Chiesa osserva quanto nefasta sia la situazione in Russia a
causa del neoliberismo.
158
Nel settimo articolo Ciotti emette una condanna radicale delle oligarchie finanziarie.
Nell’ottavo articolo Mina` compie un’appassionata difesa di Cuba e critica
l’atteggiamento dei DS verso Cuba.
Inoltre sottolinea l’esistenza di un’autentica liberta` a Cuba al contrario della
gran parte dei paesi dell’America Latina.
Nel nono articolo la Rivista riporta in forma integrale il discorso di Castro alla
conferenza mondiale contro il razzismo.
Nel decimo articolo Moiola difende la lotta dei Tapac Amaw e in particolare
della guerriglia Berenson.
Nell’undicesimo articolo Masina si fa portavoce dei Sem Terra.
Nel dodicesimo articolo Amado viene intervistato da Mina` al quale esprime
l’esigenza — dopo essere stato uno stalinista convinto — di costruire un socialismo
democratico.
5. n. 1/2002
Nel primo articolo Mina` difende strenuamente la Legge 185/90 e accusa
Minniti, Previti e Selva, di connivenza con le industrie delle armi attribuendo
a Pax Christi e a Nigrizia il merito di aver promosso una adeugata campagna
contro i tentativi di ‘dopare’ la 185.
Nel secondo articolo Carotenuto descrive i disastri attuati dal FMI ai danni
dell’Uraguay.
Nel terzo articolo Oldrini formula una difesa di Chiavez.
Nel quarto articolo Mina` , intervistando Montalban, elogia sia la pars costruens
che la pars destruens di Porto Alegre.
Nel quinto articolo Betto rivela i retroscena dei legami tra la famiglia Bush, il
gruppo Carlyle e Bin Laden.
Nel sesto articolo Mirkinson difende l’attivismo anti-war USA sottolineando
il pericolo di una grave limitazione dei diritti da parte della amministrazione
Bush.
Nel settimo articolo Schuldiner lancia accuse pesantissime a Sharon considerando
la sua azione politica volta a cancellare gli accordi di Oslo.
Nell’ottavo articolo Menchiu` pone uno stretto parallelismo tra Bin Laden e
Kissinger.
Nel nono articolo Piccoli documenta le convivenza tra governo, FA e gruppi
paramilitari colombiani.
Nel decimo articolo Mina` riporta integralmente l’intervento di Castro alla
Conferenza sullo sviluppo.
159
Nell’undicesimo articolo Bugliani esprime l’esigenza di ritornare all’etica del
Che.
6. n. 81/2002
Nel primo articolo Mina` tesse un vero e proprio elogio dell’operato di Chavez
e di Lula.
Nel secondo articolo Betto difende Lula riproponendo in lui la massima fiducia.
Nel terzo articolo Merino del Rio lancia accuse pesanti all’amministrazione
USA per la sua politica in Costa Rica (accusa che riguardano l’operato di Danilorich
e dell’Amm. Hill).
Nel quarto articolo la Rivista riporta per intero il manifesto di dissenso di numerosi
intellettuali contro la guerra.
Nel quinto articolo Zanotelli osserva sconcertato il progressivo riarmo atomico.
Nel sesto articolo De Marzo (arrestato dalle autorita` dell’Ecuador ed esplulso
per la sua attivita` contro l’OCP) denuncia l’immane truffa dell’ALCA.
160
15. IL CONTRIBUTO DI ENRIQUE DUSSEL
ALL’ANTAGONISMO RELIGIOSO
Come e` ampiamente noto la formazione dell’A. fu cattolica e quando salı` al
potere Peron il padre di Ed non ebbe esitazioni ad appoggiarlo. La militanza del
giovane Ed incomincio` nel ’50 quando entro` a far parte della JAC iscrivendosi
alla Facolta` di Filosofia nel ’54 e partecipando nello stesso anno alla nascita della
DC argentina (fu fondatore del FUO e presidente del CEFYC). Attraverso la sua
militanza politica venne in contatto con Maritain di cui legge gli scritti principali
— divenendo un convinto assertore del neo-tomismo. A causa della svolta autoritaria
di Peroni, insieme alla Chiesa argentina, si mobilito` contro il peronismo.
Pur continuando in Spagna nello studio della dottrina terrorista, il viaggio ad
Israele e l’incontro con padre Gauthier lo misero di fronte all’esistenza dei preti-
operai vera e propria preistoria dela teologia della liberazione. Conclusa la tesi
di dottorato, lavoro` per due anni con Gauthier grazie al quale la vita di Ed ebbe
una svolta determinante. Recatosi a Parigi, la lettura dell’opera di Zea gli fece
comprendere i danni dell’eurocentrismo rispetto all’America Latina che studio`
servendosi della e??? di Ricoeur grazie al quale giunse alla formulazione del concetto
etico-mitico in virtu` del quale Ed riuscı` a reinterpretare la particolarita` della
cultura dell’America Latina. Inoltre Ed apprezzo` apertamente il ruolo del filosofo
francese durante il 1968. A livello storico l’approfondimento della colonizzazione
spagnola — fatto tra il ’64 e il ’66 — gli consentira` di dare fondamento
scientifico alle rivendicazioni successive, tanto quanto la teoria dela dipendenza
di Cordoso e Faletto gli consentira` di superare una visione falsata dell’America
Latina.
Anche il contributo di Heidegger permettera` a Ed di criticare l’umanesimo
europeo — o piu` esattamente gli consentira` di connettere l’Io conquisto e l’ego
cogito cartesiano. Tutto cio` portera` all’opera del 1970 con la quale gettera` le basi
della filosofia della liberazione. Elaborazione che incomincera` a parte dal 1970
— anno nel quale insegnera` all’IPLA — e proseguira` fino al 1971 in occasione
del II Congresso Nazionale di Filosofia (nel quale confluirono tutti cui filosofi
che si erano opposti al governo argentino di Ongania). Grazie alla lettura di
Marcuse, Bloch la sua riflessione pote´ precisarsi meglio. Infatti Ed fu interessato
ad approfondire la teoria e la prassi di Marcuse sia in relazione al ’60 USA che ai
movimenti di liberazione del Terzo Mondo mentre la riflessione di Bloch gli con-
161
sentı` di comprendere la grande importanza del concetto di utopia. Anche lo studio
di Levinas gli sara` molto utile perche´ lo mettera` nelle condizioni di dare spessore
storico-filosofico al concetto di altro e di comprendere la centralita` della
metafisica dell’alterita` per superare l’antologia di Heidegger. Uno dei risultati
concreti di questo innovatico percorso filosofico fu la realizzazione della Cehilan
nel 1974 nel quale ebbe modo di elaborare una contro-storia del cristianesimo
latino-americano partendo dai poveri. Non sorpende — allora — l’adesione di
Ed alla sinistra peronista di cui — p.e. — condivideva pienamente l’anti-imperialismo
USA. L’alttentato ai suo danni (ottobre del 1973) fu la conseguenza del
fatto che Ed attraverso la docenza universitaria indottrinava le menti dei giovani
attentao al quale rispose con la Declaracion De Morelva la piu` chiara elaborazione
filosofica politica della filosofia della liberazione scritta nel 1975. A livello pedagogico
la riflessione di Ed non si discosta da quella di Paolo Freire. Proprio
nel ’75 l’ennesima svolta autoritaria porto` alla espulsione dall’universita`di Ed e
alla successiva censura dei suoi volumi.
Il suo forzato elisio in Messico gli consentira` di istituzionalizzare la filosofia
della liberazione con la fondazione della AFYI nel 1982 e di chiarire le proprie
posizioni molto critiche verso Althusser, ed anche verso Marx.
Lo studio sistematico — anche a livello filologico — delle opere di Marx gli
consentira` di comprendere la grande efficacia della critica marxiana al capitalismo
e la centralita` del concetto di popolo nella riflessione di Mao — gli consentira`
di legittimare sul piano teorico la sua adesione alla sinistra peronista. Sotto il
profilo della prassi politica l’adesione di Ed al FN di Porto Alegre non e` per nulla
sorprendente ne´ tanto meno piu` ritenersi sorprendente la sua adesione al ’68
messicano (o il desiderio di veder incriminato Kissinger per crimini contro l’umanita`).
Proprio a livello politico Ed ha espresso il suo entusiasmo per i primi passi
della Rivoluzione sandinista, per la rivoluzione cubana e soprattutto per quella
zapatista (proprio riflettendo su queste rivluzioni Ed non ha mai posto sullo stesso
piano studenti e popolo ma ha ritenuto di dover attribuire esclusivo peso rivoluzionario
al popolo) cosı` come ha qualificato come totalitaria la politica di
Sharon (fra l’altro — sia detto a margine — non e` certo casuale che ben 17 articoli
in lingua italiana di Ed siano apparsi proprio sulla rivista ‘‘Concilium’’!).
Definiti i militari come poveri utili idioti, Ed esprima una valutazione estremamente
positiva della politica cubana (a tal punto che esprime il desiderio andare
a vivere a Cuba!) e un giudizio assolutamente negativo della politica di
Bush che definisce fondamentalista cristiana analoga — per pericolosita` — a
quella talebana.
162
Parte Settima

1. PREMESSA
Con questa breve sezione abbiamo voluto illustrare le posizioni politico-filosifico,
di noti intellettuali italiani e non nel contesto dell’anti-globalizzazione, dell’eco-
pacifismo, del pacifismo femminista e della filosofia della politica. Il lettore
attento—ancora una volta—avra` modo di prendere atto della sostanziale omogeneita`
delle argomentazioni attuate dagli autori contro — p.e. — l’istituzione
militare, contro le istituzioni politiche globaliste e contro il realismo politico all’insegna
del pacifismo seppure diversamente articolato.
165
2. GUERRA E DIRITTO NELLA RIFLESSIONE
GIURIDICO-POLITICA DI DE FIORES *
1. Contesto
Il contesto politico nel quale il volume dell’A. si colloca e` certamente quello
del pacifismo laico di sinistra.
Sotto il profilo dell’orientamento metodologico nell’ambito del diritto internazionale
e della politica estera i debiti vanno equamente distribuiti tra Ferrajoli,
Zolo e il Centro Riforme per lo Stato associazione che si muove all’interno della
sinistra diessina e dle PRC.
2. Analisi
Cerheremo—per quanto ci sara` possibile—di riassumere gli aspetti di maggiore
rilievo dell’opera.
Secondo l’A. il diritto e` stato costretto ‘obtorto collo’ a confrontarsi con le
nuove guerre e con la loro globalizzazione. Nel nostro Paese, durante il conflitto
in Iraq e in Kosovo, l’utilizzo da parte dell’esecutivo di ipocrite locuzioni e` stato
volto a raggirare l’art. 11 della nostra costituzione.
Cosı` come in tema di sovranita` ,quella del Parlamento e` stata svuotata di significato
attraverso il ricorso ai decreti-legge. Al di la` di queste considerazioni, copiose
interpretazioni politico-giuridiche hanno cercato di minare alla base l’indubbio
fondamento pacifista (p. 27) della nostra Costituzione. A tale proposito
l’A. dissente in misura radicale con quanti hanno cercato di cosituzionalizzare le
nuove forme di guerra a livello giuridico. Infatti, il rapporto diritto/guerra non si
presta — per l’A. — a equivoci di sorta:
1) la guerra e` una sospensione dei diritti come dimostrano chiaramente i
provvedimenti dell’amministrazione Bush;
2) provvedimenti (USA Patriot) che — seguendo Ramonet e Vidal — violano
palesemente l’habeaus corpus in modo inacettabile;
166
* L’Italia ripudia la guerra, Ediesse e CRS.
3) in particolare l’a. sottolinea — con particolare enfasi — il rischio di criminalizzazione
del dissenso no-global da parte di Cia e Fbi (p. 33) e ritiene
inammisibili i Tribunali militari istituiti ad hoc da Bush (come la prigione
di Guantanamo);
4) quanto ai provvedimenti presi in Italia questi ricalcano quelli dell’Unione
Europea e sono talmente generici da consentire indiscriminati abusi;
5) per ovviare a tutto cio` l’intervento del presidente della Repubblica e quello
della Corte costituzionale possono offrire una adeguata soluzione al rispetto
di un nocciolo duro di diritti che devono essere tutelati anche in
casi di guerra.
Indubbiamente il ripristino della inviolabilita` dei diritti e` ampiamente compromessa
dalla metamorfosi della Nato (p. 53) che colloca a latere l’ONU (la
cui abdicazione fu gia` evidente in occasione del bombardamento USA sulla Libia
e dell’attacco di Israele cui campi palestini in Libano). Ebbene di fronte alla
guerra permanente e a quella preventiva l’ONU finisce solo per svolgere un ruolo
di ‘‘protettrice della pax americana, custode del dopoguerra’’ (p. 57). A questo
punto legittimare moralmente la guerra — p.e. in occasione della necessita`di
contrastare il terrorismo — equivale a non comprendere che l’uso della forza
nulla ha a che vedere con la morale ma semmai — come ricordare Heller
(p. 68) —‘‘con la ridistribuzione del potere e della ricchezza’’. Richiamarsi allora
al concetto di guerra giusta risuta tipico di chi ha fatto venire meno il rispetto del
diritto internazionale. A tale proposito l’A. respinge — con forza e sdegno — la
legittimita` della guerra giusta sia nella accezione neo-tomista che in quella di
Walzer allo scopo di sottolinerae che — dopo la abdicazione dell’ONU —
non rimane che l’Impero (citando in modo significativo Negri e Mortellaro)
che attua una guerra di aumentamento (come quella in Afghanistan) e non guerre
umanitarie (espressione questa che nasconde la volonta` —da parte della Nato
e degli USA — di attribuirsi il ruolo di difensori del diritto e quindi — citando
Zolo — di imporre la propria egemonia). Recuperare la lezione filosofica di
Rousseau e di Kant (rigettando quella di Hegel e quella di Austin) ci consentira`
di comprendere la necessita` di trasformare l’oridinamento giuridico internazionale
in una comunita` giuridica universale secondo il dettato di Kelsern (superando
le non poche ambiguita` dello stesso filosofo, superamento reso possibile dal
contributo di Heller). Allora e solo allora — sara` comprensibile contestualizzare
in modo giuridicamente efficace l’internazionalismo, il pacifismo giuridico e relegare
la ‘‘guerra fuori della storia’’.
A tale proposito non puo` essere accettabile che la guerra torni ad essere uno
strumento ordinario della politica o torni ad essere il dispositivo naturale per la
tutela dei diritti umani. In questo senso l’A. — oltre a rifiutare la lezione di Wal-
167
zer e quella di Habermas — condivide la riflessione di Rodota` , di Zolo e di Luciani
secondo il quale un governo mondiale gia` esiste ed e` quello del FMI e della
Banca Mondiale. In conclusione, le osservazioni critiche dell’A. sono assolutamente
speculari a quelle di gran parte degli autori precedentemente analizzati
(e` fra l’altro significativo che la casa editrice del saggio sia la stessa del Rapporto
2004 che abbiano preso in considerazione) poiche´ hanno in comune una chiara
connotazione anti-USA e anti-militarista. D’altra parte, alcuni fra i piu` rilevanti
riferimenti dell’A. sono intellettuali come Zolo, Ferrajoli, Chomsky, Negri e
Mortellaro il cui terreno comune — al di la` delle differenze nell’ambito della
pars costruens — e` analogo.
168
3. GUERRA E DIRITTO NELLA RIFLESSIONE
FILOSOFICO-POLITICA DI ZOLO*
L’A. sottopone al proprio orientamento ideologico e metodologico la guerra
del Kosovo allo scopo sia di smascherare le ‘ipocrisie umanitarie’ sia di riaffermare
la sovranita` del diritto in un’ottica anti-USA (analoga a quella di Mortellaro).
E scontato che il contesto politico-ideologico dell’A. sia analogo a quello di
De Fiores, rientri cioe` nell’ambito della sinsitra pacifista (Zolo infatti si e` formato
politicamente anche grazie alla collaborazione con la rivista ‘Testimonianza’ di
Balducci).
Allo scopo di evitare qualsiasi equivoco l’A. delegittima il concetto stesso stesso
di iustum bellum ripreso da Walzer ritenendo che questo sia ‘‘un tipico strumento
di autolegittimazione della guerra (p. 43). Al di la` delle afferamzioni dei
leaders politici — coinvolti nella guerra del Kosovo (e fra questi Clinton, Albright,
Blair e D’Alema) — l’A. compie una interessante rassegna delle opinioni
di noti politologi a proposito delle reali cause della guerra per giungere alle seguenti
conclusioni:
1) questa guerra e` nata per emarginare l’Europa;
2) per controllare i corridoi che da Oriente a Occidente collegano l’Asia al
Mediterraneo (in particolare il corridoio n. 8);
3) per controllare l’area euro-asiatica in funzione anti-CSI adottando una sorta
di federalismo egemonico
e infine
4) per legittimare l’allargamento della NATO che progressivamente erodera`
l’ONU legittimando ‘‘la volonta` egemonica degli USA’’ per consentirle
‘‘l’esercizio di una sovranita` planetaria’’ (p. 65).
Tutto cio` avviene poiche´ il consiglio di sicurezza dell’ONU (nonostante i suoi
limiti) distribuisce il potere internazionale in modo ‘‘democratico’’ ostacolando
in questo modo l’egemonia USA. Proprio con questa guerra l’ONU e` stata ancora
una volta emarginata attuando una vera e propria aggressione ai danni della
169
* Chi dice umanita`, Einaudi.
ex-repubblica jugoslavia e sovvertendo in tal modo il diritto internazionale (l’A.
parla esplicitamente di ‘‘autentica eversione del diritto internazionale’’ p. 89).
Nell’illustrare le riflessioni di Cassese sulla opportunita` di trasformare l’eccezione
in regola — allo scopo di contestualizzazione giuridicamente la guerra
umanitaria — Zolo ritiene opportuno chiarire che non solo la guerra moderna
non puo` essere in alcun modo interpretata come una sanzione giuridica ma —
sotto il profilo delle conseguenza operative—puo` essere assimilata al terrorismo
(p. 114). Quanto al Tribunale dell’Aia ‘‘ha dato prova di un pregiudizio positivo
poiche´ — p.e.— non ha avviato alcuna indagine nei confronti dei comandi della
NATO’ (p. 139) che ha pianificato l’uso dell’uranio impoverito ‘‘violando le
Convenzioni di Ginevra oltre alla Convenzione dell’Aia del 1954’’ (pp. 145/
146). In definitiva, il Tribunale dell’Aja non e` stato altro che uno strumento puramente
giuridico (p. 156) e quindi del tutto pirvo di legittimita` . In conclusione
per l’A.:
1) la guerra e` stata incommensurabile e contradditoria rispetto alla tutela dei
diritti umani;
2) il loro rispetto non puo` essere affidato ad alcuna alleanza militare;
3) l’alternativa percorribile e` il dialogo interculturale;
4) le conseguenze di ogni guerra sono la devastazione ambientale e l’implementazione
dell’odio;
5) non e` accettabile che il potere internazionale sia nele mani di una ristretta
oligarchia;
6) la guerra umanitaria ha emarginato l’ONU e ha sovvertito il diritto internazionale
in mano dell’imperialismo USA.
L’unica legittima e valida reazione a questo orrore sono state le manifestazioni
a Seattle.
170
4. LA GLOBALIZZAZIONE NELLA INTERPRETAZIONE
DI RAMONET *
Secondo l’A. il fatto che il mondo attuale abbia conosciuto il trionfo del liberismo
e` un fatto nefasto. Contro di esso le proteste di Seattle sono state sacrosante
mentre il Pentagono — affetto dalla solita paranoia — puntava l’indice
proprio contro il dissenso criminalizzandolo.
Tutte queste proteste hanno trovato nelle ONG e in determinate associazioni
una adeguata risposta al predomio delle oligarchie finanziarie (la repressione che
ne e` seguita e` inacettabile!) e in particolare degli USA che attuano una logica
imperialista (americanizzando il mondo per esempio).
Nella seconda voce del dizionario — Allende — il leader politico viene definito
come la prima vittima della globalizzazione e come colui che avvio` una democrazia
autentica nel contesto del socialismo mentre le corporations, la Cia e la
Banca Mondiale erano intente a distruggere il nuovo Cile.
Nella terza voce — Altermondialismo — gli A. elogiano le alternative perseguibili
rispetto alla globalizzazione:
1) economia solidale;
2) sviluppo sostenibile;
3) solidarieta` nazionale e
4) governanza democratica a livello mondiale.
Nella quarta voce — Asse del Male — gli A. — oltre a rifiutare radicalmente
tale catalogazione — contrappongono un’altra asse del Male: quello della globalizzazione
che precede a tre livelli. Uno di questi e` il livello ideologico che si consolida
attraverso la manipolazione dell’opinione pubblica attuata da centri di ricerca
assai precisi (come l’Heritage Foundation o il Cato Institute).
Nella quinta voce — ATTAC — gli A. formulano una sorta di autoelogio —
assai compiaciuto — sottolineando che — in ultima analisi — Attac vuole liberare
le persone dal virus liberista.
Nella sesta voce — Black Bloc — gli A. compiono una difesa assai sottile la`
171
* Piccolo dizionario della globalizzazione, Ramonet/Chao/Woz´niak, Edizioni Sperling & Kuffer,
2000.
dove sottolineano che l’uso di mascherarsi durante le manifestazioni e` stato utile
per sottrarsi alle identificazioni.
Nella settima voce — Manu Chao — pur ricordando che — guarda caso! —
il cantante ha accettato di essere socio fondatore onorario di Attac — gli A. formulano
nei confronti del suo impegno politico un vero e proprio elogio.
Nell’ottava voce — Chavez — gli A. non solo ne difendono l’operato ma si
mostrano particolarmente soddisfatti della paura mostrata dagli USA per la politica
estera inaugurata.
Nella nona voce — CNSTP — viene difesa una forma di nuovo sindacalismo
e viene difesa la lotta del CP contro gli OGM.
Nella decima voce — FMI — tutto l’operato della organizzazione e` condannato
radicalmente sia per le conseguenze sia perche´ esso rappresenta ‘‘la struttura
mondiale dell’imperialismo moderno’’ (p. 165).
Nella undicesima voce — FS — il programma del Forum mondiale e` — ovviamente
— difeso a trecentosessanta gradi perche´ rappresenta una sorta di
coordinamento mondiale anti-liberista. Nel suo ambito trova spazio anche France
Liberte´ s l’associazione di Danielle Mitterand la cui prassi antagonista e` particolarmente
cara agli autori.
Nella dodicesima voce — Genova — gli A., oltre a definire la citta` ligure la
‘Seattle d’Europa’, osservano correttamente il radicamento profondo nel nostro
paese dell’associazionismo laico e cattolico (che e` stato il motore propulsivo della
manifestazioni) e ne difendono le istanze (non dopo aver elogiato l’attivita` di Indymedia).
Nella tredicesima voce—Giovanni Paolo II—attraverso una lettura parziale
e faziosa insieme gli A. vorrebbero fare del Papa una sorta di difensore dell’antiglobalizzazione.
Nella quattordicesima voce — Guerra di occupazione — dopo aver elogiato
il programma e la prassi di Greenpeace (pp. 221/222). Gli A. sostengono che
l’interrentismo USA e` la conseguenza di una grave crisi finanziaria alla quale
gli USA riprendono con la guerra, che consentira` loro di controllare e risorse petrolifere
(p.e. del Golfo). A conclusione della voce gli A. auspicano — implicitamente
— una contrapposizione europea con gli USA che faccia da contro-altare
all’egemonia USA, contrapposizione — aggiungiamo noi — che per rafforzarsi
dovra` tenere conto dell’America Latina (di Lulax e Chavez in particolare),
della Cina e della Russia. In particolare gli A. — a piu` riprese — pongono l’enfasi
sulla opportunita` storica che Germania e Francia hanno di contrapporsi alla
politica unilaterale USA.
Nella quindicesima voce — dopo aver elogiato Chomsky e la Klein — gli A.
non risparmiano elogi alla Rete di Lilliput.
Nella sedicesima voce — dopo aver elogiato Lula e Marcos — gli A. difen-
172
dono il progetto di creare un osservatorio permanente sulla manipolazione informativa
delle corporations e dell’imperialismo.
Nella diciassettesima voce, dopo aver condannato senza mezzi termini le
ONG asserite alle comporations o all’imperialismo USA (come ad Haiti), gli
A. riconoscono il ruolo determinante delle ONG tradizionali e di quelle nuove
(come ATTAC e il FS) che daranno un contributo determinante alla lotta contro
il neoliberismo.
Nella diciottesima voce—elogiata l’opera meritoria di Moore—gli A. si soffermano
a sottolineare il ruolo determinante del pacifismo attuale (laico e cattolico)
ricordando il contributo di La Pira, della CND in UK, di Capitini e soprattutto
di quello attuale che — con il FS — ha acquisito una dimensione planetaria.
Nella diciannovesima voce — condannato il Patriot ACT con organizzazione
analoghe a quelle gia` viste con il giurista italiano De Fiores — le critiche rivolte
alle reali finalita` del Plan Colombio e del Plan Panama sono rotte e non lascino
adito a dubbio.
Nella ventesima voce — dopo aver elogiato programma e prassi del MST —
gli A. non risparmiamo elogi al nuovo protagonismo della societa` civile che si e`
organizzata attraverso le ONG.
Nella ventunesima voce — terrorismo — gli A. — come gia` aveva fatto
Chomsky — sostengono che proprio gli USA hanno promosso una delle forme
piu` spietate di terrorismo, quelle anti-comunista e l’espressione ‘azione terrorista’
puo` esere usata sia per Begin (ex capo dell’Irgun) che per le FARC.
Nella ventuduesima voce — Tute bianche — gli A. sottoineano la positiva
capacita` di creare legami o fare rete con altri movimenti dimostrando la loro abilita`
.
Analoghe valutazioni vengono formulate nei confronti di Ya Basta! e dello
zapatismo nei cui confronti gli A. mostrano la massima fiducia.
173
5. LA RIFLESSIONE ANTI-REALISTA
DI EKKEHART KRIPPENDORF*
Se fino a questo momento la politica si e` costruita a partire da paradigmi disumanizzati
(caratteristici d’altronde del realismo politico) l’unica alternativa
perseguibile e` una politica estera dal basso promossa ‘‘da gruppi sociali che si
intromettono nelle faccende interne degli Stati’’ per tutelare p.e. i diritti umani
violati. Uno dei primi esempi furono le ONG anglosassoni sorte tra il 1843 e il
1846 mentre per venire ai giorni nostri, non c’e` dubbio che AI (nata nel 1961)
abbia attuato questa politica dal basso Concretamente — a partire dal ’91 — la
UPO rappresenta — secondo l’A. — una delle migliori forme di alternativa alla
politica tradizionale almeno quanto l’HCA. Ma uno degli eventi che risquote
l’entusiasmo dell’A. e` la manifestazione del febbraio 2003 grazie alla quale si e`
costruita informalmente una societa` mondiale dal basso. Al di la` delle condanne
scontate rivolte ai provvedimenti anti-terrorismo di Bush, l’A. auspica una Europa
completamente differente da quella attuale, un’Europa che attui ‘‘una cooperazione
sociale, economica e culturale’’ grazie alla quale sara` possibile battere il
terrorismo. Quanto alla guerra in Kosovo — guerra criminale — l’entrate in
guerra della Germania e` inammissibile tanto quanto inaccetabile che un ex-verde
pacifista quale Fischer abbia potuto dare il proprio plauso. Un adeguato programma
alternativo ci e` offerto dall’A., programma che per la sua essenzialita`
puo` agevolmente essere riassunto nel modo seguente:
1) essere di sinistra equivale a protestare contro tutte le ingiustizie (privilegi,
sfruttamenti e divisione della societa` ). Marx ha certamente fornito una interpretazione
scientifica della disuglianza;
2) essere di sinistra significa mettere in discussione il potere e non aspirare a
conseguirlo poiche´ le strutture gerarchiche non sono accettabili (ndr risulta
abbastanza chiaro che l’A. sta riformulando l’ottocentesco programma
anarchico!). Proprio per questa ragione l’anti-militarismo e` nel Dna della
sinistra radicale;
3) se cio` e` vero la non violenza e la disubbidienza civile sono metodi indi-
174
* Ekkehart Krippendorff, Critica della politica estera.
Ekkehart Krippendorff, L’arte di non essere governati.
spensabili per la sinistra e per questa ragione si deve rifiutare qualsiasi
compromesso tattico e qualsiasi istituzionalizzazione all’interno di un partito.
Alla luce delle considerazioni precedenti quali sono le valutazioni dell’A. sulle
istituzioni militari?
Vediamole in breve
1) le spese militari sottraggono risorse a quelle della sanita` e dell’istruzione;
2) i danni ambientali determinati dalle FA sono elevatissimi;
3) le FA rappresentano la parte piu` oscura della storia;
4) Stato e FA sono una unita` indissolubile;
5) la politica attuata da Adenauer fu un errore macroscopico e fatale insieme;
6) l’educazione militare mira a spersonalizzare e a disumanizzare l’individuo;
7) l’unica reale funzione della istituzione militare — al di la` della usuale demagogia
— e` ‘‘la conquista e il consolidamento del potere’’ (p. 236);
8) nonostante le apparenze e` proprio l’apparato militare a controllare le principali
scelte economiche e sociali;
9) allo stato attuale questa istituzione e` un vero e proprio cancro (…) poiche´
‘‘si riproduce a spese della societa` civile’’ (p. 237).
In conclusione per l’A. l’istituzione militare: ‘‘e` la piu` pericolosa e piu` avversa
alla vita (fra le altre istituzioni ndr) e anche la piu` onerosa che mai sia stata inventata’’
(p. 240).
