strategicstudies

giugno 11, 2011

Giuseppe Gagliano, Potere e antagonismo in Michel Foucault e Michel Onfray, Trento, Editrice UNI Service, 2010, pp. 44, € 10,00, ISBN 9788861786189.

Filed under: Uncategorized — Etichette: , , , , — prupitto24 @ 9:20 pm

Replica ad Alessandro Giannuzzi
L’approccio che è stato attuato non è di natura teorico-storiografica ma di natura squisitamente strategica ed affonda la sua genesi negli scritti di acclarati autori in questo contesto(quali Pisano,il Gen.Francart Loup e la Ecole du guerre economique )la cui credibilità costituisce un dato acquisito nella letteratura strategica internazionale. In secondo luogo,tale approccio interpretativo costituisce una assoluta novità nel contesto della riflessione filosofica e può comprensibilmente destare uno spiazzamento di notevole rilievo soprattutto in chi è abituato ad analizzare esclusivamente opere filosofiche. In terzo luogo, l’esiguità dello spazio dedicato alla riflessione degli autori indicati, è una scelta frutto di una decisione deliberata e determinata dalla consapevolezza di aver conseguito gli obiettivi limitati e circoscritti del volume. In quarto luogo, la saggistica utilizzata dallo scrivente per enucleare i nodi tematici relativi alla riflessione di Foucault è fra la migliore disponibile attualmente in lingua italiana(Bernini,D’Alessandro,Dreyfus-Rabinow,Sorrentino)e comunque funzionale agli obiettivi limitati del volume. In quinto luogo,lo scrivente non ha inteso contrastare le interpretazioni maggiormente note dell’opera di Foucault né offrire in poche pagine una alternativa ermeneutica di natura storico-filosofica(operazione questa semplicemente impossibile) ma ha inteso soltanto servirsi in modo certamente spregiudicato delle interpretazioni poste in essere da noti studiosi .In quinto luogo,è bene ribadire l’assoluta irrilevanza sul piano operativo delle riflessioni di Foucault(cioè l’impossibilità che queste possano effettivamente scardinare il sistema) come è bene sottolineare che ,pur consapevole dell’evidente e lapilassiano scarto metodologico tra Eribon e Miller,lo scopo dei riferimenti biografici era quello di evidenziare la contraddizione palese in Foucault tra l’antagonismo teorizzato e operato da un lato e la profonda simbiosi con le istituzioni accademiche e politiche dall’altro(contraddizione certamente frutto anche di opportunismo).Anche per quanto concerne Onfray- nonostante l’ampia fama di cui gode attualmente-le implicazioni politiche delle sue riflessioni sono di una banalità disarmante poiché non recano alcun contributo originale rispetto alla tradizione del socialismo rivoluzionario e dell’anarchismo e quindi non meritavano un approfondimento di particolare rilevanza.
Gagliano Giuseppe

dicembre 1, 2010

Studi strategici Intelligence e strategia * Giuseppe Gagliano,UNISERVICE 2010

Filed under: militare, POLITICA — prupitto24 @ 4:30 pm
  • Geopolitica
Pagine: 85
Lo scopo del presente volume è quello di illustrare concretamente il dispiegarsi della prassi operativa dell’intelligence, al di là della retorica usuale, alla luce di un approccio metodologico mutuato dal realismo politico che sia in grado di mettere in luce le linee di forza attraverso le quali i servizi segreti hanno operato.

9788861784680 Scarica il PDF allegato

Problemi e prospettive dei movimenti antagonisti del Novecento Temi, strutture organizzative e modalità operative * Giuseppe Gagliano,UNISERVICE 2010

