strategicstudies

Maggio 23, 2009

Associazioni culturali Como

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E’ arduo negare l’esistenza anche nella nostra citta’ di associazioni culturali frontiste legate cioe’ -direttamente o indirettamente-alla sinistra moderata ed estremista che, sotto varie denominazioni,propagandano ,disinformano,praticano in altri termini la guerra psicologica servendosi di librerie,scuole superiori-attraverso presidi,vicepresidi,sindacalisti,docenti di varie discipline-di redattori di cronaca e cultura compiacenti e/o conniventi,rivolgendosi in prevalenza ad un pubblico giovane interclassista al quale viene comunicata una visione della realta’ dogmatica,dicotomica priva di reale pluralismo.Il legame che dunque viene a crearsi tra soggetti politici,sindacalisti,insegnanti,operatori culturali,giornalisti,direttori di case editrici costituisce un vero e proprio circolo vizioso che ha marginalizzato qualsiasi alternativa.Se a ragione dunque possiamo parlare di egemonia in termini gramsciani, l’opposizione che deve realizzarsi,dovra’ essere senza sconti,senza se e senza ma, dovra’ essere portata avanti in modo sistematico soprattutto nei confronti del pacifismo integrista -particolarmente ramificato in alcune scuole superiori-, e nei confronti di quei docenti che svolgono anche un ruolo politico esplicito.
Gagliano Giuseppe

Aprile 12, 2009

CULTURAPOLITICA.ORG

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CULTURAPOLITICA.ORG

DAL PUNTO DI VISTA SQUISITAMENTE STORICO IL COMUNISMO HA SEMPRE CERCATO -ATTRAVERSO LA PROMOZIONE CULTURALE- DI ATTUARE UNA SISTEMATICA PROPAGANDA E DISINFORMAZIONE IDEOLOGICA AI DANNI SOPRATTUTTO DEI GIOVANI CAMUFFANDOSI DIETRO ORGANIZZAZIONI CULTURALI APPARENTEMENTE NEUTRALI E APERTE .TUTTAVIA ,ATTRAVERSO UNA PUNTUALE ANALISI DEI SOGGETTI E DEI PARTECIPANTI CHE LE DIRIGONO E LE ANIMANO,DIVENTA AGEVOLE DEMISTICARNE IL CARATTERE FAZIOSO .INOLTRE LA LORO FUNZIONE CONSISTE NEL FARE DA TRAMITE TRA I PARTITI E IL MONDO STUDENTESCO .LA PRESENZA-ALL’INTERNO DELLA ASSOCIAZIONE CULTURAPOLITICA.ORG- DI ALCUNI NOTI DIRIGENTI DELL’EX PCI E DOCENTI DEL GIOVIO DI COMO,COSTITUISCE UNA PROVA IRREFUTABILE DELLA PARZIALITA’ IDEOLOGICA DELLA ASSOCIAZIONE CHE-SIA DETTO PER INCISO-SI SERVE DELLA LIBRERIA EINAUDI DI COMO -NOTO SNODO IDEOLOGICO DELLA SINISTRA  ISTITUZIONALE E ANTAGONISTA-  PER PRESENTARSI PUBBLICAMENTE AI CITTADINI COMASCHI .E’ DOVEROSO DUNQUE METTERE IN GUARDIA I GIOVANI LA CUI BUONA FEDE SAREBBE IGNOMINOSAMENTE TRADITA.
GAGLIANO GIUSEPPE