E dunque mai esistita nella storia recente una alternativa? Per l’A. la risposta
e` positiva poiche´ proprio Gandhi ne rappresenta la concreta realizzazione. Che
cosa ha Gandhi se non la vittoria della morale sulla politica? Anche gli aforismi
di Lao-tzu sono una buona alternativa almeno quanto le riflessioni di Schiller.
Sulla educazione estetica autentica formazione in grado di deligittimare potere
e dominio.
175
6. LA RIFLESSIONE ECOPACIFISTA DI ARN NAESS *
Quale implicazioni determina — sul piano politico — l’ecosofia? Attraverso
quali strumenti l’ecosofia puo` trovare concreta applicazione? A questi cruciali
interrogativi l’A. risponde nel modo seguente:
1) tutti coloro che praticano l’ecologia profonda devono impegnarsi politicamente;
2) gli attivisti devono conoscere la meccanica del potere all’interno delle corporations;
3) i partiti verdi devono avere al loro interno esperti in diversi settori o ambiti;
4) le politiche economiche di USA e dell’URSS sono risultate fallimentari e
una alternativa ad esse e` il decentramento;
5) l’attivista deve promuovere il proprio dissenso nei confronti della massificazione
del termpo libero.
A livello di modalita` operative quella per eccellenza non potra` che essere l’azione
diretta non violenta indicata da Gandhi (pp. 184/186) e a livello di finalita`
generale certamente la piu` importante e` quella di attuare una ‘‘trasformazione
radicale della nostra societa` industriale’’ (p.e. attraverso la realizzazione di un
partito ad hoc) realizzata attraverso piccoli passi servendosi del socialismo quale
pars destruens rispetto al capitalismo.
Infatti l’ecologia profonda — oltre a proporre l’abolizione della proprieta` —
mira ‘‘a una democrazia diretta’’ e ad applicare un disarmo unilaterale proponendo
la DPN al’interno della Nato (e` forse questa una delle proposte piu` bizzarre
che abbiamo mai preso in considerazione).
Complessivamente l’abbinamento dell’ecosofia alla non violenza si attua in un
contesto squisitamente religioso (p. 247) e anti-cartesiano (oltre che anti-razionalistico).
176
* Arn Naess, Ecosofia.
7. LA RIFLESSIONE SULLA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA
E SULLA NON VIOLENZA DI ALDO CAPITINI *
Solo la non violenza (da adesso NV ndr) e` in grado di valorizzare l’individuo
senza escludere uno strettissimo legame con i propri simili. Al contrario Stati,
partiti e sette usano una forma tradizionale di potere (la coercizione p.e. o la tortura)
e creano una falsa democrazia (p. 90). Certo nella pars destruens Marx e
Lenin ci hanno fatto comprendere la possibilita` di superare la falsa democrazia
ma le loro riflessioni sono impregnate di autoritarismo (come si evince dalla possibilita`
— contemplata dai loro sistemi — di ricorrere alla violenza rivoluzionaria).
Al contrario, la democrazia alla quale mirano, dovra` costruirsi sulla non violenza.
La guerra, infatti, e` un’assurda manifestazione della natura (ed e` certamente
la piu` crudele) e va completamente rifiutata. Tuttavia — precisa in modo
significativo Capitini—il salto dalla violenza classica alla non violenza non potra`
non passare che attraverso una fase intermedia e cioe` la guerriglia (che e` limitatamente
giustificabile quando nasce dagli oppressi). Perche´ la ANV sia efficace
sara` opportuno che venga attuata da un numero elevato di persone che ‘‘blocchino
il potere con le tecniche non violente’’ (p. 94) (D’altronde e` propria la persistenza
della guerra all’interno degli stati ad impedire l’affermarsi della ANV).
In defintiiva mentre la guerriglia e` una scelta immediata al contrario la ANV e`
frutto di una lunga preparazione interiore; mentre la guerriglia riconosce i limiti
della democrazia rappresentativa proponendo il partito unico (Capitini pensa a
Lenin e a Castro) al contrario la ANV vuole attuare la massima democratizzazione,
abbinata al metodo elettorale, attraverso ‘‘un vastissimo controllo’’ (p. 98);
mentre la guerriglia non ha alcuno scrupolo nell’eliminare la liberta` altrui, al contrario
la ANV non puo` accettare una conseguenza cosı` devastante. Rispetto alle
leggi e` importante che la norma giuridica razionalizzi ma e` altrettanto importante
—come nel caso dell’ODC e della pena capitale—ubbidire attivamente (secondo
l’espressione di Kant) cioe` rifiutare di accettare leggi ingiuste attraverso la
ANV adottando un atteggiamento onesto e manifesto. Ma tutto cio` e` accettabile
solo nella misura in cui si fonda la ANV sulla teoria della compresenza che ci
177
* Aldo Capitini, Il potere di tutti.
consente di aprirci all’altro e che ci consenta di disporre — accanto alla realta`
della natura e della storia — anche di una realta` trascendente. Concretamente
la ANV si puo` attuare solo attraverso la partecipazione comunitaria — che altro
non e` che la democrazia partecipata che abbiamo gia` avuto modo di illustrare
cioe` attraverso la realizzazione di una ‘‘vastissima rete di organi dal basso’’
(p. 110) che oltrepassi sia il capitalismo che il comunismo, che ci metta nelle condizioni
di ridurre la durata del potere e accettare il diritto di revoca, che ci consenta
di creare organismi intermedi per aumentare il controlo e diminuire il rischio
del centralismo e, infine, che consenta alla ’public opinion’ di proporre e
criticare. Fra le conseguenze piu` evidenti di questo progetto avremo
1) il rifiuto integrale delle F.A.;
2) il conseguente rifiuto della guerra, della guerriglia e della tortura e infine
3) il rifiuto della religione tradizionale 1.
Se si applica tutto cio` al problema specifico del Terzo Mondo le proposte
concrete dell’A. si possono agevolmente sintetizzare nel seguente modo:
1) la lotta per la liberazione va condotta usando la ANV e infine
2) creando una federazione orizzontale e non violenta di regioni del Terzo
Mondo per riuscire ad esercitare una forte pressione sull’ONU.
Quanto alle conseguenze nell’ambito di un qualsiasi stato, queste possono —
in breve sostanza — ridursi ad una: i COS dovranno ‘‘creare una mobilitazione
permanente’’ per controllare tutti gli aspetti della politica (interna ed estera) e
criticare gli aspetti negativi o denunciarne le nefandezze. Nel settore universitario
questa nuova forma mentis attuata dalla NV, portera` a rivedere profodamente
l’attuale politica universitaria che dovra` ispirarsi alle seguenti forme:
1) l’educazione civica degli studenti universitari e` essenziale (anche per combattere
il qualunquismo dilagante);
2) assicurare la piena liberta` di coscienza di docenti e studenti;
3) docenti e studenti dovrebbero dedicarsi alla educazione popolare (al di
fuori del contesto universitario);
4) gli studenti dovrebbero contribuire all’autogoverno dell’universita` ;
5) attuare lavori di gruppo all’interno dei dipartimenti;
6) attuare una educazione—da parte dei docenti—ad personam con l’aiuto
di assistenti e laureandi;
178
1 E ` fondamentale osservare che queste conclusioni – solo in parte – traggono ispirazione dalle
riflessini di Lenin sulla Comune di Parigi mentre i riferimenti fondamentali per l’A. fuorno Cristo,
San Francesco, Gandhi e M.L. King autori presso i quali la religione svolge un ruolo preminente.
7) creare — con gli studenti — commissioni di controllo sugli esami e sulla
vita universitaria in generale.
A tale proposito — proprio nel gennaio-febbraio del ’68 — l’A. prese apertamente
le difese di quegli studenti che avevano occupato l’universita` proponendo
loro una serie di riforme:
1) era necessario organizzare assemblee di frequente con deleghe rinnovabili
o revocabili;
2) il giuramento allo stato da parte dei docenti non poteva essere piu` accettabile
e infine
3) era necessario introdurre la logica non violenta anche nell’ambito unniversitario
come in quello sindacale (contesto che dovrebbe avere un maggiore
protagonismo).
Particolarmente significativo e` l’articolo dell’agosto del 1963 poiche´ — con
particolare enfasi Capitini—oltre a ribadire la centralita` del metodo non violento
— formula una critica radicale alla societa` attuale che si e` costruita secondo una
logica oligarchica alla quale, i cittadini consapevoli, devono opporre la tecnica
NV e della disubbedienza civile. Per incrementare tutto cio` l’educazione 2 svolge
un ruolo decisivo, educazione che dovra` essere attuata in tutti i contesti possibili.
In definitiva non bisogna avere alcuna remora nell’opporsi allo Stato Impero
e al neo-capitalismo attraverso una rivoluzione che cambi ‘‘il possesso del potere,
le strutture della societa` e gli animi delle persone’’, insomma una rivoluzione la
cui radicalita` e` analoga a quella anarchica.
Naturalmente rispetto agli approcci classici della rivoluzione, l’A. opta per
l’abbinamento tra non violenza e democrazia diretta (non violenza — la ribadiano
— che deve collocarsi all’interno di uno specifico contesto metafisico quello
della compresenza) in opposizione all’ipocrisia dell’occidente, ai cappellani militari
che tradiscono il vangelo, per creare —in alternativa— comunita` autonome
a partire da piccoli gruppi che ‘‘possono fondersi su posizioni strenue, fare emergere
orientamenti chiari e ostinati, anche se saranno detti utopistici’’ (p. 446).
179
2 Proprio l’educazione e` un aspetto particolarmente significativo – poiche´ – e` all’interno delle
strutture esistenti che l’educatore-profeta puo` attuare una formazione assai lontana da quella usuale
e che possiamo sintetizzare nel modo seguente:
1) l’aspetto democratico della scuola e` la prima condizione per una scuola riformata;
2) il maestro dovra` togliere dai testi scolastici tutto cio` che vi sia di militarista e di imperialista;
3) bisognera` porre l’enfasi sui movimenti della pace per dare una lettura diversa della storia;
4) bisognera` dividere la classe in gruppi per abituarli alla libera discussione e alla critica della
realta` esistente;
5) e infine sara` necessario porre l’ enfasi sul ruolo cruciale dell’ONU.
8. LA RIFLESSIONE FILOSOFICO-POLITICA
DI GIULIANO PONTARA*
Che sulla scena mondiale si siano affacciati nuovi protagonisti (ONG, movimenti
per la pace) non c’e` dubbio.
E cio` e` un buon rimedio di fronte al dilagare delle nuove guerre che altro non
sono che la manifestazione piu` eclatante della violenza che:
1) riduce la possibilita` di mediazione e
2) riduce la possibilita` di giungere a compromessi accettabili.
Violenza che alimenta la deumanizzazione, che porta alla distorsione dei fatti
e alla manipolazione del pensiero attraverso la propaganda, che rafforza il ruolo
delle istituzioni autoritarie per eccellenza: quelle militari. le quali vedono rafforzare
il loro ruolo grazie alla diffusione planetaria del capitalismo la cui natura e`
profondamente totalitaria (sia sul lato economico che dal punto di vista della
propaganda). E ` chiaro che alcuni dei rimedi da prendere in considerazione
non potranno che essere: l’educazione alla pace, l’arte della diplomazione tradizionale
e popolare, la drastica riduzione delle spese militari, la conversione dell’industria
bellica, l’abbinamento della democrazia al socialismo (secondo la formula
capitiniana) per realizzare una morale e un sistema giuridico planetario. In
particolare, la realizzazione di una morale planetaria richiedera` la costruzione di
una personalita` non violenta le cui caratteristiche principali dovranno essere:
1) la proibizione di metodi di lotta violenti;
2) la capacita` di individuare la violenza a vari livelli;
3) la capacita` empatica (cioe` la capacita` di identificarsi con i piu` deboli e
avere il desiderio che la sofferenza altrui cessi);
4) il rifiuto della morale formalistica dell’obbedienza (che ha raggiunto il
proprio apice nel nazismo) che dovra` essere rivolto a tutte le strutture
autoritarie (si veda p.e. l’esempio di don Milani) promuovendo la` dove
necessario ‘‘atti di disobbedienza e di insurbordinazione civile non violenta’’
(p. 54);
5) la fiducia negli altri che porta al conseguente rifiuto del principio e del-
180
* La personalita` non violenta / Guerre, disubbedienza civile, non violenta /.
l’equilibrio di potenza, al rifiuto di disumanizzare l’altro e quindi al rifiuto
del potere militare che ha giustificato la militarizzazione della societa` e
l’imperialismo;
6) la disponibilita` al dialogo che presuppone la modestia e la consapevolezza
di non avere la verita` assoluta in campo etico-politico;
7) la mitezza con la quale si devono rifiutare le dicotomie tra vincitore e vinto
e tra amico e nemico;
8) il coraggio o la non violenza del forte;
9) l’abnegazione non violenta che, come ricordava Gandhi (p. 66), si deve
far carico delle sofferenze altrui;
10) la pazienza.
Tuttavia l’A. (p. 68) dopo aver sottolineato quanto ideale sia il ritratto della
personalita` non violenta, nella pagina successiva precisa che in determinate situazioni
il ricorso alla violenza armata sia lecito. La costruzione di una tale personalita`
puo` essere innata— oltre che di origine familiare —all’interno della scuola
(come indicato da Capitini), istituzione questa che dovrebbe educare alla vigilanza
critica verso l’ideologia imperante (da attuarsi fra i 15/20 anni), che
dovrebbe promuovere una societa` democratica e non violenta anche attraverso
il lavoro di gruppo in classe, che dovrebbe favorire il controllo dal basso, e infine
la dissacrazione della guerra e del militarismo 1.
Quali tecniche dovra` attuare la personalita` non violenta per affermare il proprio
punto di vista? Oltre alle tecniche non violente la disubbidienza civile (da
ora DS ndr) dovra` essere ampiamente usata. Ma perche´ vi sia DS e` necesssario
partire da presupposti precisi:
1) la DS deve essere rivolta alle leggi esistenti e deve essere una trasgressione
internazionale;
2) la DS deve avere una natura morale (il soggetto che la pratica lo fa perche´
in coscienza ritiene che la norma sia moralmente non accettabile);
3) lo scopo della DS deve essere quasi sempre politico (p.e. l’ODC) e
4) la DS deve possedere — inoltre — le seguenti caratteristiche:
a) deve essere pubblica;
b) deve essere notificata prima che avvenga;
c) deve attuarsi in modo non violento e infine
d) il soggetto che la pratica deve sottomettersi volontariamente alle punizioni
che gli verrano inflitte.
181
1 Al di la` della demagogia dispensata dall’A., la visione che emerge e` finalizzata a sabotare il
sistema dall’interno attuando una vera e propria guerra psicologica.
L’A. — per illustrare — la propria tesi cita due noti esempi:
a) quelle di alcuni attivisti che entrarono all’interno della DCC nel ’69 a
Washington e
b) Leanon del Comitato dei 100 in UK nel ’61.
Sotto il profilo filosofico la DC presuppone:
1) la distinzione tra diritto e morale e
2) la distinzione tra Stato e individuo
Distinzione vanificata da Hegel e affermata con forza da Locke e Mill.
Alla luce di questa filosofia, quale valutazione potra` dare mai l’attivista che
pratica la DS sulla guerra? Un giudizio di radicale condanna naturalmente. Quale
valutazione — infine — dara` nei confronti della dottrina delle guerra giusta?
La risposta e` prevedibile: ‘‘(…) in base ai principi della dottrina della guerra
giusta nessuna guerra moderna puo` essere dichiarata giusta’’ (p. 53) e quindi nessuna
guerra puo` avere una legittima morale.
182
9. LA RIFLESSIONE POLITICO-RELIGIOSA DI ‘‘RE NUDO’’ *
Ci sembra utile portare avanti la nostra riflessione sull’antagonismo eco-pacifista
illustrando la tesi di intellettuali che hanno saputo abbinare in modo originale
la controcultura (p.e. la rivista ‘Re Nudo’) con la riflessione religiosa di
Osho. Inoltre, questa breve analisi ci permettera` di dimostrare quanto una parte
della new age abbia anticipato alcune tematiche analoghe a quelle del movimento
no-global. Procediamo in senso contrario—rispetto alla impostazione del volume
— iniziando il nostro discorso dalla Appendice prima (‘‘Frammenti di un
programma possibile’’). In primo luogo, gli A. risconoscono il loro immenso debito
di riconoscenza all’opera di Osho (p. 70) grazie al quale hanno compreso
come solo la scienza e l’arte — affrancate dalla attuale dimensione — sarebbero
in grado di governare in modo rivoluzionario il mondo spazzando via la politica
che ancora adesso si costruisce sulla logica della potenza e/o del dominio. In secondo
luogo — gli A. in modo sfumato e ambiguo — propongono una serie di
alternative ai contenuti educativi attuali, alternative che altro non sono che quelle
praticate nell’Ashram di Osho a Poona (in India): dalla bioenergetica alle tecniche
di consapevolezza sensoriale (pp. 73/75). In terzo luogo, a livello di politica
estera, propongono la sospensione delle ricerche connesse all’uso bellico della
energia nucleare, il superamento della ‘‘potere militare per risolvere i problemi’’
(p. 76) (in alternativa basterebbe un unico esercito sotto l’egida ONU), l’applicazione
di una politica di stretto controllo delle nascite, la radicale riconversione
del servizio militare in servizio civile e la trasformazione ‘‘delle caserme in grandi
laboratori per un armonico sviluppo fisico e neutrale’’ (in altri termini in centri
di meditazione Osho) caserme — che detto per inciso — sono paragonate ai lager
nazisti (p. 78), la legalizzazione di tutte le droghe e lo stanziamento di fondi
per produrre droghe con effetti collaterali minimi (p. 82). In quarto luogo, pur
riconoscendo il valore del comunismo (della cui scomparsa certo non si rallegrano!)
dimostrano anche un vivissimo apprezzamento verso il movimento anarchico.
In altri termini auspicano la realizzazione del socialismo privo delle implica-
183
* A.V., Politica e Zen. Un nuovo manifesto.
zioni nefaste ampiamente note. In quinto luogo, dopo aver formulato una interpretazione
della scienza cara all’irrazionalismo novecentesco, sottolineano (p. 99)
il contributo determinante del femminismo (pp. 99/101). In sesto luogo, per
cambiare la realta` attuale, sarebbe opportuno rendersi conto della profonda differenza
tra Oriente e Occidente e come la filosofia dell’Oriente sia di gran lunga
migliore di quella occidentale. In generale, attraverso la meditazione (secondo le
modalita` di Osho) e` possibile decondizionarsi profondamente. Importante ammissione
questa poiche´ ci consente di comprendere chiaramente quanto fondamentale
sia il lavoro psicologico da compiere su se stessi. Non e` un modo eufemistico
per affermare che chi condivide questa impostazione deve attuare — lo
voglia o meno — una guerra psicologica contro il sistema?
A dimostrazione di cio` (v. pp. 19/24) l’attacco al concetto di Stato in quanto
tale e` analogo a quello portato avanti (dal 1600!) degli anarchici.
184
10. LA RIFLESSIONE FEMMINISTA DELLA RUDDICK *
Dopo aver paragonato nazismo e maccartismo, dopo aver precisato la propria
condivisione relativa alla filosofia della conosocenza delle Women Ways of Knowing
(fortemente relativista) e aver riconosciuto il proprio debito verso la Hartsock,
formula (p. 172) una precisazione fondamentale sulla violenza: un autentico
pacifismo non violento deve combattere la violenza a tutto tondo e in qualsiasi
contesto. In particoare negli USA la retorica guerraf ondaia si combina
con la burocrazia professionalizzata e la tecnologia dando esito ad una miscela
esplosiva.
Al militarismo misogeno (che svilisce la donna), all’indottrinamento perverso
compiuto dalla istituzione militare (indottrinamento che snatura il soggetto), al
pensiero militarista per il quale il corpo e` privo di reale autonomia perche´ strumento
per fini ‘superiori’, l’A. contrappone la lezione della Woolf, della Coldicott
per giungere alla conclusione — in un’ottica di pacifismo femminista — che
solo la pratica materna e` in grado di sconfiggere il pensiero militarista poiche´ essa
spontaneamente adotta una forma mentis non violenta. La donna che si fa
promotrice della NV deve ispirarsi a ‘‘quattro ideali: rinuncia, resistenza, riconciliazione
e difesa della pace’’ (p. 200). Anche per l’A. il riferimento a Gandhi e`
d’obbligo soprattutto in relazione al concetto di Ahimssa e alla resistenza passiva
(p. 209). Significativamente l’A. sottolinea l’importanza dei contributi di Sharp e
di Muller (nota 3, p. 227) — riconoscimento fondamentale per le nostre finalita` -
ma ricorda soprattutto l’eroica resistenza delle madri argentine e cilene.
185
* Sara Ruddick, Il pensiero materno.
11. NOTE SULLA CONFLITTUALITA` NON CONVENZIONALE
IN DANILO DOLCI
Secondo lo studioso norvegese Galtung l’antagonismo dolciano era rivolto al
rifiuto dello Stato capitalistico, al rifiuto della Chiesa autoritaria, alla critica radicale
delle gerarchie e tale posizione si concretava ora attraverso una pedagogia
maieutica anti-autoritaria ora attuando lotte che costruissero alternative attraverso
l’ANV ora, infine, progettando una societa` alternativa. In questa direzione, la
promozine dell’ODC, la realizzazione di centri popolari autogestiti, e dunque
lontani da un’organizzazione gerarchica, costituiscono strumenti tipici della conflittualita`
non convenzionale che l’A. applichera` in Sicilia (come aveva fatto
Gandhi in India o Capitini a Perugia). E ` significativo, dal nostro punto di vista,
che l’opera dolciana abbia riscosso particolare consenso presso Freire e Chomsky
(fra gli altri). Anche la fondazione di una radio libera del 1970 rientrava nel
piu` ampio progetto di costruire alternative antagoniste alla societa` del dominio
tanto quanto l’anti-militarismo radicale, le azioni di denuncia, le marce popolari
l’utilizzazione — alternativamente — del digiuno individuale o di quello colletivo
la realizzazine di un centro antagonista — come il Centro Studi e Innovative di
Partinico e il Centro sperimentale di Mirto attraverso i quali attuera` in modo
coordinato sia l’ANV che la Guerra psicologica — e infine — la realizzazione
di una democrazia dal basso (analoga a quella capitaniana) 1.
186
1 E ` estremamente significativa la ripresa in USA, UK e Italia di una strategia volta a promuovere
e incoraggiare il dissenso all’interno delle F.A. (attuato durante la guerra del Vietnam in USA
e dai PID in Italia durante gli anni Settanta). A tale proposito, di estremo interesse sono le associazioni
americane quali Veterans For Peace, Military Families Speak Out, Gold Star Families For
Peace e l’Iraq Veternas Against the War. In Italia l’assocazione ‘‘Un ponte per…’’ sta usando modalita`
operative analoghe a quelle dei PID quali:
1) istigazione alla disobbedienza;
2) contro-informazione attraverso proiezione di film o pubblicaizone di volumi (quale quello
di Rushton, ‘‘Riportiamoli a casa: il dissenso militare nelle forme armate USA’’;
3) proposizione di convegni (con quello organizzato a Roma il 28 marzo 2006 da ‘‘Un ponte
per…’’ e coordinati dallo stesso Rushton).
L’insieme di queste tecniche—che furono usate anche durante la I e la II Guerra Mondiale dagli
anarchici e dai socialisti—mira a creare profonde fenditure all’interno delle F.A. alleate paralizzandole.
Al di la` della efficacia di questa campagna specifica c’e` — fra gli stessi pacifisti — chi onestamente
riconosce come la gran parte delle nobilitazione contro le guerre non realmente servite.
L’insieme di questa strumentazione doveva servire ad attuare una contrapposizione
frontale alla logica del dominio che per l’A. si realizzava attraverso:
1) la segretezza;
2) la manipolazione delle informazioni;
3) l’uso dello spionaggio;
4) collocando nei punti chiave uomini malleabili;
5) promuovendo scienziati irresponsabili;
6) promuovendo la violenza;
7) trovando convenzione e complicita` con le gerarchie ecclesiastiche.
In particolare Dawley (cocordinatore dello ‘‘Steering Committee of Historians
Against the War’’) afferma che una valutazione realistica della efficacia
dei movimenti contro la guerra non puo` che portare ad una semplice conclusione:
i movimenti per la pace non hanno, fino a questo momento, contribuito a
fermare nessuna delle guerre attuate dagli USA dall’invasione delle Filippine alla
guerra del Golfo.
187
12. STATO E LIBERTA SECONDO ROTHBARD*
Secondo, MURRAY ROTHBARD massimo esponente dell’anarco-capitalismo
del novecento, lo stato costituisce l’istituzione in assoluto piu` pericolosa
per l’affermazione e l’ampliamento della liberta` individuale.
Prendendo spunto dalla scuola austriaca di VON MISES e soprattutto dell’anarco
individualismo di TUCKER, THOREAU, e SPOONER l’autore connota
lo stato nel modo seguente:
1) lo stato ha mascherato la sua attivita` criminosa per secoli con una altisonante
retorica;
2) lo stato ha commesso omicidi di massa chiamandoli guerre;
3) per secoli lo stato ha costretto la societa` civile a prestare sevizio nelle forze
armate attraverso la coscrizione, vera e propria schiavizzazione perpetuata
in modo sistematico;
4) lo stato ha rapinato a mano armata il comune cittadino attraverso la tassazione;
5) la democrazia rappresentativa, al di la` della demagogia professata dai suoi
difensori, non e` altro che una oligarchia di natura parassitaria e fondamentalmente
criminale.
L’unica alternativa attuabile non puo` che essere l’estinzione graduale dello
stato svuotandolo di potere e significato in ogni ambito pubblico e privato
che ha occupato — dalla istruzione alla difesa, all’economia — per sostituirlo
con il mercato. Una operazione di tale portata non potra` che richiedere un tempo
di lunga durata e non potra` che essere realizzata attraverso l’educazione —
leggi guerra psicologica—rivolta ai piccoli imprenditori, agli studenti, alla classe
media operaia e alle minoranze etniche attraverso l’usuale strumentazione: la
propaganda in ambito universitario, la pubblicazione di periodici e volumi e l’organizzazione
di partiti che sappiano erodere dall’interno il santuario statale.
188
* Fonte: Murray Rothbard, Per una nuova liberta`, Liberlibri, 2004 (pp. 409-431).
13. LA DIPLOMAZIA DAL BASSO
COME ALTERNATIVA AL REALISMO POLITICO *
Secondo Simona Sharoni, femminista israeliana e docente di PEACE AND
CONFLICT RESOLUTION STUDIES presso la SCHOOL OF INTERNATIONAL
SERVICE della AMERICA UNIVERSITY, l’unica alternativa — al
logoro modello politologico del realismo politico perseguibile — e` indubbiamente
la diplomazia dal basso non per la con — osservazione dello staus quo
ma per il cambiamento strutturale. Sotto questo profilo, l’antagonismo attuato
dai movimenti sociali e il ruolo delle ONG si stanno rivelando sempre piu` in grado
di incidere nel contesto della politica interna ed internazionale. Queste ultime,
in particolare, grazie all loro natura transnazionale, sono in grado di tutelare
l’interesse pubblico realmente al contrario degli stati o dell’ONU. Concretamente
l’autrice cita l’esempio dei BEATI e, in particolare, la marcia per la pace da
Trieste a Sarajevo e l’Intifada (p. 63) come esempi di diplomazia popolare o
dal basso. Nel momento in cui la cittadinanza sara` resa consapevole della possibilita`
di trasformare radicalmente l’arena della politica internazionale, l’azione
degli stati subira` una ristrutturazione profonda, ristrutturazione che sara` tanto
piu` profonda quanto piu` le istituzioni informali della diplomazia popolare saranno
capaci di confederarsi fra loro a livello internazionale (p. 72) contro le tendenze
autoritarie dello stato, delle multinazionali e del complesso militare industriale
(p. 73).
189
* Fonte: Simona Sharoni, La logica della pace, EGA, 1997.

Parte Ottava

1. IL DISSENSO NON CONVENZIONALE
NELLA RIFLESSIONE POLITICA
DI LINGUA INGLESE
Premessa
Lo scopo di questo breve studio non e` ne´ quello di fornire al lettore una analisi
esaustiva della riflessione politica anglo-americana di ispirazione anarchica
del nostro secolo, ne´ quello di presentare uno studio sistematico sull’anti-militarismo
nel contesto della comunita` scientifica italiana. Il nostro scopo e` stato assai
piu` semplice: individuare un terreno comune — p.e. l’anti-militarismo, la disobbedienza
civile, l’azione non violenta — nelle riflessioni di intellettuali significativi
della cultura anglo-americana. Di conseguenza le esclusioni si sono rese necessarie
ed indispendabili ;quanto al dissenso in ambito scientifico, questo ha
trovato spazio in questo studio per l’esistenza di numerosi elementi di continuita`
storica e di ideologia: il contributo di Russell alla nascita del movimento Pugwash,
il dissenso anti-nucleare del filosofo inglese e, piu` in generale, il suo anti-
militarismo.
Ebbene, tutti questi aspetti hanno profondamente influenzato sia la maturazione
di una posizione anti-militarista nella realta` scientifica italiana del nostro
secolo sia le riflessioni di Fieschi sulle responsabilita` politiche della scienza.
193
2. LA RIFLESSIONE POLITICA DI CHOMSKY
1. La societa` attuale
Non c’e` dubbio che la societa` attuale — rispetto a quella degli anni Settanta
—sia migliorata sia in relazione all’ampliamento dei diritti che all’aumento della
tolleranza e della comprensione reciproca. Ma tutto cio` e` stato possibile grazie
ad un antagonismo continuo e costante nel tempo che dovra` arrivare — presto
o tardi — a modificare strutturalmente il potere e il dominio. Figure significative
come Rosa Parks dimostrano — tra l’altro — che, partendo da un determinato
backround, e` possibile incidere in modo significativo sulla struttura del potere.