Filed under: POLITICA — prupitto24 @ 4:28 pm
Pagine: 258

Nella prima parte del saggio l’autore, servendosi delle riflessioni di Vittorfranco Pisano e dei contributi della scuola della guerra psicologica francese, individua gli aspetti di rilievo dei nuovi conflitti mostrando la continuità nell’ambito delle modalità operative con la logica dei conflitti della guerra non convenzionale. Nella seconda parte, servendosi dei risultati conseguiti, l’autore analizza alcuni dei principali movimenti e organizzazioni di natura antagonista del novecento (fra i quali l’Ezln, il World Social forum, i centri sociali, il pacifismo laico e cattolico, ecc.), unitamente al alcuni indiscussi protagonisti della cultura pacifista (Gandhi, Lanza del Vasto) e della cultura libertaria (Chomsky, Zinn), mostrando l’esistenza di una profonda continuità – nonostante le differenze ideologiche – tra intellettuali e attivisti laici e religiosi nell’opposizione al sistema capitalistica, alla globalizzazione liberista, alle istituzioni militari sovranazionali. Il volume si conclude con due documenti di rilievo dell’intelligence svizzera sul movimento no global.

Leggi la recensione apparsa su “GNOSIS” – Rivista italiana di Intelligence

Il ritorno alla Madre Terra L’utopia verde tra Ecologia radicale ed Ecoterrorismo * Giuseppe Gagliano,UNISERVICE 2010

Filed under: POLITICA — prupitto24 @ 4:26 pm
  • Geopolitica
Pagine: 229
Nel seguente saggio – rispetto al precedente – l’autore ha voluto individuare le costanti principali, di ordine ideologico ed epistemologico, relative all’ambientalismo attuale che, per maggiore chiarezza metodologica, abbiamo ridefinito come ecologia radicale, facendo riferimento a gran parte delle attuali correnti dell’ambientalismo contemporaneo (l’ecofemminismo, l’ecologia profonda, l’ecomarxismo, ecc.). Questi elementi comuni sono sia di natura ideologica (olismo, biocentrismo, ntimodernismo, estensionismo giuridico, anticapitalismo, antirazionalismo, ecc.) sia di natura operativa (il boicottaggio, la disubbidienza civile). La profonda continuità con i movimenti no global – quando non vera e propria connivenza e collaborazione –, nonché la comune matrice sessantottina ha indotto l’autore ad applicare anche all’ecologismo radicale il medesimo approccio metodologico del saggio precedente, ponendo l’enfasi, ancora una volta, sul ruolo euristico della metodologia di Vittorfranco Pisano. I capitoli sono stati strutturati secondo un telos logico assai preciso. Da un lato sono state esposte sinteticamente alcune salutari provocazioni sfavorevoli alla ecologia radicale, dall’altro lato sono state delineate le riflessioni di alcuni dei più acclarati esponenti dell’ecologia radicale (Shiva, Boockin, Goldismith, Brown, Latouche, Capra) facendo emergere nuclei concettuali comuni, pur nella diversità delle singole visioni del mondo. Nell’ultimo capitolo – servendosi di un consistente numero di analisi di intelligence (dell’Fbi, dell’Aisi, del Csis canadese) relative all’ecoterrorimo (e in particolare all’Alf, all’Elf, all’ecoterrorismo di matrice anarchica italiano), l’autore ha provato non solo l’estrema pericolosità di questo nuovo fenomeno ma la sostanziale affinità ideologica con le correnti più moderate dell’ecologia radicale, affinità che tuttavia non impedisce di differenziarli dal punto di vista operativo.

Agitazione sovversiva, guerra psicologica e terrorismo nel movimento del ’68 e del ’77 * Giuseppe Gagliano,UNISERVICE 2010

Filed under: militare, POLITICA — prupitto24 @ 4:24 pm
Pagine: 132
Contrariamente alle interpretazioni storiografiche correnti, il sessantotto e il sessantasette presentarono numerosi punti di comunità sia sotto il profilo ideologico che sotto quello delle concrete modalità di opposizione al sistema. Il saggio intende illustrare – attraverso un’ampia letteratura storica – come il ricorso all’agitazione sovversiva, alla guerra psicologica e al terrorismo abbiano rappresentato scelte operative comuni al sessantotto così come al settantasette, al di là della diversa enfasi posta – a livello ermeneutico e operativo – sul ruolo del marxismo-leninismo, del maoismo, nonché dei modelli di riferimento nel contesto della guerriglia.