Gennaio 20, 2009

BENIAMINO IRDI NIRENSTEIN ISRAELE E LA GUERRA AL TERRORISMO LUISS 2006

E’ arduo negare che la genesi del terrorismo antisraeliano sia iniziata con la guerra egiziana nel 1954 di fronte alla quale lo stato maggiore israeliano attuo’ da un lato- attraverso Dayan- una strategia di incursioni nei centri di provenienza del terrorismo al fine di raffredare il sostegno della societa’ civile e dall ‘altro lato attraverso la realizzazione della Unita’ 101-la prima unita’ speciale per contrastare il terrorismo- Israele sara’ in grado di mettere in atto un dispositivo di controterrorismo rapido ed efficace.L’escalation offensiva antisraeliana subira’ un incremento rilevante con l’ascesa politica di Arafat nel 1960 ,con lo nascita dell’Intifada a partire dal 1983 e infine con l’affermazione politica di Hamas a partire dal 2006.Di fronte ad una modalita’ offensiva cosi’ variamente articolata,la reazione israeliana si dispieghera’ attraverso l’uso della guerra limitata e della guerra a bassa intensita’ prendendo spunto dalle innovazione strategiche e tecnologiche portate in essere durante la guerra di Algeria e la guerra del Vietnam(si pensi a tale proposito all’uso degli elicotteri per sorvegliare il territorio,all’uso del search &destroy,all’uso degli inseguimenti notturni e soprattutto all’utilizzo-iniziato con Rabin-delle eliminazioni mirate,alla chiusira dei campi profughi e ai raids mirati).Sotto il profilo politico-giuridico,l’autore sottolinea come le modalita’ di contrasto del terrorismo non possano seguire le linee direttrici delle convenzioni internazionali pensate per la guerra convenzionale.Contrastare il terrorismo equivale a ridimensionare e/o rinunciare in parte alle garanzie fondamentali del diritto internazionale auspicando nel contempo la realizzazione di un diritto specifico che tenga conto della pluridimensionalita’ strategica del terrorismo.A tale proposito,l’assenza -da parte dello stato maggiore israeliano-di una definizione specifica del concetto di terrorismo non costituisce un limite operativo.Ad ogni modo, facendo proprie le riflessioni di Ben-Eliezer e’ possibile fornire da un lato una caratterizzazione sufficientemente flessibile e non controproducente sotto il profilo strategico-tattico:”l’uso e la minaccia dell’uso della violenza diretta intenzionalmente contro civili per raggiungere determinati obiettivi politici attraverso attacchi simbolici e adatti ad aumentare l’eco mediatica con lo scopo di piegare la volonta’ di una societa’ o del suo governo”e dall’altro lato indicarne le principali componenti nel modo seguente:1)il terrorismo colpisce
il punto debole dello stato;2)non tiene conto del diritto internazionale;3)colpisce in modo indiscriminato senza operare alcuna distinzione tra civili e militari e infine 4)si serve di qualsiasi arma secondo la modalita’ del dual use.Tuttavia la complessita’ camaleontica del terrorismo, richiede una riflessione piu’ ampia e articolata che l’autore compie alla luce di una comparazione tra la guerra tradizionale e quella a bassa intensita’ giungendo a indicarne con estrema precisione le pricipali caratteristiche.La guerra a bassa intensita’ presenta una sintassi specifica che prende forma secondo le modalita’ seguenti:possiede un ritmo lento poiche’ intende logoarare l’avversario,si attua attraverso piccoli attacchi continui nel tempo,sfrutta a proprio vantaggio l’asimmetria che la caratterizza intrinsecamente anche a livello tecnologico,si costruisce su un consenso ampio da parte della societa’ civile servendosi di una interpretazione della realta’ fortemente connotota in termini ideologici e/o religiosi,fa un uso sistematico e pianificato delle tecniche di guerra psicologica,si serve del sostegno logistico,finanziario e militare di paesi esteri e amplifica I vantaggi che la mobilita’ puo’ offrire.Ebbene, la risposta che lo stato maggiore israeliano ha dato si puo’ in buona sostanza riassumere nel modo seguente partendo -sia chiaro-dall’assunto che un singolo evento e’ in grado di influenzare la sfera decisionale strategica:l’utilizzo di aerei spia, di armi di precisione e non letali in prima istanza,l’aumento della velocita’ di reazione all’offemsiva terroristica attraverso unita’ speciali,la necessita’ di affiancare all’attivita’ militare quella politico-diplomatica,l’occupazione fisica del territorio nemico anche con l’intento di raccogliere informazioni,l’indispensabilita’ di realizzare un coordinamento tra gli apparati di intelligence e quelli politico-militari e infine l’opportunita’ di controllare in modo capillare I confini e le vie di accesso anche attraverso l’uso di recinsioni.
GAGLIANO GIUSEPPE