Per il raggiungimento di tale obiettivo la linea strategica seguita dal New Party
o comunque di un partito costruito sulla falsariga dell’NDP canadese o del PT
brasiliano, potrebbe offrire buone possibilita` in direzione del cambiametno auspicato.
Il dato decisivo da sottolineare e` comunque l’ampliamento della democrazia,
ampliamento che ‘non deve attuarsi nell’ombra’ ma deve cambiare la sostanza
(p.e. il contributo del PKI indonesiano e` stata fondamentale) creando,
giorno per giorno, mutamenti significativi per arrivare ad una societa` libertaria
(Zinn afferma che gli attivisti dovrebbero diventare dei marotoneti) come fanno
— p.e. — i villaggi autonomi in India o i centri sociali in Colombia creando media
alternativi 1 (l’A. pur riconoscendo a breve termine l’efficacia di Marcos sottolinea
che a lungo termine la capacita` di incidere verra` meno).
2. La formazione politica
Le brevissime note sopra riportate non devono sorprendere il letore, dal momento
che sono la conseguenza di un percorso politico coerente che inizia nel
194
1 In particolare l’A. riconosce la grande rilevanza del MST e del PT che definisce ‘‘il piu` grande
partito operaio del mondo dotato di una straordinaria organizzazione’’ mentre rivolge menzioni
pesanti all’OLP controbilanciate dall’entusiasmo per Ramos Horta e Gusmao, artefici della indipendenza
di Timoy est e nei confronti di Scheizer fondatore dell’East Timor Action Network.
1947 quando incontro` Zelig Harris che determino` una svolta signficiativa sotto il
profilo della crescita professionale e dal punto di vista politico.
Per quanto concerne l’aspetto politico, la lettura degli scritti di Rosenberg —
lettura che avrebbe lasciato un segno duraturo — fu svolta proprio dietro indicazione
di Harris.
Infatti, oltre all’approccio squisitamente empirico attuato da Rosenberg, l’A.
comprese l’efficacia di un’analisi della realta` storica di tipo marxiano lontano
dall’irrigidimento metodologico di Lenin (nei confronti del quale avrebbe in seguito
manifestato la propria ostilita` ) e vicina all’interpretazione luxemburghiana.
Un altro elemento di rilievo — nel suo percorso formativo — fu svolto dal
Council For Arab – Jewish Cooperations 2 e in particolare da Melman.
A parte lo spontaneismo rivoluzionario della Luxemburg, la guerra civile spagnola
e la riflessione politiche (oltre che naturalmente linguistiche) di Humboldt
lo orientarono verso un socialismo libertaio che si sarebbe concreato ora nei kibutz
israeliani ora negli esperimenti consiliari jugoslavi.
A partire dal 1961 l’impegno militante lo portera` a criticare in modo spietato
tutta la politica estera americana (conducendolo a qualificare la maggior parte dei
leardes politici, americani — insieme ai tecnorati come MacNamara, Rostow o ai
consiglieri come Kissinger—come veri e propri criminali—e a sostenere—seppure
criticamente il movimento studentesco in qualita` di intellettuale antagonista 3,
antagonismo il suo che non gli impedı` di essere un critico lucido delle ‘teorie’di
Marcuse e di Fromm e che gli consentı` tuttavia di essere sempre solidale con i movimenti
di base. A tale proposito, basti pensare all’influenza che esercito` sull’A.
l’attivista Dunn (segretaria generale della CND dal ’58 al ’67), l’SNCC, le Black
Panther (l’a. partecipo` al funerale di Fed Hampton a Chicago nel 1969), la casa
editrice South End Press (che ha pubblicato una buona parte dei volumi dell’A.)
e la rivista ZMagazine (il cui fondatore—Mike Albert—fu in qualita` di studente
—un membro attivo del gruppo studentesco R. Luxemburg di cui l’A. era consigliere).
Dall’insieme di queste esperienze culturali e politiche emerge un profilo
ben preciso dell’intellettuale: nella misura in cui l’intellettuale e` colluso con le istituzioni
perde qualsiasi credibilita` . Al contrario, l’uomo di cultura deve seguire le
indicazioni bakuniane. Alla luce di questa tesi non sorprende ne´ il sostegno che
l’A. diede al rifiuto della leva (durante la guerra del Vietnam) ne´ il sostegno al sabotaggio
contro la guerra (p.e. nell’ottobre del 1969 difese l’azione diretta di un
gruppo di attivista di Milwaukee che brucio` i registri negli uffici di leva).
195
2 Sia chiaro — tuttavia — che l’approccio al problema ebraico dell’A. e` stato sempre anti-sionista.
3 Partecipando per esempio alla marcia sul Pentagono nel ’67, firmando appelli o petizioni,
promuovendo picchettaggi o svolgendo conferenze.
3. Intellettuale
L’intellettuale deve fare comprendere alla societa` civile che il riappropriarsi
della propria esistenza, contro chi deteneva il potere, e` un sacrosanto diritto e
cio` e` possibile grazie alla realizzazione di gruppi di base (come l’SNCC o i Freedom
Riders), purche´ si sia consapevoli che queste fondametali esperienze di per
se´ non costituiscono un’azione rivoluzionaria.
Anche l’uso della violenza — come p.e. per Zinn — e` in alcuni casi legittimo
per quanto nella maggior parte delle situazioni di resistenza l’uso della non violenza
possa rivelarsi efficace. Ad ogni modo, la combinazione di varie tattiche
puo` risultare ancora piu` utile, puo` risulatare opeativamente valida ;altrettanto
importante sarebbe la realizzazione di un partito che si facesse portavoce di
istanze antagoniste (come il PT), un partito insomma in grado di superare l’attuale
sistema economico che adotta una capillare pianificazione 4.
Una delle figure esemplari del passato, alla quale un autentico intellettuale
dovrebbe ispirarsi, e` Bakunin 5 il quale previde che due sarebbero state le categorie
di intellettuali: la prima avrebbe cercato di controllare le masse mentre la
seconda avrebbe servito gli interessi del padronato.
Insomma la conquista del potere — anche da parte dell’intellettuale —
implica un modus operandi oramai canonizzato: brutalita` , cinismo, crudelta`
etc.
In relazione al ruolo dell’intellettuale nei confronti delle istituzioni fermativa,
questo deve assumere una posizione di assoluta contrarieta` alle modalita` tradizionali
di formazione poiche´ non sono altro che forme — piu` o meno raffinate
— di indottrinamento. Al contrario, l’intelletuale deve ‘‘insegnare alla gente a
pensare da sola’’, deve farsi portavoce di un pensiero critico e indipendente 6
che induca la societa` civile a comprendere gli enormi benefici che deriverebbero
da un ampliamento del potere. In questa direzione, il conseguimento della liberta`
di parola ha comportato secoli di lotta, lotte alle quali hanno contribuito anche
intellettuali dissidenti—come Debs—o movimenti come quello per i diritti
civili 7. Ebbene, affinche´ l’ampliamento suddetto trovi modo di concretizzarsi il
piu` possibile, risulta indispensabile formulare una critica radicale al concetto di
196
4 La retorica del libero mercato e` — per l’A. — solo squallida demagogia cosı` come l’anarcocapitalismo
e` solo una aberrazione teorica che, se realizzata porterebbe alla reciproca distruzione.
5 Il marxismo non puo` costituire un’alternativa poiche´ — p.e. — la credenza in leggi storiche
e` puramente illusoria tanto quanto il concetto di dialettica e` incomprensibile.
6 In questa direzione la scuola deweyana ha dato contributi decisivi.
7 Allo stato attuale, il cyberattivismo — di cui numerosi intellettuali fanno largo uso — e`
un’ottima scelta tattica perche´ ‘‘diviene un inestimabile strumento di organizzazione politica e
di informazione’’.
Stato 8 istituzione — questa — che deve essere abbattuta ma solo sul lungo periodo
poiche´ allo stato attuale, a causa delle privatizzazioni e della devolution, il
rafforzamento del Welfare State e` indispensabile perche´ consente numerosi ed
indispensabili benefici.
Ad ogni modo, fin dal 1967, l’A. fu estremamente chiaro nell’indicare nella
resistenza un dovere indispensabile per l’intellettuale poiche´ costituiva (e costituisce)
una efficace tattica per influenzare la politica (si pensi alla organizzazione
nazionale Resist nata negli anni ’80 per organizzare la resistenza alla leva).
4. Disubbidienza civile
A partire dagli anni Sessanta, l’A. si fece portavoce della disubbidienza civile
(da ora DC ndr), sostenendo — p.e. — la legittimita` delle argomentazioni dei
Berngan (che giustificano anche l’uso del sabotaggio) e rigettando senza mezzi
termini le repliche di giornalisti asserviti al potere come Greeley. La leceita` dell’azione
diretta — infatti — risulta ampiamente giustificabile se e` in grado di arrestare
le decisioni politiche (come l’invasione in Indocina), se contribuisce a fare
prendere coscienza alla societa` civile che un atteggiamento di passivita` o di indifferenza
costituisce una scelta di oggettiva complicita` con le scelte governative
9. Al contrario la resistenza studentesca — concretizzatasi p.e. nello sciopero
generale nel 1969 — riuscı` a porre un freno alle decisioni dell’esecutivo (ridimensionando
p.e. l’invasione della Cambogia), tanto quanto la distruzione dei
registri di lega contribuı` a spezzare l’ossequio conformistico verso il potere da
parte della giovani generazioni.
La DC trovo` modo di originarsi e di ampliarsi grazie al contributo decisivo del
movimento studentesco degli anni Sessanta, movimento che contribuı` a ‘‘dissipare
l’atmosfera di compiacimento che regnava nella vita intellettuale americana’’.
5. Universita` e dissenso
Grazie al movimento studentesco vennero proposte modifiche strutturali del-
197
8 Ma naturalmente questa critica deve essere affiancata da atteggiamenti propositivi quali
quelli che ebbero modo di attuarsi con il movimento dei diritti civili ‘‘anche ha dato un contributo
indispensabile alla societa` americana’’.
9 Un esempio di acquisizione di consapevolezza politica fu l’ospitalita` concessa dagli studenti
del MIT ad un soldato disertore nel 1968 e le prime inchieste sulle convivenza tra universita` e iniziative
militari.
l’universita` quali: l’ampliamento della democrazia all’interno dell’istituzione universitaria,
‘‘La redistribuzione del potere e la riduzione dei vincoli posti alla liberta`
degli studenti’’, la necessita` di fare circolare le risposte (rompendo in tal
modo la seguitezza di alcune di esse) anche attraverso la reciproca collaborazione,
la necessita` di superare — sulla ricerca — obiettivi angusti e mediocri e di
impedire che l’istituzione universitaria perpetuasse il privilegio sociale 10.
Inoltre, il dissenso — all’interno dell’universita` — fu in grado di rivelare come
la presunta neutralita` del corpo accademico fosse al contrario oggettiva complicita`
con le istituzioni politiche, economiche e militari. Infatti, l’universita` —
per l’A. — potra` dare il proprio contributo alla societa` e alla cultura solo se diverra`
un dispositivo di critica della ideologia dominante, solo se sara` capace di
opporsi alla ‘‘voce dominante che in qualsiasi societa` e` quella dei beneficiari dello
status quo’’. Insomma anche per l’A. — come per Ricouer — il contributo
complessivo del movimento e` stato quello — con buona pace di Kennan, Glazer
e Brznezinski — di opporsi alla centralizzazione tecnocratica proponendo in alternativa
un controllo del potere dal basso e una democrazia partecipata.
6. Anarchia
Partendo dalla definizione di Rocker — secondo il quale ‘‘l’anarchia si batte
per il libero ed incondizionato sviluppo delle forze individuali e sociali’’ affrancandosi
dalla ‘‘tutela ecclesiastica e politica’’ — anche l’A. sostiene non solo la
necessita` — da parte dell’uomo libero — di smantellare tutte le forze di autorita`
e di oppressione — ma sottolinea altresı` la pericolosita` di credere che il marxismo
sia in grado di farci conseguire questi ambiziosi traguardi 11.
Al contrario l’unica via percorribile e` quella del socialismo libertario per il
quale ‘‘i rapporti di produzione capitalistica, il lavoro salariato, la competitivita` ,
l’ideologia dell’individualismo possessivo vanno considerati qualcosa di profondamente
disumano, socialismo libertario che fa propri gli aspetti migliori del liberalismo
e del socialismo, socialismo libertario che — infine — auspica il controlo
dell’economia nelle mani di libere associazioni volontarie di produttori per
usare le parole di Fourier 12.
198
10 In altri termini per l’A. quanto piu` l’universita` si avvicina all’ideale humboldtiano tanto piu`
creativa e democratica sarebbe divenuta.
11 A tale proposto, le critiche rivolte alla deriva autoritaria del marxismo sono analoghe a quelle
di Rockers, Bakumm, Buber, Pelloutier.
12 Alla luce di queste motivazioni, l’A. interpreto` il maggio ’68 come un movimento in grado
di rivitalizzare il comunismo consiliare.
7. Pacifismo rivoluzionario
Con questa espressione l’A. fa riferimento alle riflessioni di Muste, ed in particolare
al concetto di non violenza rivoluzionaria, grazie al quale e` possibile travalicare
l’acquiesciezna carattersitica degli oppressi identificandosi con le lotte
delle massa per arrivare ad un autentico progresso sociale. Infatti, solo superando
l’abitudine al conformismo e all’ubbedienza e rinunciando al potere sara` possibile
cambiare in meglio e profondamente la societa` .
Concretamente Muste applico` queste sue riflessioni analizzando la crisi internazionale
del dicembre del 1941, crisi che sfocera` nella guerra – che definira` come
un conflitto tra due gruppi di potenze per la sopravvivenza e il predomio.
L’eventuale vittoria degli alleati —che Muste previde avrebbe consentito agli
USA di conseguire un vero e prorpio predominio mondiale obiettivo questo analogo
a quello hitleriano. L’unica scelta percorribile — per Muste e per l’A. —
sarebbe stata quella di consentire a tutte le nazioni un accesso eguale ai mercati,
di ridurre drasticamente le spese militari e di promuovere una Federazione di
stati internazionali.
199
3. ASPETTI BIOGRAFICI DI EMMA GOLDMAN*
E `
difficile negare quanto determinate sia stata sull’A. l’influenza dell’anarcoindividualismo
americano (sia sufficiente pensare a figure come Emerson,
Phillips, Thoreaeu 1 che considero` il piu` grande anarchico americano, una delle
poche ‘‘stelle solitarie lontane dall’orizzonte delle folle’’) tanto e` vero che anche
per l’A. la liberta` aveva una dimensione squisitamente interiore volta a prendere
posizione in modo radicale nei confronti delle costruzione fittizie della societa` ,
nei confronti dei carcerieri dell’anima. Ma e` altrettanto arduo negare l’influenza
dell’anarcomunismo e del socialismo nella formazione del pensiero dell’autrice 2.
A tale proposito l’incontro con Beckman e con Most—nel 1889—sara` decisivo
nell’orientare le future scelte politiche di Emma. In particolare—come riconobbe
la stessa A. — fu proprio Most ad introdurla nell’anarchismo (con le opera di
Bakumn) e allo studio del marxismo—e fu sempre Most—e in seconda battuta
Berkman — a farle comprendere la rilevanza della violenza rivoluzionaria 3.
Quanto all’influenza di Berkman, questa fu sı` decisiva non solo sotto il profilo
teorico ma sotto l’aspetto morale: la forza, la tenacia, la fede totale in un’ideale,
la intransigenza dell’anarchico russo plasmarono positivamente Emma. Sotto il
profilo operativo l’organizzazione dello sciopero del 1890, in collaborazione
con i Pioneers of Liberty, fu la prima positiva esperienza di attivista non violenta,
sciopero al quale seguı` — nel 1893 — il comizio tenuto presso Union Square (in
seguito al quale fu incarcerata). L’incontro con la Michel e con le opere di Freud
le consentirono di comprendere la rilevanza di una sessualita` libera, della necessita`
di oltrepassare la concezione monogamica spingendola a difendere Wilde;la
lettura delle opere di Nietzsche la rafforzarono nella bonta` dell’individualismo
anarchico, mentre l’incontro nel 1900 con Rocker la convinsero della legittimita`
200
* Le informazioni sulla vita di Emma sono state desunte dal saggio di Paolo Salvatores ‘Red
Emma’.
1 E ` interessante osservare come nei confronti di Tucker l’A. nutrisse una viva diffidenza e antipatia.
2 Si pensi al discorso della socialista Greie che Emma udı` nel 1887 e grazie al quale acquisı` una
prima forma di consapevolezza politica.
3 Proprio insieme a Berkam organizzo` un attentato dinamitardo contro l’imprenditore Frick.
dell’anarco-individualismo. Infine l’incontro con Robin (in Francia) la persuasero
della assoluta necessita` dei contraccettivi per la emancipazione della donna e
della utilita` di promuovere le scuole libere alla Ferrer.
Un’altra tappa decisiva sara` l’omicidio del presidente McKinley (1901) che la
indurra` a prendere coscienza della inutilita` della violenza terroristica 4, la fondazione
della lega permanente per la liberta` di parola e la nascita — il 1º marzo
1905 — della sua rivista (che durera` per 12 anni) ‘‘Mother Earth’’.
L’insieme di queste esperienze la indussero ad operare una sintesi tra anarco
individualismo e anarco-comunismo, una sintesi comunque assai instabile perche´
sbilanciata sul versante individualista. Particolarmente singificativo fu l’episodio
— svoltosi durante il giro di conferenze in America – del soldato Buwalda che
—persuaso dalle riflessioni anti-militariste di Emma—aderı` al movimento anarchico
5. Sotto il profilo editoriale la pubblicazione — nel 1911 — del saggio
‘Anarchismo, femmismo e altri saggi’ rappresenta una tappa significativa nella riflessione
dell’A. dal momento che—grazie ad esso—ebbe l’opportunita`di dare
unita` al suo pensiero e di gettare le basi del femminismo attuale 6. Fra l’altro—in
questo saggio—ebbe la possibilita` di chiarire come la liberazione o la emancipazione
della donna si dovessero concretare non nel volto ma nel rifiutare a chiunque
il diritto di decidere sul proprio corpo, nel rifiutarsi di partorire (se non quando
lo avesse desiderato) e infine nel liberarsi dal condizionamento dello Stato e
della Chiesa. Per quanto concerne l’anarcosindacalismo degli IWW—pur dimostrando
loro la massima solidarieta` umana — non condivise la centralita` del sindacato
nel processo rivoluzionario (pur attribuendosi un ruolo importante).
Un altro tema, che svolse un ruolo importante nel pensiero dell’A., fu la radicale
opposizione al primo conflitto mondilae (opposizione che Kropotkin non
condivise) condanna insieme agli IWW, al Socialist Party e al National Civil Liberties
Bureau — che raggiunse il proprio apice con la fondazione della No-
Conscription League nel 1917, associazione volta a promuovere l’ODC.
A seguito della campagna anti-militarista dalla ‘‘Mother Earth’’ Emma fu arrestata
e processata nel giugno del ’17 7 — processo che l’A. ebbe l’abilita` di
201
4 Maturazione dovuta anche all’isolamento che dovette patire e determinata dalla promulgazione
di normative repressive contro il movimento anarchico come quella del 3 marzo del 1903.
5 La rilevanza di questo episodio e` dovuta ad una semplice constatazione: l’efficacia della propaganda
e quindi della Psychological Warfare.
6 In questo saggio p.e. definı` ‘‘Il matrimonio come un accordo economico o una sorta di contratto
assicurativo; condanno` l’ipocrisia del puntasemo che imponeva, alla donna nobile, l’asistenza
sessuale e condanno` la completa sottomissione della donna alla Chiesa e allo Stato’’, p. 208.
7 Quanto alla rivoluzione d’ottobre questa fu in un primo momento salutata con entusiasmo
mentre in un secondo momento venne dall’A. condannata a causa dela deriva autoritaria del regime
bolscevico.
sfruttare a suo vantaggio per propagandare le proprie idee — e condannata nel
luglio dello stesso anno a due anni di detenzione che duro` solo 20 mesi grazie
all’abilita` dell’avvocato Weinberg. Intanto, le istituzioni — preso atto della particolarita`
del’anarchica — attuarono una campagna di disinformazione 8 nei confronti
dell’A. coordinata dal procuratore Palner e da Hoover che riuscirono —
grazie alla collaborazione del Ministero del Lavoro—a farla espellere insieme ad
altri 200 radicali.
202
8 Tecnica che abbiamo avuto modo di sottolineare nelle appendici precedenti del volume.
4. LA RIFLESSIONE POLITICA DI EMMA GOLDMAN*
L’individuazione dei caratteri fondamentali della sua riflessione e` assai agevole
poiche´ l’A. non presenta alcun tratto ne´ di originalita` teorica – eccettuata l’enfasi
sulla problematica femminile che tuttavia riprenderel’impostazione dell’anarchismo
classico – ne´ di innovazione operativa dal momento che la Goldman
si servı` dello strumento della propaganda (orale e scritta) il cui utilizzo fu sempre
assai ampio nel contesto sia dell’anarchismo che del socialismo.
Secondo l’A. l’anarchia e` stata (ed e` ) ‘‘la forza innovatrice piu` rivoluzionaria e
intransigente’’ che sia mai esistita poiche´ grazie ad essa l’essere umano impara a
pensare in modo critico e ad agire — di conseguenza — in modo libero — nonostante
che tutti i contesti politici, entro i quali si muove, siano autoritari. Grazie
ad essa l’essere umano prende coscienza che ‘‘dio, lo Stato e la societa` non
esistono’’ e che l’unico aspetto che veramente conta e` l’autonomia dell’individuo
(il vero pilastro della societa` ). Alla luce di queste premessa, l’individuo anarchico
— sul piano economico — non potra` mai accettare la pianificazione ma combattera`
per costruire un’economia fondata ‘‘sulle associazioni produttive e distributive
volontarie’’ che—naturalmente—non potranno ne´ dovranno essere gestite
dallo Stato che — per citare Emerson — e` fondamentalmente tirannia. Nulla di
soprendente d’altronde perche´ lo stato trae il proprio alimento dall’‘‘annullamento
della liberta` ’’ che si attua attraverso le normative giuridiche e le sanzioni
ed esige una societa` ‘‘monotona, apatica e ubbidente’’. Obiettivi—questi—che
lo stato puo` raggiungere solo attraverso l’indottrinamento e la minaccia (o l’uso)
del terrore (che trova nei tribunali, nelle istituzioni militari e poliziesche i suoi
piu` accaniti servitori).
L’alternativa non e` il socialismo riformistico che confida nelle istituzioni parlamentari
(la storia del parlamentarismo e` per l’A. ‘‘storia di fallimenti e di sconfitte’’)
ma l’azione diretta che ‘‘sfidi apertamente tutte le leggi’’ grazie alla quale
si e` affermato il suffragio universale, il sindacalismo e lo sciopero generale. Azione
diretta che ha trovato il proprio apice — politicamente parlando — solo nell’anarchia
che — e qui l’A. usa espressioni escatologiche — e` l’unica ‘‘teoria del-
203
* Il testo di riferimento e` il saggio ‘‘Anarchismo, femminismo e altri saggi’’.
l’armonia, la grande, impetuosa liberta` che sta costruendo il mondo annuncia
l’Alba’’.
Patriottismo
La valutazione — in termini generali — che l’A. ne da` e` analoga a quella di
Tolstoj per il quale era ‘‘il principio che giustifica l’addestramento degli assassini
su vasta scala’’.
Anche il patriottismo e` una forma di superstizione (analoga a quella religiosa)
ma — a differenza della religione — ‘‘e` creata artificialmente’’ per legittimare
menzogne e falsita` e — concretamente — toglie all’individuo fiducia e la dignita`
— in se stesso.
Dal momento che il patriottismo e` la conseguenza piu` rilevante del nazionalismo,
e` evidente che l’arroganza e l’egoismo ne costituiscono i tratti salienti come
e` altrettanto evidente che debba essere la povera gente a farsi carico di difenderlo
(mentre le classi dirigenti coltivano una vocazione cosmopolita che alimenta
i loro affari) e a farsi cavia di tutte le conseguenze che la sua difesa comporta
(dalla coscrizione obbligatoria alle tasse che alimentano la crescita della spesa militare).
Una delle piu` evidenti cause del patriottismo e` il sorgere della guerra che viene
alimentata dalle classi dirigenti per tutelare e ampliare i propri investimenti e
che riduce il povero soldato o ad una vita di ‘‘sottomissione servile’’ 1 o a diventare
carne da macello. Proprio per l’insieme di queste motivazioni, l’attivista
anarchico dovra` promuovere l’anti-militarismo, grazie al quale riuscira` a fare collassare
il capitalismo che si puo` perpetuare soprattutto grazie all’esercito, e dovra`
farlo all’interno delle F.A. incoraggiando la diserzione e l’ODC e dovra` — infine
—contribuire alla realizzazione di scuole (come quella di Ferrer) nelle quali l’anti-
militarismo sara` esplicitamente premesso.
204
1 In queste considerazioni come non sentire l’eco delle riflessioni di Emerson e Thoreau?
5. LA RIFLESSIONE POLITICA DI GOODMAN
Il volume dal quale desumeremo le informazioni necessarie al nostro percorso
e` una raccolta di saggi intitolata ‘‘Individuo e comunita` ’’.
1. Scuola e universita`
L’A. mostro` un interesse spiccato nei confronti della riflessione pedagogica di
Dewey soprattutto perche´ questa avrebbe gettato le basi delle Free schools come
quella di Neill. Da questa esperienza l’A. trasse indicazioni pedagogiche fondamentali:
1) la liberta` — da parte del discente — di stare o non stare in classe
e
2) la centralita` dell’assemblea democratica.
Partendo da queste proposte, l’A. pose l’attenzione sul ruolo della formazione
incindentale e sulla opportunita` di promuovere la liberta` del bambino. Anche
nello specifico settore della riforma universitaria le proposte dell’A. sono volte
a riaffermare con forza la decisiva importanza del decentramento e dell’antiautoritarismo
(aspetti questi desunti da Illich e Lister) riforme queste che gettarono
le basi per realizzare piccole universita` indipendenti, decentrate sulla falsariga
della New School For Social Research ma soprattutto sul modello del Black
Mountain College — durata per 25 anni — dalla quale uscirono i primi laureati
appartenenti alla Beat generation, riforme grazie alle quali ogni controllo estremo
e ogni gestione burocratica vennero meno.
2. Pace
Come e` noto l’A. fu in strettissimi rapporti con Beck e Malina 1 e la sua in-
205
1 D’altra parte furono propri i fondatori del Living Theatre a mettere in scena alcuni opioni
teatrali dell’A.
fluenza — in senso anarco pacifista — fu determinante. Insieme a loro — e ai
Catholic Worker — promosse nel ’60 la celebre iniziativa denominata ‘Sciopero
mondiale della pace’ allo scopo di indurre i leaders politici a fare cessare la cold
war, allo scopo di fare comprendere alla societa` civile la non ammissibilita` di una
‘nazione nucleare’ 2, a fare comprendere chiaramente come lo stato di perenne
emergenza portasse alla dissoluzione del contratto sociale, alla corsa dei riarmo
e alla legittimazione di un sistema mentale paranoico (come quello di coloro che
applicavano la teoria dei giochi alla guerra). Proprio per queste motivazioni, l’A.
auspico` che lo sciopero coinvolgesse tutte le categorie sociali — ed in particolare
i sindacati — che aderendo avrebbero paralizzato l’economia; inoltre espresse
l’auspicio che la societa` civile avrebbe compreso il ruolo rilevante degli ideali comunitari
e del decentramento.
3. Anarchia
Che l’orientamento dell’A. fosse dichiaramente anarchico — alla luce di
quanto detto — e` fino troppo agevole da comprendere. In particolare, partendo
dalla lezione di Godwin e rifiutando apertamente la concezione autoritaria del
M/L e del troskismo, l’A. chiariva il senso della rivoluzione anarchica: la conquista
della liberta` — di pensiero e di azione — attraverso il dencentramento e il
superamento dell’autoritarismo per conseguire l’autoregolazione spontanea. Sotto
il profilo ideologico l’anarco-pacifismo concretizza questi aspetti poiche´ consente—
p.e.—l’indebolimneto della autorita` verticistica dello Stato. L’avvicinamento
dei giovani a questo approccio fu salutato con gioia dall’A. mentre la deriva
leninista della New Left fu considerata nefasta. Ad ogni modo, grazie
all’orientamento anarco-pacifista, la societa` civile — ed in particolare i giovani
— avrebbero compreso l’importanza cruciale della democrazia partecipativa
cioe` di una democrazia che ci induce a riflettere — p.e. — sulla intrinseca assurdita`
di decisioni politiche prese dall’alto 3 e imposte dall’alto senza neppure consultare
la societa` civile. A tale proposito, l’a. ripetutamente insiste sul parallelismo
tra autoritarismo comunista e autoritarismo capitalista sottolineando in polemica
aperta con la sinistra M/L americana la vicinanza ideologica delle rivolte
studentesche cecke, polacche e jugoslave all’anarchia. Tuttavia, al di la` delle questioni
di merito, la filosofia politica che anima le nuove generazioni e` positiva.
206
2 Com’e` noto durante la guerra del Vietnam collaboro` anche con Muste e Dellinger contro
l’entrata in guerra USA.
3 Un esempio illuminante di cio` ci viene offerto dalla tecnocrazia che sta portando gli USA alla
deriva.
Poiche´ e` rivolta al rifiuto dell’autorita` , all’accettazione del decentramento,
della non violenza (in prevalenza), all’eliminazione della presenza militare nelle
univerita` e in ultima analisi all’attuazione di tutte quelle idee che hanno trovato
modo di esprimersi — in forma piu` umana sistematica nei classici del pensiero
anarchico.