La pedagogia del dissenso tra Ottocento e Novecento * Giuseppe Gagliano uniservice 2010

Filed under: POLITICA — prupitto24 @ 4:22 pm
Pagine: 70
L’uso dell’espressione pedagogia antagonista si riferisce a quell’ampia e articolata visione ideologica del mondo – sorta tra Ottocento e Novecento – di matrice utopica socialista, marxista e anarchica che ha perseguito, e persegue, la finalità di progettare un uomo nuovo e una realtà politica e sociale profondamente altra rispetto a quella sorta durante la rivoluzione industriale e rispetto a quella del capitalismo attuale. Il nostro intento è stato quello di evidenziare la dimensione antagonista-antimilitarista, anticapitalistica e antistatale presente sia nella pedagogia antagonista dell’800 che in quella del 900. Allo scopo di illustrare quanto indicato, abbiamo posto l’enfasi sulla riflessione della pedagogia anarchica ottocentesca (Tolstoj, Faure, Robin), su quella del Novecento (Trasatti, Borghi, Bernardi, Neill, Ward, Godman), sulla riflessione pedagogia di matrice pacifista (Dolci, Capitini e Pontara) e su quella marxista.

maggio 23, 2009

Associazioni culturali Como

Filed under: Uncategorized — Etichette: , — prupitto24 @ 5:49 pm

E’ arduo negare l’esistenza anche nella nostra citta’ di associazioni culturali frontiste legate cioe’ -direttamente o indirettamente-alla sinistra moderata ed estremista che, sotto varie denominazioni,propagandano ,disinformano,praticano in altri termini la guerra psicologica servendosi di librerie,scuole superiori-attraverso presidi,vicepresidi,sindacalisti,docenti di varie discipline-di redattori di cronaca e cultura compiacenti e/o conniventi,rivolgendosi in prevalenza ad un pubblico giovane interclassista al quale viene comunicata una visione della realta’ dogmatica,dicotomica priva di reale pluralismo.Il legame che dunque viene a crearsi tra soggetti politici,sindacalisti,insegnanti,operatori culturali,giornalisti,direttori di case editrici costituisce un vero e proprio circolo vizioso che ha marginalizzato qualsiasi alternativa.Se a ragione dunque possiamo parlare di egemonia in termini gramsciani, l’opposizione che deve realizzarsi,dovra’ essere senza sconti,senza se e senza ma, dovra’ essere portata avanti in modo sistematico soprattutto nei confronti del pacifismo integrista -particolarmente ramificato in alcune scuole superiori-, e nei confronti di quei docenti che svolgono anche un ruolo politico esplicito.
Gagliano Giuseppe