Gennaio 11, 2009

L.DIDIER-A.TRIFFEAU GUERRE ECONOMIQUE ET INFORMATION ELLIPSES 2001 EURO 18,5

I due analisti francesi-il primo docente di Scienza della gestione all’Universita’ di Parigi III e il secondo direttore della cellula di guerra economica del Ministero della difesa francese -nota con l’acronimo C4ifr- e docente all’EGE-affrontano in questo saggio con grande chiarezza sia gli aspetti principali della guerra di informazione sia le tattiche controinformative messe in atto da diverse ong e associazioni antagoniste francesi e americane contro le industrie petrolifere,contro la mondializzazione e contro gli ogm.La guerra della informazione, benche’ non costituisca un nuovo paradigma della guerra moderna(fu anticipata dalla “Retorica” di Aristotele e da Sun-tzu) ,implica tuttavia una sintassi specifica soprattutto quando si applica alla dimensione economica.Affinche’ sia efficace e’ necessario partire- in primo luogo- dall’assunto secondo il quale l’informazione non e’ soltanto un vettore di conoscenza ma costituisce anche una potente ed efficace arma offensiva ed- in secondo luogo -e’ necessario prendere atto che sia l’approccio della scuola del Komintern alla guerra della informazione-che pone l’enfasi sulla disinformazione e sulla manipolazione-,che quello maoista-che si pone in essere attraverso la controinformazione-si sono rivelate metodologie di grande efficacia.Al di la’ delle riflessioni strategiche compiute da Herzog nel 1915 sulla necessita’ di servirsi della guerra della informazione per affrontare in modo efficace la competizione economica-alle quali gli autori attribuiscono un grande rilievo storico-,non c’e’ dubbio alcuno che la strategia sovietica -gia’ a partire dagli anni venti-avesse dimostrato una potenza di penetrazione e manipolazione psicologica di indiscutibile valore come si evince agevolmente dalla propaganda antimilitarista promossa nel 1923 , dalla campagna di disinformazione promossa presso il pubblico occidentale nel 1946 a proposito del dissidente sovietico antistalinista Kravchenco o,infne,dalla efficienza controinformativa dimostrata dall’agente di influenza Patre’ nel 1959.Ebbene,una riflessione disinibta e realistica insieme delle tecniche messe in atto dalle ong-come Greenpeace- o da associazini antimodialiste-come Attac della cui capacita’ controinformativa gli autori forniscono una analisi magistrale-dimostra la sostanziale continuita’ metodologica con le tecniche manipolatorie e controinformative dell’Urss durante la guerra fredda.Ben lungi dal volere presentare al lettore europeo una manuale esaustivo sulle principali tecniche di guerra della informazione,gli autori indicano alcune tecniche argomentative e di mobilitazione antagonista usate dalle ong e dalla associazioni no global e ,fra queste, l’utilizzazione della trasparenza informativa-attraverso una ampia publicizzazione-per spiazzare l’avversario-,l’implosione delle contraddizioni dell’avversario,l’utilizzazione della societa’ civile come cassa di risonanza, l’organizzazione di manifestazioni pubbliche(sit-in o boicottaggi) ,le pressioni sulla stampa e sulle istituzioni politiche e religiose,la drammatizzazione-che puo’ raggiungere toni apocalittici-,la squalificazione dell’avversario o l’erosione graduale della credibilita’ ‘politica e morale dell’avversario.Ebbene, sia per far fronte all’antagonismo ideologico delle associazioni no global sia per contrastare la guerra economica messa in atto dal governo americano contro l’industria francese sia soprattutto per salvaguardare i rilevanti interessi economici della Francia in Europa e nel mondo,sono state realizzate la Ecole de guerre economique e una cellula all’interno del Ministero della difesa -denominata C4ifr- allo scopo di prevenire e -sorta nel 1994-di contrastare rapidamente le strategie controinformative dei soggetti antagonisti .
GAGLIANO GIUSEPPE

Gennaio 1, 2009

COLONEL ANDRE’ BRUGE LE POISON ROUGE-EDITION GUERRE SANS FRONTIERES,1969

L’autore- proveniente dall’Accademia di Saint-Cyr,ufficiale durante la guerra di Indocina e direttore del CIPCG di Arzew dal 1957 al 1959 durante la guerra di Algeria-fu considerato una delle massime autorita’ nel campo della guerra rivoluzionaria. Pienamente consapevole-al pari di Larechoy e Trinquier-della profonda innovazione strategica determinata dalla guerra rivoluzionaria-teorizzata da Lenin,Mao e Giap-fu altrettanto persuaso che l’attuazione della guerra rivoluzionaria dipendesse dalla capacita’ di utilizzare in tutta la sua potenzialita’ la guerra psicologica.I presupposti strategici e psicologici di questa ,erano facilmente individuabili nei classici del pensiero politico-militare russo e cinese(si pensi a tale proposito oltre al gia’ citato Lenin anche all’ufficiale Frounze’), presupposti in base ai quali la pace e la guerra non sono che aspetti della stessa lotta e, la guerra in particolare ,deve essere considerata come un oggetto complesso ed organico nel quale le linee verticali della tradizionale offensiva esterna-o guerra di conquista-si devono intrecciare in modo inestricabile con le linee di quella interna dando esito ad un guerra totale che investe sia l’individuo che la societa’ nel suo complesso e che non deve conoscere limiti di spazio e di tempo poiche’ la sua vera natura e’ di essere totale come sostennero esplicitamente Stalin e Mao. Perche’ cio sia possibile, e’ evidente che il ricorso alla guerra psicologica diventa fondamentale poiche’ fondamentale e’ la conquista delle menti e dei cuori attraverso una loro sistematica intossicazione.
Ebbene,i presupposti psico-sociologici della guerra psicologica, l’autore non solo li individua in Pavlov ma anche nelle riflessioni di Jung.In primo luogo,la folla e’ certamente impulsiva,intollerante,credula e incapace di avere una volonta’ perseverante. Proprio per questo l’uomo di massa diviene oggetto- agevolmente -della propaganda soprattutto perche’ si trova costantemente in una situazione di solitudine psico-sociale che nella realta’ odierna aumenta a causa della perdita di significato dei valori tradizionali. In secondo luogo,l’uomo di massa ha un comportamento gregario che si costituisce sulla imitazione,sulla suggestione possibile attraverso le immagini e sul bisogno di identificarsi con un leader carismatico.
In terzo luogo,la guerra psicologica -comprensibile a partire dagli assunti pavloviani secondo la concezione russa-afferma chiaramente che l’uomo in quanto animale istintivo sia agevolmente condizionabile dallo slogan,dal mito(cioe’ l’organizzazione fondamentale delle immagini),dalla semplificazione intellettuale,dalla propaganda martellante,strumenti questi che aumentano la loro penetrazione psicologica sia all’interno delle menti di individui alienati che all’interno di gruppi omogenei.socialmente ma fragili e disorganici sotto il profilo ideologico.In quarto luogo,accanto a questi strumenti, l’autore ritiene che la guerra psicologica si possa compiere anche grazie alla sublimazione,al sentimento di frustrazione,alla volonta’ di cercare un capo espiatorio,al terrore di massa, al risentimento,alla comunanza sacrificale-cioe’ al bisogno di identificarsi con un eroe o con una idea metastorica- e infine alla ricerca di un nemico assoluto sul quale polarizzare tutte le proprie
frustrazioni.Ora,al di la’ degli strumenti di cui si serve la guerra psicologica-strumenti di indubbio valore intellettuale-,la realizzare di ambasciate,di associazione di amicizia a vocazione internazionale e di comitati per le relazioni economiche con l’estero, contribuiscono al consolidamento e all’ampliamento della efficacia della guerra psicologica consentendo in tal modo di articolare l’offensiva contro l’occidente su piu’ livelli:da quello dissuasivo-la minaccia al ricorso alla guerra atomica-,a quello persuasivo-cioe’ il ricorso alla guerra psicologica- e infine quello sovversivo che si attua determinando scissioni ideologiche di grande portate nella societa’ civile sulle quali far leva per innescare il terrorismo in un primo tempo e la guerra civile in un secondo momento.Le uniche alternative percorribili per l’autore, sono da un lato una progressiva disintossificazione e demistificazione dell’avversario anche attraverso la neutralizzazione degli agenti infiltrati e, dall’altro lato,il consolidamento presso la gioventu’ dei valori sacri della democrazia e della patria con l’indispensabile supporto sia della societa’ civile ma anche attraverso la realizzazione di un coordinamento politico-militare nazionale e atlantico in grado di attuare una capillare e pianificata controinformazione di tale efficacia da porre in essere una guerra totale ai danni del comunismo internazionale.
GAGLIANO GIUSEPPE