Complessivamente la progettualita` utopica dell’A. consisteva nell’ampliare
gradualmente gli spazi di liberta` concessi dalla democrazia liberale in direzione
del decentramento complessivo, della descolarizzazione del pacifismo e della resistenza
alla leva concretizzando dunque alcune istanze anarco-comunitarie sul
modello kropotkiniano 4, istanze che troveranno modo di prendere forma —
in parte — nell’esperimento beat, nel Free Speech Movement e nella rivolta
di Berkeley.
207
4 4 Nonostante che — sul piano storico — le proposte dell’A. siano assai piu` vicine a quelle di
Warren, Spocker e Tucker.
6. LA RIFLESSIONE POLITICA DI WARD
Il volume che prenderemo in considerazine e` la raccolta di saggi intitolata
‘‘La pratica della liberta` ’’.
1. Anarchia
Che il principio di autorita` costituisca il fondamento della obbedienza, da
parte della societa` civile e` — per l’A. — un dato di fatto. Contro di esso, cioe`
la gerarchia e il potere e` insorta l’anarchia che trovo` in Godwin, Proudhon,
Kroptokin modo di esprimersi – in forma teoricamente sistematico – e nel ’68 trovo`
modo di concretizzarsi attraverso il decentramento e l’autogestione, pratiche
assai lontane dal comunismo autoritario (p. 10) e dal socialismo laburista dei primi
anni del novecento (che sarebbe poi diventato un carrozzere burocratico), incapaci
di comprendere — fra l’altro — che e` lo Stato 1 a dover essere abbattuto.
Ecco che allora l’indebolimento dello Stato, attraverso la resistenza civile (per
esempio contro le alleanze tra industrie e gerarchia militare) e` un dovere improrogabile
per un anarchico, resistenza che deve manifestarsi soprattutto in occasione
di conflitti militari dal momento che e` nella guerra che lo Stato trova ‘‘la
propria apoteosi’’ (p. 21) e che deve prendere forma in centri di potere alternativi
di natura reticolare (p.e. la comune o il sindacato) che praticano l’azione diretta
grazie alla quale la societa` civile strappa il potere a coloro che ‘‘prendono
decisioni per nostro conto’’ (p. 23). Le istituzioni alternative dovranno allora
creare un ordine spontaneo sulla falsariga dei pop festival, della Alder, di Woodstock
o della primavera di Praga, ordine che implica l’assenza di una autorita` stabile
e quindi di una leadership gerarchica. D’altra parte, l’inefficienza delle strutture
gerarchiche e` palese (p. 51) e la si puo` anche indirettamente desumere dalle
comunita` eschimesi, dalle comunita` tobriandesi e dagli studi piu` recenti di cibernetica.
L’insieme di questi esempi conferma la validita` di organizzazione spontanee
come la CND e le ‘Spie per la Pace’ (la cui pratica antagonista anticipa gli
208
1 Lo Stato e` una condizione o un certo tipo di rapporto tra uomini fondato sull’autorita` e sulla
gerarchia come ricordare Lahdauer p. 18.
attuali movimenti no-global), conferma cioe` come migliora di persone — riunite
in gruppi di affinita` — possano riuscire e spiazzare l’istituzione 2.
2. Famiglia e scuola
L’A. — oltre a difendere la rivoluzione sessuale — la interpreta come una dimostrazione
evidente della validita` dell’anarchia poiche´ ‘‘implica il rifiuto di attribuite
allo Stato’’ qualsiasi legittimita` in relazione alla vita sessuale e consente
all’individuo di riprenersi in mano la propri autonomia decisionale agevolando il
cammino dell’individuo verso la liberta` .
Facendo proprie le riflessioni di Comfort, Leach, Cooper e della Hawkes
Zinn non attribuisce alcun valore alla famiglia giudicata — al contrario — una
istituzione repressiva. In alternativa le case per bambini (proposte da Paul e Jean
Ritter) sono un passo significativo in direzione del superamento della fmaiglia
tradizionale poiche´ danno la possibilta` di scegliere tra diverse figure genitoriali.
In relazione all’istituzione scolastica questa — propria perche´ perpetua l’assetto
politico ed economico della societa` , proprio perche´ costituisce lo strumento
per eccellenza per condizionare la gente — va reinterpretata alla luce delle
riflessioni di Godwin, di Illich e Bakumin, riflessioni che—secondo l’A.—hanno
avuto modo di concretizzarsi sulla Prestolee School grazie al contributo di
O’Neil o nelle iniziative di Freire e di Dolci. Ad ogni modo, l’intellettuale anarchico
deve essere consapevole che l’auto-educazione, le rivolte studentesche —
con la loro attivita` spontanea e autodiretta — cosituiscono l’esempio migliore di
dissoluzione dell’istituzione tradizionale.
3. Lo Stato e l’anarchia
Di fronte a questa volonta` eversiva, gli apparati repressivi staranno forse a
guardare? Decideranno spontaneamente di ‘calarsi le braghe?’ Se — per l’A.
— la reazione violenta degli apparati statali e` nella sua prevedibilita` non ammissibile—
quella degli oppressi potra` essere diversamente modulata cioe` potra` servirsi
ora dell’approccio riformistico ora di quello rivoluzionario (pp. 203/204).
209
2 A tale proposito diversi — anche se poco noti — episodi storici lo provano chiaramente: gli
scioperi di massa dell’affitto o le lotto dirette per la casa come quella di King Hill nel Kent.
7. LA RIFLESSIONE POLITICA DI ZINN
Per illustrare l’orientamento politico antagonista del celebre storico di sinistra
Zinn prenderemo in considerazione i volumi: ‘‘Disobbedienza e Democrazia’’ e
‘‘Non in nostro nome’’ evidenziandone le tematiche principali.
1. Violenza
Contrariamente alle riflessioni di Machiavelli e Hobbes, l’A. e` convinto che la
violenza sia prevalentemente causata dal contesto sociale (nonostane le presunte
argomentazioni scientifiche di E.O. Wilson). Secondo Zinn, al contrario, dentro
l’essere umano coesistono l’istinto di pace e di violenza in eguale misura. In particolare,
attraverso l’empatia (attuata nell’esperimento di Milgram) dimostra la
possibilita` , da parte dell’essere umano, di ribellarsi con coscienza al semplice status
quo (nonostante gli studi etologici di Ardrey e Morris). Non e` — dunque —
alla natura umana che bisogna guardare ma alle nostre culture che — per tutelare
i privilevi delle classi dominanti — hanno artificialmente creato false categorie
dicotomiche che alimentano una perenne violenza che troppo spesso conduce
alla guerra, a favore della quale sono sorte non solo le istituzioni militari e tribunali
ad hoc per reprimere il dissenso (l’A. fa esplicito riferimento alle diserzioni
della I Guerra Mondiale e del Vietnam) ma anche letture faziose della storia volte
a normalizzare l’esistenza della guerra e a marginalzzare le azioni di resistenza.
2. Resistenza
Che le istituzioni attuali debbano profondamente mutare e` una necessita` improrogabile
e l’unico sistema per riuscirsi e` quello di ricorrere alla rivoluzione
(seppure in casi determinati come p.e. quella cubana) alle insurrezioni (come
quella delle ferrovie del 1877), alla creazione di associazioni sindacali realmente
antagoniste e anti-capitalistiche (come l’IWW) ma soprattutto dell’azione diretta
non violenza (che comprende sit-in, marce, picchettaggi etc.).
La sua efficacia e` presto spiegata:
210
1) disturba lo status quo;
2) rende manifesta la rabbia degli oppressi;
3) denuncia l’inefficacia delle riforme gradualistiche e infine
4) obbliga le classi politiche ad agire repentivamente per evitare degenerazioni
violente.
3. Antagonismo politico
Anche l’antagonismo ha bisogno di una nuova formulazione, alla quale e` possibile
pervenire facendo riferimento alla New Left e quindi ai movimenti no-war,
ai movimenti per i diritti civili, a organizzazioni come la CIO ma all’interno di un
contesto filosofico di tipo anarco-marxista che sappia amalgamare l’anti-autoritarismo,
l’abolizione dello Stato e l’estinzione di ogni coercizione. (storicamente
secondo Zinn un buon esempio e` offerto dal Black Power).
Dando per scontata l’avversione dell’A. per il liberalismo (e quindi per la democrazia
rappresentativa) Zinn poneva l’enfasi ora nel 1969 sui negri quale soggetto
rivoluzionario (in anni piu` recenti sui movimento no-global) indicando nelle
tattiche di guerriglia politica una metodologia adeguata alla sovversione grazie
alla quale si sarebbero potute creare TAZ all’interno delle istituzioni. Indipendentemente
dagli auspici politico-rivoluzionari di Zinn, l’importanza della matrice
anarchica nella genesi del pensiero dellla storia USA e` ulteriormente confermata
dalla centralita` della figura di Read al quale l’A. dedico` un articolo apologetico
nel 1971, articolo nel quale non risparmiava elogi alla Goldmann e a
Winstanley e — naturalmente — alla filosofia anarchica in quanto tale capace
di ‘‘perseguire la miscela di ordine e spontaneita` ’’, in grado di ‘‘porre in armonia
con noi stessi, con gli altri e con la natura’’ (p. 397, filosofia sorta ‘‘nei giorni piu`
splendidi della civilta` occidentale’’ (p. 388).
Se questa eredita`e` stata — in parte — fatta propria dalla New Left negli anni
’60/’70 (ed e` stata in parte tradita e normalizzata) la nascita del movimento noglobal
costituisce la rinascita di quelle aspettative, movimento nel quale l’A. ha
preso parte attiva a partire dagli anni ottanta (contro—p.e.—la politica di Reagan
contro il Nicaragua, contro la guerra del Golfo e dell’Iraq) indirizzando i
propri strali verso l’FBI, verso la Cia, verso le istituzioni militari in toto e nei confronti
delle corporations.
4. Obbedienza
L’obbedienza alla legge deve venire meno quando ci si trova a dover subire
211
una palese ingiustizia (come nel caso dell’atto di disobbedienza civile fatto da
O’Brian nel ’66) poiche´ i fini verso i quali indirizzare la propria vita non possono
che essere la liberta` e la felicita` e, nella misura in cui stato e leggi ostacolano pesantemente
questi traguardi, la resistenza e` legittima (Zinn cita il personaggio di
Furore). D’altronde, come si puo` pretendere o esigere il rispetto della legge
quando questa e` costantemente violata da chi ne dovrebbe essere il tutore? Perche
´ — si domanda pleonastiamente l’A. — Hiss e` stato condannato per falsa testimonianza
e Helms — ufficiale Cia — e` stato assolto? 1 Le azioni esemplari di
King e quelle altrettanto significative di Berrigan (ma meno note) sono azioni di
disobbedienza sacrosante. D’altra parte, di fronte a oligarchie che decidono le
linee guida della politica estera del proprio paese (senza neppure consultare la
societa` civile), cosa ci si puo` aspettare se non la resistenza? C’e` semmai da rammicarsi
per il fatto che le azioni di resistenza siano cosı` poco numerose rispetto
alla frequenza con la quale la societa` civile si sottomette alle leggi piu` ingiuste (e`
interessante rilevare che un gran numero di esempi di amori di opposizioni si sia
verificate nel contesto dell’istituzione militare).
Frequenza che solo qualche carismatico personaggio (come Tolstoj e Thoreau)
riesce a interrompere. Il nostro reale problema consiste proprio nella facilita`
con la quale la societa` civile finisce per assuefarsi alle ‘regole del gioco’, alle
regole di uno Stato che adotta una sorta di bipolarismo totalitario (p. 266) tradendo
completamente la Bill of Rights (che — al contrario — solo gli attivisti)
come la Goldman, l’IWW tengono viva). D’altronde — per l’A. — esiste un divario
incolmabile tra le parti migliori della societa` civile e le istituzioni, la maggior
parte delle quali (dalla Cia all’Fbi, da quelle militari a quelle politiche per
arrivare alle convivenze tra magistratura e corporations) sono sia da criticare
sia da rifiutare 2 poiche´ in ultima analisi ‘‘stato e politica stanno dalla parte dei
ricchi e dei potenti’’ e il capitalismo e` solo la storia dello sfruttamentoe su scala
planetaria.
5. Anti-realismo politico
Che l’A. rigetti i presupposti del realismo politico e` alla luce di quanto detto
ovvio. Al contrario, le motivazioni che porta a sostegno del proprio punto di vi-
212
1 Come insegna la tradizione socialista e anarchica la legge tutela i privilegi dei piu` potenti e
perseguita i piu` deboli per reati incomprenibili. L’A. allude al reato di bruciare la bandiera USA o
alle manifestazioni anti-patriottiche.
2 Kissinger, Nixon, Rockefeller sono solo criminali istituzionalizzati mentre attivisti politici come
Sinclair sono eroi perseguitati.
sta non sono altrettanto scontate. Chi condivide i presuppsti del Realismo politico
(da ora in poi RP) tende ad accettare lo status quo e tende a rifiutare un sano
scetticismo che ci mette nelle condizioni di comprendere l’impossibilita` di avere
una visione comprensiva della realta` e nello stesso tempo ci mette nelle condizioni
di comprendere come ogni descrizione sia anche una prescrizione. In secondo
luogo, una interpretazione della realta` storica anti-realista denuncia — a chiare
lettere — l’inacettabilita` di ogni politica che pretenda il conseguimento e l’ampliamento
del potere (al di la` della retorica relativa all’interesse nazionale). Proprio
servendosi dell’arte dell’inganno — o della volpe direbbe Machiarelli — le
e´ lites mantengono la stabilita` del potere. In particolare il ruolo dei consiglieri e`
anche quello di costruire menzogne raffinate (l’A. cita Schlesinger Jr), inganni
che hanno trovato in Kissinger un maestro ineguagliato. D’altronde, le motivazioni
addotte per legittimare l’uso dell’atomica, risultano palesemente false visto
che l’unica reale motivazione era l’accrescimento del potere, accrescimento al
quale — p.e. — hanno contribuito scienziati come Teller o von Braun — accrescimento
al quale la poltica USA ha dato un contributo determinante con la dottrina
Monroe. Naturalmente lo strumento d’elezione, per questo nefasto traguardo,
e` lo strumento della guerra che per l’A. ‘‘e` un male troppo grande per potere
essere giusta’’, uno strumento che — fra l’altro — reprime il dissenso che si manifesta
contro il suo ultimo (d’altra parte anche la demogogia relativa alla guerra
giusta e` solo una sciocca menzogna). L’unica soluzione possibile e` la manifestazione
del dissenso, attraverso la diserzione (che l’A. difende), la guerriglia 3 (che
attua una violenza selettiva), attraverso la resistenza non violenta ma anche attraverso
la contro informazione come quella attuata dall’A. allorche´ reinterpreta la
storia americana — e in particolare la II Guerra Mondiale e il Vietnam — alla
luce dell’anti-realismo.
213
3 Zinn, a tale riguardo, afferma che esistono situazioni nelle quali ‘‘un uso limitato e mirato
della violenza’’ puo` essere giustificato.
8. NOTE SUL DISSENSO DI RUSSELL
Fin dalla prima Guerra Mondiale, l’A. espresse chiaramente la propria adesione
al pacifismo raccogliendo — nel luglio del 1914 — numerose firme per
persuadere la classe dirigente inglese a dichiararsi neutrale. La lettera del 15 agosto
dello stesso anno fu ancora piu` esplicita: infatti in essa espresse una condanna
netta del patrottismo che avrebbe condotto la nazione ad un inutile massacro.
Tuttavia la posizione di Russell non accolse mai le istanze del pacifismo radicale
perche´ era persuaso che la guerra fosse legittima come arma di difesa. Per evitare
di ricorrere ad essa espressa la speranza che la nascita di un’organizzazione intelletutale
avrebbe posto fine alla guerra, proposta alla quale affianco` la difesa della
resistenza passiva (come indicato da Tolstoy). Nel 1916 l’A. lavoro` a fianco della
No Conscription Followship — di cui divenne il suo portavoce — e grazie alla
quale difese il renitente Everet. Sempre nello stesso anno — insieme a Katherine
Dudley—scrisse una lettera a Wilson per promuovere la pace tra le nazioni. Nel
gennaio del 1918, in una lettera al ‘‘The Tribunal ’’, l’A. invito` al boicottaggio i
lavoratori di una fabbrica d’armi presente nel South Wales, a causa della quale fu
condannato a sei mesi di prigione. Anche per l’A,. l’educazione avrebbe potuto
svolgere un ruolo rilevante se fosse stata volta al controllo degli istinti aggressivi e
se fosse stata affiancata — a livello politico — da una sorta di parlamento delle
nazioni in grado di risolvere pacificamente i conflitti. L’insieme di questi strumenti
avrebbe potuto dare un colpo mortale al militarismo — causa di codardia,
amore per il dominio e per il sangue — e al capitalismo vera causa delle guerre
moderne 1.
L’inizio della guerra fredda fu fonte di enorme preoccupazione per l’A. al
punto che — a partire dal 1º marzo 1954 con l’esperimento nell’atollo di Bikini
— Russell arrivo` a considerare gli USA assai piu` pericolosi della Russia. Per prevenire
il rischio di una guerra nucleare — nell’agosto del 1954 — l’Assocazione
parlamentare per il governo mondiale invio` una lettera per sensibilizzare le e´ lites
contro il rischio nucleare e—a attivare dal 1957—il suo attivismo anti-nucleare
che si concretizzo` nella conferenze Pugwash, nella direzione della CND, nel cer-
214
1 Un esempio concreto di pacifismo nazionale lo trovo` nell’atteggiamento neutrale della Danimarca
durante il II conflitto mondiale.
care una coesione di intenti e metodi fra le varie associazioni pacifiste, nell’incitare
alla disobbedienza civile (agosto nel 1961), nel cercare una soluzione di
compromesso tra Kennedy e Kruscev durante la crisi di Cuba e tra Nehur e Enali
(nel novembre del 1962) per la soluzione del problema del Kashimir. Durante
la guerra del Vietnam — e piu` esattamente nel 1966 — chiese l’istituzione di un
tribunale internazionale per incriminare gli USA per crimini contro l’umanita` .
215
9. NOTE SUL DISSENSO PACIFISTA DI A.J. MUSTE
Come e` noto la svolta politica dell’A. si concretizzo` a partire dal 1914 quando,
divenuto pastore della chiesa congregazionale, non pote´ accettare — sotto il
profilo morale e religioso — l’entrata in guerra dell’Europa, alla quale contrappose
un misticismo quackeriano— che lo allontanera` definitivamente dalla chiesa
congrezialista a partire dal 1917. L’allontanamento lo mise nelle condizioni di
impegnarsi con l’Unione dei diritti civili americana e lo indusse a tutelare — nel
1919 — gli scioperanti tessili di Lawrence. A partire da questa esperienza di dissenso
sindacale, l’A. nel 1920 divento` direttore del Collegio di Brookwood e
muovendosi nell’ambito della riforma sindacale, contribuı` alla fondazione nel
1929 della CPLA che, nel volgere di pochi anni, sarebbe diventata una delle
piu` importanti organizzazioni comuniste rivoluzionarie dei lavoratori, organizzazioni
dalla quale nacque — in collaborazione con Janes Cannon — il Partito dei
lavoratori trotzkisti. Tuttavia — a seguito del viaggio fatto in Europa nel 1936
per incontrare Trotsky — muto` profondamente il proprio orientamento ideologico
aderendo al pacifismo religioso non violento e divenendo — nel 1940 —
segretario esecutivo della FOR (incarico che mantenne fino al 1953), organizzazione
con la quale difese l’eguaglianza razziale, i diritti civili, i renitenti alla leva
(durante la II Guerra Mondiale) e alla quale affianco` il Comitato di Azione non
violento 1. Anche la marcia della pace del 1961 — da San Francisco a Mosca —
svolta con lo scopo di promuovere il disarmo unilaterale fu una tipologia di conflittualita`
non violenta analoga a quella capitiniana, tanto quanto il sostegno dato
— con la Brigata Mondiale della Pace — ai movimenti di liberazione nello Zambia
e in Tanzania 2 o alla dimostrazione pacifica svolta a Saigon 3 nel 1966 per
protestare contro la guerra del Vietnam 4. In conclusione, l’A. seppe abbinare
216
1 Con il quale protesto` per contro gli esperimenti nucleari nel Pacifico anticipando — sotto il
profilo delle modalita` operative — Greenpeace.
2 Qui—in stretta collaborazione con Scott e Narayan—realizzera` un centro di addestramento
per l’azione non violenta.
3 Qui ebbe modo di incontrare i piu` autorevoli rappresentanti del buddhismo e del cattolicesimo
antimilitarista.
4 Nel gennario del ’67 incontrera` HO Chi Minn ad Hanoi per instaurare una trattativa politica
volta a porre fine al conflitto.
— lo ribadiamo — in un’ottica di pacifismo radicale la lotta per la giustizia sociale
con quella per i diritti civili, utilizzando l’ampia gamma delle modalita` operative
tipiche della conflittualita` non convenzionale.
217
10. NOTE SUL DISSENSO DI ALDOUS HUXLEY
Il saggio oggetto del nostro interesse — nella vasta produzione dell’A. — e`
‘‘Scienza, liberta` e pace (edito nel 1946 alla conclusione della II Guerra Mondiale).
Come per altri volumi presi in considerazione in questo saggio riorganizzeremo
il contenuto del testo huxleyano secondo una logica tematica non alfabetica.
Scienza e Potere. Nel corso dell’epoca moderna il connubio tra S & T ha consentito
agli Stai di conseguire una coercizione amplissima attraverso l’applicazione
in ambito militare contribuendo a ridurre la liberta` individuale.
Potere e informazione. Contrariamente alle comuni illusioni la stampa e` tutt’altro
che libera poiche´e` asservita ai potentati economici e ai partiti politici. Anche
la radio possiede una liberta` fasulla ed esercita un potere superiore a quello della
carta stampata determinando una progressiva assuefazione psicologica da parte
della societa` civile.
Capitalismo. L’economia capitalistica ha trovato nella Finanza e nella industria
centralizzata i suoi piu` preziosi alleati. D’altra parte anche nel socialismo di Stato
la centralizzazione sarebbe o analoga o addirittura superiore privando in tal modo
la societa` civile di qualsiasi liberta` . Anche lo scientismo — che vorrebbe superare
le angustie ideologiche del capitalismo e del socialismo — e` destinato a
fallire perche´ porterebbe la societa` a una sorta di dittatura tecnocratica
(pp. 49/50).
Nazionalismo. Anche questa e` una ideologia sommamente errata poiche´ conduce
‘‘alla negazione della morale’’ negando l’esistenza di un unico Dio e negando
valore all’essere umano. I suoi principi sono incompatibili con la dignita` umana.
Gli attori della politica estera. Aldi la` della retorica coloro che pianificano la
politica estera hanno una puntualita` da gangster e la loro intelligenza non va
al di la` di quella di un delinquente di 14 anni. Proprio per questo i conflitti
tra Stati non sono altre che conflitti tra bande di gangesters rivali (pp. 59/61).
218
Coscienza. Proprio attraverso di essa gli Stati nel corso dei secoli sono riusciti a
portare avanti i loro obiettivi di conquista. La sua nascita si spiega con l’esigenza
di ‘‘irrigimentare e controllare i suoi sudditi’’ (p. 62).
Preparazione alla guerra. Questa ha sempre fornito — e sempre fornira` —
un’ottima occasione per ‘‘sviare l’attenzione del popolo dai prori interessi a quelli
esteri e militari’’ soprattutto attraverso un’accurata propaganda irraggiante all’odio.
Alternative. Inprimo luogo la comunita` scientifica dovrebbe fare ODC e quindi
rifiutarsi di prestarsi ad essere utilizzata a farne della crescita dell’apparato
bellico; in secondo luogo — di fronte alla scienza applicata una futura organizzazione
internazionale di scienziati e tecnici dovrebbe farsi carico di elaborare
un codice di condotta che vieti l’uso della applicazione militiari; in terzo luogo,
sostituire la fonte energetica usuali con quelle alternative (eolica e solare) cercando
di valutare i pro e i contro dell’uso pacifico dell’esigenza nucleare; in quarto
luogo l’umanita` dovrebbe dedicarsi — a livello religioso — al culto di una religione
perenne (diremmo massonica, ndr) per superare tutte le divisioni; in quinto
luogo scartando a priori qualsiasi opposizione al sistema violento — adattare
l’ANV e` l’unico metodo di resistenza accettabile; in sesto luogo sara` necessario
sopprimere il male all’interno dell’anima individuale, ‘‘per sopprimere la tentazione
della potenza, la tentazione delle idolatrie’’ (p. 15); in settimo luogo sara`
opportuno — in opposizione al centralismo dello Stato — valorizzare ‘‘l’autonomia
dei gruppi, l’organizzazione cooperistica indipendente, l’autonomia economica
regionale’’ (p. 17). Infine l’essere umano dovra` rendersi conto che il progresso
tecnico e` pura illusione poiche´ l’aspetto centrale e` quello dello spirito.
219
11. NOTE SULLA CONFLITTUALITA` NON CONVENZIONALE
IN HERBERT MARCUSE*
Ben lungi dal voler esporre in modo sistematico la riflessione filosofico-politica
dell’autore, ci limiteremo ad indicare quali debbano essere le modalita` operative
dell’antagonismo.
Partendo dalla costatazione dell’esaurimento politico sia della democrazia
rappresentativa che della forma partito, l’autore — consapevole della immunizzazione
del sistema di fronte ai movimenti emergenti degli anni sessanta e settanta,
formula l’auspicio di una contaminazione teorico-operativa proficua tra anarchismo
e marxismo sottolineando come il terreno di lotta non potra` che essere
da un lato, il contesto extraparlamentare attraverso la realizzazione di controistituzioni
(radio, televisioni, stampa etc.) locali e non, usando tutta la gamma delle
tattiche della conflittualita` non convenzionale: picchetti, boicotaggi, sit-in, teachin
e dall’altro lato la organizzazione di campagne politiche a favore di candidati
progressisti — promuovendo in tal modo una infiltrazione all’interno delle
istituzioni parlamentari; entrambe queste modalita` operative dovranno essere
coordinate da gruppi che non riproducano al loro interno le dinamiche gerarchico-
autoritarie tipiche dei partiti di massa. Complessivamente l’A. ritiene che solo
una combinazione tra riformismo gradualistico e radicalismo possa fare implodere
il sistema su lungo periodo.
220
* Fonte: Herbert Marcuse, Oltre l’uomo ad una dimensione, Il manifestolibri, 2005 (pp. 286/
287).
12. IL DISSENSO NON CONVENZIONALE
NEL CONTESTO DEI NETWORK AMERICANI
1. Alternet
Nato come network indipendente nel 1998 benche´ sia associato all’IMI – ha
trovato in Bernard, Blain, Caruso, Greenwold e la Triano i suoi piu` significativi
esponenti. Come la gran parte dei network anti-global anche Alternet promuove:
1) la difesa dell’ambiente secondo una interpretazione ecologista radicale;
2) i diritti umani secondo l’interpretazione di HRW;
3) la liberta` di espressione del dissenso
e
4) pubblicazioni progressiste.
A livello di modalita` operativa antagonista, il network statunitense coordina e
mobilita l’attivismo attraverso manifestazioni, dibattiti via e-mail e possiede ora`
mai un bacino di utenti che travalica il milione di persone. E ` evidente che i principali
bersagli di Alternet siano i mass-media reazionari e la pubblicistica periodica
militarista. A tale scopo, attraverso le armi della guerra psicologica, il network
attua campagne contro-informative contro le istituzioni per alimentare il
dissenso interno.
2. IAC
Nato nel ’92 grazie a Ramsley Clark si e` dimostrato essere uno dei piu` attivi
network antagonisti americani che fra le sue finalita` vi sia l’opposizione all’imperailismo
USA e in particolare alla guerra attualmetne in corso in Iraq e` ampiamente
prevedibile. Piu` interessante sono le campagne finalizzate a difendere i
diritti delle minoranze sessuali, a protestare contro le sanzioni USA nei confronti
di Cuba e la campagna di DC organizzata a Puerto Rico contro la presenza dell’US
Navy.
221
3. USLAW
Nata nell’ambito del sindacalismo antagonista americano, l’USLAW non usa
mezzi termini nel criticare:
1) la manipolazione del governo USA delle paura per legittimare in tal modo
i provvedimenti del Patriot Act;
2) la progressiva erosione dei diritti;
3) la indubbia pericolosita` della nuova dottrina della sicurezza nazionale nei
confronti della democrazia;
4) la partecipazione alla guerra in Afghanistan e in Iraq
e
5) l’utilizzazione della guerra come volano per l’economia.
In alternativa, propone un ritorno al socialismo di Stato finalizzato al ripristino
del Welfare State e sostiene la assoluta necessita` di utilizzare le risorse economiche
destinate alla guerra a favore di una nuova politica sociale ed economica.
4. PGA
Anche il PGA e` uno dei piu` noti e influenti network antagonisti. Sorto a Ginevra
nel febbraio del ’98 come coordinamento di network anti-globalizzazione,
e` divenuto in breve tempo una delle piu` efficeienti reti globali volte a promuovere
la cultura dell’antagonismo al capitalismo attraverso l’azione diretta e la DC.
A tale scopo, e` stato in grado di coordinare ben 6 dimostrazioni in cinque
diversi continenti contro il G8, l’OMC e la BM. Come recita il Manifesto — redatto
nel 2002 e assai piu` articolato rispetto allo statuto originario — il PGA
promuove la resistenza di base (ovunque si manifesti), si batte contro una concezione
autoritaria e patriarcale della famiglia, si esprime a favore di una economia
decentrata, rifiuta la mercificazione della cultura e l’utilizzazione della ricerca
scientifica a favore del capitalismo, proponendo come alternativa l’accesso libero
della societa` civile alla ricerca scientifica.