gennaio 20, 2009

BENIAMINO IRDI NIRENSTEIN ISRAELE E LA GUERRA AL TERRORISMO LUISS 2006

E’ arduo negare che la genesi del terrorismo antisraeliano sia iniziata con la guerra egiziana nel 1954 di fronte alla quale lo stato maggiore israeliano attuo’ da un lato- attraverso Dayan- una strategia di incursioni nei centri di provenienza del terrorismo al fine di raffredare il sostegno della societa’ civile e dall ‘altro lato attraverso la realizzazione della Unita’ 101-la prima unita’ speciale per contrastare il terrorismo- Israele sara’ in grado di mettere in atto un dispositivo di controterrorismo rapido ed efficace.L’escalation offensiva antisraeliana subira’ un incremento rilevante con l’ascesa politica di Arafat nel 1960 ,con lo nascita dell’Intifada a partire dal 1983 e infine con l’affermazione politica di Hamas a partire dal 2006.Di fronte ad una modalita’ offensiva cosi’ variamente articolata,la reazione israeliana si dispieghera’ attraverso l’uso della guerra limitata e della guerra a bassa intensita’ prendendo spunto dalle innovazione strategiche e tecnologiche portate in essere durante la guerra di Algeria e la guerra del Vietnam(si pensi a tale proposito all’uso degli elicotteri per sorvegliare il territorio,all’uso del search &destroy,all’uso degli inseguimenti notturni e soprattutto all’utilizzo-iniziato con Rabin-delle eliminazioni mirate,alla chiusira dei campi profughi e ai raids mirati).Sotto il profilo politico-giuridico,l’autore sottolinea come le modalita’ di contrasto del terrorismo non possano seguire le linee direttrici delle convenzioni internazionali pensate per la guerra convenzionale.Contrastare il terrorismo equivale a ridimensionare e/o rinunciare in parte alle garanzie fondamentali del diritto internazionale auspicando nel contempo la realizzazione di un diritto specifico che tenga conto della pluridimensionalita’ strategica del terrorismo.A tale proposito,l’assenza -da parte dello stato maggiore israeliano-di una definizione specifica del concetto di terrorismo non costituisce un limite operativo.Ad ogni modo, facendo proprie le riflessioni di Ben-Eliezer e’ possibile fornire da un lato una caratterizzazione sufficientemente flessibile e non controproducente sotto il profilo strategico-tattico:”l’uso e la minaccia dell’uso della violenza diretta intenzionalmente contro civili per raggiungere determinati obiettivi politici attraverso attacchi simbolici e adatti ad aumentare l’eco mediatica con lo scopo di piegare la volonta’ di una societa’ o del suo governo”e dall’altro lato indicarne le principali componenti nel modo seguente:1)il terrorismo colpisce
il punto debole dello stato;2)non tiene conto del diritto internazionale;3)colpisce in modo indiscriminato senza operare alcuna distinzione tra civili e militari e infine 4)si serve di qualsiasi arma secondo la modalita’ del dual use.Tuttavia la complessita’ camaleontica del terrorismo, richiede una riflessione piu’ ampia e articolata che l’autore compie alla luce di una comparazione tra la guerra tradizionale e quella a bassa intensita’ giungendo a indicarne con estrema precisione le pricipali caratteristiche.La guerra a bassa intensita’ presenta una sintassi specifica che prende forma secondo le modalita’ seguenti:possiede un ritmo lento poiche’ intende logoarare l’avversario,si attua attraverso piccoli attacchi continui nel tempo,sfrutta a proprio vantaggio l’asimmetria che la caratterizza intrinsecamente anche a livello tecnologico,si costruisce su un consenso ampio da parte della societa’ civile servendosi di una interpretazione della realta’ fortemente connotota in termini ideologici e/o religiosi,fa un uso sistematico e pianificato delle tecniche di guerra psicologica,si serve del sostegno logistico,finanziario e militare di paesi esteri e amplifica I vantaggi che la mobilita’ puo’ offrire.Ebbene, la risposta che lo stato maggiore israeliano ha dato si puo’ in buona sostanza riassumere nel modo seguente partendo -sia chiaro-dall’assunto che un singolo evento e’ in grado di influenzare la sfera decisionale strategica:l’utilizzo di aerei spia, di armi di precisione e non letali in prima istanza,l’aumento della velocita’ di reazione all’offemsiva terroristica attraverso unita’ speciali,la necessita’ di affiancare all’attivita’ militare quella politico-diplomatica,l’occupazione fisica del territorio nemico anche con l’intento di raccogliere informazioni,l’indispensabilita’ di realizzare un coordinamento tra gli apparati di intelligence e quelli politico-militari e infine l’opportunita’ di controllare in modo capillare I confini e le vie di accesso anche attraverso l’uso di recinsioni.
GAGLIANO GIUSEPPE