Dicembre 28, 2008

Paolo Pergolizzi Le nuove Br Aliberti editore 2008 15 euro

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L’inchiesta del giornalista Pergolizzi affronta con chiarezza e rigore-anche attraverso le lettere dal carcere dei brigatisti e le loro intercettazioni- il nuovo terrorismo brigatista che, pur rifacendosi a livello tematico e a livello di modus operandi alle vecchie brigate rosse, affonda le proprie radici politiche e sociali in un humus complessivamente differente e non rappresenta-a differenza delle br storiche-un effettivo pericolo per lo stato. Grazie alla professionalita’ investigativa della Digos,dei Ros e dei Ris e naturalmente della magistratura italiana -ed in particolare di Salvini e della Boccassini-e’ stato possibile smantellare rapidamente l’affermarsi del nuovo brigatismo. Collocato geograficamente soprattutto tra Milano e Padova-con legami stretti con gli esuli francesi e con alcune delle principali strutture omologhe svizzere- gli obiettivi presi di mira erano altamente simbolici -magistrati,giuslavoristi e politici-che dovevano essere eliminati attraverso il ricorso ad armi di calibro diverso(dalle pistole ai fucili di calibro 22 e 30 fino alle mitragliatrici tradizionali quali il kalashikhov e l’uzi ).Se l’estrazione sociale dei nuovi brigatisti-come d’altronde quella delle vecchie br-per quanto variegata- si polarizza tra la realta’ operaia e la piccola-media borghesia,il contesto politico dal quale provengono e’ ben circoscritto poiche’ si concentra esclusivamente all’interno dei sindacati-Cgil e Fiom- e all’interno del centro sociale “Gramigna”di Padova.Se l’infiltrazione all’interno della realta’ lavorativa del precariato aveva il solo scopo di strumentalizzarla dandole uno sbocco eversivo,le tematiche antiimperialiste,antiatlantiche- e in particolare antiamericane e antiisraeliane- costituiscono veri e propri elementi di continuita’ ideologica sia con il passato che con il movimento no global almento tanto quanto la difesa ad oltranza di tutte le principali organizzazioni terroristiche internazionali verso le quali manifestano apprezzamento e solidarieta’ politica.A parte il centro sociale “Gramigna”-che l’autore considera una vera e propria incubatrice del nuovo terrorismo dal momento che il loro radicale rifiuto della democrazia rappresentativa li conduce alla necessita’ di attuare la lotta armata -e a parte il ruolo storico della citta’ di Padova-che diede il battesimo a Negri-,le organizzazioni eversive smantellate sono state il Partito comunista politico militare-aderente alle linee programmatiche di Seconda posizione formazione storica sorta a seguito di una scissione all’interno delle br- e le Carc nate nel 1992 -ad opera di Giuseppe Maj-dalla unione di gruppuscoli trozkisti e dell’ex autonomia operaia. Inoltre le indagini degli inquirenti hanno permesso di giungere ai loro legami internazionali ed in particolare alle connivenze con la Stauffacher fondatrice della Struttura Rivoluzionaria svizzera e leader di Soccorso Rosso internazionale organizzazione sorta per legare la resistenza dei compagni nelle carceri a quella che si sviluppa all’esterno con la lotta operaia e che comprende anarconsurrezionalisti,marxisti,,movimentisti e simpatizzanti d’area.