Infine, di fronte alla militarizzazione 1 dello Stato e alla politica della NATO,
il PGA indica nella educazione antagonista una possibile via di uscita dal tunnel
222
1 Interessante l’articolo di Frei — del 2000 — nel quale l’attivista di Alternet chiede che Bush
venga processato per crimini contro l’umanita` da un tribunale analogo a quello di Norimberga.
Tale richiesta rientra coerentemente nella unitaria contro-informazione americana ed europea volta
a individuare profondi elementi di continuita` tra il nazismo e la attuale politica americana.
capitalista. A livello di referenti culturali il PGA si fa portavoce della opinione
dei piu` noti intellettuali antagonisti: Chomsky, Klein, Shiva, Vidal, Wallerstein,
Ramonet mentre a livello di alternativa globale esprime il proprio plauso alle
proposte di Ademosky.
223

Parte Nona

1. PREMESSA
Allo scopo di evitare dannosi equivoci — che potrebbero inficiare la serieta`
metodologica del nostro lavoro—e` opportuno precisare che non e` nostra intenzione
fornire una introduzione storico-politica o filosofica politica degli autori
considerati perche´ lo scopo del nostro lavoro e` quello di individuare solo quegli
elementi che sottolineano la centralita` della conflittualita` non convenzionale nell’ambito
della riflessione gandhiana e mandeliana.
227
2. MODALITA` OPERATIVE DELLA CONFLITTUALITA`
NON CONVENZIONALE IN GANDHI
1. La dissobedienza civile
Secondo l’A. la DC e` la ‘‘la violazione non violenta civile delle leggi immorali
e oppressive’’. Esplicitamente l’A. fa riferimento a Thoreau al quale attribuisce il
merito di avere coniato l’espressione e di avere dato un contributo determinante
allo sviluppo della DC. Tuttavia, allo scopo di ampliare il raggio di azione della
DC, l’A. ne legittima l’uso nei confronti di tutte le leggi ingiuste. Naturalmente
come la non collaborazione anche la DC fa parte del Satyagrah ma, a differenza
della non collaborazione, essa puo` essere praticata soltanto ‘‘da pochi elementi
selezionati’’.
Concretamente essa si puo` attuare:
a) rifiutandosi di pagare le tasse;
b) rifiutandosi di riconoscere l’autorita` dello Stato;
c) entrando nelle zone militari;
d) organizzando picchettaggi nelle zone proibite.
Se la DC e` di massa questa puo` attuarsi:
1) solo in una ‘‘atmosfera di calma’’;
2) ‘‘puo` essere praticata per fini egoistici’’;
3) richiede un’elevata capacita` di autocontrollo
4) deve essere praticata in modo aperto.
Indipendentemente dal fatto che la DC sia individuale o di massa, questa puo`
essere difensiva e offensiva. Quella offensiva si attua nella mancanza di rispetto
deliberato verso le leggi mentre quella difensiva si articola attraverso la ‘‘formazione
di corpi volontari, l’organizzazione di manifestazioni pubbliche e la pubblicazione
di articoli’’ che incitino alla DC.
2. Le brigate non violente
Per attuare al meglio la DC sarebbe opportuno creare ‘‘un esercito volontario
228
non violento composto da migliaia di uomini’’ che su lungo pericolo possa sostituire
sia l’esercito che la politica.
Le BNV devono:
1) impegnarsi in attivita` costruttive;
2) devono cogliere ogni occasione per ‘‘riconciliare le comunita` tra loro’’;
3) devono ‘‘sviluppare una campagna a favore della pace’’.
I requisiti dei volontari delle BNV sono:
1) fede in Dio;
2) fede assoluta nella non violenza;
3) rispetto per tutte le religioni;
4) ogni volontario deve essere una persona di provata lealta` ed onesta` ;
5) i membri fra di loro devono coltivare rapporti fraterni;
6) ogni membro deve avere gli stessi diritti;
7) la formazione di un carattere moralmente forte e tenace e` indispensabile;
8) nessun volontario deve portare armi;
9) deve essere disposto a farsi uccidere piuttosto che uccidere;
10) il volontario della BPN deve dedicarsi ‘‘a curare i malati, a salvare le persone
in pericolo e a pattugliare i luoghi minacciati’’ e infine
11) il volontario delle BPN ricevera` un’educaizone allo yoga.
3. Tecniche non violente
In questo contesto l’A. ha incluso il picchettaggio, il boicottaggio, il sabotaggio
e lo sciopero.
Picchettaggio. Deve avvenire in modo silenzioso, non si devono usare espressioni
offensive nei confronti dell’avversario, e` necessario distribuire materiale propagandistico
in quantita` elevata, bisogna porsi in modo ottimistico rispetto agli
scopi che ci proponiamo e bisogna evitare — quando si svolge il picchettaggio
— di effettuarle creando cordoni che impediscano il passaggio.
Boicottaggio. Bisogna applicarlo in modo tale da paralizzare le attivita` centrali
di uno stato (applicandolo p.e. alle scuole e ai tribunali) evitando che esso si tramuti
in boicottaggio di rappresaglia—tipologia ritenuta dall’A. non conforme ai
precetti della NV—o in boicottaggio sociale. Al contrario, tecnicamente parlando,
il boicottaggio politico e` ampiamente legittimo.
Sabotaggio. Questa tecnica di opposizione deve essere rifiutata perche´ violenta
e perche´ si attua in forma clandestina.
229
Sciopero. E` evidente che l’unica forma di sciopero valido — per l’A. sia quello
non violento che deve alternarsi a regole chiare e semplici:
1) deve esistere ‘‘un motivo reale di scontento’’;
2) chi sciopera deve essere in grado di mantenersi a livello economico;
3) a livello di programma lo sciopero deve rendere pubbliche le proprie richieste;
4) lo sciopero non violento deve evitare azioni sediziose;
5) gli scioperi economici sono sı` legittimi ma devono essere usati come ultima
ratio;
6) anche gli scioperi politici sono validi ma devono essere praticati in modo
autonomo da quelli economici.
4. La lotta non violenta come opposizione alla invasione 1
Chi pratica sinceramente la NV non puo` prestare servizio militare e deve
ostacolare la presenza militare straniera nel modo seguente:
1) impedendone il passaggio creando ‘‘alle frontiere un muro vivente di uomini
e donne che invitino l’invasione a passare su di loro’’;
2) rifiutandogli qualsiasi rifornimento;
3) preferendo la propria morte alla sottomissione;
4) la non violenza deve essere praticata con la convinzione che possa convertire
anche i despoti piu` sanguinari;
5) la lotta non violenta deve essere praticata anche partendo dal presupposto
che il despota prima o poi si stanchera` di uccidere gli attivisti non violenti;
e infine
6) l’attivista non violento deve andare incontro alla morte severamente.
230
1 A tale proposito l’A. invintera` il popolo inglese—nel luglio del 1940—ad attuare il proprio
metodo contro la dittatura hitleriana: ‘‘Vi invito a combattere il nazismo senza armi (…) a lasciare
loro che si impadroniscano della vostra della isola e (…) se non vi lasciaranno uscire, voi insieme
alle vostre donne e ai vostri figli vi lasciarete uccidere piuttosto che sottomettervi’’. Una indicazione
analoga la diede, nell’ottobre del ’38, ai cecoslovacchi e, nel novembre dello stesso anno, agli
ebrei tedeschi.
5. Il dissenso politico
Se e` doveroso criticare le ingiutizie socio-economiche nel mondo e` altrettanto
evidente — per l’A. — che queste non potranno esser risolte ricorrendo alla violenza
(in tal senso il ricorso alla violenza, da parte dei bolscevichi, fu completamente
rigettato da Gandhi). Indubbiamente l’eliminazione della proprieta` privata
costituisce un primo passo nella direzione di superare le ingiustizie tanto
quanto il consegimento della eguaglianza economica. A tale proposito, l’A. condivise
una sorta di socialismo religioso non violento grazie al quale il capitalismo
dovra` essere superato (la sua adesione all’ideale socialista sara` resa esplicita —
p.e. — nell’aprile del ’40) come dovra` essere superata l’attuale forma di democrazia
che costituisce ‘‘un paravento per mascherare le tendenze marxiste e fasciste
dell’imperialismo’’. La democrazia auspicata dall’A. dovra` essere strutturata
come ‘‘un cerchio oceanico al cui centro dovra` trovarsi l’individuo’’ e nella quale
il decentramento sara` attuato a livello di villaggio (nel cui ambito il lavoro della
Khaddar sara` determinante).
A livello etico-politico la centralita` dell’individuo e` fondamentale per l’A. come
e` fondametnale il conseguimento di uno spirito critico elevato — a tal punto
da accettare solo l’autorita` della ragione e della voce interiore — unitamente alla
assoluta necessita` di cooperare con gli altri (anche attraverso il lavoro manuale la
cui importanza in Gandhi e` assai rilevante). Tutto cio` sara` possibile solo in un
contesto sociale che rifiuti l’industrializzazione moderna che, per affermarsi, necessita
della violenza (per proteggere i macchinari), della volonta` di egemonia e
della realizzazione di un ambito lavorativo alienante.
A tale proposito, l’A. pur condividendo gran parte delle critiche marxiane al
capitalismo (come condivise anche l’analisi delle cause delle guerre) non accetto`
mai ne´ l’espropriazione ne´ lo strumento della lotta di classe perche´ entrambi
avrebbe comportato l’uso della violenza rivoluzionaria. Poc’anzi parlavamo della
centralita` dell’individuo: ebbene per l’A. l’individuo puo` esprimersi liberamente
quanto piu` il potere dello Stato viene limitato. Non desta alcuna sorpresa allora
— se l’A. — su lungo periodo — auspicasse — come Thoreau e Proudhon —
l’estinzione dello Stato, mentre su breve periodo auspicasse la realizzazione di
uno stato non violento.
6. Formazione
La gran parte degli specialisti concordano nel ritenere che le influenze culturali
determinanti nella elaborazione del pensiero dell’A. siano state le seguenti:
231
1) la religione Giaimista e il principio del Ahisma;
2) la riflessione tolstojana sulla non violenza;
3) la riflessione evangelica;
4) la Bhagavadgita e l’Upinishad (a partire dal 1909);
5) le riflessioni politiche di Ruskin;
6) le riflessioni dell’anarco individualista Thoreau e del trascendentalista
Emerson.
7. Distinzione tra Satyagraha e Resistenza passiva o Duragraha
Anche confrontandosi con Ghose l’A. dovette chiarire tale distinzione e lo
fece nel seguente modo: mentre la S. si affida alla verita` , ed ha quindi un fondamento
religioso 2—ed esclude l’uso di qualsiasi forma di violenza—al contrario
la resistenza passiva non ha un fondamento ne´ metafisico ne´ religioso, non esclude
l’uso della forza e che ne fa uso diviene impaziente perche´ desidera vendicarsi
del nemico, costruisca la propria azione sulla rivalsa, soggiace al peccato e alla
arroganza, alla collera e al disprezzo.
232
2 Colui che pratica la S. ‘‘deve essere capace di amare la creatura piu` crudele come ama se
stesso’’ e cio` e` possibile solo se la punizione personale e` stata raggiunta.
3. MODALITA` OPERATIVE DELLA CONFLITTUALITA`
NON CONVENZIONALE IN MANDELA
L’analisi — necessariamente sintetica — del percorso antagonista dell’A. ci
consente di illustrare l’efficacia — sul piano strettamente strategico ed aliena
da qualsiasi presa di posizione politica — dell’utilizzo della conflittualita` non
convenzionale in tutta la sua complessa articolazione.
1. Orientamento ideologico
Il nazionalismo moderato ha costituito l’elemento ideologico di base di tutta
la elaborazione politica dell’A. insieme all’utilizzo — esclusivamente sotto il profilo
metodologico — del materialismo dialettico. Entrambe le componenti (il nazionalismo
e il materialismo) sono state situate contestualmente all’interno di una
cornice giuridica di tipo democratico parlamentare.
2. Modalita` operative
In un primo momento — seguendo apparentemente la lezione di Gandhi —
Mandela attuera` la resistenza passiva (a partire dal 1946) inserita in una organizzazione
di massa ma priva dei presupposti religiosi gandhiani. In realta` , il riferimento
a Gandhi fu puramente formale come si evince chiaramente dalla consapevolezza—
da parte dell’A.—che il metodo non violento doveva essere calibrato
a seconda delle circostanze e non doveva essere usato in modo indiscriminato.
In un secondo momento — di fronte alla reazione delle autorita` — l’A. promosse
l’abbinamento della resistenza passiva alla disobbidienza civile, facendo
largo uso del boicottaggio, dello sciopero e della astensione dal lavoro, attraverso
un coinvolgimento trasversale a livello politico e sociale organizzato secondo una
logica a cellule (presenti in modo capillare sul territorio).
In una terza fase — preso atto della inefficacia sia della RP che della DC —
promosse la formazione di una organizzazine clandestina guerrigliera (la MK)
che praticava tutta la gamma tipica della guerra non convenzionale (organizzata
sulla falsariga del FLN algerino) passando dal sabotaggio al terrorismo.
233
Dal punto di vista addestrativo l’esperienza dei sei mesi maturata a contatto
con i gruppi guerriglieri etiopi (ed in particolare sotto la direzione di Befikadu)
sara` operativamente decisiva e completera` la formazione teorica che aveva svolto
da autodidatta sui testi di Roca, Reitz, Mao, Che Guevara e Castro.
A livello di pianificazione operativa tattica, i bersagli delle azioni terroristiche
del MK rientravano pienamente nella manualistica delle guerriglia e cioe` attacco
a installazioni militari, a centrali elettriche, a linee telefoniche e infine a collegamenti
viari.
Nella quarta fase, trattandosi di una organizzazione clandestina, l’A. condusse
una doppia vita dedicata ora alla guerra non ortodossa — e alle riunioni clandestine
— ora alla organizzazione di comizi pubblici, alla stesura di manifesti politici
dalle persuasive idealita` (si veda p.e. la Carta della Liberta` ) ora alla costruzione
di alleanze internazionali — occulte e non — volte al sostegno economico,
politico e militare (sia sufficiente fare riferimento ai numerosi viaggi fatti in Etiopia,
Egitto, Tunisia, Sierra Leone, Liberia, Ghana e Senegal) ora alla sensibilizzazione
politica conseguita con il viaggio in UK (dove prese contatto con giornalisti
simpatizzanti e rappresentanti politici della sinistra laburista inglese) ora
all’indottrinamento politico rivolto alle giovani generazioni, ora infine al coinvolgimento
delle donne in manifestazioni di massa (particolarmente efficaci sul piano
simbolico).
Nella quinta fase prima di essere imprigionato, l’A. ebbe la capacita` politica di
servirsi dell’aula del tribunale per ridicolizzare e demonizzare insieme l’avversario
applicando le tecniche tradizionali della guerra psicologica, tecniche che verranno
congelate per un lungo periodo durante gli anni di detenzione.
3. Modalita` operative delle istituzioni
In primo luogo, le istituzioni politiche promulgarono leggi ispirate all’apartheid
e quindi alla separazione sociale su base etnica; in secondo luogo, di fronte
alla graduale escalation di dissenso, anche le istituzioni politico militari attuarono
una strategia flessibile e graduata che si concretava ora nella proibizione di determinate
organizzazioni politiche (si pensi all’efficacia del Soppression of Comunism
Act) ora nella infiltrazione di informatori ora nell’utilizzo di provocatori
per creare o alimentare dissidi interni; in terzo luogo, di fronte alla estensione
sociale e geografica del dissenso le contromisure divennero piu` repressive e si
esplicarono nell’utilizzo della legge marziale, nella interdizione pubblica dei dissidenti,
delle perquisizioni, nelle repressioni manu militari dell’opposizione fino
alla realizzazione di riserve etniche che ampliavano il raggio d’azione dell’apartheid.
In quarto luogo, di fronte al sorgere del terrorismo, le istituzioni attraverso
234
una progressiva militarizzazione del territorio, una repressione tipica delle operazioni
di counter-insurgeney (repressione via terra e via aerea secondo le modalita`
delle forze speciali britanniche contro l’IRA), attivarono le squadre speciali
senza porre loro vincoli giudicamente paralizzanti. In quinto luogo, le scelte politiche
furono ispirate a scelte pragmatiche non disgiunte dal finanziamento clandestino
rivolto a gruppi paramilitari eterodiretti (come l’IFP e l’INKATA) e dall’intelligence
per esercitare un’adeguata pressione politica interna volta a contrastare
la prosecuzione dell’attivita` terroristica.
235
4. NOTE SULLA CONFLITTUALITA` NON CONVENZIONALE
IN M.L. KING
1. Formazione culturale
A partire dal 1944 il saggio di Thoreau sulla DC esercito` sull’A. una influenza
determinante poiche´ gli permise di comprendere come non collaborare al male
fosse fondamentale e come la DC potesse diventare uno strumento utilissimo
per l’affermazione dei diritti civili. Sotto il profilo teologico Rauschenbusch consentı`
all’A. di comprendere la organicita` del messaggio evangelico mentre Mounier costituira`
il completamento teorico necessario permettendogli di comprendere che
soltanto la ‘‘persona e` reale’’. Quanto a Niebuhr, pur riconoscendone la grandezza
intellettuale, non fu—a parere dell’A.— in grado di capire che il vero pacifismo
‘‘e` una coraggiosa sfida lanciata contro il male dal potere dell’amore’’ (p. 29). Tuttavia
solo l’opera e la prassi di Gandhi costituiranno una vera e propria rivoluzione
sulla vita di King grazie al concetto di Satyagraha, di resistenza non violenta e grazie
alla possibilita` di estendere l’amore evangelico a livello globale.
Anche gli scritti di Muste eserciteranno un’influenza maggiore di quanto l’A.
non fu disposto a riconoscere. Sotto il profilo della innovazione tecnica della
ANV (e delle tecniche non convenzionali ad essa connesse) le innovazioni dell’A.
furono assenti.
2. Modalita` operative
In breve furono le seguenti:
1) boicottaggio (economico e non) volto a superare la segregazione razziale;
2) assemblea degli attivisti attraverso la quale i partecipanti prendevano coscienza
della propria dignita` e della possibilita` di decidere del proprio
destino;
3) ciclostilati e bollettini interni;
4) creazione di organizzazioni territoriali a base tematicha (p.e. la MIA);
5) resistenza non violenta ‘‘attraverso la quale si disarmava l’avversario indebolendone
il morale e pungolandone la coscienza’’ p. 101;
236
6) coinvolgere sempre la stampa locale e nazionale nelle manifestazioni
pubbliche;
7) lasciare sempre aperta la possibilita` di contrattare con le autorita` locali e
nazionali;
8) creare — la` dove fosse possibile — un rapporto di fiducia con le autorita`
dello Stato;
9) sit-in;
10) promuovere marce diurne o notturne coese nei metodi e negli obiettivi;
11) usare i conti per dare coraggio agli attivisti e creare un clima di coesione;
12) lettere-manifesto nelle quali gli aspetti essenziali del messaggio erano piu`
volte ribaditi ed accompagnate da riferimenti religiosi;
13) l’azione diretta e` indispensabile per creare una crisi acuta nell’avversario
in modo tale da determinare in lui una tensione cosı` alta da farlo cedere
fino a costringerlo ad affrontare la situazione;
14) gli attivisti devono essere educati all’uso sia della DC che all’uso della
ANV;
15) durante le manifestazioni la presenza dei poliziotti puo` essere utile soprattutto
in caso di repressioni degli attivisti;
16) per determinare il collasso delle istituzioni carcerarie basta riempirle cioe`
basta promuovere arresti di massa;
17) promuovere azioni di pressione politica a livello locale o nazionale;
18) fomentare il contrasto tra le istituzioni (p.e. tra la Camera dei Rappresentanti
e la delegazione dello Stato del Missisipi o tra le forze di polizia locale
e l’FBI);
19) coinvolgimento trasversale delle componenti religiose per globalizzare le
rivendicazioni e per moltiplare l’effetto sulla opinione pubblica;
20) istigazione alla DC (sia nel caso della sgregazione razziale che nella opposizione
alla guerra).
3. Organizzazioni
L’A. — nella sua prassi non violenta — fara` ampio uso di preesistenti organizzazioni:
1) NAACP;
2) SNCC;
3) SCLC;
4) Comunita` di base religiose appartenenti alal cheisa americana metodista;
5) Interdineminational Alliance della chiesa metodista;
237
6) ACHR
e infine
7) CORE
4. Connotazione ideologica
La posizione dell’A. si puo` agevolmente connotare nel modo seguente:
1) Anti-segregazionista e anti-razzista;
2) pacifista non violenta;
3) anti-militarista (dagli anni Sessanta in poi);
4) anti-marxista;
5) anti-imperialista;
6) a favore dell’ODC;
7) contrario alla politica controrivoluzionaria americana in America Latina
e nel Sud est asiatico;
8) assolutamente contrario alla teorizzazione e all’uso della violenza per
promuovere i diritti civili;
9) a favore di un sistema economico misto;
10) assolutamente contrario all’anarchismo;
11) a favore dell’ODC.
5. Reazione delle istituzioni
In gran parte furono analoghe a quelle delle associaiozni razziste come il
KKK e la John Birch Society:
1) vessazioni;
2) intimidazioni;
3) attentati terroristici;
4) repressione violenta di manifestazioni pacifiche;
5) diffamazione;
6) pestaggi individuali;
7) organizzazioni di contro-manifestazioni;
8) intercettazioni telefoniche e postali (da parte dell’FBI);
9) istigazione alla violenza allo scopo di rompere ogni coesione interna negli
attivisti;
238
10) strumentalizzazione politica a fini elettorali (p.e. Kennedy o Johnson)
11) eliminazione fisica degli attivisti.
6. Avversari o concorrenti (diretti e non)
Malcon X, Carmichael e i Black Power furono i concorrenti piu` pericolosi per
la leadership di King determinando profonde divisioni interne al movimento negro.
Sotto il profilo ideologico Fanon e Lumumba non poterono trovare accoglienza
favorevole presso King a causa della centralita` che la violenza rivoluzionaria
rivestiva all’interno del loro programma politico. Anche la ambigua neutralita`
dell’AFL-CIO suscito` in King un profondo disappunto.
7. Nemici
Per quanto questa espressione non sarebbe stata gradita all’A., al di la` della
retorica pacifista ed evangelica, esistettero soggetti o istituzioni irriducibilmente
avversi alle ragioni di King. Vediamo in breve quali furono:
1) il KKK;
2) la John Birch Society;
3) gran parte delle forze di polizia locale (ed in particolare Clark e Rainey);
4) i magistrati collusi con le ragioni del razzismo;
5) il Partito Repubblicano (ed in particolare Goldwater);
6) non pochi esponenti della Chiesa cattolica bianca indifferenti o addirittura
ostili alle rivendicazioni di King
e infine
7) Hoover direttore dell’FBI.
239
5. POSTILLA
Riteniamo opportuno, da un punto di vista storico, chiarire la natura delle
organizzazioni vere, le modalita` operative del dissenso dell’A. e la sua impostazione
ideologica.
1. Organizzazioni
Prima dell’A. esisteva la NAACP nata nel 1909 dal Congresso di Niagara promosso
da Du Bois e di natura integrazionista. Con King nasce la SCLC fondata
nel gennaio del 1957 con una connotazione di centro. Quanto al CORE (fondato
a Chicago nel 1943) che praticava l’azione diretta non violenta e al SNCC, anch’esso
fondato da King, queste due organizzzazioni ampliavano il loro raggiro
d’azione comprendendo anche i diritti civili nel loro insieme.
Al contrario, le organizzazioni vere che praticarono l’uso della violenza rivoluzionaria
— e che quindi rientrano sia nella Agitazione sovversiva che nel terrorismo
— furono il Black Power (fondato nel 1966 da Carmichael), il Movimento
di Azione Rivoluzionaria (di Williams), i Musulmani Neri anti-integrazionisti e
Malcom X anti-integrazionista e a favore della violenza.
2. Connotazione ideologica
Per l’A. la fede cristiana, oltre a costituire un fondamentale principio di salvezza
personale, era ritenuto fondamentale come elemento di coesione sociale.
Non a caso la impostazione data dall’A. al movimento fu incentrata sull’azione
e sul perdono. A livello politico King, assunse una posizione di neutralita` politica
che venne meno di fronte al programma apertamente razzista del candidato presidenziale
repubblicano Goldwater. Proprio per questo l’A. fece convergere i voti
dei neri su Jonhson. Per quanto concerne la natura esatta del suo integrazionismo
,questo si differenzio` da quello del NAACP poiche´ non era di natura economico
politica ma religiosa e quindi strettamente legato alla dignita` dell’uomo
cristianamente intesa. A tale proposito la genesi del razzismo — per l’A. non era
240
da individuarsi all’interno delle istituzioni ma nell’ambito religioso: il peccato era
infatti la natura cristiana dalla quale scaturivano tutte le forze di odio. Adesso era
— dunque — necessario contrapporre l’amore. Di qui il rifiuto dell’uso della
violenza e il rifiuto di edificare uno stato negro indipendente o un partito esclusivamente
negro. Queste ‘soluzioni’ avrebbero infatti accentuato la contrapposizione
tra persone incrementando l’odio.
3. Modalita` operative
In linea di massima l’uso delle tecniche tipiche della ANV determinava:
1) il disagio psicologico delle e´ lite al potere costringendole a prendere in esame
il problema sollevato;
2) permetteva di sostituire l’odio con l’amore causando vergogna e imbarazzo
delle e´ lite del potere;
3) consentiva la formazione di una massa agente cosciente in grado di destabilizzare
il gruppo di potere e di trasformare la passivita` della opinione
pubblica in ribellione;
4) permetteva, attraverso l’azione diretta, di accelerare il riconoscimento dei
diritti civili costringendo l’avversario a cedere attraverso una sorta di guerra
di logoramento.
241

Parte Decima

1. IL DISSENSO ANTI-MILITARISTA
NELLA COMUNITA` SCIENTIFICA ITALIANA
DEL NOVECENTO
L’opposizione netta e priva di compromessi alla collaborazione (o non piuttosto
connivenza e complicita`?) tra ricerca scientifica e ricerca militare ha trovato
modo di esprimersi lucidamente sia negli Atti del convegno tenutosi il 22 maggio
2001 — a cura del Centro Studi e Ricerche per la Pace dell’Universita` di Trieste
—che nel volume di Fieschi intitolato ‘‘Macchine da guerra’’. Da questa ampia e
dettagliata documentazione e` possibile trarre alcune considerazioni sul dissenso
anti-militarista:
1) Proprio perche´ la comunita` scientifica ha specifiche competenze e` tenuta
a informare la societa` civile sull’insieme delle problematiche connesse al
rapporto tra ricerca scientifica e ricerca militare;
2) la comunita` scientifica non puo` assumere un atteggiamento asettico ma
deve prendere posizione di fronte al coinvolgimento della scienza in ambito
militare — come accadde durante la guerra del Vietnam — e prendere
una posizione che sia di chiara condanna;
3) dal momento che la ricerca scientifica (soprattuto quella applicata)
puo` svilupparsi solo in un contesto assai articolato — vale a dire
quello politico, industriale e bancario — il dissenso politico non potra`
che manifestarsi anche nei confronti del sistema di potere nel suo
insieme;
4) la ricerca scientifica asservita alla deterrenza nucleare e` non solo immorale
ma precaria per la stessa sicurezza nazionale;
5) lo scienziato responsabile moralmente deve rifiutarsi di partecipare personalmente
alla ricerca militare;
6) quegli scienziati che lavorano presso istituti di ricerca non militari devono
rifiutarsi di portare avanti ricerche finanziate da fonti militari o che
comunque impongono la non divulgabilita` dei risultati conseguiti;
7) come espressione di dissenso esplicito—a conclusione delle nostre ricerche
— dovremmo aggiungere sulla sezione ‘‘ringraziamenti’’ una nostra
dichiarazione dalla quale emerga chiaramente che non si sono utilizzati
fondi militari;
245
8) dovremmo convincere i nostri colleghi — impegnati sul fronte militare
—che i loro contributi sono forieri di nefaste conseguenze per l’umanita` ;
9) e` necessario—proprio di fronte alla minaccia dell’uso delle mini-nukes e
dell’SDI — promuovere un disarmo nucleare totale e quindi proibire
tutte le esplosioni nucleari sperimentali;
10) e` opportuno ostacolare la modernizzazione della strumentazione miltiare;
11) la comunita` scientifica deve rifiutarsi di collaborare a tutti quei progetti
di ricerca che violano i trattati internazionali;
12) la comunita` scientifica deve prendere atto che i finanziamenti militari
sviano la ricerca scientifica verso scopi non essenziali;
13) accettare anche in minima parte finanziamenti militari significa accettare
una sorta di corruzione legale;
14) sarebbe opportuno — attraverso adeguate pressioni — persuadere la
classe politica della necessita` di ridurre drasticamente i finanziamenti alla
ricerca militare e al ministero della difesa;
In conclusione, questo breve elenco — chiaramente ispirato alle riflessioni
pacifiste di Russell e Einstein, alle iniziative del Movimento Pugwash e a quelle
del Bollettino degli Scienziati atomici — costituisce un invito esplicito al boicottaggio
e alla ‘diserzione’ e fa proprie le sottili armi della Psychological Warfare.
Ad ulteriore supporto di questa tesi, sia sufficiente fare riferimento alla introduzione
degli Atti redatta da Federico Della Valle responsabile del Centro Studi
di Trieste. Ebbene, l’A. — dopo aver ampiamente citato Boff — ritiene che sia
agevolmente individuabile un comune denominatore tra le finalita` del convegno
e quelle del Centro Studi:
1) il rifiuto incondizionato della guerra;
2) la non neutralita` della coscienza;
3) il conseguimento della pace — e il suo mantenimento — costituiscono valori
imprensindibili;
4) fra gli immani danni del capitalismo vi e` anche quello legato alla sopraffazione
ambientale;
5) l’attuale modello di sviluppo si fonda sulla violenza e alimenta la guerra;
6) la guerra viene usata soprattutto dalla amministrazione USA — come volano
economico e infine la NATO legge il problema della immigrazione in
un’ottica di sicurezza e non come un problema da affrontare in modo solidaristico.