gennaio 11, 2009

L.DIDIER-A.TRIFFEAU GUERRE ECONOMIQUE ET INFORMATION ELLIPSES 2001 EURO 18,5

I due analisti francesi-il primo docente di Scienza della gestione all’Universita’ di Parigi III e il secondo direttore della cellula di guerra economica del Ministero della difesa francese -nota con l’acronimo C4ifr- e docente all’EGE-affrontano in questo saggio con grande chiarezza sia gli aspetti principali della guerra di informazione sia le tattiche controinformative messe in atto da diverse ong e associazioni antagoniste francesi e americane contro le industrie petrolifere,contro la mondializzazione e contro gli ogm.La guerra della informazione, benche’ non costituisca un nuovo paradigma della guerra moderna(fu anticipata dalla “Retorica” di Aristotele e da Sun-tzu) ,implica tuttavia una sintassi specifica soprattutto quando si applica alla dimensione economica.Affinche’ sia efficace e’ necessario partire- in primo luogo- dall’assunto secondo il quale l’informazione non e’ soltanto un vettore di conoscenza ma costituisce anche una potente ed efficace arma offensiva ed- in secondo luogo -e’ necessario prendere atto che sia l’approccio della scuola del Komintern alla guerra della informazione-che pone l’enfasi sulla disinformazione e sulla manipolazione-,che quello maoista-che si pone in essere attraverso la controinformazione-si sono rivelate metodologie di grande efficacia.Al di la’ delle riflessioni strategiche compiute da Herzog nel 1915 sulla necessita’ di servirsi della guerra della informazione per affrontare in modo efficace la competizione economica-alle quali gli autori attribuiscono un grande rilievo storico-,non c’e’ dubbio alcuno che la strategia sovietica -gia’ a partire dagli anni venti-avesse dimostrato una potenza di penetrazione e manipolazione psicologica di indiscutibile valore come si evince agevolmente dalla propaganda antimilitarista promossa nel 1923 , dalla campagna di disinformazione promossa presso il pubblico occidentale nel 1946 a proposito del dissidente sovietico antistalinista Kravchenco o,infne,dalla efficienza controinformativa dimostrata dall’agente di influenza Patre’ nel 1959.Ebbene,una riflessione disinibta e realistica insieme delle tecniche messe in atto dalle ong-come Greenpeace- o da associazini antimodialiste-come Attac della cui capacita’ controinformativa gli autori forniscono una analisi magistrale-dimostra la sostanziale continuita’ metodologica con le tecniche manipolatorie e controinformative dell’Urss durante la guerra fredda.Ben lungi dal volere presentare al lettore europeo una manuale esaustivo sulle principali tecniche di guerra della informazione,gli autori indicano alcune tecniche argomentative e di mobilitazione antagonista usate dalle ong e dalla associazioni no global e ,fra queste, l’utilizzazione della trasparenza informativa-attraverso una ampia publicizzazione-per spiazzare l’avversario-,l’implosione delle contraddizioni dell’avversario,l’utilizzazione della societa’ civile come cassa di risonanza, l’organizzazione di manifestazioni pubbliche(sit-in o boicottaggi) ,le pressioni sulla stampa e sulle istituzioni politiche e religiose,la drammatizzazione-che puo’ raggiungere toni apocalittici-,la squalificazione dell’avversario o l’erosione graduale della credibilita’ ‘politica e morale dell’avversario.Ebbene, sia per far fronte all’antagonismo ideologico delle associazioni no global sia per contrastare la guerra economica messa in atto dal governo americano contro l’industria francese sia soprattutto per salvaguardare i rilevanti interessi economici della Francia in Europa e nel mondo,sono state realizzate la Ecole de guerre economique e una cellula all’interno del Ministero della difesa -denominata C4ifr- allo scopo di prevenire e -sorta nel 1994-di contrastare rapidamente le strategie controinformative dei soggetti antagonisti .
GAGLIANO GIUSEPPE