GAGLIANO GIUSEPPE

DONATELLA DELLA PORTA-HERBERT REITER-POLIZIA E PROTESTA-IL MULINO 2008 24 EURO

Archiviato in: Uncategorized — Tag:, , , , , , , — prupitto24 @ 7:39 pm

L’inquadramento storico svolto dagli autori intende abbracciare l’evoluzione della polizia dal 1948 al 2000 partendo da precise premesse ideologiche e giungendo ad altrettante conclusioni ideologiche che oscillano tra una impostazione di sinistra moderata ed un approccio affine a quello del il Manifesto.D’altronde l’utilizzazione delle fonti ufficiali-quali ad esempio le pubblicazioni periodiche della polizia-viene attuata con intenti chiaramente strumentali tanto quanto l’utilizzazione delle fonti politiche costituite dalle pubblicazioni comuniste e dai discorsi palamemtari della sinistra nei confronti dei quali il sostegno degli autori risulta evidente.Fin dalla sua genesi la polizia italiana e’ stata strettamente vincolata al potere politico prima quello fascista e poi quello democristiano che non solo non ha attuato una radicale superamento rispetto al regime fascista ma ha contribuito al mantenimento di una continuita’ ideologica soprattutto per far fronte in modo efficace all’avanzata del comunismo in Italia.Nonostante I numerosi problemi relativi al deficit di bilancio e alla insufficienza numerica del personale,Scelba -a partire dal 1947-pur dimostrando -secondo gli autori-di essere un pessimo datore di lavoro,fu in grado di razionalizzare la Celere,di porre ai vertici della polizia un uomo di provata fede anticomunista-quale fu il Gen.D’Antoni-,fu in grado di proseguire nel consolidamento della militarizzazione della polizia preparandola ad una possibile guerra civile anticomunista,seppe far leva sulla capillare rete informativa dei carabinieri ma soprattutto fu in grado di rispondere con fermezza alle proposte della opposizione comunista di disarmare la polizia attraverso una rapida quanto radicale smilitarizzazione riuscendo inoltre a costruire una immagine del poliziotto -presso l’opinione pubblica-posta a meta’ strada tra il martire e il soldato dell’ordine e usando la repressione preventiva accanto a quella tradizionale quale strumento di ripristino dell’ordine pubblico.Il consuntivo stilato dagli autori relativo alla gestione scelbiana e’ assolutamente negativo e pone l’accento soprattutto sulla brutale e spietata repressione messa in atto dalla polizia a danno di maggioranze inermi. Le problematiche emerse in modo dirompente-anche a causa di una stampa sapientemente manipolata sottoliniamo noi-dalla vicenda Sifar e da quella del Gen.De Lorenzo a partire dal 1967,consentiran-no alla sinistra socialista-attraverso il senatore Fenoltea e con il pieno sostegno dei comunisti-di proseguire nella volonta’ di smilitarizzazione della polizia proponendo un modello alternativo-quello della polizia inglese- che si rivelera’ una abile manovra diversiva, destinata tuttavia a naufragare grazie alla opposizione ferma e decisa della Dc e dell’Msi,opposizione che avra’ modo di proseguire in occasione del sostegno ideologico e organizzativo dato dalla sinistra parlamentare-e in particolare dal Pci,Psiup e Psi- al movimento studentesco sostegno,connivenza e complicita’ che induranno la polizia ad una progressiva ed inevitabile militarizzazione dello scontro.Gli epigoni prevedibili ai quali giungera’ la sinistra extraparlamentare non potranno che essere quelli terroristici,epigoni che costringeranno la sinistra comunista a compiere un vero e proprio capovolgimento di posizione ideologica che giungera’ al pieno sostegno-attraverso il ministro degli interni ombra del Pci Pecchioli- alle proposte di Cossiga ed in particolare alla approvazione della legge Reale nel 1975 e alla nascita nel 1978 dell’Ucigos e della Digos. Tuttavia proprio fra il 1975 e il 1977 la smilitarizzazione della polizia e la sua inevitabile sindacalizzazione-si pensi ad esempio alla nascita del Siulp nonostante l’opposizione dei vertici- avra’ modo di attuarsi con il sostegno della maggioranza e della opposizione parlamentare ma soprattutto grazie a quello della triade sindacale.Nel giro di breve tempo-sostengono gli autori con inconsueta onesta’ intellettuale-la sindacalizzazione portera’ ad una cogestione clienterale estremamente nociva per la credibilita’ e l’efficienza della istituzione ma portera’ altresi’ ,da un lato. ad un profondo ridimensionamento tra la base rappresentata dai sottouffiacili e il vertice rappresentato dagli ufficiali e ,dall’altro lato, ad una profonda revisione degli ordinamenti disciplinari.Sia l’adozione di nuovi modelli di controllo delle folle alternativi ma non sostitutivi a quello della repressione-pensiamo alla interazione cooperativa,a quella negoziata,a quella ritualistica o a quella dell’isolamento-sia l’inserimento a pieno titolo delle donne rientrano nella necessaria e salutare modernizzazione delle forze dell’ordine,modernizzazione che tuttavia non ha inficiato la necessita’ di conseguire -attraverso la Digos-una interpretazione della realta’ a tutto campo a scopo informativo e preventivo e di fronte alla quale-ancora una volta-gli autori dimostrano ora ostilita’ aperta ora diffidenza confermando in tal modo la pesante ipoteca ideologica del loro lavoro.
GAGLIANO GIUSEPPE