246
2. IL DISSENSO DELL’USPID
Nata nell’82 — presso il Dipartimento di Fisica della Universita` di Bari — si
propone — sotto il profilo formale — come finalita` principale lo studio delle
complesse problematiche legate alla strategia nucleare, al controllo degli armamenti
e all’impatto che tutto cio` determina a livello di politica internazionale.
Sotto il profilo sostanziale, l’USPID promuove una interpretazione anti-militarista
e affine — ideologicamente parlando — a quella del pacifismo nostrano (non
a caso collabora con il CISP di Pisa e con l’Archivio Disarmo).
L’attivita` antagonista si attua nell’esprimere il proprio radicale dissenso in
merito alla legittimita` morale delle collaborazione, oramai stretta, tra Ricerca
Scientifica e Ricerca Militare.
Secondo Petroni la comunita` scientifica dovrebbe:
1) esercitare adeguate pressioni sulla classe politica per ostacolare qualsiasi
collaborazione tra Scienza e apparato militare
2) dovrebbe sottolineare la irresponsabilita` di tutti coloro che collaborano
con l’apparato militare (p.e. con la DARPA USA)
3) dovrebbero rendere noto all’opinione pubblica che il mantenimento di un
apparato scientifico-militare porta inesorabilmente alla militarizzazione
della politica estera e al consolidamento di gruppi di potere.
Partendo dalle medesime premesse, Cotta Ramusino propone — seguendo
sia le indicazioni del Manifesto Russell-Einsten che quelle del PUSWASH —:
1) lo smantellamento delle armi nucleari;
2) considera la Nuclear Posture Revew del ’95 un ritorno inammissibile alla
logica della cold war;
3) condanna — alla stressaa stregua — il riarmo nucleare russo;
4) propone il ritiro incondizionato ed immediato delle BG1 dal territorio europeo
e delle bombe nucleari tattiche allo scopo di contribuire alla dsitensione
tra NATO e Russia
e infine
5) propone la denuclearizzazione del Mediterraneo.
247
3. IL DISSENSO DEL PUGWASH
1. Le finalita` della associazione nelle parole di Rotblat
Di questa associazione internazionale — fra le piu` prestigiose nel contesto
della comunita` scientifica — prendederemo solo in considerazione alcune significative
riflessioni di Rotblat (premio Nobel nel ’95 per la pace):
1) partendo dalla centralita` del Manifesto Russel-Einstein 1, l’A. sottolinea
anche oggi l’urgenza di coinvolgere la comunita` scientifica internazionale
nel denunciare la strategia della dissuasione nucleare;
2) l’A. ritiene insostenibile il ricorso alla guerra come strumento di risoluzione
dei conflitti ed, in particolare, sottolinea l’assoluta necessita` di abolire
qualsiasi armamento nucleare;
3) propone la estensione ai paesi europei e non dell’art. 9 della Costituzione
giapponese;
4) pone l’enfasi sulla centralita` della istruzione e sulla opportunita` di attuare
adeguate pressioni sui mass-media per sensibilizzare l’opinione pubblica;
5) rileva la necessita` di sfruttare tutte le opportunita` offerte dalla diplomazia
internazionale per sensibilizzare le e´ lites politiche;
6) avanza la proposta — radicale nelle implicazioni — di superare il complesso
militare industriale;
7) non accetta la politica nucleare della NATO
8) chiede la concreta applicazione del piano Baruc e della risoluzione ONU
del ’46 contro l’uso delle armi nucleari;
248
1 L’antimilitarismo del celebre scienziato tedesco ebbe modo di esprimersi in modo eloquente
nel breve saggio ‘Societa` e persona’ (tratto dal volume ‘Come io vedo il mondo’), dove ebbe modo
di definire il servizio militare obbligatorio come ‘‘il sintomo piu` vergognoso della mancanza di dignita`
personale’’ (p. 15).
Quanto alla esistenza della istituzione militare — questa da lui esplicitamente disprezzata —
espresse l’auspicio che venisse soppressa al piu` presto in quanto la considerava una vera e propria
vergogna. Anche a proposito dell’industria militare ebbe parole di fuoco ritendola la principale
responsabile dei conflitti internazionali, cosı` come condanno` senza mezzi termini l’asservimento
della scienza ad interessi militari.
9) rifiuta in modo radicale la dottrina Rumselfd (e quindi la possibilita` dell’uso
delle mini-nukes);
10) condanna la politica nucleare di Chirac (perche´ in linea con quella di De
Gaulle);
11) contesta la legittimita` morale e giuridica del pacchetto di provvedimenti
anti-terrorismo presi da Bush (e sistematizzati nel Patrioct Act) dopo l’11
settembre;
12) giudica fallimentare la gestione del dopo Iraq e del dopo Afghanistan
proponendo in alternativa una gestione a guida ONU e infine
13) evidenzia le ripetute violazioni — da parte USA — del diritto internazionale.
2. Strumenti
Lo strumento, in prima battuta, usatao dal P. si e` concretizzato nella organizzazione
di conferenze annuali e, in seconda battuta, attraverso l’uso di petizioni o
lettere aperte ai leaders politici. Un esempio eclatante e` stata la lettera, inviata da
Hinde, a Blair in merito alla inacettabilita` di praticare la detenenza nucleare sul
territorio inglese attraverso la realizzazione dei Trident.
249
4. IL DISSENSO DEL CISP
Nato nel ’98 all’interno della Universita` di Pisa, si propone di attuare uno studio
multidisciplinare della pace avvalendosi di una e´quipe stabile di quaranta docenti
e aspirando ad essere un punto di riferimento — nel panorama italiano —
per gli studi della pace a livello accademico a partire da presupposti ispirati al
pacifismo non violento di Gandhi, Lanzo del Vasto e Capitni.
La finalita` statuaria e` rivolta allo studio della dinamica dei conflitti allo scopo
di prevenirli o risolverli attraverso una metodologia non violenta. Concretamente
il CISP ha svolto un ruolo rilevante nella istituzionalizzazione della DPNV, nel
‘reclutare’ ODC per consentire loro di svolgere il servizio alternativo (in concorrenza
con l’ARCI e la Caritas), nel promuovere dunque il servizio civile nazionale,
nel realizzare progetti di cooperazione tra ONG palestinesi ed israeliane e infine
nel dare supporto agli ODC israeliani (cioe` ai militari renitenti). A livello di
collaborazione, i legami di maggiroe rilievo sono con l’USPID, le PBI, il CIPA e
il Centro Gandhi.
Allo scopo di delineare la filosofia del CISP sara` sufficiente illustrare — sinteticamente
— le riflessioni di Altieri e Drago.
Secondo Altieri
1) e` divenuta oramai improrogabile la necessita` di costruire alternative concrete
alle istituzioni militari attraverso la DPNV;
in secondo luogo;
2) qualsiasi ricercatore serio che voglia attuare questa finalita` dovra` fare riferimento
non solo agli studi di Galtung e Sharp ma soprattutto alle riflessioni
di Gandhi, Capitini, Del Vasto e di tutto l’antagonismo poliltico che
ha caraterizzato gli anni Sessanta e Settanta (dal movimento dei diritti civili
al femminismo);
3) l’approccio agli studi per la pace dovra` tenere conto della realta’ politica
allo scopo di contrapporvisi in modo radicale;
4) la finalita` politica su lungo periodo degli studi per la pace dovra` essere
quella di farci conseguire il ‘people empowerment ’ che altro non e` che
— guarda caso — l’omnicrazia capitiniana
250
e infine
5) gli studi per la pace dovranno sottrarre terreno agli approcci militari marginalizzando
le istituzioni militari.
Per quanto concerne Drago le sue riflessioni hanno una connotazione esplicitamente
politica. Infatti lo studioso:
1) lamenta la scarsita` di fondi elargiti alla DPNV e critica esplicitamente la
composizione dell’UNSV ritenendo che la presenza di ufficiali sia del tutto
fuori luogo e che, al contrario, il suddetto ufficio dovrebbe essere gestito
da personalita` di indiscutibile valore (fra le quali include se stesso,
lecolleghe del CISP e le associazioni cattoliche piu` intransigenti e visceralmente
anti-militariste quali Pax Christi e i Beati);
2) in secondo luogo critica la legittimita` della sinistra europea in quanto oramai
compromessa ampiamente con il militarismo;
3) auspica la istituzionalizzazione della obiezione fiscale.
Inoltre l’A. vede con preoccupazione
4) il consolidarsi dei rapporti tra la scuola Sant’Anna e il CEMISS, realzioni
che procedono verso una evidente militarizzazione (basti riflettere — prosegue
l’A.—sulla inaudita contro offensiva militare relativa ai corsi di laura
in Scienze Strategiche) alla quale
5) non si puo` che contrapporre la laurea in Scienza per la pace;
infine
6) l’alternativa indicata dall’A. e` il modello non violento di difesa che sara` in
grado di porre in essere una autentica rivoluzione.
251
5. IL NUOVO MODELLO DI DIFESA
ALLA LUCE DELL’IDEOLOGIA PACIFISTA
1. I rischi del Nuovo modello di difesa * secondo Accame
Secondo Accame (presidente dell’ANA-VAFAF) il NMD varato nel ‘91 implica
una vasta gamma di rischi 1 per l’Italia e piu` esattamente:
1) l’Italia potrebbe volersi proiettare in operazioni di polizia internazionale;
2) con il NMD il CSM acquista pieni poteri—autopontenziondosi quindi – e
consegue una ampia autonomia rispetto al vertice polico;
3) l’inserimento del nostro paese, all’interno del NMD, portera` — presto o
tardi — a svuotare di significato l’art. 11 della costituzione;
4) i rischi ipotizzati dal NMD (rivelatesi assolutamente esatti ndr.) costituiscono
una motivazione fittizia volta ad incrementare le spese militari;
5) lo stanziamento di fondi—per il NMD—rischia di passare ‘sotto il naso’
del parlamento;
6) il NMD intende — in realta` — alimentare la tensione internazionale;
e infine
7) la presenza in una eventuale ‘Europa degli eserciti’ ci fara` assistere ‘‘al nascere
di una politica bellicistica di cui neppure all’epoca fascista si era visto
visto l’eguale’’.
2. L’antagonismo sindacale all’interno dell’Aermacchi
Intorno agli anni Ottanta nacque, nel contesto della Aermacchi di Varese, ‘un
gruppo di attivisti anti-militaristi’ grazie al sostegno della FLM in un primo momento
e della FIOM-CISL in un secondo momento, gruppo informale che promosse
‘‘collette di solidarieta` con popoli e movimenti vittime del fuoco delle ar-
252
* Da ora in poi in sigla NMD.
1 I rischi paventati dall’Aa. sono, dal nostro punto di vista, opportunita` che — fra l’altro con
buona pace di Accame — si sono realizzate (in buona parte a partire dagli anni novanta).
mi italiane’’ attraverso tecniche di conflittualita` non convenzonale (scioperi, digiuni
e collettivi) per giungere nel 1986 alla disubbidienza civile attraverso l’aperta
adesione — di alcuni suoi componenti — all’ODC (congiunta all’uso
del digiuno di cinque giorni ‘‘contro gli euromissili e la corsa al riarrmo’’) e
per denunciare nel 1988 l’Aermacchi in quanto industria violatrice degli embarghi
ONU contro Iran e Iraq. La reazione — nel gennaio del ’91 — del direttivo
aziendale fu largamente prevedibile: l’attivazione della cassa integrazione della
cellula di lavoratori anti-militaristi, espulsioni che crearono le condizioni per la
nascita — nel ’91 — del ‘Comitato cassaintegrati Aermacchi per la pace e il diritto
al lavoro’, il quale — grazie ai preziosi contributi del MIR, della Cisl, delle
Acli e del Comitato contro la guerra del Golfo di Busto Arsizio — riuscı` a portare
le proprie lagnanze fino alla XI Commissione del lavoro del Parlamento, attraverso
una struttura a rete; e — nel ’93 — a formulare una proposta di legge
regionale per la promozione della riconversione della industria bellica (formalmente
presentata da una coalizione politica traversale di centro-sinistra). Anche
a seguito di questa iniziativa, prese avvio l’’Osservatorio sull’industria militare’.
A distanza di breve tempo, onde evitare l’ulteriore incremento di licenziamenti,
l’Aermacchi riucı` ad esercitare una pressione eguale (per intensita` ) e contraria
(per le finalita` ) sulle istituzioni politica-sindacali volta a favorre l’approvazione
— in tempi brevi — del NMD. L’operazione raggiunse l’auspicato obiettivo
— soprattutto grazie alla lobby sindacali FIM-FIOM e UILM (sic!)
3. L’alternativa non violenta al NMD
In primo luogo, sotto il profilo ideologico — come si evince in prima battuta
dalla bibliografia — l’interpretazione data dagli A. del NMD e` di tipo eco-pacifista
ed e` suffragata dalle analisi dei periodici: ‘Giano’, ‘il Manifesto’, ‘Metafora
verde’, dalla rivista capitiniana ‘Azione non violenta’ e infine dagli studi di Allegretti
editi dalle edizioni Cultura della Pace. Quanto alle istituzioni politico-culturali
nel cui ambito si muovono gli autori queste sono: la FLM-cisl, l’Ires e la
Rete di Formazione non violenta e l’IPRI ,mentre gli strumenti di comunicazione
di massa attraverso i quali hanno promosso una strategia di contro informazione
anti-militarista sono stati: ‘Alfazeta’ (periodo ufficiale della CISL), Radio popolare
e ‘Avvenimenti’.
In secondo luogo, nel saggio finale l’A. — Nanni Salio (segreatrio dell’IPRI)
— propone un’alternativa radicale (seguendo le indicazioni di Galtung e Sharp)
al modello di difesa tradizionale che agevolmente possiamo riassumere nel modo
seguente:
253
1) l’attuazione — a livello politico — della non violenza non solo costituisce
un reale pericolo per il totalitarismo dell’Est ma anche per il capitalismo
occidentale;
2) una reale comprensione della NV ci consentira` di comprendere la natura
profondamente sovversiva che lo connota;
3) infatti il movimento per la pace che si fa portavoce della non violenza, ha
come suo principale scopo quello di costruire una societa` civile profondamente
diversa da quella attuale perche´ in grado di risolvere le varie tipologie
di conflitti in modo non violento;
4) contrariamente ai modelli di difesa tradizionale, adattare a livello politico
la difesa non violenta, equivale a conferire alla societa` civile la possibilita`
di risolvere i conflitti, dimostrando in tal modo quanto profondamente legata
sia la non violenza alla democrazia partecipativa;
5) proprio per queste motivazioni e` opportuno che il modello dell’HCA sia
esteso e rafforzato cosı` come e` opportuno democratizzare l’ONU istituendo
nel suo contesto forze di intervento non violento. Un esempio in questa
direzione ci viene offerto dalla presenza delle PBI in zone di guerra come
il Guatemala, lo Sri Lanka o delle organizzazioni come i Volontari della
pace.
254
6. L’ANTI-AMERICANISMO RIVOLUZIONARIO
NEL CAMPO ANTI-IMPERIALISTA
Sorto nell’agosto del 2000, il CAI si struttura secondo una modalita` a rete e
costituisce un network transnazionale volto a contrastare la globalizzazione imperialistica
attraverso un coordinamento snello e flessibile.
La connotazione ideologica del CAI e` dichiaratamente socialista rivoluzionaria
— quindi assai lontana dall’antagonismo non violento — e aspira ad avere
una dimensione internazionalistica.
I soggetti rivoluzionari, oltre a essere quelli della tradizione M/L (e cioe` i contadini
e i proletari) sono anche tutti gli sconfitti o i discriminati del globalismo
attuale.
Concretamente il CAI ha dato voce e sostegno sia alla Resistenza Irachena (al
Movimento popolare di Moqtada al-Sadr e all’Alleanza Patriottica Irachena in
particolare) sia alla resistenza rivoluzionaria delle FARC-EP, che a quella dell’FBL-
EL bolivariana. Scontato e prevedibile insieme anche il sostegno alla politica
di Chavez, al PC-ML greco, ai vari comitati (europei e non) pro resistenza
irachena, all’IRSP irlandese e infine ai partiti comunisti di Svezia e Norvegia.
Nel nostro paese collabora con alcuni esponenti del PRC e del PdCI ma soprattutto
con i COBAS. Le due piu` significative reazioni delle istituzioni sono
state: l’accusa di associazione con finalita` terroristica rivolta a un autorevole
esponente del CAI e la dura presa di posizione di 44 esponenti del Congresso
USA contro l’esplicito sostegno del CAI alla resistenza irachena, presa di posizione
che si e` concretizzata nel chiedere alle autorita` italiane di mettere fuori legge
il CAI.
255
7. IL DISSENSO ANTAGONISTA NEL CENTRO GANDHI
Nato nel 2000, il centro promuove:
1) l’opposizione radicale alla guerra;
2) il superamento dell’attuale sistema economico;
3) la realizzazione — secondo il progetto di Capitini — della omnicrazia
e
4) l’educazione alla mondialita` .
Il contesto culturale nel quale opera e` quello ispirato alle riflessioni di Gandhi,
Capitni, Tolstoj e Lanza del Vasto.
Allo scopo di analizzare gli aspetti contenutistici ci sembra opportuno polarizzare
la nostra attenzione su alcuni articoli apparsi nella pubblicazione periodica
del Centro: i Quaderni del Satyagraha.
1. Tolstoj
Personaggio centrale, nell’ambito del pacifismo mondiale, costitusca per Gazzen
un punto di riferimento imprescindibile per la riflessione sulla non violenza.
Infatti la non resistenza al male e` il centro delle riflessioni del letterato russo e
partendo soprattutto da questa riflessione Gandhi — nel 1894 — si convertı` alla
non violenza abbandonando il suo precedente sentiero.
2. Kossovo
L’A. — Abate — sottolinea come la presenza della non violenza nel contesto
kossovaro —attraverso il movimento di riconciliazione—abbia portato un contributo
rilevante. In particolare, pone l’enfasi sull’eccezionale valore delle lotte
non violente attaute dalle popolazioni albanesi — alludendo al contributo di
Kurti—al lavoro rilevante di Ismajli e infine alle potenzialita` rilevanti che avrebbe
avuto il Corpo europeo civile se fosse stato costruito. Al contrario, le iniziative
256
del governo italiano e quelle del governo francese—in merito a quale istituzione
avrebbe dovuto coordinare questo Corpo — sono state assolutamente nefaste.
3. DPN
La discussione relativa alla proposta dell’On. Realacci e` assai significativa poiche
´ rivela — da parte di determinate lobby cattoliche e di sinistra (ARCI, ACLI,
CdO e LegaAmbiente) — la volonta` di collocare il Servizio civile all’interno del
Terzo Settore svuotandolo — secondo il Centro Gandhi — di qualsiasi significato
autenticamente pacifista e soprattutto delegittimando la DPN.
Proprio perche´sussiste tale lo scopo, il Centro Gandhi ha invitato numerose
personalita` a sottoscrivere un appello a favore della istituzionalizzazione della
DPN, appello al quale hanno aderito: Drago – Gallo – Zanotelli e numerosi francescani
(sic!)
4. Il comitato DCNANV (e i complotti oscuri)
La DPNV si inserisce — osserva Drago — nell’ambito del concetto di transarmo
indicato da Galtung che prevede su breve periodo la compresenza sia della
difesa armata che di quella non armata. Ebbene l’istituzione del comitato
DCNANV nel 2004 rappresenta il primo esempio di istituzionalizzazione della
DPNV nonostante la inacettabile militarizzazione del peackeeping, l’evidente
militarismo del governo berlusconi e l’incapacita` del centrosinistra di opporvisi.
Uno dei primi passi da compiere non potra` che essere la formazione quotidiana
della gioventu` . Ma la parte piu` consistente dell’articolo — e involontariamente
autoironica — e` la dettagliata narrazione di tutti i contrasti interni al Comitato
che ne hanno decretato la paralisi operativa, dietro quale l’A. vede la occulta
presenza dei partiti e delle F.A. che si sarebbero accordati per sabotare la
realizzazione della DPNV.
5. La militarizzazione dopo l’11 settembre
Gallo osserva come la progressiva militarizzazione delle istituzioni americane
dopo l’11 settembre e il progressivo affermarsi dello Stato penale, stiano giungendo
a delle nefaste conseguenze come si evince d’altronde chiaramente dal Patrioct
Act. Indubbiamente il movimento no global costituisce una realta` estremamente
vitale e in grado di contrapporsi ‘‘alla crescente militarizzazione’’.
257
Un esempio concreto della sua vitalita`ci e` offerto dalla militanza di Zanotelli e
Strada e dalla centralita` della opzione non violenza. Se la societa` civile sapra` fare
tesoro di tutte questi insegnamenti allora si trovera` nelle condizioni di difendere
anche i diritti umani dall’ideologia della nazionalista.
258
8. IL DISSENSO ANTAGONISTA
NELLA FONDAZIONE VENEZIA
PER LA RICERCA SULLA PACE
La nostra finalita` sara` quella di comprendere quale impostazione viene attuata
dalla Fondazione per la comprensione delle problematiche internazionali, per
capire cioe` a partire da quali presupposti politico-culturali la Fondazione legge la
realta` del mondo contemporaneo.
In primo luogo, la nomina del nuovo Presidente della Fondazione Mons. Nohis
avvenuta nel dicembre del 2004, dimostra ampiamente il profondo radicamento
della Fondazione nell’ambito della gerarchia cattolica italiana.
In secondo luogo, analizzando l’attivita` professionale degli autori dell’Annuario
che (prenderemo in considerazione quello del 2005) rappresenta il documento
piu` autorevole per comprendere scopi e metodologia di approccio della Fondazione
— saremo in grado di capire — agevolmente — quale approccio possiamo
aspettarci.
A tale proposito, la gran parte degli autori dell’Annuario orbita nel contesto
di determinate pubblicazioni periodiche e case editrici ampiamente note — in
Italia — per il loro impegno anti-militarista, pacifista non violento e anti-americano
impegno che si colloca in un contesto politico connotato chiaramente: quello
della sinisttra antagonista e del cattolicesimo anti-militarista, no-global.
Allo scopo di suffragare quanto sostenuto elencheremo qui di seguito rivista,
case editrice, centri di ricerca e associazioni notoriamente militanti: Un poten
per…, PeaceLink, EMI, Unimondo, Mosaico di Pace, Opal, Missione oggi, Micromega,
Adista, Ed. cultura della pace, DeriveApprodi, Nigrizia, Guera e Pace,
Giano, Aprile, Avvenimenti e Centri di Ricerca per la pace di Viterbo.
Significativa — poi — la presenza di due uomini politici — Gallo e Tanzanella
— gravitanti nell’area della sinistra piu` intransigente sulle problematiche
della pace, della guerra e delle spese militari.
Passiamo adesso ad analizzare — brevemente — le riflessioni degli autori intorno
e problematiche specifiche.
1. Forze Armate e Scuola
Luca Kocci (redattore Adista) — dopo aver sottolineato — con disappunto e
259
sconcerto insieme—che negli USA il JROTC prosegue inesorabilmente e che anche
in Italia si sono realizzate iniziative analoghe—rileva con entusiasmo l’esistenza
di associazioni — targate USA — che oppongono resistenza al reclutamento.
Significativa la conclusione: ‘‘l’inequivocabile indizio di un tendenza inquietante
che vede le F.A. all’assalto delle scuole. E se gli USA sono il modello di
riferimento verso cui il nostro Paese tende, si tratta allora di segnali da non trascurare
ma da guardare e da controllare con la massima attenzione’’ 1.
2. Pace e Chiesa cattolica
Tanzanella (parlamentare dissidente nel centro della sinistra cattolica e storico
della teologia) — dopo aver sottolineato il ‘peccaminoso’ coinvolgimento della
Banca di Roma nel commercio di armi (esaltando l’opera meritoria di denuncia
di riviste come Mosaico di Pace etc.) e dopo aver ricordato che la violazione
dell’art. 11 e` oramai una drammatica costante della politica estera italiana, esprime
il proprio radicale dissenso sul mantenimento dell’ordinamento militare in
seno alla chiesa cattolica e il proprio entusiasmo per le costruttive iniziative di
Pax Christi e per le posizioni del vescovo Nogaro.
3. Dissenso informatico
Gubitosa (segretario di Peacelink) — sottolinea come l’uso delle tecnologie
informatiche si sia rivelando decisivo per il pacifismo non violento. Auspica
— indirettamente — che l’hackerismo italiano si consolidi e che le esperienze
di telestreet si moltiplichino (nonostante le indicazioni contrarie degli Interni).
4. Guerra globale
Gallo (senatore) — condanna senza mezzi termini il NMD e rileva la inestricabile
connessione tra guerra e terrorismo (giacche´ si alimentano vicendevolmente).
In altri termini, la politica deve collocare la guerra fuori dall’ordine internazionale.
260
1 Dall’insieme di queste osservazioni si evince che sono le associazioni pacifiste a dovere controllare
le istituzioni militari (un interessante capovolgimento!) e che le scuole sono ‘proprieta` ’ delle
associazioni anti-militariste.
Carnevali e Sciuto rispettivamente di Adista e Avvenimenti sottolineanano come
questo aumento non faccia altro che sottrarre risorse ai settori cruciali e —
con sconcerto — rilevano come i paesi nel Consiglio di Sicurezza ONU siano gli
stessi che alimentano il commercio di armi. In conclusione, la volonta` di controllare
le zone strategiche del pianeta da parte USA e` uno scopo immorale (naturalmente
secondo una interpretazione anti-realistica — ndr).
In merito al ruolo USA in Iraq — Giacche´ della rivista Proteo — sottolinea il
benessere delle industrie militari USA grazie alla guerra e quello delle industrie
logistiche. Seguendo un’analisi marxiana l’A. conclude affermando che la guerra
sia oramai divenuta la continuazione della politica con altri mezzi
Quale ruolo per la Svizzera nel contesto della politica internazionale? A giudicare
dal progetto Esercito XXI sembra che la neutrale Svizzera voglia diventare
‘‘una sorta di milizia per la NATO’’. Secondo l’A.—Reina—e` proprio questo il
pericolo paventato dal GSSE (gruppo pacifista svizzero) che fra l’altro accusa la
classe politica di avere bloccato ‘‘la politica di disarmo’’. Naturalmente l’A. guarda
con preoccupazione a tale eventualita` .
5. Antagonismo in America Latina
Zaneletta responsabile della Scuola della pace di Lucca — dopo aver dato
una valutazione radicalmente negativa della politica messicana — indica nelle
scelte zapatiste la chiave di una possibile svolta finalizzata ‘‘a creare una forte base
popolare che controbilanci le spinte moderate di un eventuale governo di sinistra’’.
Anche in Colombia le basi popolari danno segni di grande vitalita`se e` vero
che — osserva Torres (teologo colombiano) — i Nasa stanno portando avanti
un progetto di autonomia nei confronti dello Stato, dei partiti e nei confronti
del sistema capitalistico, critica che e` analoga a quella del movimento zapatista
tanto quanto la proposta di una democrazia assembleare. In sostanza, l’A. facendo
proprie le tesi espresse da Borda nel lontano 1966 auspica che tali iniziative
costituiscano il futuro della Colombia.
6. USA e Israele
Scaglione commenta indirettamente le scelte di politica estera anche dagli
USA e di Israele attraverso un collage di citazioni che ne evidenziano le implicazioni
nefaste soprattutto sotto il profilo del rispetto dei diritti umani e dell’equilibrio
internazionale.
261
7. Cronologia
Gli autori — Alessandroni e Kocci — commentano, con ironia e con preoccupazione,
una serie di avvenimenti di particolare interesse per il nostro paese.
Un’iniziativa — p.e. Defence TV — non e` dagli autori particolarmente gradita
mentre le dimostrazioni contro Bush a Roma raccolgono il loro plauso; il trasferimento
dell’US Navy a Napoli e` visto con preoccupazione, la benedizione della
portaerei italiana e` letta come un gesto inconcepibile (a mo` di commento gli A.
riportano le considerazioni di don Tonio), la resistenza irachena e` positiva, la
commercializzazione delle armi nel mondo da parte dell’Italia e` vista come un
atto contrario al diritto e alla morale; in merito alle spese militari gli A. riportano
la proposta di Sbilanciamoci che le vorrebbe ridurre radicalmente e, a proposito
della iniziativa di protesta contro la parata dei Lagunari, gli A. sottoscrivono le
affermazioni di Casarini. Quanto all’Iraq, gli A. si fanno portavoci di tutte quelle
associazioni che hanno ostacolato la riforma dei codici militari, che hanno chiesto
l’abdicazione dell’ordinariato militare — e che sostengono la legittimita` della
Obiezione Fiscale alle spese militari. E ` doveroso segnalare che gli A. — fra le
righe — fanno comprendere la loro predilizione per Pax Christi riportando numerose
volte le dichiarazioni del direttivo.
262
9. TOM BENETOLLO E L’ANTAGONISMO NON VIOLENTO
DELL’ARCI
1. Note biografiche
Nato a Peraga (provincia di Padova) incomincera` a militare nel PCI nel 1970,
divenendo in seguito segretario regionale della FGCI. Dal 1971 diverra` responsabile
esteri della organizzazione giovanile del PCI incarico che manterra`al 1987,
quando — a causa di forti dissensi con il vertice del DS lascera` l’incarico — per
entrare nell’ARCI di cui assumera` la presidenza nel 1997 fino alla morte, avvenuta
nel 2004.