gennaio 1, 2009

COLONEL ANDRE’ BRUGE LE POISON ROUGE-EDITION GUERRE SANS FRONTIERES,1969

L’autore- proveniente dall’Accademia di Saint-Cyr,ufficiale durante la guerra di Indocina e direttore del CIPCG di Arzew dal 1957 al 1959 durante la guerra di Algeria-fu considerato una delle massime autorita’ nel campo della guerra rivoluzionaria. Pienamente consapevole-al pari di Larechoy e Trinquier-della profonda innovazione strategica determinata dalla guerra rivoluzionaria-teorizzata da Lenin,Mao e Giap-fu altrettanto persuaso che l’attuazione della guerra rivoluzionaria dipendesse dalla capacita’ di utilizzare in tutta la sua potenzialita’ la guerra psicologica.I presupposti strategici e psicologici di questa ,erano facilmente individuabili nei classici del pensiero politico-militare russo e cinese(si pensi a tale proposito oltre al gia’ citato Lenin anche all’ufficiale Frounze’), presupposti in base ai quali la pace e la guerra non sono che aspetti della stessa lotta e, la guerra in particolare ,deve essere considerata come un oggetto complesso ed organico nel quale le linee verticali della tradizionale offensiva esterna-o guerra di conquista-si devono intrecciare in modo inestricabile con le linee di quella interna dando esito ad un guerra totale che investe sia l’individuo che la societa’ nel suo complesso e che non deve conoscere limiti di spazio e di tempo poiche’ la sua vera natura e’ di essere totale come sostennero esplicitamente Stalin e Mao. Perche’ cio sia possibile, e’ evidente che il ricorso alla guerra psicologica diventa fondamentale poiche’ fondamentale e’ la conquista delle menti e dei cuori attraverso una loro sistematica intossicazione.
Ebbene,i presupposti psico-sociologici della guerra psicologica, l’autore non solo li individua in Pavlov ma anche nelle riflessioni di Jung.In primo luogo,la folla e’ certamente impulsiva,intollerante,credula e incapace di avere una volonta’ perseverante. Proprio per questo l’uomo di massa diviene oggetto- agevolmente -della propaganda soprattutto perche’ si trova costantemente in una situazione di solitudine psico-sociale che nella realta’ odierna aumenta a causa della perdita di significato dei valori tradizionali. In secondo luogo,l’uomo di massa ha un comportamento gregario che si costituisce sulla imitazione,sulla suggestione possibile attraverso le immagini e sul bisogno di identificarsi con un leader carismatico.
In terzo luogo,la guerra psicologica -comprensibile a partire dagli assunti pavloviani secondo la concezione russa-afferma chiaramente che l’uomo in quanto animale istintivo sia agevolmente condizionabile dallo slogan,dal mito(cioe’ l’organizzazione fondamentale delle immagini),dalla semplificazione intellettuale,dalla propaganda martellante,strumenti questi che aumentano la loro penetrazione psicologica sia all’interno delle menti di individui alienati che all’interno di gruppi omogenei.socialmente ma fragili e disorganici sotto il profilo ideologico.In quarto luogo,accanto a questi strumenti, l’autore ritiene che la guerra psicologica si possa compiere anche grazie alla sublimazione,al sentimento di frustrazione,alla volonta’ di cercare un capo espiatorio,al terrore di massa, al risentimento,alla comunanza sacrificale-cioe’ al bisogno di identificarsi con un eroe o con una idea metastorica- e infine alla ricerca di un nemico assoluto sul quale polarizzare tutte le proprie
frustrazioni.Ora,al di la’ degli strumenti di cui si serve la guerra psicologica-strumenti di indubbio valore intellettuale-,la realizzare di ambasciate,di associazione di amicizia a vocazione internazionale e di comitati per le relazioni economiche con l’estero, contribuiscono al consolidamento e all’ampliamento della efficacia della guerra psicologica consentendo in tal modo di articolare l’offensiva contro l’occidente su piu’ livelli:da quello dissuasivo-la minaccia al ricorso alla guerra atomica-,a quello persuasivo-cioe’ il ricorso alla guerra psicologica- e infine quello sovversivo che si attua determinando scissioni ideologiche di grande portate nella societa’ civile sulle quali far leva per innescare il terrorismo in un primo tempo e la guerra civile in un secondo momento.Le uniche alternative percorribili per l’autore, sono da un lato una progressiva disintossificazione e demistificazione dell’avversario anche attraverso la neutralizzazione degli agenti infiltrati e, dall’altro lato,il consolidamento presso la gioventu’ dei valori sacri della democrazia e della patria con l’indispensabile supporto sia della societa’ civile ma anche attraverso la realizzazione di un coordinamento politico-militare nazionale e atlantico in grado di attuare una capillare e pianificata controinformazione di tale efficacia da porre in essere una guerra totale ai danni del comunismo internazionale.
GAGLIANO GIUSEPPE

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