JACQUES FAUVET-JEAN PLANCHAIS- LA RIVOLTA DEI GENERALI -AREA 1962

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E’ arduo non caratterizzare questo saggio-scritto a quattro mani da due celebri redattori di Le Monde-come un volume esplicitamente fazioso,ironico e sarcastico insieme ma proprio per questo lontano dall’ipocrisia che spesso connota la falsa neutralita’.Contagiati dal virus politico della guerra contro i Vietmin e dalla guerra di Algeria,alcuni fra i piu’ autorevoli rappresentanti delle forze armate francesi diedero vita-tra il febbraio e l’aprile del 1961- al golpe algerino che avrebbe dovuto portare a termine la guerra di Algeria nonostante gli scopi gaullisti fossero oramai orientati alla concessione della indipendenza.I ritratti degli attori che organizzarono il golpe sono lapidari,netti e non lasciano spazio a equivoci sulla grandezza di alcuni ufficiali golpisti ma neppure sulla mediocrita’ di altri.Pensiamo a Salan uomo ambizioso,errante repubblicano, integerrimo sia nella difesa dei comitati di salute pubblica sia nell’accusare De Gaulle di complicita’ con il FLN; al Gen.Jouhar repubblicano e arrivista,comandante della V zona aerea e presidente dell’Unione nazionale dei francesi.E che dire di Challe,ufficiale proveniente dall’Accademia di Saint-Cyr,ottimo elemento della intelligence militare,di simpatie socialiste, che comprese la fondamentale importanza delle riserve generali come punta di diamante per una migliore strategia offensiva e che fu considerato anche per questo il vero garante dell’unita’ dell’esercito francese ad Algeri?Come non ricordare poi Argoud-proveniente dall’Ecole Polytecnique- e fondatore della prima divisione motorizzata celere in Germania?E che dire di Godard,eroe della resistenza nel 1941,ufficiale in Indocina nel 1948,di natura rude e introversa, che insieme a Trinquier fu il vero vincitore della battaglia di Algeri grazie alla realizzazione del dispositivo di protezione urbana?Ma un ruolo altrettanto rilevante svolsero i teorici della guerra rivoluzionaria quali Broizat( apostolo della guerra totale,ex comunista,comandante della I Rep nel 1960),Larechoy(creatore delle gerarchie parallele,autore di un celebre saggio nel 1954 sulla guerra rivoluzionaria che rinnovo’ profondamente la strategia francese ) e naturalmente le pubblicazioni della Cité catholique fondata da Jean Oussey(periodico del cattolicesimo integrista e portavoce della necessita’ di attuare una controrivoluzione) e del Centre d’etudes de defense nationale di cui il periodico clandestino Armèe-Nation si fara’ portavoce.Ebbene se le velleita’ golpiste si concluderanno rapidamente-grazie al decisionismo di De Gaulle e alla capillare intelligence della Surete,altrettanto rapidamente si concluderanno le manifestazioni di opposizione da parte socialista e comunista -si pensi ad esempio al Pcf,alla Cgt e al Psu- che fra l’altro non persero occasione per esprimere (ma inutilmente) la necessita’ di porre in essere una milizia popolare. Quanto alle commissioni di inchiesta, queste rappresentarono un sostanziale fallimento sia sotto il profilo giudiziario che sotto il profilo politico-militare poichè determinarono una inesorabile disgregazione dell’esercito ed un vulnus tra le forze armate e l’opinione pubblica ,opinione pubblica che non tardo’ a dimenticare l’eroico contributo del potere militare durante la seconda guerra mondiale e durante le guerre coloniali -quest’ultime fra l’altro ampiamente sostenute dalla societa’ francese-e a trasformarlo in disprezzo incoraggiato,alimentato dalla guerra psicologica attivata dal comunismo francese sulla pericolosita’ della quale proprio gli ufficiali golpisti avevano messo in guardia il potere politico e i vertici del potere militare.
Gagliano Giuseppe