2. Formazione politica
La formazione ricevuta sara` quella tipica della scuola di partito del PCI improntata
dunque ad un viscerale anti-americanismo e anti-atlantismo. Il sorgere
del movimento no-global consolidera` le posizioni di estrema sinistra (assai prossima
a quelle del Manifesto e del PRC) in aperto dissenso con quelle del vertice
dei DS.
3. Connotazione ideologica
Fin dalla fondazione della rivista ‘Collettivo’ (sorta negli anni settnta) la posizione
dell’A. oscillo` contradditoriamente tra l’antagonismo radicale della estrema
sinistra europea ed USA (a tale proposito la predilezione per le Black Panters
e Malcom X fu esplicita) e l’entrismo della sinistra istituzionale, ambiguita` politica
che ha mantenuto fino alla sua prematura scomparsa.
4. Modalita` operative
In generale l’A. si servı` delle tecniche tipiche della azione non violenta.
Nello specifico, in breve, le modalita` usate furono le seguenti:
263
1) Marcia della pace;
2) supporto ai profughi attraverso network istituzionali (p.e. il Consorzio
italiano di solidarieta`);
3) invio di delegazioni estere a scopo politico-informativo;
4) boicottaggio (p. contro le installazioni missilistiche a Comiso);
5) raccordo con Network no-global (p. il GSF e il FSE);
6) disubbidienza civile;
7) raccordo tra le associazioni cattoliche (Pax Christi e i Beati), con quelle
no global — come il GSF e l’FSE — e la sinistra diessina, i Verdi e Rifondazione
comunista;
8) utilizzazione del Terzo Settore per creare enclavi anti-liberiste e per aumentare
il potere di penetrazione politica dell’ARCI;
9) cooperazione internazionale decentrata per contrastare la real politik degli
Stati;
10) promozione di una rete euroepea no-global;
11) collaborare strettamente con il sindacato per connotare politicamente il
lavoro atipico;
12) sostegno agli scioperi generali del sindacato.
E `
scontato che come presidente ARCI e cofondatore della Associazione per
la Pace abbia svolto una costante;
13) guerra psicologica attraverso la propaganda e la disinformazione.
5. Avversari
In primo luogo tutti coloro che — all’interno dei DS — hanno premesso una
svolta moderata prendendo le distanze dalla sinistra interna.
6. Nemici
In breve:
1) le istituzioni militari;
2) la Nato;
3) la politica estera USA e UK;
4) la politica di Berlusconi;
5) il liberismo e quindi il WTO e l’FMI;
6) il realismo politico;
7) i Black Bloc;
264
8) il servizio militare professionale;
9) gli aumenti di bilancio per la Difesa;
10) le gerarchie politicamente conservatrici del Vaticano (Ruini e Opus Dei).
7. Alleati
Sinteticamente:
1) la sinistra cattolica;
2) la sinistra diessina;
3) Pax Christi e i Beati;
4) Verdi e PRC;
5) la CGIL;
6) il Forum del Terzo Settore;
7) il GSF e il FSE;
8) Acli;
9) Times For Peace (network internazionale).
8. Contenuti ideologi
Anche in questo caso procederemo brevemente:
1) l’A. si era detto a favore della democrazia partecipativa e del bilancio
partecipativo sulla falsariga di quello di Porto Alegre;
2) l’A. si espresse in modo nettamente contrario al ricorso della guerra in
Kosovo e in Iraq;
3) espresse aperto dissenso nei confronti del concetto di guerra giusta;
4) si disse a favore della estensione dell’art. 11 anche alla Costituzione europea;
5) non ebbe indugio alcuno ad auspicare una profonda riforma dell’ONU
per renderla piu` incisiva;
6) espresse l’auspicio che le associazioni di una certa autorevolezza potessero
trovare modo di esprimersi anche all’interno della Unione europea;
7) si oppose all costruzione del Muro voluto da Israele;
8) non condivise il pacifismo ambiguo di certuni dirigenti nel centro-sinistra;
9) non indugio` ad esprimere il proprio entusiastico appoggio alla OTPOR;
10) si oppose radicalmente all’uso della guerra per contrastare il terrorismo
islamico;
265
11) espresse la speranza che l’economia ritornasse a fare propria la scelta keynesiana;
12) infine la sua militanza fu volta ad esercitare rilevanti pressioni politiche
sui DS (ma anche sulla Margherita) allo scopo di portarli ad avere un legame
piu` stretto con i movimenti e quindi a indurli a spostarli su posizioni
piu` radicali. [Operazione questa che se fosse stata portata avanti
con il nuovo governo ne avrebbe aumentato la instabilita` ndr.].
9. Riferimento bibliografico
Il tempo del cambiamento e` ora, supplemento al ‘‘l’Unita` ’’ 2005.
266
Parte Undicesima

1. NOTE SULLA RIFLESSIONE FILOSOFICO-POLITICA
DI ERNESTO BALDUCCI
1. Parte prima
Se non c’e` dubbio che l’opera di Maritain abbia influenzato il giovane Balducci
(a partire dal ’45) altrettanto rilevante sara` l’influenza di La Pira (allora
sindaco dc di Firenze) del quale — fra l’altro dira` ‘‘(…) incarnava la qualita` del’ascetica
cristiano e (…) nei confronti del comunismo ha rappresentato un’alternativa
di tipo nuovo’’ (Il cerchio che si chiude, Manetti, 1986, p. 31). Ma naturalmente
l’apporto maggiore che ebbe modo di dare La Pira all’A. fu la centralita`
dell’ecumenismo e della pacificazione sociale. Altrettanto rilevante — come sottolineato
dall’a. stesso — il contributo dato da Mounier che gli permise di superare
la teologia neo-scolastica indirizzandolo verso la cultura teologica e filosofica
moderna. La fondazione nel ‘58 della rivista Testimonianze (alla quale collaborarono
pacifisti intransigenti come Gozzini e Zolo) e la solidarieta` dimostrata verso
gli operai delle Officine Galileo e della Nuova Pignone, lo porranno in una posizione
di implicita opposizione alla chiesa istituzionale che — attraverso il santo
Ufficio — provvide a farlo allontanare da Firenze.
2. Parte seconda
Mantenendo fede alla sua concezione ecclesiale e pacifista, nel ’63 Balducci
manifesto` la propria solidarieta` agli obiettivi, la necessita` di disobbedienza per
i cristiani verso lo Stato e infine auspico` che l’odc fosse giuridicamente legittimata.
La condanna — dietro denuncia della Regione Militare Tosco-Emiliana —
non espiata determino` l’isolamento dell’A. nonostante l’aperta solidarieta` di Pistilli
(con il quale aveva collaborato gia` nel ’50).
3. Parte terza
L’approdo nel 1965 alla Badia Fiesolana costituira` una svolta di radicale im-
269
portanza poiche´ — fra l’altro — gli consentira` di coordinare la sinistra testimonianze
e perche´ questa diventera` il pulpito dal quale attuare una campagna di
contro informazione a livello nazionale grazie alla quale — fra l’altro — avviera`
il dialogo a sinistra (costruito a partire da un’ottimismo antropologico su base
profetica).
4. Parte quarta
Infatti ottimismo antropologico e apertura al marxismo costituiranno l’elemento
caratterizzante della riflessione dagli anni settanta, periodo nel quale avviera`
proficuamente un filtro culturale con Garaudy e approfondira` anche l’opera
di Bloch. Concretamente tutto cio` lo condurra` a difendere la resistenza del
popolo vietamita (e a ritenere gli USA — insieme a Basso e a Russell — criminalmente
responsabili della guerra) e a promuovere le ECP attraverso le quali
sperava di potere formare (noi diremmo attuare una scelta di guerra psilogica
attraverso la contro informazione) le nuove generazioni al suo pacifismo intransigente
che coniughera` all’etrocentrismo critico l’ispirato dai lavori di De Martino.
Grazie alle riflessioni di Freud, Spengler, Lanternari , l’A. muovera` una critica,
dai toni apocalittici alla cultura europea accusata di aver praticato nel corso
dei secoli la discriminazione etnica portando al progetto di dominio sulla terra
— possibile anche grazie al razionalismo illumista e al capitalismo. Se le critiche
del marxismo rivolte al capitalismo sono condivisibili dall’A., e` tuttavia chiaro il
suo rifiuto sia nei confronti del capitalismo che nei confronti del comunismo sovietico,
nei confronti delle quali ideologie la rivolta giovanile del ’68 e la nascita
di culture alternative a quelle dominanti, saranno per Balducci un sintomo della
crisi oramai prossima della civilta` occidentale.
5. Parte quinta
Proprio attraverso la critica della civilta` occidentale, l’A. perviene alla chiara
comprensione della centralita` del tema della pace (fra gli anni ’80 e ’90) che costituisce
per l’A. una svista di ‘‘principio architettonico per la costruzione di un
modello’’ alternativo a quello usuale (L. Grassi, E. Balducci, maestro di pace in
Testimonianze n. 361, 1994, p. 8), che consenta all’uomo di oggi il superamento
delle differenze e gli permetta di avviarsi verso la realizzazione di un’utopia concreta
(nel senso di Bloch) cioe` quella dell’uomo planetario che si contrappone
radicalmente al realismo politico.
270
Proprio confrontandosi con il realismo politico, l’A. giunse al radicale rifiuto
della guerra giusta e — concretamente — al rifiuto dell’intervento militare in
Iraq e in Kosovo e ad accogliere le proposte provenienti dalla teologia di Boff
e di Dussel 1 (si veda a tale riguardo l’opera dell’A.: Le tribu` della Terra: orizzonte
2000, ECP, 1991 e l’articolo apparso su Testimonianze, n. 327, 1990, pp. 13-14
dal titolo Il debito e la crisi del Capitalismo) e quelle eco-politiche di Morin.
Anche l’assoluta centralita` dei diritti umani—centralita` determinata dal fatto
che grazie ad essi la ragione si puo` manifestare nella Storia del mondo e` in fondo
volta a contrapporsi alla centralita` — nel realismo politico — della forza e della
astuzia di machiavellica memoria. Grazie a questo riconoscimento l’ONU rappresenta
il primo esempio di costruzione di una civilta` sul diritto e non sulla
guerra (EB, Un’altra via, ECP, 1994, p. 9).
Altrettanto determinante sara` il tema della coscienza che non dovra` essere piu`
interpretata come subordinata alle strutture del potere, ma che al contrario dovra`
ritornare ad essere principio creativo ed elemento costitutivo della storia, coscienza
che aprendosi all’Altro (secondo una lettura che Balducci mutua da Le´ -
vinas) sara` nelle condizioni di costruire un ethos cosmopolitico che consentira`
all’umanita` di superare la dicotomia amico/nemico e di rigettare in modo definitivo
l’uso delle armi come strumento adatto per la soluzione dei conflitti. Alla
luce di quest’ultima riflessione, la politica verra` radicalmente trasformata per diventare
una ‘‘tecnica per costruire un futuro misurato sulle nuove possibilita` del
genere umano’’ (EB, Le Ragioni delle Speranze, Coines Edizioni, 1977, p. 121)
grazie alla quale la societa` civile ritrovera` il suo protagonismo e la citta` — accogliendo
le riflessioni di La Pira — diventera` l’espressione piu` evidente di una solidarieta`
che non potra` mai esprimersi nello Stato.
271
1 Di quest’ultimo centrale per Balducci sara` il contributo in relazione alla centralita` del Terzo
Mondo come palese dimostrazione del fallimento del capitalismo.
2. PACE E NON VIOLENZA
SECONDO CIPRIANI E MINERVINI
Per illustrare le problematiche pacifiste che vengono formulate in un contesto
interpretativo prossimo alla Caritas 1, prenderemo in rapido esame la preziosa
opera dal titolo ‘‘L’Abecedario dell’obiettore’’ (ed. La Meridiana 1995) costruita
intorno a voci strutturate in ordine alfabetico (ordine che solo in parte seguiremo).
1. Armamenti
Secondo gli autori ‘‘la logica economica che considera le armi come una merce
(…) e` ovviamente in contraddizione con le esigenze umane e sociali’’ dal che se
ne deduce agevolmente che coloro che le producono e che ne fruiscono sono da
considerarsi veri e propri criminali.
2. Biblica
Secondo gli autori — che portano a sostegno numerosi passi della Bibbia —
la non violenza implica il ‘‘rifiuto assoluto di uccidere poiche´ (…) la vita umana e`
sacra e inviolabile’’.
3. Conflitto
Partendo dall’interpretazione galtunghiana, l’A. rifiuta la doppia morale del
conflitto che esisterebbe nelle societa` capitalistiche e nelle quale la religione e
la pedagogia sono strumenti volti a rafforzare il consenso interno alle istituzioni
di potere. Al contrario, l’uso della non violenza sarebbe in grado di porre termine
alle varie forme di violenza tanto quanto la realizzazione — all’interno dell’ONU
— di un corpo non armato e non violento.
272
1 Diego Cipriani e` responsabile della Caritas nazionale per l’ODC.
4. Difesa popolare non violenta
Concretamente la non violenza puo` trovare una sua adeguata forma di istituzionalizzazione
attraverso la realizzazione della DPN che porterebbe — sul lungo
periodo — all’abolizione delle F.A. L’A. conclude sottolineando che in ogni
caso — con buona pace dell’ONU — ‘‘ogni guerra e` eticamente politicamente,
ecologicamente ed economicamente improponibile’’.
5. Ecumenismo
Uno strumento considerato idoneo dall’A. per la soluzione dei conflitti proviene
dalla CEC sorta nel 1948 uno strumento provenienete dunque dal contesto
religioso istituzionale.
6. Femminile
L’autentica cultura femminile — che naturalmente e` quella del femminismo
— rende il servizio militare assolutamente incompatibile con la natura autentica
della donna che e` anti-militarista.
7. Guerra
Partendo dalla costatazione in base alla quale la partecipazione italiana alla
guerra del Golfo ha costituito una sconcertante violazione della Costituzione,
concretamente dobbiamo muoverci nella direzione dell’ODC e nella istituzione
di forze non violente di pace.
8. Lotte sociali non violente
Emulando—seppure sinteticamente Sharp—l’A. elenca le varie tipologie di
conflittualita` non convenzionale usate soprattutto in Italia. In particolare, di
estremo interesse, per il nostro lavoro, sono quelle contro il nucleare (attuate
via contro informazione, manifestazioni di protesta, blocchi stradali e ferroviari,
referendum), quelle contro la militarizzazione, quelle per il riconoscimento dell’ODC
e della obiezione fiscale, quelle degli studenti ‘‘che hanno portato alla democratizzazione
dell’universita` e della scuola’’ quelle delle donne (in particolare
273
‘‘la partecipazione delle donne alle lotte anti-militariste’’) e infine quelle delle comunita`
cattoliche di base.
9. Riconversione
Se l’abolizione della guerra e` il nostro scopo su lungo periodo— sostiene l’A.
— a breve termine dobbiamo riconvertire le industrie militari attraverso iniziative
politiche vote a esercitare pressioni per la riduzione delle spese militari e per
il divieto di esportazione di armi del nostro paese.
10. Umani Diritti
Dopo aver riconosciuto la assoluta centralita` e inviolabilita` dei diritti umani,
l’A. propone una democratizzazione dell’ONU, attraverso:
1) la tutela internazionale dell’ODC sotto l’egida dell’ONU;
2) la creazione di una forza non violenta,
3) una presenza piu` incisiva delle ONG presso gli organi decisionali delle
istituzioni internazionali.
Quest’ultimo aspetto — ossessivamente ribadito dai pacifisti — e` di particolare
importanza perche´ ci mette nelle condizioni di comprendere la volonta` di
potere alla quale aspirano — al di la` dei richiami demagogici all’amore fraterno
— numerose ong (cattoliche in particolare).
11. Societa` e Difesa popolare non violenta
Secondo Zanotelli, il nostro sistema economico ‘‘investe in morte’’ e proprio
per questo — sottolinea Drago — la nostra societa` ‘‘deve essere cambiata radicalmente
anche a costo di una lotta dura, prolungata e difficile’’. Insomma ‘‘occorre
pensare ad un rivolgimento totale della societa` (…) che elimini i grandi centri
di potere istituzionale e industriale’’ consentendo in tal modo l’autogoverno.
Attraverso la DPNV — secondo Drago e Minervini — e` possibile esercitare
un reale antagonismo nei confronti della civilta` occidentale, poiche´ essa attiva un
processo che disarticola determinate istituzioni di potere attraverso una alleanza
tra soggetti sociali di base — che hanno attuato una conflittualita` non convenzionale
— e strutture istituzionali (partiti, sindacati e chiese). Una delle conseguenze
piu` evidenti e` la non legittimita` del concetto usuale di sicurezza nazionale
274
che — sostiene Papisca — ‘‘risponde alla vocazione strutturalmente imperialistica’’
di uno Stato. L’alternativa — prosegue l’A. — e` individuabile ‘‘nell’operato
di espressioni organizzate di international civil society’’ e nei numerosi networks
transnazionali e quindi — p.e. — nel superamento — sotto il profilo antropologico
— del binomio militarismo/sessismo.
12. Chiesa e istituzioni militari
Come ebbe modo di documentare storicamente Spadolini, la chiesa si oppose
in modo radicale alla creazione degli eserciti moderni. A tale proposito Messori
ricorda, opportunamente, come durante il Concilio Vaticano I, quaranta vescovi
si opposero agli eserciti di massa e come Leone XIII condanno` la leva obbligatoria.
In modo significativo, l’A. riconosce che dietro questa ferma opposizione da
parte della Chiesa, altro non c’era se non la profonda avversione allo Stato.
275
3. PACE E GUERRA NEL SAGGIO DI MAZZOLARI
‘‘TU NON UCCIDERE’’ *
Pubblicato nel 1955 puo` considerarsi un documento fondamentale per la
comprensione del cattolicesimo pacifista attuale. Per analizzarlo lo suddivideremo
in brevi sezioni titolate.
1. Guerra
A chi e` in mano la guerra? Secondo l’A. la risposta e` semplice: e` in mano ai
militari, ai politici e ai banchieri. Se solo l’opinione pubblica mondiale fosse coesa
nel denunciarli porremmo fine ad essa.
2. Guerra e giustificazione
La guerra non puo` essere cristianamente difesa poiche´ e` ‘‘un peccato’’ (p. 25).
Dobbiamo prendere esempio da martiri come Metzeger — per condannare
ogni tentativo di invocare il nome di Dio per legittimarla. La costanza della guerra
rivela come il messaggio evangelico non sia penetrato a sufficienza nelle coscienze
degli uomini. Infatti una comprensione autentica del Vangelo ci consentira`
di comprendere come chi la promuove sia—al di la` delle parole—un vero e
proprio ateo.
3. La causa della guerra
Non puo` che essere la miseria la prima causa della guerra. Essa sperpera in
modo criminale risorse che potrebbero essere investite per risolvere i numerosi
problemi dell’umanita` . Le altre due cause sono da individuarsi nella natura umana
portata — quando si allontana o rinnega il Vangelo — all’irrazionalita` e alla
bellicosita` (p. 35).
276
* San Paolo 1991.
4. Amore e vendetta
Contrariamente alla morale pagana e farisea, quella cristiana — di fronte al
nemico — assume un atteggiamento rivoluzionario: quello dell’amore e del perdono
(p. 38).
5. Guerra difensiva
La guerra difensiva e` una espressione priva di senso — perche´ tutte le argomentazioni
a sostegno—si fondano sull’egoismo dell’avere e non sull’amore che
dona in modo disinteressato.
6. La Giustizia giuridica
Se il contributo del diritto alla causa della pace e` importante, e` tuttavia
condizionato storicamente perche´ non lascia spazio alla misericordia. Al contrario
il messaggio evangelico e` rivolto all’uomo in quanto tale ed e` trascendente.
7. Perdono
Il vero cristiano deve sapere perdonare e deve sapere riconoscere che concetti
come Stato, nazione, democrazia etc. divorano l’uomo poiche´ sono prodotti dal
quel mostro che e` Moloch.
8. La logica della Forza e l’alternativa
Chi puo` negare che la storia umana sia stata regolata dalla ‘‘gara del piu` forte
che divora continuamente uomini e citta` ’’ (p. 50)? Chi puo` negare che la
guerra sia opera del diavolo? Contro tutto cio` il cristiano deve opporre la
sua morale: quella di che vince lasciandosi uccidere, quella di chi e` consapevole
che la guerra non solo non ha mai risolto alcuna forma di ingiustizia ma al contrario
l’ha aumentata insieme all’intolleranza e alla irreligiosita` . Proprio per
questo il cristiano deve prestare la propria fedelta` all’ordine eterno e non a
quello temporale nei confronti del quale l’atto di disobbedienza e` legittimo.
A tale scopo, la teologia deve metterci nelle condizioni di ‘‘smascherare e di
277
colpire tutte quelle forme mentali (…) che preparano da lontano (…) le guerre 1’’
(p. 77).
9. La non violenza
Essa e` il rifiuto attivo del male cosı` come essa costituisce il rifiuto della indifferenza
e del cinismo. Il suo profeta e il suo martire e` stato Cristo. Chi la pratica
non puo` che essere contro il realismo politico, contro l’egoismo camuffato da
idealismo. Chi la attua non puo` che essere un autentico sovversivo. Chi la concretizza,
con la sua azione, non puo` che porsi al di la` del comunismo e del capitalismo:
‘‘la pace in bocca ad un comunista o ad un capitalista e` una contraddizione’’
(p. 85)
10. Armamenti
Se sinceramente si vuole la pace su questa terra la corsa agli armamenti deve
essere arrestata poiche´ le armi—come l’arte della guerra—servono ad uccidere
(p. 88).
11. Al di la` delle barriere
Il cristiano che pratica la non violenza deve rifiutare qualsiasi artificiosa contrapposizione
tra oriente e occidente perche´ il cristiano si colloca al di fuori della
logica temporale e quindi non puo` accettare di farsi proteggere ‘‘dal braccio secolare’’
(p. 90) ma deve al contrario perdonare superando la logica pagana dell’amico/
nemico.
12. Attivarsi
Allo scopo di superare questa barbara logica secolare e atea, il cristiano non
violento deve trasformare in azione politica la azione profetica (p. 99). Come?
‘‘(…) creando un movimento di resistenza cristiana alla guerra, rifiutando l’obbedienza
agli ordini (…) aiutando i movimenti federalistici’’ (pp. 101/104).
278
1 Neppure le guerre rivoluzionarie possono essere legittimate (p. 79) secondo l’A.
13. Conclusione
Che il pacifismo — almeno quello esposto in tale saggio — sia di matrice irenica
e` indubbio. Altrettanto indubbia e` l’esortazione dell’A. a rivoltarsi contro lo
Stato (e quindi contro le istituzioni militari) ed e` altrettanto evidente (al di la` della
anticipazione del pacifismo di don Milani) che la conflittualita` non convenzionale
promossa dall’A. abbia anticipato in modo chiarissimo le scelte di organizzazioni
come Pax Christi e i Beati organizzazioni che, d’altronde, si richiamano
esplicitante al messaggio di don Mazzolari.
279
4. NOTE SULLA RIFLESSIONE NON VIOLENTA
DI LANZA DEL VASTO
Se oramai — per riconoscimento unanime — l’opera e la prassi non violenta
di del Vasto e` considerata di capitale importanza per la storia del pacifismo in
quale modo si e` concretizzato l’impegno operativo e teorico dell’A. nel contesto
della non violenza?
Nell’affrontare la questione algerina l’attivismo pacifista si rivelo` in tutta la
sua importanza. A partire dal ’57 (Pacification en Alge´ rie ou mensonge et violence)
la condanna della guerra di Algeria fu netta tanto quanto netta sara` la sua
condanna nei confronti della volonta` colonizzatrice francese. Ma interessanti sono
gli aspetti specifici sottolineati dall’A.:
1) in questa guerra l’esercito francese alternava la distruzione alla ricostruzione
rivestendo il ruolo di aguzzino e benefattore allo stesso tempo;
2) l’impatto psicologico che ebbero le atrocita` commesse in Algeria su giovani
militari francesi fu devastante per il loro equilibrio psicologico;
3) sotto il profilo della denuncia la posizione dell’A. non si distinse da quella
di Mounier e di Camus;
4) l’A. diede sempre il profilo sostegno a tutti coloro (come il Gen. Pa´ ris)
che si rifiutarono di normalizzare la tortura;
5) l’A. propose — di fronte all’indifferenza alla complicita` delle istituzioni
— di organizzare uno sciopero di massa della durata di otto giorni, sciopero
che avrebbe dovuto essere attuato dalla massa operaia (la quale invece
collaborava facendo la guerra in fabbrica);
6) la posizione di del Vasto puo` essere raffrontata con quella del reverendo
Delarlie cappellano militare della 10ª divisione paracadusti allo scopo di
evidenziare con chiarezza l’esistenza di posizioni diametralmente opposte
all’interno della Chiesa;
7) la condanna dell’A. della V Repubbllica—ed in particolare di De Gaulle
— fu netta ed analoga a quella di Mazzolari, condanna che l’A. sperava
avrebbe portato alla fine della guerra di Algeria;
8) per accelerarne la fine l’A. fu infaticabile nel portare avanti una campagna
di contro informazione e altrettanto nell’invitare alla diserzione o al
digiuno pubblico (che l’A. pratico` per venti giorni);
280
9) come buona parte della stampa di sinistra anche l’A. paragono` i metodi
adottati dai francesi a quelli della Gestapo;
10) di fronte alla scontata obiezione che i guerriglieri dell’FNL adottavano la
tortura l’A. seccamente rispose — alludendo chiaramente al Vangelo —
che ‘‘i torti altrui non ci giustificano’’ poiche´ ‘‘l’atrocita` non castiga l’atrocita`
ma la fa raddoppiare’’;
11) le denunce dell’A., e di buona parte della Chiesa, induranno Camus a
manifestargli stima e affetto;
12) l’A. non ebbe timore alcuno — durante il ’59 — nel denunciare l’assoluta
illegittimita` dei poteri speciali tributati ai prefetti. A tale proposito
l’azione di Pyronnet, che permise un coinvolgimento ampio per
protestare contro le residenze, trovo` proprio nell’A. un entusiasta sostenitore;
13) la crescita della protesta, le numerose testimonianze contrarie alla guerra
da parte cristiana portarono al riconoscimento dell’ODC, riconoscimento
di cui Del Vasto fu uno dei piu` accaniti sostenitori;
14) l’opposizione dell’A. non poteva non rivolgersi anche alla corsa degli armamenti
e non poteva non tradursi che attraverso la logica della non violenza:
l’incursione pacifica—con i discepoli dell’ARCA—nella fabbrica
di Marcoule (dove si stava portando a termine la bomba francese) fu un
esempio eclatante di dissenso non violento;
15) proprio sulla corsa degli armamenti il pensiero di Del Vasto non manco`
di essere chiaro: come si poteva parlare di equilibrio del terrore? Non era
assurda questa espressione tanto quanto ‘‘evocare la rontondita` del quadrato
o il biancore del nero’’?;
16) invocando la teoria della guerra giusta si era cercato di annullare la dissuasione
atomica contro la quale l’A. sottolineara` che l’opposizione al
male si attua attraverso un ‘‘bene eguale e appropriato’’. In fondo per
l’A. — come per Gandhi — ‘‘nell’ingiustizia e` meglio essere vittima
che colpevole’’ e l’unica soluzione possibile rimase l’azione diretta non
violenta ‘‘la sola difesa coraggiosa e ragionevole della patria’’.
17) Azione di cui fara` ampio uso Simone de Gebelin (moglie dell’A.) a partire
dal ’59 proprio contro l’industria Marcoule azione abbinata al digiuno
(come quella di Roma).
Per quanto concerne la posizione pacifista dell’A. sotto il profilo teorico sono
questi gli aspetti che riteniamo piu` appropriati:
1) con Gandhi anche l’A. rifiuta la modernita` alla quale contrappone la comunita`
dell’ARCA;
281
2) la visione della storia dell’A. e` indubbiamente escatologica 1 con implicazioni
apocalittiche;
3) non c’e` dubbio che l’A. abbia reinterpretato la filosofia gandhiana razionalizzandola
alla luce della teologia;
4) con Gandhi anche l’A. era persuaso che la non violenza dovesse muoversi
in due direzioni: quella della ricerca interiore e quella che partiva dalla societa`
civile;
5) l’A. era persuaso che l’assenza di una filosofia non violenta, all’interno della
civilta` attuale, avesse portato a interpretare da Natura come un oggetto
da sfruttare;
6) una delle difficolta` per concretre la non violenza nella civilta` attuale dipendeva
dalle convenzioni sociali e dalla legalita` formale;
7) solo attraverso un ritorno al Bene sara` possibile liberarsi dal male, sara`
possibile cioe` superare la propria istintualita` animale per giungere al conseguimento
dell’amore.
Ma a partire da cosa e` possibile pervenire a questo cambiamento epocale?
Partendo dall’analisi dell’Apocalisse 13, l’A. arriva alla consapevolezza che la
scienza—diventando una vera e propria istituizione—abbia preteso di regolare
l’intero sviluppo dell’umanita` determinando la nascita delle armi di distruzione
di massa. E proprio questa diabolica Forza che l’A. crede di individuare nell’Apocalisse
13 reinterpretandola alla luce della sua filosofia. L’alternativa concreta
non potra` che essere la costituzione di piccole comunita` che attuino relazioni
umane basate sull’amore evangelico capaci quindi di modificare strutturalmente
l’intera societa` . Al di la` del riferimento specifico alla Bibbia, l’insieme delle riflessioni
dell’A. sulla non violenza possono essere agevolmente estese a qualsiasi religione
(proprio come aveva fatto Gandhi) dal momento che la non violenza costituisce
una premessa indispensabile per mettere in pratica i precetti di qualsiasi
religione e creare un nuovo modello di civilta` — basato sullo sviluppo armonico
tra uomini (dal momento che per l’A. la non violenza e` un progetto politico rivoluzionario
volto anche a cambiare il modo di fare politica).
Sotto il profilo strettamente teologico, l’A. era persuaso che proprio Cristo
282
1 Interpretazione mutuata dallo studio di autori quali Dahie´leu, Marcel, Buyere, Ellul che lo
portera` a rifiutare il concetto stesso di progresso e a condividere una visione ascendente e a spirale
della storia — assai vicina a quella di Benjamin — ma che le portera` soprattutto a prevedere che
l’avvento del Regno di Dio si sarebbe attuato solo dopo la distruzione delle istituzioni politiche
moderne, distinzione alla quale la Comunita` dell’ARCA avrebbe dato un contributo fondamentale
attraverso un modus rivendi radicalmente altro rispetto a quello della civilta` attuale, un modus vivendi
alternativo che si era realmente ora presso i Guarani del Paraguay ora presso i Tolstoiani in
Russa e infine presso i Gandhiani d’India.
fosse l’esempio migliore di non violenza e di conseguenza — sul piano operativo
— il vero cristiano non poteva che delegittimare qualsiasi forma di guerra. Proprio
incontrando Gandhi in India (ribattezzato dall’A. il novello Cristo), l’A.
prende atto della possibilita` di cambiare strutturalmente societa` a partire dalla
non violenza attraverso comunita` economiche autogestite che dimostrino la possibilita`
concretare una autentica alternativa alla realta` del mondo attuale e che
attuino lotte sociali non violente opponendosi — p.e. — alla costruzione di tecnologie
belliche e promuovendo — al contrario — l’ODC.
Bibliografia
Pacification en Alge´rie ou mensonge et violence, Harmattan, Paris 1988
Che cos’e` la non violenza, Jaca Book, 1990
Per evitare la fine del mondo, Jaca Book, 1981
283
5. L’OSSERVATORIO INTERNAZIONALE DELLA ODADREK
DI FRONTE ALLA GUERRA DEL KOSSOVO
Il volume 1 analizza — secondo l’ottica della sinistra antagonista — sinistra
ben radicata nel mondo accademico — le reali finalita` della guerra del Kossovo
attuando una contro informazione (dunque attuando una modalita` tipica della
guerra psicologica) attraverso i contributi di Rivera (Universita` di Bari), Accame,
Oliva, Gallerano (Universita` La Sapienza), Persichetti (latitante della sinistra extraparlamentare),
Modugno, Baracca (Universita` di Firenze), Paleologo (Universita`
di Palermo), Ambrosino (corrispondente del ‘‘il Manifesto’’), Tarozzi (Universita`
di Bologna), Portelli (Universita` La Sapienza) e Cesaretto (Universita` La
Sapienza).
Incominciano dal contributo della Rivera.
1. Rivera
Secondo l’A. la guerra del Kosovo (da ora in poi gk ndr) — ben lungi dall’essere
una guerra umanitaria — e` stata al contrario un evento criminale ben mascherato
dalla propaganda attuata dalle agenzie di marketing allo stesso modo gli
equipaggi degli aerei che hanno effettuato i bombardamenti non sono altro che
una ‘‘banda di assassini’’ e non un team di tecnici — come avrebbe voluto farci
credere la propaganda — che svolgono il loro dovere con efficiente professionalita`!
Una guerra questa che ricorda anche troppo chiaramente le vecchie guerre
coloniali (p. 60), una guerra che ha segnato ‘‘la de´bache della sinistra al potere
(…) in una sostanziale accettazione del dominio imperiale’’ (p. 61).
2. Accame/Oliva
Anche gli A. — ma cio` era assolutamente prevedibile — rifiutano la retorica
284
1 AV, Il rovescio internazionale, Odadrek 1999.
umanitaria della gk e, allo stesso modo della Rivera, emettono una sentenza di
condanna senza appello nei confronti della sinistra di potere che ha tradito il
suo anti-mililitarismo storico.
3. Gallerano
Dopo una dotta rassegna relativa alle riflessioni di Klausewitz e Liddle Hart
sul nesso guerra/politica, l’A. citando le affermazioni di Luttwak, arriva alla sorprendente
conclusione che gli USA rappresentano il miglior esempio di un catastrofico
‘‘estremismo di fondo del capitale’’ ad una politica volta — insomma —
drammaticamente e semplicemente a dominare (p. 104).
In conclusione, quale contributo originale l’A. porta rispetto alle analisi del
marxismo anni settanta? Semplicemente nessuno.
4. Persichetti
Dopo aver esposto, in modo chiaro e senza demagogia, le principali scuole di
pensiero delle relazioni internazionali, anche l’A. esprime una valutazione sarcastica
nei confronti dalla attuale classe dirigente nazionale e non, proveniente in
gran parte dalla sinistra marxista dagli anni settanta (particolarmente ironico e` il
giudizio su Blair, p. 125) e formula un giudizio di dura condanna nei confronti
del diritto di ingerenza osservando che la logica che lo regola e` : ‘‘estremamente
aggressiva, dicotomica, semplicistica ed eccentrica’’ (p. 128), logica questa che
trova una sua legittimazione nell’eticismo panpenalista e il suo nemico nell’autodeterminazione.
5. Modugno
Servendosi dell’analisi di Sweezy anche l’A. ritiene che la guerra costituisca
uno strumento essenziale alla sopravvivenza dell’Impero USA dal momento
che solo un investimento massiccio nella industria militare consente di contrastare
le crisi economiche. D’altronde, e` proprio Umberto Agnelli a confermarlo,
non tanto indirettamente, in una intervista che l’A. riporta solo in parte ma in
modo assolutamente consono. E che dire — infine — del sintetico profilo biografico
di Milosevic (p. 141) dal quale emerge chiaramente quanto inverosimile
sia il ritratto demagogico fattore dai media?
285
6. Baracca
Come suo costume l’A. si sofferma sulla dimensione ambientale che la guerra
ha prendendo come termine di paragone le implicazioni sull’ambiente della
Guerra del Golfo. Non senza ironia si domanda — al di la` del fatto che questa
guerra rientra nella lotta per il controllo delle risorse — quale senso possa avere,
da parte delle superpotenze, decidere la riduzione delle emissioni se per le guerre
le nazioni determinano danni ambientali enormi.
7. Paleologo
Dopo aver osservato la rivoltante ipocrisia di quei paesi — come l’Italia —
che intrattenevano buoni rapporti con la Serbia di Milosevic — l’A. sottolinea
come una delle cause dell’intervento sia facilmente individuabile nella volonta`
USA di marginalizzazione la Russia creando i presupposti per un ritono al clima
della cold war.
8. Ambrosino
L’A. si sofferma — da un lato — sul denunciare il divario esistente tra il programma
politico della coalizione tedesca rosso-verde e la volonta` interventista e
dall’altro lato sottolinea la futilita` delle argomentazioni di Grass e Habermas.
9. Cesaratto
L’A. — come Zolo — (commentato dalle scrivente nelle parti precedenti) individua
quattro cause di questa guerra: dal controllo strategico dei corridoi, all’accerchiamento
della Russai, alla volonta` di incrinare l’unificazione europea fino
alla volonta` di sostituire l’ONU. Seguendo questa direzione anche Carraro
(nella Appendice 1) fornisce motivazioni analoghe sulle cause della guerra.
286
6. INFORMAZIONE, SCIENZA E GUERRA
SECONDO IL COMITATO SCIENZIATE E SCIENZIATI
CONTRO LA GUERRA*
Analogamente ai volumi precedenti anche in questo caso svolgeremo una sintetica
rassegna delle principali riflessioni degli autori.
1. D’Orsi
L’A. (Universita` di Torino) dopo aver passato brevemente illustrato alcune
opinioni di noti intellettuali europei sulla guerra, giunge alla conclusione che
le istituzioni militari sono sempre alla ricerca di intellettuali in grado di legittimare
l’ interventismo militare (p. D.Annunzio, Marinetti) o in grado di diventare
consiglieri del principe (p. 21). Al contrario gli intellettuali indipendenti sono
tutti coloro che — nel corso della storia recente o meno — si sono schierati contro
i rigurgiti militaristi degli Stati (l’A. cita, a mo’ di esempio, l’appello contro la
guerra del Kosovo lanciato da Lori, Pivano etc.).
2. Savio
Dal punto di vista strettamente accademico e` possibile trovare una valida alternativa
al ricorso della guerra, affrontando le problematiche conflittuali in
un’ottica completamente diversa e lontanissima dall’usurato paradigma del realismo
politico: lo studio scientifico della pace del quale — l’A. del Centro Studi
‘Sereno Regis’ — e` nel nostro paese un noto tecnico. Indubbiamente la sua predilezione
e` rivolta alla rete Transcend fondata da Galtung nel 1990.
3. Barone, Marenco e Martocchia
Gli A. — appartenenti rispettivamente all’Universita` di Roma, all’Esea e alla
Sissa—attribuiscono l’origine della gk alla esigenza di conseguire l’egemonia dei
287
* Contro le nuove guerre, Odradek, 2000.
Balcani, da parte USA, per l’importanza decisiva del corridoio cinque e otto. Un
ruolo — sovente sottovalutato — rilevante e` stato svolto dalle agenzie USA di
marketing che hanno portato avanti una sottile campagna di disinformazione
cercando di dare una parvenza di legittimita` — come d’altronde ha fatto in modo
grossolano D’Alema — ad un intervento che altro non e` stato che una occupazione
in piena regola (p. 50).
4. Peyretti
Come, concretamente, contrastare la disinformazione ufficiale? Secondo l’A.
— del Centro Studi ‘Sereno Regis’ — e` possibile farlo seguendo le indicazioni di
Galtung che sollecita gli attivisti pacifisti a creare network informativi autonomi
strettamente collegati a internet, allo scopo di promuovere una efficace contro
informazione che potrebbe diventare, in seguito, un vero e proprio giornalismo
della pace (si pensi in Italia a Peacelink o a Warnews). Significativo che l’A. riconosca
come ‘Avvenimenti’, ‘Rinascita’ e ‘il manifesto’ siano giornali impegnati
per la pace! In altri termini: la informazione e` corretta se risponde ai presupposti
del pacifismo ma, al contrario, se e` costruita dalle istituzioni (p.e. quelle militari)
e` certamente falsa o omissiva.
Dopo una serie di articoli — che documentano la pericolosita` per l’uomo e
per l’ambiente dell’uso delle munizioni contenenti uranio impoverito — segue
un saggio a cura dei Medici contro la tortura nel quale —al solito —le istituzioni
militari sono criticate senza mezzi termini. Proprio contro la militarizzazione in
atto dello Stato deve organizzarsi una societa` civile consapevole.
5. Di Fazio
L’A.—dell’Osservatorio astronomico di Roma—prende atto che il petrolio,
e` allo stato attuale, la piu` preziosa fonte energetica a causa della quale ‘‘l’attuale
sistema di mercato sta trascinando l’umanita` in una folle corsa verso un livello di
distruzione mai vista’’. L’alternativa? L’utilizzo sistematico delle fonti alternative,
e il cambiamento profondo dell’attuale sistema economico potrebbero farci evitare
un esito drammatico per la sopravvivenza contrariamente alle ridicole proposte
del FMI e della WB volte soltanto a mantenere intatta la crescita economica
attuale.
Sia Baracca (dell’INFN) che Polcaro (del CNR-IAS) sottolineano la spaventosa
crescita della spesa militare americana (dal dimostrato ritorno alla politica nucleare
fino ai nuovi scenari aperti dall’SDI e dalla cyber-war) contro la quale —
288
pare — non ci sia sufficiente opposizione internazionale. Accanto agli investimenti
elevatissimi vengono effettuati—soprattutto da parte USA—investimenti
militari di minore entita` volti a perfezionare le armi non letali sorte per controllare
un territorio nel quale la popolazione pratica una lotta armata rudimentale
o una lotta non convenzionale.
L’ultimo saggio e` una sorta di coronamento del volume e nel contempo e`
frutto di una scelta politica precisa da parte del curatore Massimo Zucchetti.
Scritto da Gualdron — membro delle FARC-EP — costituisce un atto di accusa
durissimo nei confronti degli USA 1 che vorrebbero la balcanizzazione del
conflitto ma che in realta` diverra` ‘‘una vietnamizzazione del conflitto grazie alla
partecipazione di un ampio ventaglio di organizzazioni e settori sociali’’ (p. 264).
Il senso dell’articolo — nel contesto del volume — e` chiaro: la difesa della
guerra rivoluzionaria colombiana.
In conclusione, grazie alla grammatica della guerra psicologica (ed in particolare
alla contro informazione) le istituzioni militari, il capitalismo, la politica estera
USA e quella della Nato sono condannate senza mezzi termini secondo un cliche
´ propagandistico caratteristico comune alla stampa comunista degli anni Cinquanta
e di quella della sinistra extraparlamentare degli anni Settanta.
289
1 In particolare nei confronti del Gen. Wilhem e del Gen. McCaffrey.
7. NEUTRALISMO E DISARMO NUCLEARE
NELLE RIFLESSIONI DI EDWARD THOMPSON
Proprio per tale ragione un rapido esame della raccolta di articoli pubblicati
in lingua italiana costituisce un importante punto di riferimento per la comprensione
della contro informazione attuata non solo dall’A. ma, implicitamente, anche
dal movimento anti-nucleare europeo.
1. Contro la dissuasione nucleare
L’origine della dissuazione e` facilmente individuabile nella volonta` USA sia
di attaccare per primi la Russia che di dimostrare la superiorita` militare USA
(p. 6). Non poche delle riflessioni strategiche sulla dissuasione sono o meri imbrogli
teorici o costituiscono un pericolosissimo ritorno alla barbarie. Tutto
cio` ha contribuito — in modo decisivo — alla progressiva militarizzazione e
quindi alla crescente influenza del complesso militare-industriale. L’unica alternativa
e` la formazione di una nuova alleanza tra la societa` civile e gli studiosi
per ‘‘filare la trama della pace’’ per evitare che ‘‘ogni cultura e ogni politica
abbiano fine’’.
2. Liberta` di informazione e movimento anti-nucleare
L’A., dopo aver illustrato i tentativi abortiti di varare un pacchetto di nome
— da parte del governo della Thatcher — volte a limitare la liberta` di informazione
sottolinea l’ampia estensione delle intercettazioni illegali dei servizi di sicurezza
ai danni della societa` civile e pone l’enfasi sul lavoro di alto valore fatto da
tutti quegli scienziati ed intellettuali che hanno cercato di rendere trasparente
l’informazione e di divulgare tutte quelle notizie utili per comprendere la logica
del potere. Naturalmente il contributo determinante e` stato dato dal movimento
anti-nucleare (iniziato con il rifiuto della Danimarca di ospitare i Cruise) che,
p.e., in Olanda ha trovato modo di esprimersi al meglio grazie ad un’alleanza trasversale
tra i partiti di sinistra e le chiese concretizzatasi attraverso petizioni e
cortei. Solo in un secondo momento la mobilitazione sviluppatasi in UK grazie
290
ai sindacati e al partito laburista — a partire dal 1980 — in tutta Europa attraverso
una campagna comune ha formulato le seguenti richieste:
1) bloccare i Cruise, i Pershing II e gli SS-20;
2) creare zone denuclearizzate;
3) creare le condizioni per una reale liberta` di informazione tra Est e Ovest
e
4) aprire una breccia all’interno dei media a favore del movimento per la pace.
3. La genesi della cold war
Secondo l’A. la causa della cold war andrebbe ricercata ‘‘nella frattura centrale
tra gli uomini, nel polo assoluto di potere’’ (p. 49) insomma nella e´ lite al potere
(politica e militare) che, per rendere accettabile la dissuasione nucleare, ha prima
‘‘sterminato il processo democratico decisionale’’ (p. 59) e poi ha creato un vero e
proprio sistema di sterminio le cui caratteristiche sono fra l’altro analoghe a quelle
del militarismo e dell’imperialismo nel quale l’ideologia anti-comunista svolge un
ruolo determinante. Proprio per la sua connotazione ideologica, il sistema dello
sterminio nucleare crea al proprio interno una reazione di avversione che, grazie
al movimento no-nuclear, acquistera` una portata internazionale, movimento che
promuovendo l’internazionalismo e il neutralismo arrivera` a minacciare il sistema
di potere occidentale sovietico 1, sistema che — attraverso il confronto militare
potenziale—‘‘rinnova continuamente le sorgenti del totalitarismo’’ legittimando
le attivita` illegali dei servizi di sicurezza, ‘‘consolidando le burocrazie repressive di
stato e limitando lo spazio per i diritti umani’’ (p. 113). In fondo, i due sistemi si
sono trovati d’accordo anche nel tacciare di eversione i movimenti democratici
perche´ ‘‘non vogliono che facciano causa comune’’ (p. 118).
4. Neutralismo
La posizione neutralista — che ha trovato in uomini come Albrecht, Faber,
de Smaele, in Bahre e in Coates alcuni noti esponenti — al di la` della propagan-
291
1 Secondo l’A. entrambi i sistemi vanno verso una progressiva militarizzazione—per quanto il
militarismo possa benissimo esistere in una democrazia — e proprio contro di essa si basse il movimento
anti-nucleare europeo, proprio per espellere le armi e le basi nucleari dall’Europa, proprio
per il ritiro incondizionato delle armi nucleari USA e URSS.
da volta a screditarlo — costituisce una scelta politica fondamentale per il movimento
no-nuclear poiche´ favorisce ‘‘la causa della liberta` e della pace’’ (p. 130)
e — a sua volta — il movimento per la pace e il disarmo favorisce l’unica vera
sicurezza, attraverso un’alleanza politica trasversale che comprende socialisti,
sindacalisti, liberali, religiosi ed ecologisti.
5. Conclusione
Nonostante l’indubbia efficacia del movimento no-nuclear in Europa e negli
USA, su lungo periodo i suoi scopi di denuclearizzazione globale sono miseramente
falliti a causa della rinnovata fiducia nella politica nucleare Nato (da parte
dei vertici militari europei e non), a causa dell’ampliamento della NATO (contrariamente
alle aspettative di uno suo scioglimento auspicato da tutto il movimento
no-nuclear) e infine a causa della estensione dell’intervento NATO attraverso
le Forze di Proiezione Rapida. Quanto agli USA e all’URSS — pur proseguendo
nello smantellamento graduale degli arsenali atomici in ottemperanza ai
trattati internazionali — non solo non hanno rinunciato alla politica nucleare ma
ne hanno perfezionato la tecnologia.
292
8. L’ETICA PLANETARIA SECONDO
IL DIPARTIMENTO DI FILOSOFIA
DELLA UNIVERSITA DI MACERATA
Sotto il profilo teoretico lo scopo del volume (‘‘Etiche della mondialita’’) e`
quello di individuare gli aspetti essenziali di un’etica planetaria, un’etica in grado
di superare la dimensione conflittuale del mondo attuale, un’etica che ‘‘orienti
l’agire di governi, popoli, gruppi e singoli secondo un nucleo comune di criteri
e di valori’’ (p. 200). Facendo riferimento alle riflessioni di noti filosofi e teologi
quali Jaspers, Jonas, Henrich, Ho¨ sle, Apel, Morin, Huber, Reuter, Balducer,
Boff, e Levinas.
Per conseguire tale ambizioso obiettivo e` necessario il superamento della morale
conseguenzialistica e dell’etica del male minore che concretamente svuota di
significato la ‘‘dimensione normativa del discorso morale’’ (p. 203). Proprio per
tale motivazione, l’etica conseguenzialistica accetta di legittimare le guerre o persino
le torture purche´ siano in grado di ‘‘evitare danni maggiori allo stato’’ che
attua tali scelte. Il bersaglio degli autori e` insomma agevolmente individuabile
nelle riflessioni di Walzer e Nye ritenute responsabili di aver legittimato la guerra
in Iraq. In altri termini, l’etica planetaria della quale discutono gli A. dovrebbe,
al contrario, legittimare le posizioni pacifiste e anti-militariste su base filosofica.
Non a caso, al di la` dei riferimenti — sempre positivi — alle opere di Zolo, il
volume illustra la riflessione di autori — quali Boff e Balducci — le cui posizioni
ideologiche rispondono pienamente a quelle del pacifismo anti-militarista (e —
aggiungiamo — anti-americano). Ad ogni modo, ritornando alla etica planetaria
degli autori, quali caratteristiche dovrebbe possedere? La prima caratteristica
dovrebbe essere quella della dimensione dialogica, la seconda dovra` essere quella
della giustificazione normativa alla quale l’etica planetaria deve fare riferimento
per trovare una sua legittimazione; la terza caratteristica dovra` consentire all’etica
planetaria di svolgere una funzione normativa ed infine l’esercizio della critica
dovra` esser fondamentale per delegittimare qualsiasi etica o politica che voglia
giustificare ‘‘il sacrificio della vita o dei diritti di chiunque in nome di un bene
superiore’’ (p. 206). Facendo proprio la tesi di Levinas, gli A. condividono il
primato dell’altro sull’io, il superamento dell’etica individualistica medesima
(quella di Locke e Hobbes p.e.), il rifiuto del realismo politico e quindi il rifiuto
della ‘‘legittimazione della Real politik in nome di un’etica della responsabilita` ’’
p. 225), il rifiuto della globalizzazione economica e, al contrario, l’accettazione
293
della filosofia che alimenta i nuovi movimenti della pace (p. 232) e la accettazione
dell’opera dei centri di informazione alternativa sulla mondialita` . Insomma, a
mo’ di conclusione, gli A. auspicano un superamento radicale dell’attuale modello
di sviluppo e un radicale superamento della concezione della politica come
arte del dominio.
294
Parte Dodicesima

1. ODC: UNA CONFLITTUALITA` NON CONVENZIONALE
LEGALIZZATA
1. Premessa
Il volume che prendiamo in considerazione — oltre ad offrirci una vasta rassegna
di opinioni espresse da numerosi ex ODC Caritas — dimostra quanto radicato
sia oramai divenuto l’anti-militarismo all’interno delle istituzioni (religiose,
universitarie, industriali, politiche, giuridiche etc.) e quanto siano considerate
‘normali’ e ‘legali’ le tecniche della conflittualita` non convenzionale.
2. Cavagna
L’A. — fondatore del GAVCI nel 1977 e del CEFA — fu uno dei primi a
fare formazione nell’ambito dell’ODC e—allo scopo di protestare contro la legge
del ’72 — promosse un digiuno per 27 giorni, si incateno` all’Altare della Patria
per ‘‘protestare contro il taglio delle 2000 lire giornaliere per la formazione
(p. 18) e occupo` in modo non violento il Ministero della Difesa Insomma l’A.
fece uso di modalita` operative tipiche della conflittualita` non convenzionale.
3. Chiavacci
L’A.—deputata nelle liste dei progressisti—ricorda l’ostruzionismo dell’MSI
e la collaborazione—parziale—del PDS nei confronti della Legge dell’ODC
nel ’92.
4. Codrignani
L’A. — presidente della LOC — dopo aver difeso le battaglie di Capitini a
favore dell’ODC, ricorda l’uso fatto di una tecnica tipica della contro informazione:
il volantinaggio in virtu` del quale denunciava l’assurdita` della Festa del 4
novembre. L’A. propone di tutelare — anche in Italia — eventuali casi di diser-
297
zione (come ad Israele). Interessante — infine — rilevare come l’autrice, in qualita`
di parlamentare della sinistra indipendente, abbia partecipato piu` volte alla
Commissione Esteri e Difesa.
5. Drago
Allievo di Del Vasto, vicepresidente del MIR e presidente del Comitato, rivendica
con orgoglio cattolico la lunga marcia verso le istituzioni passando attraverso
la LOC e sottolinea la legittimita` della battaglia della Caritas contro il Ministero
della Difesa ai tempi di Spadolini.
6. Fabbrini
Dopo sei mesi di carcere per la sua ODC al servizio militare, divenuto vicepresidente
del MIR, riconosce nell’intervista che ad influenzarlo profondamente
furono le azioni agli scritti di Balducci, Milani e La Pira. A tale riguardo, assai
significativa ci pare una affermazione dell’A., secondo il quale ‘‘non c’e` un obiettore
che non si muovesse da ragioni religiose’’, e cio` testimonia la radicale avversione
alle istituzioni militari presente all’interno del cattolicesimo.
7. Gozzini
Primo esempio — nel ’62 — di ODC cattolico, riconosce la profonda influenza
esercitata sulla sua scelta di Balducci e da Mazzolari e soprattutto —nella
intervista — sottolinea la esistenza — all’interno della Chiesa — di una lunga
tradizione anti-militarista. Inoltre, ricorda la sua militanza all’interno del gruppo
di studio che faceva capo a Panzieri. Tuttavia — ai fini del nostro lavoro — fondamentale
e` l’ammissione dell’A. di aver promesso azioni di contro informazione
relativamente ai disertori pacifisti americani (p. 41) e l’auspicio che il pacifismo
radicale sia chiamatooggi aˆcostruire un progettoalternativodi societa` ’’ (p. 1).
8. Monterubbianesi
Fondatore della Comunita` di Capodarco, svolse fin dal 1969 il ruolo di protettore
degli ODC nascondendoli a Capodarco e promuovendola a livello istituzionale
in un secondo momento. Rileviamo come — ancora una volta una strut-
298
tura cattolica — abbia rivestito un ruolo determinante nella promozione di una
cultura anti-militarista e sotamzialmente anti-statalista.
9. Paolicelli
E `
significativo che l’A. — fondatore dell’AONV — riconosca che durante la
campagna per l’approvazione della legge sull’ODC, solo il Manifesto e Avvenire
dimostrarono il loro appoggio.
10. Venditti
Anche l’A. riconosce il contributo determinante di Capitini e La Pira — oltre
che Sereno Regis presidente del MIR — alla sua formazione; ma tuttavia il dato
rilevante da evidenziare e` che l’A. e` un membro della Corte costituzionale e che
ha modificare profondamente il Codice Militare di pace e di guerra. Questo dimostra
l’indubbia efficacia di una guerra di logoramento portata fin dentro le
istituzioni.
11. Battaglia
Direttore della Caritas di Ragusa, l’A. e` un alto prelato della Chiesa cattolica
che senza mezzi termini arrivo` ad appoggiare le proteste anti-Comiso.
12. Bazzarri
L’A. — presidente della Fondazione don Gnocchi — riconosce come determinante
l’esistenza di scuole di formazione socio-politica promosse dalla Caritas
a favore degli ODC e sottolinea altresı` il ruolo determinante svolto a loro favore
dal Card. Martini. D’altronde, proprio all’interno della Caritas, esiste un apposito
Dipartimento volto alla ‘‘Educazione alla pace e alla mondialita`’’fondamentale
ed autorevole strumento di guerra psicologica anti-militarista.
13. Nervo
Presidente onorario della Fondazione Zancan sottolinea un dato storico di
299
grande rilievo: nel ’76 — durante il Convegno ecclesiale — all’interno della VI
Commissione passo` all’unanimita` la promozione del servizio civile.
14. Piovanelli
Cardinale dal 1985, l’A. negli anni settanta si fece promotore di manifestazioni
di proteste contro le Officine Galilei di Firenze, cioe` contro le industrie militari.
15. Tavassi
Anche l’A. — membro della Commissione nazionale delle Pari opportunita`
— ricorda la storica decisione della VI Commissione del Convegno Ecclesiale
del 1976 sottolineando l’ampio consenso che ricevette la decisione di promuovere
l’ODC, da parte di tutte le maggiori associazioni cattoliche.
16. Tubino
Padre storico della Caritas di Genova, promosse nel maggio del 1989, una
manifestazione di protesta contro la Mostra Navale Bellica allestita nella citta` ligure
riuscendo ad impedire che si svolgesse nuovamente.
17. Girardi
Anche l’opinione dell’A. — ex direttore dell’IRES di Trento — e` di estremo
interesse per comprendere quanto scontato sia l’anti-militarismo all’interno delle
istituzioni.
A conclusione dell’intervista, l’A. esprime l’esigenza di continuare a promuovere
una cultura contro l’esercito e contro la guerra nonostante l’ODC sia stata
istituzionalizzata.
18. Lusetti
Deputato della Margherita e` stato— come et-ODC e ex DC— uno dei principali
promotori nell’area democristiana della ODC.
300
19. Milanese
Ex vicedirettore della Caritas di Udine, perfeziono` — negli anni ’80 — le
principali tecniche di non violenza — con la benedizione di Mons. Battisi —
e all’interno della Universita` promosse — in occasione della guerra in Iraq —
un seminario di 15 giorni autogestito sull’educazione alla pace.
20. Russi
Sostituto procuratore a Bari, oltre ad aver svolto l’ODC presso la Caritas barese,
e` un convinto sostenitore della DPNV.
21. Zuccato
Dirigente FIAT ha svolto l’ODC negli anni ottanta presso la Caritas di Torino.
301
2. NOTE SULLA RIFLESSIONE PACIFISTA DI TOLSTOJ *
Non c’e` dubbio alcuno che la meditazione pacifista dell’A. abbia trovato il
proprio fondamento nella religione e piu` esattamente nello studio del Vangelo
che—fra l’altro—gli consentira` di avallare ulteriormente il proprio anarchismo
politico e di giustificare la profonda avversione verso le chiese accusate di avere
consapevolmente travisato il messaggio di Cristo. Proprio riflettendo sul Vangelo
l’A. giungera` a individuare nella non resistenza al male la chiave di volta del messaggio
cristiano e a comprendere la fondamentale importanza dell’ecumenismo
(grazie al quale giunse a formulare un giudizio entusiastico di Confucio e Lao-
Tse) e della dimensione profetica (grazie alla quale era convinto di poter prevedere
per l’Europa e il mondo solo stragi e sciagure). Se la complessa articolazione
del messaggio evangelico fosse stata ac