RENATO FARINA ALIAS AGENTE BETULLA PIEMME 2008

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Il volume di Farina-ex giornalista di Libero e attualmnete deputato e membro permanente del Comitato dei diritti umani della Commissione europea-costituisce da un lato un pampleth di autodifesa ironico,graffiante e umanamente coinvolgente ma dall’altro lato e’ un atto di denuncia limpido e mai rancoroso nei confronti dei suoi accusatori.Grazie alla sua attivita’ giornalistica, alla sua appartenza a Cl e ai suoi autorevoli contatti in Vaticano e nel centro destra, fra l’1987 e 1999 rivesti’ il ruolo di mediatore diplomatico informale di alto profilo in contesti geopolitici differenti(dall’Eritrea nel 1987,alla Guinea-Bissau nel 1990 per arrivare al 1998 a Cuba e nel 1999 in Kossovo ove diverra’ un elemento di raccordo di grande rilievo tra Ristic-plenipotenziario di Milosevic -e il governo italiano) dimostrando in tal modo l’efficacia di un giornalismo militante.Proprio in ossequio a questa scelta di vita,Farina decise di collaborare come operativo con il Sismi -allora diretto dal Gen.Pollari-ed in particolare con Pompa-analista di fiducia di Pollari- definito da Farina un esperto di levatura internazionale nelle fonti aperte.Ancora una volta in qualita’ di mediatore-questa volta tra il mondo arabo -via Imad e Al Jazeera-e l’Italia sara’ in grado di svolgere un ruolo prezioso a livello politico diplomatico soprattutto nella vicenda degli ostaggi italiani nel 2004 .Tuttavia l’opposizione -ferma e decisa-di Pollari nei confronti delle renditions della Cia -fra l’altro legittimate dall’Unione europea -coinvolgera’ a livello giudiziario Farina in qualita’ di collaboratore del Sismi ,coinvolgimento che si tradurra’ in una odissea giudiziaria nella quale il pm milanese Spataro-coadiuvato da Repubblica,Espresso e Corsera-svolgera’ il ruolo di solerte inquisitore liquidando con un trattto di penna Pollari,Pompa e naturalmente Farina in ossequio ad un preciso teorema politico secondo il quale il Sismi-in quanto il braccio operativo della Cia in Italia-avrebbe contribuito alla rendition di Abu Omar.Il modus operandi di Spataro avra’ l’effetto-da un lato- di determinare un vulnus tra la Cia e il Sismi indebolendoli entrambi sul fronte della lotta al terrorismo e -dall’altro lato- di gettare discredito su fedeli e integerrimi funzionari vincolati al segreto di stato. Al di la’ delle tragicomiche vicende legate al rispetto della secretazione degli interrogatori di Farina-interrogatori che inesorabilmente finivano in pasto ai giornali-e al di la’ della conclusione della vicenda giudiziaria-Farina sara’ condannato al pagamento di una sanzione amministrativa e sara’ scagionato dall’accusa di essere un agente effettivo del Sismi-il volume fa emergere con estrema chiarezza la paradossale lotta tra apparati di stato(che avrebbero e dovrebbero collaborare strettamente per la sicurezza del nostro paese),la vilta’ e la meschinita’ dell’Ordine dei giornalisti-con le dovute eccezioni- , ma soprattutto la pericolosita’ dello stretto legame tra apparati giudiziari e testate giornalistiche legami che inficiano profondamente l’equilibrio dei poteri.
Gagliano Giuseppe

FABRIZIO CALVI-ANDREA CASAZZA,IL NEMICO DEL MIO NEMICO.CIA,NAZISTI E GUERRA FREDDA-REAL CINEMA FELTRINELLI(LIBRO E DVD),NOVEMBRE 2008

Archiviato in: Uncategorized — Tag:, , , — prupitto24 @ 7:33 pm

Nel giugno del 1945 il cap.Boker-durante gli interrogatori degli ufficiali tedeschi nel campo di prigionia di Wiesbaden-ebbe la possibilita’ di incontrare Gehlen ex comandante delle Fremde Heere Ost,addetto dunque allo spionaggio ai danni dell’Urss e di comprendere-in omaggio ad una lucida realpolitik-l’importanza fondamentale che a livello informativo avrebbero potuto avere gli ex ufficiali nazisti nel consentire agli americani di vincere la terza guerra mondiale.Durante la guerra infatti gli ufficiali dell’FHO furono in grado sia di redigere una ampia rassegna di intelligence sulle forze armate sovietiche e sui loro dispotivi di spionaggio sia di realizzare una vasta rete di agenti operativi su territorio tedesco.L’interesse manifestato dal cap.Boker e dal gen Sibert-a capo dei servizi segreti dell’esercito americano(il celebre G-2)-consentiranno a Gehlen e a Baun-capo della sezione Stab Walli 1 sorta con lo scopo di manipolare le reti di spie dietro le linee sovietiche-di attivare le cosidette “reti di Bau e Gehlen”,reti che furono possibili grazie al lavoro prezioso di ex membri delle Waffen SS e dell’Sd e fra questi particolare importanza svolse la Dienstelle 114,la sezione di controspionaggio diretta da Deppner con lo scopo di infiltrare agenti nella zona sovietica di Berlino. La portata e l’efficacia di queste organizzazioni indusse il Cic a prendere in attenta considerazione la possibilita’ di formalizzare la loro esistenza. Ma sara’ solo nel luglio del 1949 che la nuova agenzia di spionaggio americana nata dalle ceneri dell’Oss di Donovan,la CIA,gestira’ l’organizzazione Gehlen con l’approvazione dei vertici politico-militari statunitensi. ribattezzandola “Zipper” .Nonostante l’appoggio americano e il sostegno del nuovo cancelliere tedesco Adenauer nel 1950 Gehlen era stato indicato quale candidato per la direzione del Bfv ma l’opposizione inglese e francese indurranno Adenauer a optare per Otto John.Soltanto nel 1956- con il sostegno esplicito degli Usa e il pieno consenso di Adenauer nascera’-nella Repubblica Federale tedesca-la BND il cui quartier generale sara’ ubicato a Pullach e alla cui direzione verra’ naturalmente posto Gehlen.Un ruolo di rilievo nel contrasto dell’Urss rivesti’ sia la Delegazione per l’immigrazione argentina(DAIE) sorta a Genova e diretta da Fuldner ex capitano delle SS. Grazie ad essa numerosi ex nazisti-e fra questi Barbie-che con il nome fittizio di Altmann pote’ raggiungere la Bolivia-Priebke,Eichmann poterono lasciare l’Europa per recarsi in Sudamerica sia padre Draganovic,sacerdote croato che in qualita’ di membro della Confraternita di San Gerolamo-con sede a Roma-rilasciera’ agli ex nazisti-e fra questi a Barbie-passaporti falsi in grado di consentire loro una via di fuga rapida e sicura.Ebbene non soltanto l’Oss e il Cic erano a conoscenza del ruolo rivestito dal sacerdote croato ma lo sostennero finanziariamente fino al 1962.Significativa a tale proposito la vicenda di Barbie ampiamente illustrata dal documentario-in formato dvd- diretto da Kevin MacDonald. Entrato nel 1935 nell’Sd, sara’ destinato nel maggio del 1940 in Olanda con lo scopo di eliminare ebrei,zingari e tutti i soggetti sovversivi che potessero compromettere la purezza della razza ariana.L’efficienza dimostrata gli consentira’ di diventare Comandante superiore d’assalto nella zona meridionale della Francia -piu’ precisamente a Lione-dal novembre del 1942 al giugno del 1944- anni nei quali smantellera’ la rete di resistenza francese gaullista eliminando il suo resposabile Jean Moulin.La sconfitta della Germania costringera’ Barbie a fuggire da Lione ma gli offrira’ l’oppurtunita’- nella primavera del 1947- di collaborare con il cap.Taylor-responsabile del Cic statunitense a Augsberg -grazie alla mediazione di Merk(ex membro dell’Abwehr) .Fino al 1948 lavorera’ per gli americani in funzione antisovietica fino a quando-dietro pressione francese-non sara’ costretto a recarsi in Bolivia proprio grazie a padre Dragonovic. A partire dal 1951,Barbie sara’ in grado di porre in essere una rete di rapporti con i gruppi degli ex generali tedeschi legati al regime boliviano e,nel 1966,con l’appoggio determinante del gen.Barrientos- nuovo capo di stato e primo beneficiario dell’aiuto di Barbie durante il golpe del 1964 -creera’ la compagnia marittima Transmarittima Boliviana.Un ruolo analogo Barbie rivestira’ nel sostegno al gen Banzer nel 1971.La caduta del regime militare e la formazione di una coalizione politica di sinistra in Bolivia nel 1982, segnera’ la fine di Barbie .Estradato in Francia nel 1983 verra’ condotto nella prigione di Saint-Joseph nel centro di Lione e verra’ difeso-su consiglio della figlia Ute Messner-da Jacques Verges. Nonostante l’istruttoria fosse durata quattro anni -dall’83 all’87- la condanna all’ergastolo per crimini contro l’umanita’ era prevedibile e auspicabile da gran parte della societa’ civile francese. Tuttavia l’arringa difensiva di Verges-di cui il documentario mostra qualche passaggio-denunciera’ da un lato, la sostanziale ipocrisia di coloro che dopo averlo utilizzato durante la guerra fredda per ragioni di correttezza politica lo abbandonarono e ,dall’altro lato, avro’ modo di rilevare la sostanziale equipollenza tra il modus operandi dell’imputato e quello degli ufficiali francesi durante la guerra di Algeria.Per quanto paradossale possa sembrare Barbie fu in fondo vittima della stessa realpolitik che lo a veva sostenuto durante gli anni della guerra fredda.

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